venerdì 30 settembre 2016

Recensione: COME PERDERE L'ANIMA di Matteo Gennari



Un noir che unisce l'esoticità della multiforme brasiliana città di Rio, con i suoi tanti odori, colori, rumori e persone di ogni genere e nazionalità, con la personalità fragile e torbida insieme del suo protagonista, Andrea.


COME PERDERE L'ANIMA
di Matteo Gennari


goWare
pp. 166
Edizione digitale € 4,99 
9.99 (cart.)
2016
Andrea è un immigrato italiano che fa da autista ad altri italiani, imprenditori ricchi e potenti; ha trovato questo lavoro grazie agli aiuti e all'influenza del padre e apparentemente conduce una vita soddisfacente; è anche sposato con Iasmine, una brasiliana, e con lei ha tre figli, Jaco e Nina (che però non sono suoi figli naturali, ma frutto di una precedente relazione di Iasmine) e la piccola Lilì, la prediletta di papà.

Andrea porta a spasso ogni giorno i suoi superiori, ne subisce l'indifferenza, la spocchia, l'atteggiamento arrogante, i silenzi di chi si ritiene superiore e non si abbassa a rivolgere la parola all'autista; ma Andrea porta a spasso anche la doppia vita di questi uomini boriosi solo apparentemente irreprensibili, che spesso e volentieri chiedono all'autista di accompagnarli a casa dell'amante di turno.

Nei suoi giri di lavoro e parlando col collega Toni (l'unico col quale intrattiene, nell'ambito professionale, una sorta di rapporto amicale), Andrea viene a conoscenza di una prostituta del posto, Dejanira, che è la preferita da tutti i ricconi per i quali lui lavora.

Pian piano, Andrea si fa prendere dall'ossessione al pensiero di cosa facciano questi uomini in giacca e cravatta a casa con Dejanira, e tra una spiata col il binocolo e viaggi quotidiani con la sua fervida immaginazione, la mente di Andrea si riempie di fantasie erotiche e non solo.

Essendo sempre più devastato da un’invidia inesauribile per un tipo di doppia vita che lui non riesce ad avere, Andrea si ritrova spesso a fare pensieri macabri e folli, in cui tutta la rabbia, la frustrazione, l'odio... crescono a dismisura dentro di lui, come una bestia che giorno dopo giorno si fa sempre più grande e cattiva, e che rischia di "rosicchiargli" l'anima, strappandogliela pezzo pezzo.

Ma non sono solo odio e invidia a crescere dentro di lui, ma anche l'amore, quello per la sconosciuta prostituta Dejanira, che lui vorrebbe possedere come fanno i suoi abietti passeggeri.

Eppure Andrea non si decide a seguire l'esempio degli uomini che lo circondano, non ce la fa a tradire la moglie, che sente di amare, e con lei i figli, che pure ama.
Nei tanti momenti in cui si ritrova a pensare ossessivamente a questi fatti, Andrea cerca di convincere se stesso che lui non è come gli altri:

"...avevo l’anima. Per perderla avrei dovuto uccidere. Ma io non volevo farlo. Non me lo sarei perdonato. Dio non mi avrebbe perdonato. Io credevo in Dio. Loro no.".

Cosa manca al nostro italiano per essere felice?

"«Siamo una famiglia felice» disse mia moglie. «E molti ci invidiano, non credi?»Io ero così abituato a invidiare gli altri che non avevo mai creduto che qualcuno potesse invidiare me. O la mia famiglia. «In che senso?» chiesi.«Molta gente non ha ciò che abbiamo noi.»La fissai mentre filosofeggiava, con la birra tra le mani. «Non si amano. Non riescono a crescere i figli. Non vanno in chiesa la domenica...»Iasmine era superficiale. Perché noi la domenica in chiesa non ci andavamo regolarmente. Le bastava un sorso di birra e si sentiva perfetta. Dopo tre lattine mi avrebbe dichiarato amore eterno. «Sì, Andrea. Non sono uniti. Non sono sinceri. Sono degli esseri miserabili. Invidiosi come le lucertole.»«Perché le lucertole?» chiesi. «Perché sì» rispose lei."

... gli dice sua moglie, e Andrea vorrebbe crederci ma c'è quella parte oscura che è dentro di lui, che urla, strepita per venir fuori.
Andrea ha una doppia personalità: quella del marito/padre modello e quella nascosta, del trasgressore che va a prostitute, anzi con una sola di loro: la brasiliana Dejanira.

E intanto la testa macina pensieri perversi e malati, che generano frasi sconesse e interrotte, come lo è la sua stessa anima, la sua mente, che sembra smarrirsi tra le strade confusionarie di Rio.

Ad alimentare altri pensieri si aggiunge la notizia di un paio di assassinii, tra cui quello di uno dei dipendenti della azienda per la quale presta servizio; ma nell'ambito della narrazione questi omicidi passano in secondo piano, perchè al centro di questa Rio caotica e ricca di contraddizioni, bellezze e tentazioni, c'è per noi lettori solo lui, Andrea, frustrato e ingabbiato nella propria vita e nel proprio lavoro anonimi. troppo normali per renderlo felice.

Solo Dejanira può dargli ciò che vuole: ormai questo pensiero ha preso radice nella testa turbata di Andrea, che rischia di cadere in un vortice di fissazioni e morbosità pericolose...

Andrea riuscirà a restare ancorato alla realtà, conservando la propria anima, o asseconderà i propri istinti e fisse, perdendola?

Attraverso un linguaggio "colorito", consono al tipo di storia e di personaggi narrati (che non brillano per pudore e moralità), l'utilizzo della prima persona, che rende il tutto una sorta di confessione intima del protagonista, del quale ci vengono palesati i pensieri non proprio edificanti, i sensi di colpa..., "Come perdere l'anima" cattura l'attenzione del lettore immergendolo nelle vie di Rio, con i suoi misteri e le sue mille facce, ma ad avvilupparci non è tanto il traffico cittadino quanto quello che popola la mente contorta di Andrea, le cui "vie mentali" sono ora folli ora lucide, e riflettono le diverse nature e personalità presenti in lui, capace tanto di essere un padre premuroso quanto l'uomo "torbido", "sporco" che si nutre di pensieri e voglie insane.

Se vi piacciono i noir dalle atmosfere "squisitamente morbose", con storie e personaggi ambigui e ricchi di contraddizioni, non posso che consigliarvi questo romanzo di Matteo Gennari.

Recensione: FUOCO E GHIACCIO di Carmilla D.



"Fuoco e ghiaccio" è il primo libro di una saga urban fantasy/romance con protagonista un vampiro tanto bello quanto innamorato della sua dolce metà, l'umana Angelica, per la quale è disposto a tutto.


FUOCO E GHIACCIO
di Carmilla D.


Intrecci Edizioni
563 pp
19 euro
2016
La nostra storia è ambientata a Torino, ai giorni nostri.
Conosciamo subito il protagonista, Alessandro Rucellai, uno stimato docente che alla Facoltà di Architettura insegna Storia dell’Architettura Moderna e Medioevale in seguito all’ennesimo trasferimento. 

