martedì 10 luglio 2018

Segnalazioni (thriler, psicologico, saggio, romance)



Cari lettori, oggi vi presento alcune recenti pubblicazioni di diverse realtà editoriali; vi accorgerete leggendo le sinossi, si tratta di generi differenti, che spero possano incuriosirvi.


Ordo Mortis
di Salvatore Conaci



Casa Editrice: WritersEditor
Pagine: 160
Salvatore Conaci presenta un thriller a tinte esoteriche, ambientato in un paesino dell’entroterra calabrese in cui niente è come sembra. 
Gli abitanti del luogo sono infatti legati da un patto di segretezza sulla natura del vero organo di potere, diverso da quello istituzionale, che tiene in mano le sorti della popolazione. 
Un giovane insegnante appena arrivato in paese, Alessio Conci, scoprirà che la tranquillità apparente del luogo nasconde un oscuro passato di sangue, e che ciò che all’inizio gli sembrava una fantasiosa leggenda si rivelerà essere una reale e intricata ragnatela di segreti e delitti inconfessabili. 

«[…] Guardò fuori dal finestrino. Tutti gli elementi di quel paesaggio rurale arrivavano e sparivano in un lampo. Gli alberi, i colori caldi sfumati e confusi, i casolari, sembravano violentare quel dannato vetro: arrivavano, imponevano la loro immagine su di esso, violando la sua trasparente natura e scappavano via, come per non essere riconosciuti, per non essere raggiunti da chi avrebbe potuto chiedere giustizia».

Ordo Mortis è un romanzo ricco di mistero e di suspense, di suoni inquietanti e personaggi ambigui, che tratta della piaga delle sette occulte e della loro sete di potere e di dominio sugli esseri umani. Una storia avvincente e cupa, a tratti violenta, arricchita da interessanti digressioni storiche e letterarie.



Vite fragili 
di Elisabetta Sabato



Casa Editrice: Edizioni del Poggio
Pagine: 144
Vite fragili è un romanzo in cui è racchiusa l’esistenza di tanti personaggi, i cui destini si intrecciano e si perdono tra felicità inaspettate e dolori insopportabili. 
Una storia che riesce a essere delicata ma anche cruda, e che racconta senza fare sconti a nessuno i lati oscuri degli esseri umani, le loro fragilità, il loro arrancare in un mondo che spesso non viene sentito come casa. 
Partendo dalla storia di Alice, il romanzo procede narrando le vicende dei personaggi a lei vicini, per poi esplorare le vite di persone molto distanti da lei, in una sorta di enciclopedia delle emozioni umane in cui si può ritrovare una parte della propria natura e dei propri sentimenti. 

«[…] Sognava una vita ben lontana da ciò che quotidianamente viveva. Sperava un giorno di non doversi più nascondere dietro le sue maschere, di vivere in un posto caldo dopo l’alba e freddo di notte, con pochi vestiti, le mani rovinate dal duro lavoro nei campi, terminato poco prima del tramonto, e la serenità da dedicare alla lettura di libri intriganti, sotto il portico».

Un romanzo che si insinua sotto la pelle del lettore, che sa parlare al suo cuore di realtà crude, mettendo sempre al centro del discorso l’umanità nelle sue infinite, meravigliose e controverse sfumature.


Evan 
di Malia Delrai



Casa Editrice: Delrai Edizioni
Pagine: 450
Prezzo: 19,90 euro
Malia Delrai ci porta a vivere un amore senza precedenti, fatto di passioni e cadaveri lasciati a marcire. 
La profonda, bruciante passione di una ragazza, assassina semiprofessionista, per il serial killer più temuto di tutta la mafia russa, il suo idolo, il suo sogno proibito, la sua più grande ossessione. 
Una storia di amore e morte che dimostra una verità inoppugnabile: non è importante cosa una persona abbia fatto o cosa farà nel corso della sua vita, l’importante è trovare l’altra metà di sé stessa.

«[…] Forse lui l’avrebbe usata e buttata via, perché era questo che Ania era, una bambola rotta, un oggetto di piacere letale. Era nata per esserlo e soffrire ora non sarebbe valso a cambiare qualcosa, però gli avrebbe lasciato il segno delle unghie addosso, avrebbe solcato la sua pelle allo stesso modo dei tatuaggi che gli disegnavano il corpo. Se lui era assoluto, lei sarebbe stata l’estasi. Ivan Volkov era suo».



Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità 
di Simone Tedeschi

Genere: Saggio politico
Casa Editrice: Edizioni Epoké
Pagine: 180

Simone Tedeschi presenta un saggio politico di ampio respiro, che riesce a soddisfare pienamente sia chi vuole approfondire una materia che già padroneggia, sia chi si approccia per la prima volta a un testo di politologia. 
Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità ha uno stile chiaro e informativo, e fornisce al lettore meno esperto gli strumenti adatti alla comprensione dell’opera. Partendo dalla “preistoria” del Partito Democratico, e analizzando i fattori che hanno portato alle modifiche del suo sistema di pensiero e della sua struttura interna, il saggio prende in esame ogni tappa, contraddizione e svolta di un’organizzazione che ha visto tanti attori forti e in contrasto tra loro, e momenti di consenso generale e di disfatta. 
Un racconto che oltre ad essere accurato in ogni dettaglio riesce anche a interessare e coinvolgere con i suoi tanti spunti di riflessione.

