giovedì 29 settembre 2011

Nostalgia canaglia...

Stessa storia stesso posto stesso bar
sta quasi chiudendo, poi me ne andrò a casa mia.
Solo lui ...  davanti a me,
cosa vuoi...?
Il tempo passa per tutti, lo sai,
nessuno indietro riporterà... neppure noi!


Gli anni d'oro del Grande Real
gli anni d'Happy days e di Ralph Malph
gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due.
Gli anni di "che belli erano i film"
gli anni dei Roy Rogers come jeans
gli anni del "tranquillo, siam qui noi"... siamo qui noi...!

martedì 27 settembre 2011

"Il Visconte" di Brera & Cappi

Ecco un romanzo che vorrei leggere a breve...

Titolo: Il Visconte 
Autore: Brera e Cappi 
Editore: Sperling e Kupfer 
Pagine: 312 
Prezzo: 18,90 euro 
Trama Il nizzardo José Pau alias il Visconte, reduce da una missione nella guerra di Crimea, è incaricato da Napoleone III di indagare sui movimenti di Austria, Piemonte e sui rivoluzionari nel Lombardo-veneto. Amante dei fucili e della bella vita, pronto a cambiare identità e alleanze a seconda del momento, il Visconte nasconde molti segreti. E nel suo mondo non c'è spazio per i sentimenti. Eppure gli basta uno sguardo per innamorarsi di Speranza Schmertz, giovane ribelle alle regole del suo tempo. Divisa tra il suo sangue austriaco e la passione che infiamma i patrioti della Milano in cui è nata e cresciuta, Speranza vorrebbe prendere le armi e combattere per l'indipendenza d'Italia. Ignora che suo padre sia il capo della polizia segreta del Lombardo-veneto e che abbia appena affidato una duplice missione allo spietato e misterioso Victor de Larnac: scovare il Visconte e vegliare su Speranza e sulle sue pericolose amicizie. Mentre l'Italia è percorsa da spie, eserciti e sicari, l’obiettivo di José Pau è sopravvivere e tornare da Speranza, ma deve prima affrontare quella che potrebbe essere la sua ultima missione: fermare il generale Garibaldi prima che cambi il corso della Storia. 



E' una storia fatta di intrighi, amori, complotti e lo sfondo è quella dell'Italia in attesa dell'Unità...: non può che attirarmi!! 

lunedì 26 settembre 2011

La storia di Connie Culp


Davvero una tristissima e assurda storia di violenza ma anche di speranza, quella di Connie Culp, la donna che - dopo aver affrontato ben 30 operazioni - ha finalmente avuto un volto..., anche se non proprio suo.
Connie prima della tragedia
Connie è una donna di 48 anni che ha avuto la "sfortuna" di avere un marito crudele, che le sparò - qualche anno fa - in pieno viso.
Il miracolo fu che Connie restò miracolosamente viva... ma a quale prezzo!!
Il suo volto restò orribilmente sfigurato!
La donna è vissuta per anni come un'eremita, da sola per non farsi vedere in giro, consapevole di quanto il proprio aspetto potesse suscitare ribrezzo, paura...
Del resto, dalle foto sopra, non si può non ammettere come esse suscitino quanto meno "impressione".
Ma finalmente, dopo circa 5 anni di solitudine, nonché di interventi, vòlti a ridare un minimo di "dignità" al volto della povera Connie, finalmente nel 2009 la donna ha avuto una speranza: l'impianto di un volto completo, preso da una donna morta.
La donna restò sotto i ferri per 22 ore; i chirurghi, hanno rimpiazzato ossa, muscoli, nervi, vasi sanguigni e pelle per l’80 per cento del viso, eccetto le palpebre, la fronte, il labbro inferiore e il mento.
Pare che la forza della donna l'abbia portata anche a perdonare il proprio marito che le ha rovinato la vita..

Thomas Culp aveva cercato di suicidarsi - senza riuscirci - dopo il tentato omicidio; caso strano, si beccò SOLO 7 anni di carcere..., non solo...: ma è anche stato scarcerato...

Ma a prescindere dalla "stranezze" - per usare un eufemismo - della legge umana, ciò che conta è che Connie stia tornando pian piano alla "normalità"...!