Alessandro è un uomo di bellissimo aspetto, perfetto nei tratti somatici e nella corporatura, e ogni giorno desta commenti pieni di ammirazione da parte del gentil sesso e sentimenti di invidia da parte dei maschi.

E' un tipo algido, sicuro di sè, consapevole del proprio fascino e del proprio carisma; la sua cultura è immensa e a lezione assistenti e studenti pendono letteralmente dalle sue labbra.

Tutti lo adorano... tranne lei.
Lei è Angelica, una studentessa di 22 anni piccola e minuta ma, agli occhi del professore, bellissima e sensuale nella sua semplicità.
Alessandro viene attratto immediatamente da lei perchè, a differenza delle sue amiche, questa ragazza non ha un atteggiamento svenevole nei suoi confronti, non si perde in commenti volgari e piccanti sulla sua persona, anzi, sembra non subire il fascino da Casanova del bell'insegnante.

Ma quella di Angelica non è indifferenza, è solo un'innata riservatezza che in realtà nasconde un bel caratterino, testardo, vivace ma anche molto dolce.

Tra i due ben presto scatta la scintilla dell'attrazione; a legarli inizialmente è l'amore per l'Arte, in particolare per il Rinascimento, e così, tra una lezione e l'altra, tenute nello studio di Alessandro, il rapporto tra i due va via consolidandosi, fino a quando entrambi si ritrovano innamorati persi l'uno dell'altra.
Ma gli ostacoli al loro amore si palesano da subito.
Anzitutto, Alessandro è il professore di Angelica, che dovrà sostenere un esame con lui: come potrebbero vivere il loro amore alla luce del sole senza destare disapprovazione e sospetti da parte di tutti, all'università?

E infatti, questa sarà una bella gatta da pelare per i due innamorati..., ma non sarà di certo l'unica, perchè in tanti si opporranno al loro amore, causando preoccupazioni ad entrambi.

Certo, i problema principale non si può risolvere ma va accettato per quello che è: il nostro bel docente di Storia non è un uomo qualsiasi e non ha 26 anni, come sostiene, ma ha almeno cinque secoli di (non) esistenza sulle sue forti spalle, perchè Ale in realtà è... un vampiro!

Può un vampiro vivere tranquillamente e senza conseguenze una storia d'amore con un'umana?

Alessandro sa che questo suo desiderio di vivere felice accanto ad Angelica non potrà essere realizzato con facilità perchè tutto sembra essere contro di loro e, intanto, un acerrimo e storico nemico dello stesso Alessandro trama alle sue spalle...

L'amore tra i due protagonisti - che si alternano nella narrazione per offrirci ambo i punti di vista - nasce timidamente per poi diventare sempre più forte e passionale ed è in  pratica al centro della storia, ed infatti i momenti di romanticismo sono tanti.
Restare razionale e aspettare i tempi per amarsi non è semplice perchè l'attrazione fisica è dirompente, ma Alessandro è tra i due quello che ha più esperienza e più autocontrollo; non solo, ma è anche un vampiro fedele e devoto, premuroso e apprensivo verso la sua giovanissima fidanzata, che ha qualche problema col cibo e questo è motivo di discussione nella coppia.

La narrazione è molto particolareggiata; nei primi capitoli viviamo gli incontri iniziali tra i Angie e Ale due volte, perchè l'Autrice ci lascia vedere le cose dalla prospettiva di tutti e due; con lo scorrere degli eventi, i capitoli si alternano senza ripetizione ma andando avanti nello sviluppo egli eventi.

Pur essendo il tutto reso molto vivace dall'abbondanza di dialoghi, dai botta e risposta soprattutto tra i due amanti - che hanno una bella parlantina, si punzecchiano spesso per poi far pace -, il ritmo non è molto veloce perchè la narrazione è, come dicevo, ricca di dettagli e si dà molto spazio alle reazioni di Angelica e Alessandro, ai loro sentimenti, ai dubbi e ai timori.

Sicuramente i due protagonisti sono abbondantemente tratteggiati nella personalità e nel carattere, anche se ho trovato personalmente le loro reazioni troppo enfatizzate e quindi poco verosimili: lui troppo preoccupato al minimo problema di lei, e lei a sua volta spesso sull'orlo del pianto al minimo sgarbo di lui, e buona parte dela storia si gioca su questo rapporto sentimentale tra il premuroso vampiro e la bella e fragile ragazza, che non si lascia impressionare neanche un po' dalla natura non umana del suo amore.

A parte la tendenza a ripetere alcuni concetti e situazioni (tipo i commenti adoranti delle donne al solo veder passare Alessandro) e a questa esagerazione nel marcare l'aspetto emotivo dei due personaggi principali (con i loro cambi repentini d'umore), il romanzo si legge piacevolmente, la storia è gradevole, è scritta bene e si nota la passione dell'Autrice per la Storia dell'Arte, che resta sullo sfondo della storia d'amore tra Angie e Ale, arricchendola di un certo fascino.

Superata la seconda metà del libro, troviamo una maggiore vivacità nel susseguirsi degli eventi perchè un pericoloso nemico crea scompiglio nella serenità dei due innamorati.

Il finale è chiaramente aperto e lascia presagire che l'agognata felicità della coppia potrebbe andare incontro a futuri ostacoli e impedimenti.
Non mi resta che aspettare il successivo romanzo e consigliarvi intanto la lettura di questo primo volume, per la cui copia ringrazio la Casa Editrice!

giovedì 29 settembre 2016

Frammenti di... guerra di trincea




Vi lascio un passaggio significativo tratto dal libro UN ANNO SULL'ALTIPIANO di E. Lussu (la recensione è sul blog), che ci rammenta come, per quanto la guerra sia qualcosa di tremendo, in grado di cambiare anche radicalmente chi ne è coinvolto in prima persona, non per questo il soldato smetta di essere uomo e di saper fare appello, se vuole e se ne è in grado, alla ragione e al cuore.


"...era quella calma completa che allontanava il mio spirito dalla guerra. Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Non lo potevo sbagliare. Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza, senza sbagliarne uno. Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo!Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso. La luce dell’alba si faceva piú chiara ed il sole si annunziava dietro la cima dei monti. Tirare cosí, a pochi passi, su un uomo… come su un cinghiale!Cominciai a pensare che, forse, non avrei tirato. Pensavo. Condurre all’assalto cento uomini, o mille, contro cento altri o altri mille è una cosa. Prendere un uomo, staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: «Ecco, sta’ fermo, io ti sparo, io t’uccido» è un’altra. È assolutamente un’altra cosa. Fare la guerra è una cosa, uccidere un uomo è un’altra cosa. Uccidere un uomo, cosí, è assassinare un uomo.Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico. Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo. In me s’erano formate due coscienze, due individualità, una ostile all’altra. Dicevo a me stesso: «Eh! non sarai tu che ucciderai un uomo, cosí!» Io stesso che ho vissuto quegli istanti, non sarei ora in grado di rifare l’esame di quel processo psicologico. ".

www.nuvolabiancagrafica.i

Non ho potuto fare a meno di pensare alle poesie di Ungaretti (anch'egli "soldato da trincea"), e alla seguente in particolare:



Fratelli

Mariano il 15 luglio 1916 


Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante 
nella notte 

Foglia appena nata 

Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità 

Fratelli

Recensione: UN ANNO SULL'ALTIPIANO di Emilio Lussu



Non è un romanzo, non è un saggio o una tesi sulla guerra; forse non è neanche un vero e proprio "diario di bordo", anche se vi si avvicina.
In qualunque modo le vogliate etichettare, queste pagine sono la testimonianza onesta, vera e viva, lucida e drammatica di un uomo che la guerra l'ha fatta, l'ha vista con i propri occhi, l'ha combattuta con le proprie mani.