«[…] Nei suoi 11 anni di vita il PD ha influenzato in maniera determinante la scena politica italiana: ha dimostrato grandi capacità di mobilitazione e di consenso; è stato protagonista di ben cinque esecutivi (trovandosi al governo per quasi 8 anni); con la sua stessa nascita ha contribuito all’evoluzione del sistema politico nazionale, incrociando i destini degli altri principali partiti. Non sorprende dunque se fin dalla nascita l’interesse intorno al PD sia stato sempre molto alto, tanto in ambito accademico quanto nella pubblicistica più generalista. L’obiettivo di questo volume è quello di mettere a sintesi quest’ampia letteratura, tentando un’analisi complessiva del percorso che dall’Ulivo ha portato al PD e alla sua evoluzione. Il punto di partenza attorno a cui si sviluppa il libro può essere riassunto in tre domande. La ricerca che ho condotto si sviluppa innanzitutto attorno ai “perché” del PD. Il primo grande quesito che ha investito il nuovo soggetto fin dal processo fondativo riguarda in effetti le sue ragioni profonde e può essere formulato così: quali sono le ragioni strutturali che hanno condotto alla nascita del PD? La seconda domanda verte invece “sull’organizzazione” ed è forse la più classica nella letteratura sui partiti. Afferisce in senso stretto agli aspetti organizzativi e può essere formulata così: quali caratteristiche ha seguito il percorso di strutturazione organizzativa e che modello ha effettivamente realizzato? La terza domanda si riferisce infine agli esiti del processo sotto il profilo “politico-culturale”. La domanda in questo caso è la seguente: qual è l’identità PD?».

lunedì 9 luglio 2018

Recensione: URLA NEL SILENZIO di Angela Marsons



Una detective tanto scontrosa quanto brava e professionale è impegnata in un caso difficile, per risolvere il quale non deve soltanto capire cosa è accaduto molti anni prima in un orfanotrofio ormai abbandonato, ma anche fare i conti col proprio passato e i propri personali demoni.


URLA NEL SILENZIO
di Angela Marsons

Ed. Newton Compton
trad. A. Ricci
372 pp
La prima scena davanti alla quale il lettore si trova non è delle più rassicuranti: cinque persone sono davanti ad una fossa, che viene riempita col cadavere di una persona. La morte di questa vittima innocente (una bambina!) è, per loro, un sacrificio necessario affinchè i segreti che li uniscono restino sepolti per sempre e non escano mai fuori, pena uno stravolgimento dell'esistenza di ciascuno dei cinque.

Ma essi non hanno considerato la vendetta che, al pari di un boomerang, torna indietro per chiedere (e chiudere) il conto, prima o poi.

Sono passati più di dieci anni e una di quelle cinque persone, legate tra loro da quest'atroce segreto, viene uccisa in casa sua, mentre sta facendo il bagno: si tratta di Teresa Wyatt e, prima di chiudere gli occhi per sempre, comprende che a farla fuori è proprio qualcuno che sa di quella morte innocente, ma mai avrebbe pensato che ad ucciderla e a farla tacere per sempre sarebbe stata proprio "quella persona".

Il mattino dopo giunge sul luogo dell'omicidio il detective Kim Stone, con il suo fedele agente Bryant; le indagini partono immediatamente ma le prime informazioni raccolte sulla vittima e sul suo stile di vita sono poche e nessuna è rilevante per chiarire chi potesse odiarla al punto tale da assassinarla.

L'unica cosa da cui partire è la sospetta insistenza con cui Teresa stava cercando di essere coinvolta in un progetto archeologico - organizzato da un certo prof. Milton - vòlto a cercare monete antiche nella zona di Rowley Regis, nel Black Country. Questo permette a Kim e alla sua eccellente squadra di fare dei collegamenti importanti: l'irreprensibile Teresa Wyatt (che fino a prima di morire era stata preside di una scuola), in passato aveva diretto un istituto per ragazze orfane e/o disagiate, Crestwood, che nel 2004 era stato definitivamente chiuso in seguito ad un misterioso incendio che, pare, non fece vittime.

Quello che Kim non sa, ma lo scoprirà a breve, è che ben presto cominceranno a morire (o comunque saranno prese di mira) tutti gli ultimi dipendenti del Crestwood; infatti, alla morte di Teresa, segue quella dell'ex chef dell'orfanotrofio, un certo Tom Curtis; a questa seconda vittima ne seguiranno altre, e tutte legate da quel segreto siglato sull'orlo della fossa (ma questo Kim non può ancora saperlo) e dal loro aver tutti lavorato nel medesimo istituto.

Cosa accadeva tra le squallide e fredde mura di Crestwood? Quelle povere ragazze ospiti dell'istituto, senza famiglia, cresciute senza amore, erano trattate con rispetto dal personale o piuttosto sono state vittime di abusi e azioni terribili?

Scavando nel terreno in cui si erge l'edificio mezzo incendiato, Kim - grazie al lavoro di esperti archeologi - farà una orripilante scoperta: un primo cadavere emergerà da quella nuda terra, e non sarà l'unico.