Mamma incosciente lascia guidare l'auto al figlio 13enne

Il comportamento di certi genitori scellerati davvero è tanto incommentabile quanto paradossale...!
E'accaduto in California, a Mill Valley; una mamma di 32 anni, di nome Heather Choulos, per non infrangere la legge e guidare in stato di ubriachezza, ha avuto la brillante idea di lasciare ilvolante nelle mani del figlio... che ha 13 anni!
Heather non era una perfetta sconosciuta alle forze dell'ordine, visto che già in passato lei e il compagno erano stati arrestati per guida in stato di ebbrezza; a quanto pare, la vecchia abitudine di alzare un pò il gomito non è andata via - del resto, il lupo perde il pelo ma non il vizio... - e la donna, consapevole di aver essere un tantino brilla, ha deciso di far guidare il figlioletto, perché sia lei che il fidanzato non si sentivano sufficientemente lucidi...

Così, dopo aver trascorso una serata insieme per una cenetta fuori, i tre sono montati in auto per tornare a casa; il ragazzino, che era alla guida, non avendo tra l'altro mai preso in mano il volante di un'automobile (e non ce ne stupiamo più di tanto, vista l'età...) ha incominciato a guidare per dirigersi verso casa, mentre la mammina e il fidanzato erano impegnati a scambiarsi tenere effusioni, seduti sul sedile posteriore.
Fatto sta che il bambino, accortosi di aver preso una strada sbagliata e timoroso di proseguire, non sapendo dove andare ha deciso di fermare l'auto nel bel mezzo di una strada...
Nonostante le insistenze degli adulti che erano con lui, affinché proseguisse, il ragazzino si è rifiutato di procedere... così' la macchina "parcheggiata" è stata notata da un'auto della polizia.
Come si può immaginare, la donna è stata denunciata per aver messo in pericolo l'incolumità di un minore, del figlio appunto, il quale è stato temporaneamente messo sotto la tutela di parenti, in attesa che il giudice decida qualcosa in merito.

martedì 20 settembre 2011

NON LASCIATEVI PRENDERE DAL PANICO!!


aquila

ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
mettono ali come aquile,
corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi. (Isaia 40:39)




Avete notato che Isaia dice che l'aquila si libra in aria e non sbatte le ali?
Per quanto un'aquila sia per natura capace di usare le ali per innalzarsi in cielo, la sua posizione tipica è però quella di librarsi...
L'aquila, a volte, resta appollaiata su un picco ed aspetta, provando il vento.
Quando si accorge che sta soffiando il vento giusto, allarga le ali e viene subito sollevata dal vento!


Per ogni prova e difficoltà c'è sempre un venticello che, se aspettiamo e sappiamo sfruttarlo, ci solleverà al di sopra delle nuvole e avremo piena comunione con Dio.
La vita perciò è determinata più dalle reazioni che dalle azioni...
Quando Dio permette che le prove si accalchino nella nostra vita, è allora che dobbiamo reagire con fiducia e coraggio per CONVERTIRE LA PROVA IN UN TRIONFO!
Quando arrivano le prove e il nostro nido viene rovesciato, non lasciamoci prendere dal panico: aspettiamo che arrivi il venticello per sollevarci fino alla presenza del Signore.
QUELLI CHE ASPETTANO SON COLORO CHE SI ELEVANO.
Questo è il segreto dell'aquila: essa è capace di librarsi così in alto perché sa aspettare.
C'èE' UN PREZZO IN OGNI PROVA E DIFFICOLTA', SE ABBIAMO LA PAZIENZA E LA FEDE DI ASPETTARE.

mercoledì 14 settembre 2011

Anziana trovata morta, imbavagliata e legata

 Non è raro sentire/leggere di persone anziane che vengono ritrovate in casa, senza vita, dopo diversi giorni; c'è chi muore per incuria, solitudine... e c'è chi invece purtroppo viene ritrovato ucciso in circostanze tragiche.
E' il caso di una donna di 77 anni, trovata morta in casa (ci troviamo a Porto Garibaldi, Ferrara) proprio la notte scorsa, con mani legate dietro la schiena e un nastro adesivo sulla bocca; era in camera da letto.
Secondo i primi accertamenti, è probabile che la donna sia morta soffocata e che sia stata vittima di una tentata rapina; infatti c'erano segni di effrazione alla porta e disordine nelle diverse stanze.
A trovarla è stato il figlio, recatosi a trovare la mamma dopo aver notato,, con preoccupazione, che la donna non dava notizie di sè da svariati giorni e, quella mattina, non aveva risposto al telefono.
Sconcertato e addolorato dalla scena che ha dovuto vedere, una volta entrato in casa, ha immediatamente avvertito le Forze dell'Ordine e sono state avviate le indagini per chiarire la dinamica della morte; il corpo è stato sottoposto all'esame autoptico.