UN ANNO SULL'ALTIPIANO
di Emilio Lussu



Einaudi Ed.
pp. 224 
€ 11,00
2014
Introduzione di Mario Rigoni Stern


«Tra i libri sulla Prima guerra mondiale 
Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu è,
 per me, il piú bello».
Mario Rigoni Stern


"Un anno sull'Altipiano"  è stato scritto da Lussu (dietro consiglio dello storico Gaetano Salvemini) mentre era in convalescenza, in Svizzera, in seguito ad una malattia.
E' il 1936, la Prima Guerra Mondiale è lontana di quasi venti anni ma il mondo non ha imparato la lezione, visto che è sull'orlo della seconda, altrettanto tragica e dolorosa.

Lo scritto è apparso per la prima volta in Francia nel '38 e in Italia nel 1945 grazie ad Einaudi.
Esso è una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra.


L'Altipiano è quello di Asiago, l'anno cui l'Autore si riferisce va dal giugno 1916 al luglio 1917.

E' un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute e dirette da comandanti descritti da Lussu come degli "invasati" dallo spirito patriottico, che aprivano larga la bocca per gridare "Viva il Re!" e per dare ordini ai sottoposti e ai soldati, ordini troppo spesso incoscienti e irrazionali, che non di rado culminavano in episodi tragici e in morti che si sarebbero potute evitare.
Ma è così, è la guerra di trincea, lo sa Lussu con tutti i colleghi e il battaglione di riferimento; una guerra affrontata a sorsi di cognac e caffè, fumando sigarette, aspettando che arrivi un po' di riposo o, meglio ancora, la fine del conflitto e dell'inferno. Ma questa fine sembra davvero non arrivare mai.

Attraverso una narrazione chiara e lineare, che attinge ai ricordi di chi ha vissuto ogni momento narrato in prima persona, Lussu ci racconta con il suo stile asciutto ed essenziale, ma non per questo freddo (come se stesse sciorinando semplicemente aneddoti e fatterelli), la vita militare quotidiana sua e dei suoi compagni.

raiscuola
Ci sembra di vederli: soldati stanchi ma che continuano ad ubbidire e a sparare, a rispondere agli
spari e agli attacchi del nemico austriaco.
Sono uomini provati, da ogni punto di vista, alcuni rassegnati all'idea di morire sul campo, altri che hanno mantenuto il coraggio di sperare e pensare ai propri cari, all'amata; altri ancora non ce la fanno più e sono pronti all'ammutinamento, convinti che

"il terribile è che hanno verniciato la stessa nostra vita, vi hanno stampigliato sopra il nome della patria e ci conducono al massacro come delle pecore."

La vita in trincea, l'Autore non ce lo nasconde, mette a dura prova corpo, spirito, mente:

"sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire. A tratti, sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica, come l’acqua agitata in una bottiglia."

e ciò che avviene in una manciata di secondi, in pochi minuti, in quell'inferno ha l'impronta dell'eternità, attimi che non finiscono mai.

E sono questi attimi a restare vivi e impressi nella memoria del narratore, che dice apertamente come tante cose non le ricordi, soprattutto i lunghi periodi di "riposo" forzato, quando non c'era da attaccare o difendersi, e come invece a non poter dimenticare sono certi aneddoti significativi, nei quali è racchiuso quell'anno sull'Altipiano.

In guerra cambia la percezione di tutto: dei fatti, delle persone, di gesti, dei comportamenti, del tempo,  del valore dato a un giorno in più di vita, a un'ora soltanto in più...:

"Anche adesso, a tanta distanza di tempo, mentre il nostro amor proprio, per un processo psicologico involontario, mette in rilievo, del passato, solo i sentimenti che ci sembrano i piú nobili e accantona gli altri, io ricordo l’idea dominante di quei primi momenti. Piú che un’idea, un’agitazione, una spinta istintiva: salvarsi."
"Chi non ha fatto la guerra, nelle condizioni in cui noi la facevamo, non può rendersi un’idea di questo godimento. Anche un’ora sola, sicura, in quelle condizioni, era molto. Poter dire, verso l’alba, un’ora prima dell’assalto: «ecco, io dormo ancora mezz’ora, io posso ancora dormire mezz’ora, e poi mi sveglierò e mi fumerò una sigaretta, mi riscalderò una tazza di caffè, lo centellinerò sorso a sorso e poi mi fumerò ancora una sigaretta» appariva già come il programma gradito di tutta una vita."

(mondosardegna)
Sono tanti i personaggi che compaiono accanto al protagonista, ma alcuni ci restano impressi per la loro personalità, come il generale Leone, che abusa dei propri gradi e della propria autorità per dare ordini irragionevoli; capriccioso, testardo, arrogante e prepotente, rigido nella concezione della disciplina e pronto a punire ogni minima trasgressione con la fucilazione; non solo, ma è pronto a mandare a morire i soldati anche in azioni non necessarie in nome di una gloria vana e inutile.

Lussu ci dà un ritratto di quest'uomo, come degli altri personaggi, che ha del grottesco e dell'ironico insieme, ma non mancano momenti in cui la nostra empatia è chiamata a venir fuori; c'è un episodio significativo, ad es., in cui Lussu ed altri si avvicinano di soppiatto alle linee nemiche e si fermano a guardare gli Austriaci come se fosse la prima volta che li vedono: soldati come loro, uomini che mangiano, bevono, fumano.... come ciascuno di loro.

Nelle parole dell'Autore percepiamo sì l'amarezza ma non la polemica verso gli orrori di una guerra che lui ammette di aver deciso di fare... Forse perchè "ama la guerra", come un giorno proprio Leone gli chiede?

Come si fa ad amare la guerra?
Lussu non fa una dichiarazione del genere, nondimeno dice che essa la si fa e basta, la si accetta come una "dura necessità, terribile certo, ma alla quale ubbidire, come ad una delle tante necessità, ingrate ma inevitabili, della vita".

Eppure, necessità o meno, un soldato non diventa un robot, non smette di essere uomo, nonostante la disumanità e i drammi che lo circondano, ma continua a mantenere valori, coscienza, il senso del bene e del male, come quando Lussu si trova a dover decidere se ammazzare un austriaco alle spalle, dimenticando che prima ancora che un nemico, è un uomo come lui.