A chi appartengono quelle ossa? Chi le ha seppellite crudelmente sottoterra e, soprattutto, perchè e ad opera di chi si sono verificati quegli omicidi? 
Scavando emergono man mano atroci verità, verità però parziali, che lasciano immaginare i soprusi e le nefandezze cha alcune delle giovanissimi ospiti di Crestwood - cui appartengono quei cadaveri sepolti - hanno dovuto subire, come se la vita con loro non fosse stata già sufficientemente crudele, visto che si tratta di adolescenti rifiutate dalla famiglia stessa, con genitori più problematici di loro che le hanno abbandonate; scarti della società che in teoria qualcuno avrebbe dovuto desiderare aiutare, educare, recuperare... per dar loro l'opportunità di scegliere cosa fare e chi essere, dicendo NO ad un futuro costellato da meschinità e stenti.

Ma evidentemente in quel dannato orfanotrofio, non tutto il personale - a cominciare dalla rigida e anaffettiva direttrice, passando per i colleghi fino ad arrivare a custodi e chef - era amorevole e coscienzioso, e tutto hanno fatto fuorchè proteggere le sfortunate ospiti, bisognose di cura, amore e protezione.

Questa triste e vergognosa storia è come un'enorme pugnalata per Kim Stone...

Fredda, arrogante, scontrosa, poco incline allo scherzo e, quando è lei a lasciarsi andare alla battute, esse sono quasi sempre al veleno e molto caustiche; dedita esclusivamente al lavoro, con l'unico hobby di riparare moto, Kim non ha vita sociale; è rispettata sul posto di lavoro, ma "con riserva", nel senso che è vista da tutti come una testa calda, cocciuta e presuntuosa.

Eppure, chi ci lavora gomito a gomito ne accetta il caratteraccio, come il suo piccolo team di collaboratori, che le resta fedele nonostante le soventi bastonate da parte del "capo", che esige massima serietà e massimo impegno e da se stesso e dai suoi "uomini"; anche il capo della stessa Kim, benchè la bacchetti e le raccomandi di darsi una calmata e non fare di testa sua, sa di non poter fare a meno di lei perchè, come le dice il caro Bryant - un collaboratore prezioso per Kim, perchè il ragazzo è comprensivo, saggio, equilibrato e riesce ad essere diplomatico lì dove Kim è veemente e impetuosa; non per nulla lui è l'unica persona più vicino ad un amico che lei abbia -:

"... tu porti sempre a casa un risultato e (...) non ti dai pace finché non risolvi un caso, specialmente uno come questo".

Ed un caso come questo, dicevo, è durissimo da affrontare per la nostra tostissima detective, perchè il destino di quelle povere ragazzine lei lo conosce, avendolo vissuto sulla propria pelle...; è una gran fortuna che sia diventata un poliziotto, ma chi può dirle cosa le sarebbe successo se avesse incontrato solo persone negative sul proprio cammino?

Anche Kim, infatti, ha un passato disgraziato, brutto e da dimenticare; un passato fatto di solitudine, amarezza, sofferenze, perdite, umiliazioni; un passato in cui Kim, da piccola, ha dovuto subire la perdita drammatica dell'unico famigliare amato, e questa è una ferita aperta che mai si rimarginerà completamente, e alla quale lei cerca di non pensare per non farsi abbattere dal dolore, dai ricordi.

"Era abituata a vivere così. Le cose brutte andavano chiuse dentro una scatola e messe via. Il trucco stava nel non aprire mai quella scatola, e non capiva perchè la gente lo facesse in continuazione. Secondo il proverbio, il tempo guariva sempre ogni cosa. Bene, lei era diventata esperta nell'arte di manipolare il tempo a suo piacimento."

Ma l'empatia e le questioni personali non impediscono a Kim di fare il proprio lavoro ottimamente e il lettore segue le indagini passo dopo passo insieme a lei, apprendendo di volta in volta nuovi indizi e colpi di scena che gettano gradualmente un po' più di luce sui due filoni d'indagine: chi è il killer che s'è messo in testa di eliminare, quasi in stile "Dieci piccoli indiani", tutto il gruppo di dipendenti di Crestwood? 
E chi ha ucciso con ferocia indicibile le ragazze i cui poveri corpi si nascondo nel terreno adiacente l'infernale istituto? Quali storie di vita sono in grado di raccontare quelle povere ossa?

Nel corso delle ricerche, il detective Stone conoscerà sì persone viscide, ciniche e sospette, ma anche altre buone e provate dalla vita: William Payne, ad es., ex-custode di Crestwood, che amorevolmente si prende cura della propria figlia 15enne Lucy, affetta dalla nascita da distrofia muscolare; le sorelle gemelle Nicole e Beth, caratterialmente opposte tra loro e anch'esse con un passato infelice tra le mura dell'orfanotrofio.

E' un'indagine contorta, fitta di segreti, vite spezzate, azioni malvagie da parte di adulti che avrebbero dovuto avere ben altri comportamenti con delle ragazzine sbandate loro affidate, e spesso a Kim verrà la nausea perchè più si scava (letteralmente e non solo) nella verità, più emergono brutte storie...