lunedì 12 settembre 2011

Trama e recensione de IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI




L'ho terminato oggi pomeriggio: "Il linguaggio segreto dei fiori"; lo presi per due motivi, entrambi riconducibili alla CURIOSITA': ho letto di esso recensioni e commenti assolutamente positivi e poi è un best seller e a me piace capire per quale ragione un libro colpisce tanto l'opinione pubblica...!

Allora, questa è la mia personale opinione.

Victoria è una ragazza orfana di 18 anni, cresciuta in case d'accoglienza e in famiglie affidatarie che, 9 volte su 10, non hanno affatto adempiuto al proprio ruolo e la bimba non s'è trovata ad essere accolta in un ambiente amorevole e caloroso, come può essere quello di una famiglia, bensì dentro mura fredde, anzi crudeli, in cui Victoria ha dovuto ingoiare solo umiliazioni, cattiverie, privazioni.

Fino a quando, all'età di 10 anni, qualcosa cambia e per la piccola e "ruvida" Victoria si affaccia una speranza, che ha il nome di Elizabeth.
Elizabeth è una donna single, desiderosa di avere una bambina alla quale dare e dalla quale ricevere amore, quell'amore che non ha avuto dalla propria famiglia.
La donna sa che non è facile entrare nel cuore di Victoria, che da subito si mostra difficile, diffidente, un piccolo animale selvatico sempre sulla difensiva; al suo ingresso Elizabeth le "offre" delle stellarie che significano benvenuta; ma ad esse Victoria risponde infilando delle spine di cactus nelle scarpe dell'ignara "mamma"...!

Ma quest'ultima non si arrende e, inculcando alla bimba il proprio amore per il poco conosciuto linguaggio dei fiori, riesce a penetrare quella scorza dura; Elizabeth per prima si aprirà, parlando a Victoria di sè, della famiglia "fantasma" alle spalle, della sorella Catherine - che ha un figlio di nome Grant - e del rapporto interrotto con lei.
Anche la bambina, pian piano, impara a voler bene alla mamma... fino a quando l'ombra di Catherine non giunge a minacciare la loro vita a due: essendo molto malata, Elizabeth vorrebbe prenderla con sè, per curarla, ma Victoria non è disposta a dividere Elizabeth con qualcun altro, così preferisce perderla del tutto: appicca un incendio nel vigneto di Elizabeth, lasciando capire che a farlo sia stata Catherine...

Elizabeth perde l'affidamento di Victoria, che cresce col rimorso per la cattiveria compiuta e per l'affetto perduto...; arrivata ai 18 anni, non può più restare nella Casa d'Accoglienza, deve cercarsi un lavoro e trova Renata, fiorista, con la quale collabora per interpretare ed esaudire i desideri dei clienti, attraverso i fiori...

Diventa una fiorista bravissima ed è grazie ai fiori che sul suo cammino rispunta un legame con Elizabeth: Grant, suo nipote.
Il ragazzo si innamora di Victoria, sogna un futuro con lei e per sei mesi sembra avverarsi ..

Ma di fronte a tanto amore Victoria ha di nuovo paura, paura di distruggere la vita di tutte le persone che le sono accanto e che le vogliono bene, ha paura di deluderli per la propria incapacità di amare.
La ragazza dovrà fare i conti con se stessa e comprendere che

"Victoria, il tuo comportamento è una scelta, non è ciò che sei."

Victoria ha adesso la possibilità di dimostrarlo a se stessa e agli altri e così prova a vincere la paura: desidera provare ad imparare ad essere figlia, compagna, madre, perchè

"forse anche chi aveva vissuto isolato e senza affetti poteva imparare ad amare profondamente al pari di chiunque altro".

Che dire...?