I ricordi di questo anno in trincea di Emilio Lussu ci scorrono davanti agli occhi più vividi che mai, ne sentiamo la forza, l'autenticità, la consapevolezza di chi ogni giorno e ogni ora era cosciente che quelli potevano essere gli ultimi giorni, le ultime ore da vivo.

Lussu non ha mai subito ferite gravi, non è stato mai in punto di morte e, a differenza di altri commilitoni ed amici, non è morto sul campo, ma non per questo non ha sentito su di sè scoraggiamento e senso di colpa per questo "privilegio" che la sorte gli ha dato; senza considerare che l'attesa degli esiti di talune azioni militari era senza dubbio snervante e avvilente e in quei momenti la morte era forse il primo desiderio.

"Non è vero che l’istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti, in cui la vita pesa piú dell’attesa della morte."

Un libro che non deve mancare tra le nostre letture; nonostante io personalmente non ami le descrizioni battaglie, vi assicuro che ho trovato la narrazione assolutamente scorrevole e molto interessante perchè, come dicevo, non siamo in presenza di un trattato di guerra, ma di una testimonianza vera e concreta, sentita pur restando sempre molto equilibrata e razionale.

Lo consiglio vivamente!

mercoledì 28 settembre 2016

THE FIFTY BOOKISH QUESTIONS BOOK TAG - 50 domande "libresche"



Ero alla ricerca di tag/booktag carini e ho trovato uno su MYLITTLEBOOKBLOG.

UNICO "INCONVENIENTE": SONO 50 DOMANDE!!  ^_^



1. Qual è stato l'ultimo libro che hai letto?

IL RITORNO DEL RE di J.R.R. Tolkien, terzo libro della trilogia IL SIGNORE DEGLI ANELLI.


2. È stato un buon libro?

Sì, sicuramente ne è valsa la pena! ^_^

3. Cosa lo ha reso un buon libro?

Lo stile di scrittura e la fantasia geniale dell'Autore nel creare un mondo immaginario descritto così bene da sembrarci reale.


4. Lo consiglieresti ad altre persone?

Certo che sì, ovviamente dopo aver letto i due romanzi precedenti :-D


5. Leggi spesso?

E beh, tutti i giorni!!


6. Ti piace leggere?


Ma giusto un po', guarda :-D


7.Qual è stato l'ultimo libro brutto che hai letto?

Non saprei, è da  tempo che non incappo in libri brutti.


8. Cosa ti ha fatto antipatia?

..................................


9. Vorresti essere uno scrittore?

Eh si, mi piacerebbe, o meglio... mi sarebbe piaciuto.


10. C'è un libro che ti ha influenzato notevolmente?

Sopra tutti, la Bibbia; ma per passare dal cielo alla terra, forse direi ANNA FRANK - DIARIO.


11. Leggi fan fiction?

Non tante, ma qualcuna mi è capitato di leggerne, soprattutto su Candy Candy e Terence *_*


12. Scrivi fan fiction?

No....


13. Qual è il tuo libro preferito?

Eh.... Come si fa a rispondere? Senza pensarci troppo, dico CIME TEMPESTOSE.


14. Qual è il libro che hai meno amato?

IL CASTELLO di Kafka, da tanti considerato un capolavoro mentre io purtroppo non l'ho amato alla follia.


15. Preferisci i libri cartacei o digitali?

Leggo anche e-book, ma il cartaceo è come il diamante: è per sempre.


16. Quando hai imparato a leggere?

Non sono una ex-bimba prodigio: semplicemente alle elementari :-D


17. Qual è il tuo libro preferito letto a scuola?

IL BRIGANTE di Giuseppe Berto, letto e studiato al primo anno delle Superiori e riletto non troppo tempo fa.


18. Qual è la serie di libri preferita?


Ce ne sono diverse, ad es. I GIORNI DEL TE' E DELLE ROSE (trilogia) della Donnelly.


19. Chi è il tuo autore preferito?

Eh non ce n'è uno solo!  Diciamo, tra i tanti, la Mazzantini tra le donne e Donato Carrisi tra i maschietti.


20. Qual è il tuo genere preferito?

Il romanzo storico, ma anche i thriller.


21. Chi è il tuo personaggio letterario preferito?

Emma dell'omonimo libro della Jane.


22. Un libro ti mai trasportato da qualche altra parte?

E se non lo fa un libro, chi lo deve fare? ^_^
Quando leggo, esco sempre dalla realtà (e menomale!).


23. Di quale libro avresti voluto un seguito?

Mhm..., L'AMORE BUGIARDO di G. Flynn, tanto per capire come se la passa la coppia protagonista, considerata la... folle esuberanza di lei...


24. Di quale libro NON avresti desiderato che ci fosse un sequel?

Di IL CONFINE DI UN ATTIMO della Redmerski, perchè era perfetto senza sequel!!


25. Quanto tempo impeghi per leggere un libro?

Dipende da quanto tempo dedico alla lettura e da quanto mi coinvolge il libro. Può andare da un paio di ore a... settimane.


26. Ti piace quando i libri diventano film?

Di solto sì perchè mi piacciono i film, poi è chiaro che se un adattamento non mi garba e il libro è tra i miei preferiti, avrei preferito non ci fosse stato :-D


27. Quale libro è stato rovinato dal suo adattamento cinematografico?



Uno dei film che, paragonato al libro, perde alla grande è MONTECRISTO con James Caviezel. Non è neanche tanto il film in sè, quanto la scarsissima aderenza al romanzo e il fatto che quest'ultimo l'ho amato.


28. Quale film ha reso giustizia al libro?

Mi è piaciuto molto NESSUNO SI SALVA DA SOLO, diretto da Castellitto; ho preferito a momenti il film al romanzo.


29. Leggi giornali?

Cartacei davvero poco e niente; spulcio le notizie sul web, consultando l'Ansa, il Corriere della Sera ecc...


30. Leggi riviste?

Non tante: IL LIBRAIO, e poi sfoglio qualche volta Vanity Fair o Donna Moderna, o riviste di gastronomia :-P


31. Preferisci quotidiani o riviste?

Non divoro nessuno dei due, ma preferisco comunque le riviste.


32. Leggi a letto?

Abbastanza spesso, ma non tutte le sere.


33. Leggi in bagno?

Ehm... direi proprio di sì ^-^


34- Leggi in macchina?

Certo che sì, anche per non guido quindi posso permettermi il relax :-D


35. Leggi mentre fai il bagno?

No...


36. Sei un lettore veloce?


In genere sì, ma dipende dal libro in lettura, da quanti libri ho in lettura e dal formato...


37. Sei un lettore lento?


Mhm... nulla di particolarmente tartarugoso ^_^


38. Qual è il tuo posto preferito per la lettura?

Leggo ovunque, basta che sto seduta comoda, sennò non mi concentro.


39. Ti è difficile concentrarti nella lettura?
Ma direi di no, riesco a leggere anche con attorno rumore e brusii.


40.Hai bisogno del silenzio in stanza per leggere?