Come dicevo, i colpi di scena non mancano nel corso dello svolgersi dei fatti, e verso la fine ce n'è uno che personalmente mi ha sorpresa più di tutti; con la protagonista, Kim, ho stentato a provare feeling, perchè ok l'infanzia difficile però il suo carattere è esagerato; ne apprezzo l'intelligenza e la professionalità, l'acume e il necessario distacco che sa porre tra sè e i casi cui lavora, ma in tanti atteggiamenti l'ho trovata urticante: deve imparare a sorridere più spesso, a non alzare gli occhi al cielo con aria scocciata ogni tre secondi, a non rispondere con maleducazione e saccenza pure a coloro che vogliono aiutarla, insomma ha tantissimi difetti che non me l'hanno fatta amare alla follia, ma alla fine non ho potuto fare a meno di comprenderle: il dolore e il senso di colpa che si porta dentro sono così grandi che la donna ha dovuto costruirsi una corazza dura per difendersi dai morsi di una vita ingenerosa che non le ha regalato nulla.

Un thriller mozzafiato, coinvolgente a ogni capitolo, le vicende si susseguono con un ritmo sostenuto, io mi sono fatta trascinare dalle indagini serrate e ho letto il libro con avidità perchè non riuscivo a staccarmene.
Ho provveduto proprio l'altro ieri a compare il secondo romanzo della serie su Kim Stone, "Il gioco del male".

domenica 8 luglio 2018

Curiosando su "99 giorni" (Burying water) di K.A. Tucker




Non sempre ci sono particolari o sensazionali motivi ispiratori perchè uno scrittore inizi a buttar giù quello che poi sarà un romanzo vero e proprio. E poi, ogni autore ha i propri personalissimi modi che lo conducono a creare una trama, dei personaggi, delle ambientazioni ecc...

Burying water ("99 giorni") di K.A. Tucker narra una storia d'amore dolce, passionale ma anche tormentata dal passato di lei, Acqua, un passato di violenza e umiliazioni di cui lei però non ha memoria, essendosi svegliata in ospedale dopo aver rischiato la vita perchè qualcuno l'ha pestata a sangue; a dire il vero, la ragazza non ricorda nulla di sè, neppure il proprio nome. Forse questa è l'occasione giusta per ricostruirsi da zero un'altra vita? Il ragazzo di cui si sta innamorando, Jesse, ha tutto l'interesse affinchè lei non ricordi nulla...

Ebbene, l'Autrice ha dichiarato che quando ha iniziato a scrivere la storia, non aveva programmato nulla in anticipo; ad es. in merito al doppio punto di vista (Acqua e Jesse), sapeva solo che a Jesse sarebbe stato affidata la narrazione del passato e ad Acqua quella del presente.
Però sapeva esattamente come sarebbe iniziata la storia e sapeva che il lettore avrebbe visto il passato di Acqua sbrogliarsi lentamente prima che lei capisse completamente cosa le fosse successo. 
Ogni piccolo interrogativo l'ha risolto giorno per giorno, una scena alla volta.

Al centro dei suo interesse, sin da subito, c'era il tema della verità. 
Ma più approfondiva la storia, più si rendeva conto che, per Acqua, quello delle seconde possibilità era ciò che le avrebbe dato la forza per continuare ad andare avanti, sia nel passato che nel presente. 
La Tucker voleva evitare che l'attenzione della sua giovane protagonista si fossilizzasse unicamente su quello che le era successo. 
L'importante, dice la scrittrice, è che quando si decide una tematica da portare avanti (come può essere quella della ricerca della verità o del rinascere dopo un trauma), la si inserisca in modo verosimile e non troppo fantasioso nella trama, così da evitare di fare moralismi e "prediche" ma piuttosto dando al lettore la possibilità di comprendere i personaggi ed empatizzare con essi.



Fonte consultata:

https://happyeverafter.usatoday.com














sabato 7 luglio 2018

Dal libro al film: I "Moschettieri del Re" e "La paranza dei bambini"



Poco dopo Natale, al cinema ci aspetta una divertente versione all’italiana dei celebri tre Moschettieri: i Moschettieri del Re è infatti ispirato al classico d’avventura di Dumas (recensione) e vede alla regia Giovanni Veronesi, nel cast Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini. Uscita al cinema il 27 dicembre 2018.

I quattro inseparabili amici, D'Artagnan (Favino), Aramis (Sergio Rubini), Athos (R. Papaleo) e Porthos (Valerio Mastandrea) hanno ormai abbandonato le spade per darsi chi ad allevare bestiame, chi si è dato alla lussuria, un altro s’è fatto frate e l’ultimo è un locandiere ubriacone. Un po' attempati, cinici e disillusi, ma sempre abilissimi con spade e moschetti, vengono richiamati all'avventura dopo oltre vent'anni dalla Regina Anna (Margherita Buy) per salvare il giovane sovrano Luigi XVI e la Francia dalle trame ordite a corte dal perfido Cardinale Mazzarino (Alessandro Haber) con la sua cospiratrice Milady (Giulia Bevilacqua).


La paranza dei bambini , tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, sarà diretto da Claudio Giovannesi e arriverà nelle sale nel 2019; nel libro - ispirato a fatti veri - si narra del terribile destino comune a tanti quindicenni in diversi angoli di mondo – tra cui Napoli e il Sud Italia –, dove la vera risorsa è non temere la morte e avere a disposizione molti anni per farsi la galera.


Film tratti dai libri in uscita nel 2018
.

venerdì 6 luglio 2018

Recensione: RITROVARSI di Raffaele Messina



Tra Capri e Napoli cresce e matura il giovane Francesco, il caparbio protagonista di questo romanzo storico, che vive la propria adolescenza durante i dolorosi anni della Seconda guerra mondiale, in un periodo tra i più difficili della Storia contemporanea, anni in cui all’uomo è tolta la libertà di essere se stesso e di manifestare liberamente il proprio credo e i propri valori.