 Il libro mi è piaciuto abbastanza, l'ho letto in pochi giorni e ho apprezzato la sensibilità di Vanessa Diffenbaugh nel disegnare le personalità dei personaggi, in particolare della protagonista, la tecnica narrativa dell'intervallare il passato e il presente e poi ho potuto scoprire quanto sia affascinante il mondo dei fiori, per la ricchezza del loro significato.
Ammetto anche che la protagonista mi ha dato sui nervi più di una volta e, per quanto la sua storia non lasci indifferenti, è lei come persona a catturare poco emotivamente il lettore...

Per concludere, non lo ritengo un capolavoro letterario e non condivido l'ovazione che questo romanzo ha ricevuto; però è carino, è una buona lettura.

Nota positiva: alla fine del romanzo c'è un sintetico dizionario dei fiori; inutile dire che sono subito andata alla ricerca del significato dei fiori che ho fatto mettere nel bouquet di nozze: agapanthus e roselline panna.

Beh l'agapanthus significa "lettera d'amore" e fin qui, tutto bello.
Ma siccome c'erano anche le roselline... beh, rosa bianca vuol dire "un cuore che non conosce amore" ....
Però le mie non erano proprio bianche eh... chissà che non siano poi così negative...
E poi il tema del matrimonio era il glicine, che vuol dire benvenuto...!

Due su tre: non è poi così male no?

Il momento della poesia: Eugenio Montale

Ecco due poesie di Montale che mi hanno sempre fatto vibrare "le corde dell'anima" ...


La prima è "Ripenso il tuo sorriso"... che non so mi ha sempre fatto pensare ad un amico lontano, la cui immagine  e il cui ricordo però son sempre presenti nella memoria....




Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...


L'altra è questa...


 Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale      e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.       Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.      Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni,      le trappole, gli scorni di chi crede       che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio      non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.  Con te le ho scese perché sapevo che di noi due  le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,      erano le tue. 




   

sabato 10 settembre 2011

La Terapia dei dolci di Susan Shapiro



 La trama:
 

Che fare quando i tre pilasti emotivi della tua esistenza ti abbandonano all’improvviso? È quello che si chiede a Julia Goodmans – trentasettenne newyorchese d’adozione e autrice di una serie di manuali di auto-aiuto di successo – quando la sua migliore amica Sarah si sposa e si trasferisce in Ohio con il marito; quando Jake, la sua dolce metà, deve volare a Los Angeles per la registrazione di una nuova serie tv; e quando anche il dottor Ness, il suo «Superman della psicoterapia», sta per partire definitivamente alla volta dell’Arizona.
In preda alla sindrome da abbandono, Julia ricade nella «schiavitù» da cui a fatica si era liberata, ben conosciuta da intere generazioni di donne: la compensazione del vuoto affettivo con il cibo, con una predilezione per i cupcake, squisiti e coloratissimi dolcetti ricoperti di glassa. Una delizia per il palato e per l’ego disastrato di Julia, ma non per la bilancia, specialmente ora, alla vigilia della pubblicazione del suo ultimo libro su come sconfiggere la dipendenza da zuccheri.
In una sorta di disperato speed dating, Julia consulta otto strizzacervelli in otto giorni alla ricerca del dottor Rimpiazzo, o di qualsiasi altro guru che la aiuti a ridurre ansia e girovita in tempo per il grande evento. Riuscirà a ritrovare il peso ideale e l’equilibrio emotivo?
Susan Shapiro ha scritto molto di più di una storia, il suo è un romanzo-terapia che scava con sarcasmo tra le pieghe della psicologia femminile, ironizzando sui tic degli addetti ai lavori e sugli stereotipi della psicoterapia.
 

venerdì 9 settembre 2011

L'angolo della poesia (d'autore)

Da ragazzina, forse ancora più che adesso che sono adulta, ho apprezzato moltissimo le poesie d'autore, quelle che si trovano sui libri di antologia delle scuole medie inferiori e superiori.
Ho sempre avuto un "debole" per le poesie.. diciamo "tristi", dove si sente forte il sentimento della nostalgia, del rimpianto verso un passato che non tornerà più.
Del resto, da adolescente - e un pò anche adesso - ho sempre avuto una "tendenza alla malinconia", a desiderare di trascorrere momenti in solitudine, lontano da chiacchiere e "rumori" per stare un pò con me stessa, con i miei pensieri, le mie fantasie, i miei desideri e e le mia paure mai espresse.