Vedi  sopra :=)


41. Chi ti ha trasmesso l'amore per la lettura?

La scuola, con i suoi brani antologici di narrativa.


42. Che libro è il prossimo nella tua lista?

Eh la Wishlist tende all'infinito, ma tra i primi c'è LA STRADA NELL'OMBRA di Jennifer Donnelly.


43. Quando hai iniziato a leggere libri?

Verso la V° elementare, più o meno; uno dei primi libri è stato il Diario di Anna Frank, regalatomi da mia madre.


44. Chi è l'autore di libri per ragazzi che preferisci?

Mi piaccioni le storie di Laura Bonalumi, di cui ho letto e apprezzato LA RAGAZZA DAI CAPELLI DI LUCE E VENTO e IL LAGO DEL TEMPO FERMO.


45. Quale autore desidereresti intervistare?

Non sono brava con le interviste, ma una chiacchierata me la farei con qualche thrillerista, che sia King o Carrisi ... ^_^


46. ​​Con quale autore pensi che sareste amici?

Ah boh..., forse potremmo risuscitare l'autore delle Cronache di Narnia, Lewis: credo che mi sentirei a mio agio con lui.


47. Quale libro hai riletto più volte?

Mi devo ripetere: il DIARIO DI ANNA FRANK. Letto, riletto, sottolineato, ricopiato alcuni passi... AMATO.


48. Quali libri consideri "classici"?

A me piacciono quelli dell'Ottocento e io per classici intendo soprattutto quelli.


49. Quali libri pensi che dovrebbe essere insegnati in tutte le scuole?

Mah, i libri-testimonianze sull'Olocausto di sicuro (Primo Levi, in primis), quelli contro il razzismo e le discriminazioni, contro il bullismo; insomma letture che siano piacevoli ma educative e formative insieme. E poi si dovrebbe dare spazio alle esigenze e agli interessi dei piccoli lettori, andando incontro ai loro gusti.


50. Quali libri dovrebbero essere banditi da tutte le scuole?

Addirittura banditi, no!! :-D
Ad essere sincera, io lascerei riposare Manzoni e Dante per qualche anno (non li mandiamo in pensione, tranquilli) e darei spazio ad autori diversi, sia "classici"-  ma magari meno noti -, sia più recenti, stranieri e italiani soprattutto.


E ORA TOCCA A VOI!
QUANDO AVETE TEMPO, SE VI VA,
DIVERTITEVI A RISPONDERE A QUESTE DOMANDE
E LASCIATEMI PURE I VOSTRI PENSIERI E LE VOSTRE RISPOSTE
NEI COMMENTI ^_^

LA PELLE DELL'ORSO ed altri film tratti dai libri prossimamente al cinema



Quali film tratti dai libri troviamo al cinema in questo periodo?

Troviamo ancora:


  • IO PRIMA DI TE con Emilia Clarke, Sam Claflin, tratto dall'omonimo bestseller di Jojo Moyes, ormai dai princìpi di settembre nelle nostre sale.
  • JASON BOURNE, con Matt Damon; le avventure di questo sono tratte dai romanzi di Robert Ludlum.
  • BRIDGET JONES' BABY, di Sharon Maguire, con Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Emma Thompson, la celebre e divertente serie di commedie romantiche della donna più pasticciona che c'è, nata dalla penna di Helen Fielding.


E da domani:

  • BEN HUR, una rivisitazione del colossal tratto dall'omonimo romanzo di Lew Wallace, con Jack Huston, Morgan Freeman.


Ed. Guanda
186 pp
14 euro
E sarà sul grande schermo anche il romanzo di Matteo Righetto "La pelle dell'orso" diretto da Marco Segato e con Marco Paolini, Leonardo Mason, Lucia Mascino, Maria Paiato, Paolo Pierobon, in uscita il 3 novembre 2016.


Domenico ha dodici anni ed è sempre vissuto nel villaggio dove è nato, ai piedi delle Dolomiti. La montagna è il suo mondo e questo mondo non ha segreti per lui. Gli piace guardare le cime mentre va a scuola,
dove la professoressa gli racconta di Tom Sawyer, o attraversare i boschi mentre va al torrente a pescare, sognando avventure straordinarie. Continua a farlo anche se da un po’ di tempo tutti lo mettono in guardia,
perché il rischio di imbattersi nell’orso di cui tanto si parla in giro è grande.
Un orso ormai diventato una leggenda nella valle: terribile, gigantesco, feroce come da quelle parti non se ne vedevano più. E non riesce a credere che suo padre, sempre così distante, ubriaco, perso, sia lo stesso uomo che adesso vuole dare la caccia all’orso e vuole partire per quella spedizione sulle montagne insieme a lui, solo loro due, via per giorni e giorni a contatto con una natura aspra, selvaggia.
Ma è proprio questo che accadrà. Domenico sarà coinvolto in un’esperienza unica, spaventosa ed eccitante,
dalla quale apprenderà che la natura, per quanto pericolosa, non sarà mai crudele come gli uomini.

Un romanzo d’avventura che è insieme il racconto folgorante di una formazione, di ciò che succede per la prima volta, e che sarà per sempre.

L'autore.
Matteo Righetto è nato a Padova, nel 1972, dove insegna Lettere. Ha pubblicato Savana Padana(Zona 2009, poi TEA 2012),Bacchiglione Blues (Perdisa Pop 2011) e La pelle dell’orso(Guanda 2013), che sarà portato sugli schermi da Marco Paolini, per la regia di Marco Segato. I suoi libri sono stati tradotti in inglese e francese.


Per conoscere gli altri film tratti dai libri in uscita nel 2016 e non solo, cliccate qui sotto:

Film tratti dai libri in uscita nel 2016

Segnalazione: GLI OCCHI DEL LUPO di Federica Amalfitano



Una città tranquilla improvvisamente attaccata da lupi.
Una timida ragazza che deve fare i conti con il mondo dei licantropi.
Un'amicizia che dovrà superare molti ostacoli.


GLI OCCHI DEL LUPO
di Federica Amalfitano


Aletti Editore
244 pp
14 euro (cart.)
215 pp
4.99 euro (ebook)
2016


La vita a Florence è sempre stata monotona e priva di qualsiasi attrattiva finché, un giorno, il bosco che caratterizza la città si popola di un branco di lupi.
Ellen Smith, timida ragazza diciassettenne, si troverà catapultata in un mondo che mai avrebbe potuto pensare esistesse davvero: quello dei licantropi.
E quel ragazzo misterioso arrivato a scuola improvvisamente chi è in realtà? 
Le storie dei due giovani si incroceranno molto presto e, il legame protettivo che li unirà, si intensificherà giorno dopo giorno.
Il capo Alpha del clan, i Wolfers (Gran Consiglio dei licantropi) e i Verdana, faranno di tutto per distruggere il loro rapporto di amicizia.
Riusciranno i ragazzi a restare uniti nonostante le avversità?