RITROVARSI
di Raffaele Messina


Guida Ed.
Le vicende narrate in Ritrovarsi sono ambientate tra il 1938 e il 1946, inizialmente sull’isola di Capri e successivamente a Napoli.

Il protagonista è Francesco Nastasi, un ragazzino (la sua famiglia ha origini siciliane) che trascorre gli anni dell'infanzia nella bellissima Capri, giocando con i suoi amici più stretti e imponendosi, per il suo carattere risoluto e la sua determinazione, quale loro leader.

Sin dalle prime pagine comprendiamo come Francesco sia un ragazzino dallo spirito irrequieto e dalla personalità volitiva; quando il suo cuore inizia a battere per una ragazzina sua coetanea, Patrizia Levi, egli farà di tutto per conquistarla, riuscendoci.

Tra i due spunta un sentimento che, seppur acerbo, sarà un faro sempre acceso nella mente e nel cuore di Francesco, negli anni futuri.

La sua infanzia libera e felice, però, subisce un duro contraccolpo a causa dell'entrata in guerra dell'Italia, per volere di Mussolini, al fianco della Germania di Hitler.

La prima brutta notizia, che getta il giovane ed irruente Francesco nello sconforto e nella più totale perplessità, è la scomparsa di Patrizia e della sua famiglia; da un giorno all'altro, infatti, dei tre membri della famiglia Levi si perdono le tracce, come se fossero spariti nel nulla.
Si vocifera si siano trasferiti in Svizzera; ma perchè lei non gli ha detto nulla e se n'è andata senza neppure un saluto? Più tardi, il ragazzo scopre che sono andati via in segreto, per sfuggire alla deportazione, essendo essi di origine ebraica.

Perdere il grande amore è difficile da mandar giù e, come se non bastasse, il coinvolgimento dell'Italia in guerra - annunciato nel celebre discorso in piazza Venezia a Roma da parte del Duce (10 giugno 1940) - stravolge tutta la vita del nostro giovane innamorato, perchè con la sua famiglia si trova costretto a trasferirsi da Capri a Napoli, in seguito al trasferimento del padre, Salvatore, che è un maresciallo dei Reali Carabinieri.

Il rapporto tra queste due diverse generazioni, tra il padre Salvatore - uomo tutto d'un pezzo, severo, autoritario, un militare fin dentro le ossa, che fa sentire il proprio polso fermo in casa come in servizio e la cui "divisa" è tutto per lui, e mai si sognerebbe di tradirla, perchè sarebbe come tradire se stesso e i propri ideali di carabiniere - e il figlio, giovane e ribelle, che disprezza invece il lavoro del padre, ritenendolo un servo passivo di un governo fascista che sta prendendo decisioni ingiuste - quali, ad es., il trattamento nei confronti di chi non è considerato di "razza ariana"-, un militare che non sa difendere i deboli, che non sa opporsi a ciò che è sbagliato ma le accetta "perchè deve", non può che tramutarsi in uno scontro inevitabile, che vede i due fermi su due opposte posizioni, il che rende il clima in casa e tra loro molto teso, fatto di rimproveri e qualche sonoro ceffone da parte del padre - che pretende ubbidienza senza fiatare - e di accuse, intervallate da silenzi ostinati e infantili, da parte del figlio.
Fortunatamente per entrambi, a far da paciere c'è la saggia e comprensiva donna di casa, che cerca di placare le ire del marito e di far ragionare il suo unico figlio.

Questa conflittualità intergenerazionale sarà presente lungo tutto il romanzo e sarà bello vedere come la guerra riuscirà a far emergere importanti verità e consapevolezze che finiranno per avvicinare padre e figlio, i quali arriveranno a conoscersi davvero e ad aggiungere al gran bene che provano l'uno per l'altro, una profonda stima reciproca.
Quando l'Italia entra in guerra, tantissimi uomini si sentono esaltati dai discorsi patriottici e nazionalistici di Mussolini, condividendoli e augurandosi che i propositi bellici portino gloria e lustro al Paese; al giovane Francesco, invece, della guerra non importa un fico secco: la sua mente va sempre alla sua Patrizia che si trova in Svizzera, e che lui continua ad amare dentro di sè. desiderando raggiungerla e dichiararle tutto il suo amore.

Ma purtroppo tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e Francesco deve per ora accontentarsi di coltivare i propri sentimenti nel segreto del cuore, sperando che il destino permetta a lui e alla sua dolce amata ("chissà se anche lei pensa a me...", si chiede malinconico l'innamorato) di ritrovarsi.

E così, ci ritroviamo a seguire la crescita e la maturazione di Francesco, le sue pene d'amore, il difficile inserimento in una nuova scuola e il rapporto con nuovi compagni, i pregiudizi di questi su di lui in quanto siciliano; le brutte esperienze fatte attraversando certe zone di Napoli, e quelle - all'insegna del piacere - con le donne, che lo renderanno "uomo".
Le vicende personali di questo adolescente caparbio eppure sensibile e mosso da buoni sentimenti e ideali, si intrecciano con le dinamiche della Seconda Guerra mondiale e con le brutture che essa si porta dietro, dai bombardamenti in città alla penuria di viveri, dal clima di sfacelo su tutti i fronti al timore delle ritorsioni dei nazisti dopo l'Armistizio del 25 luglio 1943 e infine alle iniziative di rivolta da parte del popolo verso "il nemico", compresa la rivolta popolare delle “Quattro Giornate” di Napoli.