Ecco, queste sono alcune di quelle poesie di poeti celebri che leggevo e rileggevo, fino ad impararle quasi a memoria, per poi ricopiarle su diari colorati (in genere rosa...) che fungevano "da diari segreti" (o quasi).

Melania Rea: un testimone potrebbe scagionare Parolisi?




In questi ultimi mesi il caso dell'omicidio di Carmela (Melania) Rea (ma non solo, anche di Yara Gambirasio, delle gemelline ...) è restato un po' sotto silenzio, anche se sicuramente, col passare dell'estate e con il ritorno delle trasmissioni di cronaca e di casi irrisolti - da Chi l'ha visto? a Quarto grado, ecc... - i riflettori torneranno di nuovo ad essere puntati sui casi che più hanno scosso le coscienze, che hanno creato i soliti "schieramenti" tra innocentisti e colpevolisti, e che quasi quotidianamente hanno riempito le notizie dei telegiornali, dando ogni volta l'impressione che ci fosse qualche novità, una possibile svolta e risoluzione del "giallo"... per capire poi che la verità è ancora ben lontana dall'essere raggiunta.


Tornando al "giallo di Melania", finora abbiamo sempre avuto news che ci disegnavano un quadro alquanto nebuloso del caso, con l'unica "certezza": la figura ambigua e, per molti versi, "incomprensibile" del marito della giovane vittima, Salvatore Parolisi, che poi è l'unico indagato per l'omicidio della moglie.

mercoledì 7 settembre 2011

Da "L'arte di amare" di Fromm


L’amore è possibile solo se due persone comunicano tra loro dal profondo del loro essere, vale a dire se ognuna delle due sente se stessa dal centro del proprio essere. 
Solo in questa "esperienza profonda" è la realtà umana, solo là è la vita, solo là è la base per l’amore.

L’amore, sentito così, è una sfida continua; non è un punto fermo, ma un insieme vivo, movimentato; anche se c’è armonia o conflitto, gioia o tristezza, è d’importanza secondaria dinnanzi alla realtà fondamentale che due persone sentono se stesse nell’essenza della loro esistenza, che sono un unico essere essendo un unico con se stesse, anziché sfuggire se stesse. C’è solo una prova che dimostri la presenza dell’amore: la profondità dei rapporti, e la vitalità e la forza in ognuno dei soggetti.
 

venerdì 2 settembre 2011

"Un giorno mi troverai" di Edwards




Ed ecco la recensione di un altro emozionantissimo libro, dalla trama piena di suspense!!
Personalmente, mi incuriosisce molto!!
Titolo: Un giorno mi troverai
Autore: Kim Edwars 
Editore: Garzanti
Prezzo copertina: 18, 60 €
Pagine: 432
Data pubblicazione: 8 settembre 2011

Trama:
Mi chiamo Lucy Jarrett. Prima di sapere della ragazza della finestra, prima di tornare a casa e imbattermi nei frammenti della sua storia e ricostruirla, vivevo in un villaggio sul mare in Giappone.
Regione dei Finger Lakes, stato di New York. È una notte di luna piena. Lucy Jarrett è di fronte alle acque del lago, illuminate dai riflessi del cielo. Le sembra ancora di vedere il padre nella sua ultima notte di vita, seduto nel giardino di casa, l'aria pensierosa e turbata, pochi istanti prima di salire su quella barca che l'avrebbe portato alla morte. 
Sono passati anni da allora, anni in cui Lucy ha cercato di dimenticare, di farsene una ragione, senza mai riuscirci. Ma adesso, forse, è venuto il momento di scoprire la verità. 
Lucy è tornata a casa, dopo un lungo periodo all'estero. Nella grande tenuta in riva al lago tutto è rimasto come allora, i fiori di melo pallidi come le stelle e le stanze buie, rimaste sempre chiuse da quella terribile notte. 
In casa, tra le vecchie cose di famiglia dimenticate da tutti, Lucy ritrova alcune lettere risalenti ai primi anni del Novecento e un lenzuolo da neonato, con un ricamo di lune e fiori. Un motivo identico a quello delle preziose vetrate della chiesa del paese dove compare sempre una donna misteriosa, dai grandi occhi azzurri, con in mano un mazzo di iris della stessa varietà che cresce nel giardino di Lucy. 
Chi è questa donna? E chi è Rose, colei che firma le lettere misteriose? Lucy deve scoprirlo a tutti i costi. È convinta che lì, nei frammenti della vita dimenticata delle due donne, e forse in quella di una bambina abbandonata, si nasconda un segreto terribile. Un segreto che ha portato suo padre verso una strada senza ritorno.