ESTRATTO

«Bene. Adesso che la famiglia è riunita dobbiamo parlare», esclamò Paul accendendosi l’ennesima sigaretta della giornata. 
«Di cosa?», s’informò mia cugina Anne spalancando i suoi grandi occhi verdi e legandosi i lunghi capelli biondi con un elastico. 
«Degli ACILM». 
«Sono qui?», chiesi prontamente. 
«No. So solo che si stanno avvicinando sempre di più. Hanno già fatto fuori centinaia dei nostri simili sulla costa occidentale e ben presto saranno qui». 
Mio padre parlottò con mia madre. Dovevamo trasferirci al più presto in un luogo sicuro, secondo lui. 
«Io non ho nessuna intenzione di scappare per l’ennesima volta. Preferisco affrontarli piuttosto», esclamai prima che mio padre ci ordinasse di levare le tende al più presto. 
«Non dire sciocchezze Taylor. Sai benissimo di cosa sono capaci. L’unica soluzione è allontanarci di qua il prima possibile». 
Ma nemmeno Paul e i figli più grandi erano d’accordo con lui. Eravamo stufi di scappare. Un lupo mannaro non fugge di fronte al pericolo. Nemmeno quando l’Associazione Contro i Lupi Mannari decide di fargli visita.




L'autrice.
Nata ad Ischia in provincia di Napoli nel 1986, Federica Amalfitano si Laurea in Scienze Biotecnologiche per la Salute all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e lavora in laboratorio. Ha sempre avuto una passione smodata per i libri, ma quella per il genere Fantasy nasce grazie al “Signore degli Anelli” di Tolkien e il primo libro di Cristopher Paolini “Eragon”. L’idea di scrivere un romanzo sui licantropi avviene durante gli anni universitari quando aveva bisogno di staccarsi per un po’ dal suo dovere di studentessa di Biotecnologie – pendolare tra Ischia-Napoli – e dedicare un paio d’ore a se stessa. L’ispirazione avviene con la lettura di “Shiver” di Maggie Stiefvater e la saga degli “Shadowhunters” di Cassandra Clare.

martedì 27 settembre 2016

LIBRI A TEMA (#7): ORRORE E FOLLIA, TRA FINZIONE E REALTA'



Una rubrica che avevo accantonato, ma che oggi desidero riproporvi: LIBRI A TEMAuno spazio per condividere con voi dei libri che sono accomunati da una stessa tematica, da uno sfondo o da elementi comuni; ad es., libri che trattano di stragi collettive, di divorzi/separazione, di omosessualità, a sfondo religioso, ecc...

Avrò bisogno anche del vostro aiuto, perchè di certo tanti libri mi sfuggiranno, quindi sono ben accetti i vostri consigli e le vostre segnalazioni!

I libri che scoverò, di volta in volta per le diverse categorie, non necessariamente li avrò letti, ma magari mi sono avvicinata ad essi proprio ricercandoli per tematiche.


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La categoria di oggi è...

STORIE DI ORRORE E FOLLIA 
(omicidi e/o stragi collettive)


VIALE DEI GIGANTI
di Marc Dugain


info
Al Keller è altro due metri e venti e ha un’intelligenza superiore alla media. Ed è in prigione ormai da tanti anni, una figura di riferimento, apprezzata per la sua intelligenza, anche fuori dal carcere. 

Nel suo passato ci sono molto sangue e tante morti. 
Da ragazzino ha ammazzato il nonno e la nonna, con una buona dose di pallettoni, lo stesso giorno dell’assassinio di Kennedy. 
Da quel momento, la sua vita non è più stata la stessa, e a quelle prime due vittime ne sono seguite molte altre. 

Nell’America degli anni sessanta, il movimento hippy e la guerra in Vietnam sullo sfondo, Dugain ci racconta la storia drammatica di un uomo devastato dal male, un gigante cattivo che cerca di scacciare i suoi fantasmi, senza mai riuscirci e senza provare un briciolo di rimorso. 

Cupo e angosciante, Viale dei Giganti è ispirato alla storia vera di Ed Kemper, uno dei serial killer più efferati della storia americana, tuttora imprigionato in California. 
Questo romanzo è un viaggio on the road per le strade di un’America alle prese con pacifismo, guerra e conservatorismo, ma soprattutto un viaggio agli inferi della malattia mentale.

Ed Kemper è un serial killer tra i più crudeli degli ultimi anni, colpevole non solo di numerosi efferati omicidi, ma anche di di aver commesso sui cadaveri atti di mutilazione, necrofilia e cannibalismo.
La sua attività criminale è durata nove anni circa ed è stato lui stesso a costituirsi; in carcere non ha mai mostrato alcun pentimento, anzi, si è sempre vantato della propria intelligenza e di come la polizia non fosse mai arrivata ad arrestarlo se non dopo la sua confessione spontanea. 

Per chi volesse saperne di più, scrissi un post QUI (adatto a chi non è particolarmente suggestionabile).



Recensione: "IL RITORNO DEL RE (The Return of The King)" di J. R. R. Tolkien



Buongiorno, lettori!
Questo martedì sul blog si apre con la recensione dell'ultimo libro della trilogia fantastica di J.R.R. Tolkien, IL SIGNORE DEGLI ANELLI.

Una saga che si colloca tra fiaba e leggenda, tra poema tragico e cavalleresco, che narrando di avventure mirabolanti in luoghi remoti e sconosciuti, in compagnia di creature fantastiche dai sentimenti umani, in uno scenario per lo più inquietante e oscuro, rende il mondo immaginario di Tolkien non troppo lontano dal nostro, perchè non c'è epoca e luogo del mondo in cui non si sia combattuta l'eterna lotta tra il Bene e il Male.

IL RITORNO DEL RE
(The Return of The King)
di J. R. R. Tolkien



Ed. Bompiani
trad. Q. Principe
489 pp
6 euro
2007
"Il coraggio sarà d'ora in poi la migliore arma di difesa contro la tempesta incombente, insieme alla speranza".

In questo terzo capitolo della saga avviene la decisiva battaglia con il Mondo delle Tenebre, succube della malvagia presenza dell'Oscuro Signore, da cui la Terra di Mezzo va liberata perchè riabbia la sua pace.

Elfi e umani, Aragorn, Gandalf e gli altri compagni si preparano per affrontare il Nemico, cercando di distrarlo da Frodo, impegnato nella difficilissima missione di distruggere l'Anello, affinchè nulla lo ostacoli e la porti a termine, per il bene di tutti.

Nel primo scontro importante, il capitano dell'esercito di Mordor viene battuto, ma ai nostri indomiti eroi resta pur sempre da affrontare il momento cruciale e finale contro Sauron.
E se è vero che in questa epica guerra tutti gli intervenuti fanno la loro parte senza risparmiarsi, è altrettanto vero che le sorti di tutto e tutti sono nella piccole mani del mezzo uomo, di Frodo, in cammino verso il Monte Fato in compagnia del fedele Sam; lì dovrà gettare nel fuoco il prezioso e terribile Anello. da tutti bramato perchè simbolo di potere, portando così a compimento la pace nella Terra di Mezzo e chiudere per sempre l'Occhio di Sauron.