"Ritrovarsi" è un romanzo sì storico ma anche di formazione, perchè al centro vi è l'evoluzione umana e morale di un ragazzino che la guerra costringerà a crescere in fretta; il passaggio dall'infanzia all'adolescenza è, infatti, per Francesco tutt'altro che dolce, anzi, esso è netto, rapido, se vogliamo "traumatico", perchè è il contesto storico-ambientale, ad esserlo; sono anni di caos, di frenesia, di esaltazione, in cui si respira aria di guerra, e la mancanza di pace e di serenità si riversa sulle singole vite delle persone, e quindi anche in quella di Francesco.

Da ragazzino allegro che scorrazza tra le stradine di Capri e fa tuffi in mare per divertirsi con gli amici, a adolescente triste, nervoso, solo, che guarda con nostalgia e rimpianto "a ciò che è stato" e con timore e infelicità al presente.
Ma Francesco non è il tipo che si arrende, che si fa travolgere dagli eventi senza reagire; intraprendente e acuto, sa come farsi degli amici e il suo essere impavido (forse anche un po' incosciente) e sveglio emerge soprattutto in pieno conflitto mondiale, quando - ormai più grandicello - decide di dare il suo modesto ma non irrilevante contributo alla causa della libertà.

Come dicevo, l'autore si sofferma non poco sulla relazione padre-figlio e su come essa cambi, cresca, divenendo giorno per giorno qualcosa di positivo, in grado di arricchire tanto il severo ma onesto carabiniere quanto il suo impetuoso figliolo, alla legittima ricerca del proprio posto nel mondo e convinto della necessità di essere coerente con i propri princìpi e ideali. 
La durezza con cui Francesco giudica le scelte paterne, senza in realtà capirle appieno e davvero, mi ha fatto tenerezza, anche perchè è facile rivedere in questo impeto di ribellione adolescenziale qualcosa di non lontano all'esperienza di tutti noi, che abbiamo avuto l'età del protagonista: con quanta facilità si giudica e si condanna un genitore, arrivando a sentirsi più saggi e coerenti di lui..., quando invece sarebbe più giusto provare a capirne le motivazioni e i pensieri più intimi?

Positiva è la figura materna, dolce, coraggiosa, fedele al marito "nella buona e nella cattiva sorte".

La narrazione scorre fluida, coinvolgente, grazie al giusto equilibrio tra i dialoghi, la parte narrativa e le sequenze riflessive, e al linguaggio immediato, che in certi momenti - e per descrivere specifiche scene - non manca di essere molto crudo, realistico, come del resto crude e realistiche sono le esperienze che fa il giovane protagonista e che lo fanno crescere.

Ma la realtà terribile, devastante e crudele della guerra non può soffocare il bello che c'è nell'Uomo: la voglia di libertà e il combattere (il morire!) per essa, il sacrificio, il saper resistere e stringere i denti aspettando che passi il "brutto momento", l'amore tra i membri di una famiglia, l'altruismo verso chi è vittima di ingiustizia, l'amore fresco e puro tra due ragazzi che neanche un sanguinoso e lungo conflitto bellico riesce a spegnere.
Ma fra tutti, è la speranza ad essere il sentimento più tenace: la speranza di poter riprendersi la propria vita, i propri sogni, il proprio amore, quando l'incubo sarà finalmente terminato.

Nonostante la guerra sia un evento inevitabilmente drammatico, il libro si legge con molta scorrevolezza e senza alcuna ombra di pesantezza, in virtù di una scrittura vivace e pulita che permette al lettore di sentirsi coinvolto in prima linea nelle vicende narrate attraverso l'immedesimazione con Francesco, caratteristiche, queste, che mi portano ad affermare che questo romanzo può piacere non solo a quanti amano le storie ambientate nel periodo bellico, ma anche a chi di solito non le preferisce.


Reading Challenge
obiettivo n. 22.
Un libro ricevuto in regalo.

giovedì 5 luglio 2018

Recensione: STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLI #1 di Francesca Cavallo, Elena Favilli



C'era una volta... una, due, dieci.., cento bambine, che avevano deciso di perseguire i propri obiettivi e realizzare i propri sogni nonostante le difficoltà e gli scoraggiamenti; quelle bambine sono diventate delle piccole grandi donne che, ognuna a modo suo e con il suo piccolo contributo, hanno lasciato un esempio e sono state fonte di ispirazione per altri, uomini e donne, dopo di loro.


STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLI #1
di Francesca Cavallo, Elena Favilli



Ed. Mondadori
224 pp
19 euro
illustrato
Età: 6-9 anni
Questo colorato libro di favole speciali (corredato da belle illustrazioni) è stato scritto per tutte quelle bimbe che sanno ciò che vogliono; quelle bambine che gli altri molto facilmente apostrofano come "ribelli" ma forse vorrebbero dire "decise, determinate, forti, testarde, coraggiose".
Delle combattenti, insomma.