Dopo Red...: Blue di Kerstin Gier


 Ed ecco la trama e la recensione di Blue, il secondo volume della trilogia di Kerstin Gier.


La trama:

 
«Molto probabilmente il mio organismo aveva prodotto più adrenalina negli ultimi giorni che nei sedici anni precedenti. Erano successe così tante cose e avevo avuto così poco tempo per riflettere...» Gwendolyn ha tutte le ragioni di questo mondo per pensarla così. Ha appena scoperto di non essere una normale ragazza londinese, bensì una viaggiatrice nel tempo che i Guardiani – una setta segreta che ha sede nel dedalo di vie intorno a Temple Church – invia nelle epoche passate per prelevare una goccia di sangue dai dodici prescelti e completare il Cronografo, una missione da cui dipendono i destini dell’umanità. Peccato che la sua famiglia non l’avesse informata perché tutti erano convinti che la predestinata fosse l’odiosa cugina Charlotte e peccato che, di conseguenza, Gwen avesse trascorso gli ultimi sedici anni della propria vita a studiare (poco), giocare (molto), chiacchierare e divertirsi con le amiche come ogni ragazza. Mentre avrebbe dovuto imparare a tirare di scherma, ballare il minuetto, apprendere nozioni di storia universale e conversare in modo appropriato con l’aristocrazia del Settecento.
Quasi tutto, nella sua nuova situazione, la infastidisce: essere sballottata avanti e indietro nei secoli, la supponenza mista a invidia della cugina Charlotte, la noia delle lezioni di ballo e portamento... Poche cose le piacciono: il piccolo doccione fantasma Xemerius, che solo lei, Gwen può vedere e, naturalmente, il suo compagno di viaggi nel tempo: Gideon, bello da morire, anche se è talmente imprevedibile con lei da farla impazzire dal desiderio e dalla rabbia insieme. Invece, senza alcun dubbio, Gwen sa di cosa avere paura: del conte di Saint Germain, il grande burattinaio che tiene le fila di tutto e che vuole completare al più presto il Cronografo, prima che i nemici glielo impediscano. Ma chi sono veramente i nemici? Perché Gwen non riesce a fidarsi di lui?

Un estratto:
 
"Xemerius, il petulante gargoyle che vedevo solo io, si era appeso come un pipistrello a un lampadario in corridoio.«Che posto tetro», dichiarò. «E' appena passato un templare con un braccio solo. Lo conosci?» «No», risposi. «Grazie al cielo no. Vieni, dobbiamo andare da queta parte.»«Mi spieghi la storia dei viaggi nel tempo?»«Non la capisco nemmeno io.»«Mi compri un gatto?»«No.»
«Io però so dove si possono prendere gratis. Ehi, dentro quell'armatura c'è un uomo!»" 


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L'identità sessuale: da cosa dipende? Il caso David Reimer


Proprio ieri ho scritto un articolo sul caso di quel bambino americano, Jackie, che a soli 10 anni si sente sicuro della propria identità sessuale, diversa da quella che la natura (o, per chi è credente - ed io lo sono - Dio) gli ha donato: il bambino sa di essere sessualmente maschietto... ma si sente e vuol vivere come una femminuccia...!
Beh, questa storia mi ha fatto immediatamente pensare ad un'altra - molto drammatica  - che mi colpì moltissimo quando la lessi, anni fa, sulla rivista "Psicologia contemporanea".
La teoria secondo la quale la sessualità - e la conseguente identità sessuale - di ogni individuo sia un effetto della società, delle proprie norme e dei ruoli socialmente costituiti, non è affatto recente: un certo dottor John Money, famoso chirurgo di Baltimora, propugnava proprio la tesi secondo la quale l'identità di genere non dipende dagli organi sessuali, bensì dal tipo di educazione ricevuta: vieni cresciuta con bambole trucchi? Sarai una femminuccia!
Vieni tirato su con macchinine e soldatini? Sarai un maschietto! 
E questo a prescindere da come sei fisicamente!

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