Come nei precedenti libri, il mondo immaginato dall'Autore è così riccamente e magistralmente descritto da sembrarci verosimile; le descrizioni dettagliate trasmettono tutta l'inquietudine, la sensazione di pericolo e minaccia, o al contrario la letizia (ma questo lo troviamo in misura inferiore e vero la fine), legate non soltanto al luogo in sè (che nasconde di volta in volta numerose e oscure insidie), ma ancor più a ciò che di lì a poco sta per accadere.

L'ambiente ostile e cupo, dalla fitta e buia vegetazione, dai rumori sinistri che rompono il silenzio di una notte senza stelle, riflette appieno le paure, i timorosi sospetti e i dubbi dei personaggi, trasmettendo anche al lettore tutto il senso di terrore e minaccia incombente, che da un momento all'altro potrebbero manifestarsi.

Il tratteggio psicologico dei personaggi è legato alla narrazione delle loro azioni, emerge dai dialoghi; Tolkien ci rimanda il mondo introspettivo dei suoi "attori" senza lasciarsi andare a sequenze riflessive, ma ne comprendiamo la personalità attraverso comportamenti e scelte.

Ritroviamo così i piccoli Hobbit, coraggiosi e timorosi assieme: Merri, con i suoi momenti di sconforto e nostalgia; Sam, teneramente devoto verso padron Frodo, a sua volta gravato, nel corpo e nella mente, dal fardello che si porta dietro, e che soprattutto dal punto di vista emotivo lo prova, lo atterrisce, perchè l'Oscuro Potere esercita nefaste influenze su  è in qualche modo legato (e soggiogato da) all'Anello; la povera mente di Frodo è quindi combattuta tra l'avida ed irrazionale brama di possedere il magico oggetto e la consapevolezza che esso vada assolutamente distrutto.

Ammiriamo il coraggio dell'impavido re Aragorn, la bellezza dell'intrepida Eòwyn, la saggezza rassicurante, piacevolmente ironica, di Gandalf.

Il linguaggio di Tolkien ha il suo fascino, un fascino che ha il sapore delle antiche leggende, di miti sconosciuti e dimenticati, di battaglie e di eroi arditi e temerari e di nemici infernali, di gesta eroiche tramandate, elogiate e rese immortali dalle canzoni popolari.

Interessante ed illuminante l'appendice finale, che illustra genealogie, calendario della Contea, nomi e pronuncia, dando ancor di più quel tocco di verosimiglianza alla storia, che tanto desta ammirazione nei confronti della geniale fantasia di quest'Autore.
Mirabile la traduzione di Quirino Principe.

Per quanto Il Signore degli Anelli, con i suoi personaggi fantastici (elfi, nani, mezzi uomini, esseri alati laidi e viscide creature della notte...) e le sue ambientazioni favolistiche, abbia in sè elementi fiabeschi, pure non ci dona, neanche giunti all'ultimo rigo, la totale tranquillità che tutto sia finito definitivamente; c'è in tutta la sua scrittura sempre un che di decadente, malinconico, come se, nonostante tutto si stia rimettendo al proprio posto e stiano tornando pian piano l'equilibrio e l'armonia, si respiri ancora nell'aria qualcosa di indefinibile, strascichi vaghi di oscurità e inquietudine che sembrano non voler andar via.

Amore, odio, generosità, invidia, sete oscura di potere, sacrificio, bonta, malvagità, paura, coraggio, amicizia, razionalità, follia..: il poema fantastico di Tokien è questo e altro ancora, e al lettore non resta che decidere se lasciarsi risucchiare da un mondo che non c'è ma che pure, tra queste pagine, prende vita, regalandoci avventure e compagni di viaggio indimenticabili.


READING CHALLENGE
2. Un libro con più di mille pagine 

lunedì 26 settembre 2016

Recensione film: FUOCOAMMARE di Gianfranco Rosi



E' di oggi la notizia secondo cui il documentario di Gianfranco Rosi, FUOCOAMMARE, è stato scelto, tra la rosa dei "magnifici sette", per rappresentarci agli Oscar 2017 (miglior film straniero).
Non ci resta che incrociare le dita!

Il 3 ottobre il film verrà dato su Rai Uno in prima serata ma io mi ero ripromessa di vedere i sette film e così mi sono data allo streaming.

Se, come me, l'avete già visto, mi farà piacere sapere cosa ne pensate e se siete d'accordo con questa scelta in vista degli Oscar  ;)

FUOCOAMMARE


2016
Il documentario ha vinto l'Orso d'oro per il miglior film al Festival di Berlino e ha per oggetto l'isola di Lampedusa e gli sbarchi di migranti che da anni la interessano.
Il regista stesso ha trascorso un anno nell'isola per guardare e vivere da vicino la realtà degli sbarchi.
Uno dei personaggi del film è Pietro Bartólo, il medico che dirige il poliambulatorio di Lampedusa e che da anni compie la prima visita ad ogni migrante che sbarca sull'isola.

Cast: Pietro Bartolo, Samuele Caruana, Maria Costa, Mattias Cucina.
Gli attori interpretano loro stessi.

Fuocoammare è un docu-film su Lampedusa, l’isola che negli ultimi anni è diventata terra di approdo e rifugio per tanti migranti, ma anche spettatrice di naufragi e morti.

La prospettiva da cui guardiamo a quest'isola è, in un certo senso, doppia: da una parte c'è il dodicenne Samuele, con la sua vita di tutti i giorni, dall'altra c'è il dottor Bartolo, con il suo lavoro di medico che accoglie e visita i profughi.

Samuele è un ragazzino vivace, non "spiccica" una parola in italiano ma si esprime essenzialmente solo in siciliano strettissimo; ama giocare con la fionda, andare a caccia (non per mare) e, pur essendo un ragazzetto, ha modi di fare da grandicello, come quando va a farsi fare una visita dal dottore dl poliambulatorio e gli pone domande come se fosse un adulto, o comunque un ragazzino cresciuto in fretta.

E poi c’è il dottore impegnato a fare le visite a fiumane di immigrati; la sua testimonianza, a proposito dei tanti cadaveri di donne e bambini, ai quali non ci si abitua mai, è sicuramente un momento toccante, forse quello che maggiormente esprime il dramma che riguarda tanto singoli quanto gruppi di individui e che non può e non deve lasciare indifferenti.

Le scene che riprendono i momenti di vita isolana di Samuele si intervallano a quelle in cui vediamo i guardia costiere e il personale medico impegnati in prima linea nell’accoglienza di centinaia/migliaia di profughi sui barconi, su tanti dei quali - con i loro volti disperati o stanchi, le loro lacrime o i mezzi sorrisi smarriti, le loro voci, le loro preghiere... - la telecamera si sofferma, forse per per ricordare allo spettatore che non si tratta semplicemente di persone anonime e senza casa, ma di uomini, donne, bambini reali, che hanno attraversato il mare spinti da esigenze altrettanto reali, da disperazione e speranza, e che siamo chiamati ad accogliere.