Sono cento le bambine, poi diventate ragazze e donne adulte, che le Autrici ci portano come esempi di forza e determinazione: bambine che hanno vissuto in epoche e luoghi differenti e lontani, che tra loro - la maggior parte di esse quantomeno - neanche si sono mai incontrate e conosciute, ma che hanno molto in comune: lo spirito battagliero, il sapere sempre cosa volevano dalla vita e il non darsi mai per vinte fino a quando non lo raggiungevano: "questo il segreto per ottenere grandi risultati nella vita.".

Bambine che si sono ribellate alle concezioni che la società, e in particolare i maschi, avevano della donna e del suo ruolo nella comunità: chi l'ha detto che le femminucce debbano starsene in casa a cucinare e basta, a badare alla famiglia, a far figli, senza avere il diritto di fare altro, di porsi degli obiettivi, di provare a mettere a frutto le proprie capacità?
Non solo, ma tante di queste donne hanno combattuto contro l'ingiustizia, contro l'ignoranza, contro i pregiudizi di genere, razziali..., e si sono messe in prima linea per portare avanti le proprie battaglie e far sì che certi diritti, certe libertà fondamentali dell'Uomo, venissero rispettati.

E così, tra queste pagine, ho percorso una sorta di viaggio intorno al mondo, incontrando bambine/donne più o meno note: dalla sensuale e forte Cleopatra al genio di Rita Levi Montalcini; dalle energiche battaglie di attiviste politiche (tipo Evita Peròn, Hillary Clinton) alla bravura di artiste di varia natura, come Coco Chanel o di Artemisia Gentileschi o Frida Kahlo; da spericolate amanti della natura (come Maria Sibylla Merian) a scrittrici di talento (come l'Allende); e ancora tenniste, regine-guerriere, piratesse, donne di scienza, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef, sportive…: non manca nessuna!

Perchè non c'è bambina che non possa diventare la donna che desidera essere; ci vuole una grande forza di volontà, determinazione, generosità, sacrificio, creatività... per realizzare i propri sogni, può essere difficile, non sempre è una passeggiata (beh..., quasi mai, a dire il vero), ma nulla è impossibile.

Cento donne diversissime l'una dall'altra, ma con una medesima importante consapevolezza: non c'è sifda che non possa essere affrontata e vinta.

«Anche di fronte alle più grandi sfide, non abbandonare mai i tuoi sogni. Più insisterai, più ti avvicinerai a ottenere quello che desideri. Quando le cose diventano difficili, tu diventa ancora più forte».

Donne che non hanno necessariamente vinto sempre e in tutti i momenti della loro vita (e della loro battaglia)..., non dal punto di vista dell'uomo, perchè sapevano che...

"...la chiave per la vittoria era saper perdere: «Nessuno vince in continuazione. Se riesci a ripartire dopo una cocente sconfitta, per poi vincere di nuovo, un giorno sarai un grande campione»."

... ma che non hanno comunque smesso di credere in loro stesse, in ciò che erano in grado di fare per migliorare la vita non solo propria ma ancor più quella degli altri, di un popolo intero come di una comunità o di un gruppo di persone.

Questo "progetto" d raccogliere 100 storie al femminile sotto forma di favole (l'incipit è il classico "C'era una volta...") mi è piaciuto molto, lo trovo originale; un mezzo semplice ed efficace per far conoscere alle giovani generazioni alcune delle tantissime donne che hanno dato un contributo non indifferente alla Storia e che meritano di essere ricordate, non solo perchè tante di esse trovano posto nella società odierna (pensiamo a certe "scoperte" di tipo scientifico/medico di cui godiamo ancora oggi) ma perchè sono un esempio di cosa voglia dire credere in se stessi, sfruttare consapevolmente i doni, i talenti, le capacità che si possiedono, recando benefici a noi e a chi ci circonda.

Donne che ci insegnano, ad es., una verità fondamentale: se noi non crediamo di essere capaci a far qualcosa (che amiamo e per la quale ci sentiamo portati), se non combattiamo noi per i nostri sogni..., chi lo farà al posto nostro?
Se vogliamo ottenere qualcosa, dobbiamo sforzarci, studiare, fare sacrifici, allenarci, mettere da parte timori e timidezza, forse tapparci anche le orecchie perchè le voci scoraggianti ci saranno sempre, pronte a ricordarci che "non siamo capaci", "siamo troppo piccole/grasse/brutte/insulse...", e soprattutto... siamo femmine!, e certe cose è bene lasciare che restino prerogative maschili...!
E' successo anche a queste cento guerriere: poprio quando attorno a loro (anche in famiglia) tanti sostenevano: "Non ce la farai!",  esse hanno sorriso, si sono armate di forza e coraggio, hanno alzato il mento in aria con lo sguardo fiero e hanno proseguito per la propria strada, e il tempo ha dato loro ragione, tant'è che noi oggi le conosciamo, le ammiriamo, le ritroviamo sui libri di storia, le vediamo in tv, ne sentiamo parlare...: hanno lasciato il segno, e non uno qualsiasi, bensì proprio il segno che volevano lasciare!

Donne ordinarie, comuni, non certo delle aliene, ma che hanno fatto delle proprie doti, della propria esistenza, qualcosa di straordinario perchè hanno avuto la giusta fiducia in loro stesse e hanno creduto che anche tramite loro qualcosa di bello e di buono potesse essere fatto.

Molto carino, formativo, davvero una bella idea, per es. da regalare a giovani lettrici; favole "moderne" semplici nel linguaggio, che colgono gli aspetti fondamentali delle vite delle cento donne protagoniste, facendocele apprezzare.