Proprio come ha fatto e sta facendo (con tutti i pro e i contro legati al fenomento dell'immigrazione, i disagi che ne derivano per i lampedusani...) Lampedusa, quest'isola di pescatori, abituati a raccogliere ed accogliere tutto ciò che viene dal mare.

Personalmente non amo particolarmente i documentari, a prescindere dal soggetto, ma questo non è un documentario nel senso puro del termine, non c'è neanche una voce narrante a spiegare le immagini che ci scorrono dinanzi; è più un lungometraggio che, e per la tematica e per il modo di raccontarla, ho apprezzato, in particolare per la “misura”, l’equilibrio con cui il regista ha deciso di parlarci di Lampedusa e degli arrivi dei profughi, senza voler giocare troppo sul sentimentalismo e sul dramma umano, giusto per commuovere, col rischio di essere forzato e stucchevole.

Anche perchè le sole immagini di barche in mare e persone che vengono aiutate a scendere da esse e soccorse, bastano a rendere l'idea del dramma che si consuma in quei momenti, su quelle coste.

E' quindi un ritratto senza dubbio realistico, autentico, toccante (del resto, tutto ciò che ha a che fare con le sofferenze dei nostri simili non può non coinvolgerci emotivamente), che affianca il ritratto naturale, "preso da vicino", senza filtri, della semplice quotidianità degli abitanti di quest'isola (grazie a Samuele e alle persone attorno a lui), a quello più triste e molto umano di chi ogni giorno è coinvolto nell'accoglienza di gente in fuga dalla propria terra, e questo arriva a noi fondamentalmente attraverso immagini e silenzi, più che attraverso dialoghi.
Forse perchè di parole se ne sono spese e se ne spendono pure troppe, quando invece davanti a certe tragedie c'è più da agire che da parlare...


Articolo correlato:

RECENSIONI DEGLI ALTRI FILM ITALIANI, TRA CUI E' STATO SCELTO "FUOCOAMMARE"

Novità Frilli Editore: IL CADAVERE VOLUBILE. Incubo ad Avigliana per il Cardo. di Massimo Tallone

Cari amici e lettori, nell'augurarvi un sereno inizio di settimana, vi segnalo ancora un noir edito da Fratelli Frilli Editore: ritorna in libreria una nuova avventura con protagonista il più sgangherato e sboccato perdigiorno del pianeta.

IL CADAVERE VOLUBILE.
Incubo ad Avigliana per il Cardo.
di Massimo Tallone 



Fratelli Frilli Editore
Pagg. 288 
coll. I Tascabili Noir 
€12,90 
Isbn 9788869431524

Il Cardo è sempre lui: torna nella sua stamberga di Stupinigi in piena notte, ubriaco, e torva un morto sul pallet.
Già, perché quando non va a cercarseli sono i guai a trovare il più sgangherato e sboccato perdigiorno del pianeta. 
Ma con un morto in casa c’è poco da scherzare, e se poi il morto sparisce di colpo per riapparire poco dopo, altrove, allora la faccenda comincia a prendere contorni inquietanti. 
E allora è necessario chiedere aiuto a Ribò, l’amico ex poliziotto. 
Ma sarà dura anche per lui, in questa storia capovolta, dove i morti si comportano da vivi, i sani cercano la miglior cura per le emorroidi da tre medici diversi e un morto stecchito dice la sua con una voce che fa gelare il sangue. 
Ma la girandola di situazioni grottesche, gaie e dissolute non finisce qui, perché quando c’è di mezzo il Cardo, si sa, tutto può succedere, e infatti, come se non bastasse, qualcuno se la prende anche con Angela… 
E poi tutto precipita, il Cardo si traveste da spaventapasseri e trova il morto in un frigo, poi ride e piange, e noi con lui, trascinati dalla sua linguaccia di zolfo.

In una girandola di situazioni grottesche, gaie e dissolute tipiche quando c’è di mezzo il Cardo, l’incubo avrà fine in Val Susa ad Avigliana lasciando il lettore letteralmente a bocca aperta.

L'autore.
Massimo Tallone, scrittore e saggista, nato a Fossano, vive e opera a Torino ed è cofondatore del collettivo di giallisti Torinoir. Ha pubblicato con Fratelli Frilli Editori: Piombo a Stupinigi (2007), Veleni al Lingotto (2008), Doppio inganno al Valentino (2009), L’enigma del pollice (2010), La manutenzione della morte (2011), Il Cardo e la cura del sole (2012), L’amaro dell’immortalità (2013). Per UTET ha pubblicato il saggio Dizionario ironico della cultura italiana (2009). Per le edizioni e/o ha pubblicato Il fantasma di piazza Statuto (2012) e Il diavolo ai giardini Cavour (2013). Per le edizioni GOLEM ha pubblicato A bottega dal maestro di cazzeggio (2015) e Le vite anteriori (2016). Per le Edizioni del Capricorno ha pubblicato i gialli, scritti con Biagio Fabrizio Carillo, Il postino di Superga (2015), La riva destra della Dora (2016), La curva delle Cento Lire (2016). Con il quotidiano La Repubblica, ha pubblicato i racconti a puntate: Cardo e i Mille (2011), Genius loci (2013), L’eletto (2014), La donna di Tambov (2015), Il Concerto (2016).

sabato 24 settembre 2016

IN LETTURA: UN ANNO SULL'ALTIPIANO di Emilio Lussu



Lettura appena iniziata!
LO AVETE LETTO? LO CONOSCETE?

Quali letture accompagnano questo vostro weekend?

UN ANNO SULL'ALTIPIANO
di Emilio Lussu



Einaudi Ed.
pp. 224 
€ 11,00
2014

Introduzione di Mario Rigoni Stern

«Tra i libri sulla Prima guerra mondiale Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu è, per me, il piú bello».
Mario Rigoni Stern


Scritto nel 1936, apparso per la prima volta in Francia nel '38 e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è ancora oggi una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra. 
L'Altipiano è quello di Asiago, l'anno dal giugno 1916 al luglio 1917. 
Un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità, di episodi spesso tragici e talvolta grotteschi, attraverso i quali la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di "ozio e sangue", di "fango e cognac". 

Con uno stile asciutto e a tratti ironico Lussu mette in scena una spietata requisitoria contro l'orrore della guerra senza toni polemici, descrivendo con forza e autenticità i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che avrebbero portato alla disfatta di Caporetto.


L'AUTORE.
Emilio Lussu (Armungia, Cagliari - Roma 1975), combatté durante la Grande Guerra come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari. Fondatore del Partito Sardo d'Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924 e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista, nel 1929 fuggí da Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fondò il movimento "Giustizia e libertà". Fu tra i dirigenti della resistenza e, nel dopoguerra, senatore nelle prime tre legislature. Presso Einaudi ha pubblicato Un anno sull'altipiano, Marcia su Roma e dintorni, e Il cinghiale del Diavolo.
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