Le autrici. SITO
Elena Favilli è una scrittrice e una giornalista professionista. Ha lavorato per Colors, McSweeney's, Rai, Il Post e La Repubblica, e diretto redazioni digitali sulle due sponde dell'Atlantico. Si è laureata in semiotica all'Università di Bologna e ha studiato giornalismo digitale all'Università di Berkeley, in California. Nel 2011, insieme a Francesca Cavallo, ha creato Timbuktu, la prima rivista iPad per bambini mai realizzata. È fondatrice e amministratrice delegata di Timbuktu Labs. Storie della buonanotte per bambine ribelli è il suo quinto libro.

Francesca Cavallo è una scrittrice e una regista teatrale. Si è laureata in scienze umanistiche per la comunicazione all'Università Statale di Milano, e si è successivamente diplomata in regia alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi.Appassionata innovatrice sociale, Francesca è la fondatrice di Sferracavalli, un Festival Internazionale di Immaginazione Sostenibile nel Sud Italia. Nel 2011, ha unito le proprie forze con Elena Favilli per fondare Timbuktu Labs, dove ricopre il ruolo di direttrice creativa. Storie della buonanotte per bambine ribelli è il suo settimo libro.



mercoledì 4 luglio 2018

Recensione: IN CIMA AL CUORE di Mia Mistràl



Un tranquillo paesino sugli Appenini, in cui la vita scorre placida e sempre uguale, in cui l'età media degli abitanti è over 50 e dove il pettegolezzo e il chiacchiericcio sui fatti altrui è all'ordine del giorno: questo è lo scenario in cui è ambientata la storia divertente e sensuale di Chiara, una ragazza "costretta" ad improvvisarsi "detective degli animali".


IN CIMA AL CUORE
di Mia Mistràl


132 pagine
0,99 €
4/5/2018
Chiara è appena tornata nello sperduto e pacifico paese di montagna in cui ha trascorso buona parte della propria infanzia, ma la ragione non è delle più liete; infatti, la sua cara e anziana zia Olimpia è morta, colpita da un improvviso infarto, in casa propria.
Incontrando l'amica notaio, Roberta, apprende un'altra notizia, che ha quasi del surreale: sua zia le ha destinato in eredità soldi e casetta in montagna, ma a una imprescindibile condizione: deve scoprire chi ha ucciso la sua adorata cagnolina. 

Eh sì, perchè la zietta, conosciuta e rispettata da tutti in paese, non viveva esattamente da sola, bensì con l'amatissima cagnetta, Ellie.
Purtroppo, però, poco prima che morisse lei, anche la cagnolina è deceduta e. stando ai racconti e alla testimonianza di chi ne ha ritrovato il corpo, Ellie era caduta in un burrone.

Se dal regno dei morti Olimpia chiede che si indaghi e si faccia giustizia è perchè evidentemente non crede alla versione ufficiale. Sta a Chiara far venire a galla la verità vera.

La ragazza non sa se ridere o piangere: Olimpia le ha lasciato una bella gatta da pelare e trova quasi imbarazzante l'idea di andare in giro a far ricerche per capire come è davvero morta la povera Ellie.
Il buonsenso le suggerirebbe di lasciar perdere ma lei non ha nessuna intenzione di lasciarsi scappare né i soldi né la deliziosa mansarda sull’Appennino che da sempre sente sua, così si arma di pazienza e si butta in questo strano enigma in perfetto stile Cluedo.

Anzitutto, coinvolge l'antipatico e sbruffone veterinario del paese, che tanto simpatico era alla zia:  Leandro.
I due si conoscono da anni, hanno condiviso gli anni della "perfida adolescenza": per lui, lei è rimasta "Spaghettini" (soprannome affibbiatole da zia Olimpia per via dei capelli di Chiara), e per la ragazza lui è il solito arrogantello, sempre pronto a far battute caustiche che la mettono in imbarazzo per i doppi sensi.
Insomma, le scintille tra i due non mancano, ma Leandro - per rispetto alla memoria delle defunte Olimpia ed Ellie? per far colpo sulla riservata Chiara? - decide di collaborare e dà il proprio professionale contributo arrivando a riesumare il cadavere della bestiola e a farne l'autopsia...

Ma le loro bizzarre investigazioni devono fare i conti con un giovanotto, tanto sexy quanto ombroso e sulle sue, di nome Furio: si tratta di una guardia forestale, la stessa che ha recuperato il corpo privo di vita di Ellie.
Ebbene, di lui la zia proprio non si fidava... Come mai? Forse non ha mai creduto alla versione del burrone?
In effetti, qualche piccolo dubbio si insinua nella mente di Chiara, visto ci sono almeno un paio di ragioni per cui era quanto meno improbabile che la cagnetta coprisse il tragitto da casa di Olimpia al burrone da sola...

Fatto sta che, dubbi o non dubbi, questo Furio è un bel pezzo di giovane: alto, aitante, sguardo enigmatico, emana sensualità a ogni movimento; certo, non sembra sprizzare giovialità e simpatia da tutti i pori, ma vabbè, non si può aver tutto dalla vita, no?

Chiara si ritrova ben presto in mezzo a due fuochi; single da un po', sente di essere attratta da subito da questa guardia forestale taciturna ma in grado di stenderti con uno sguardo; eppure, qualcosa in lui non la convince: e se le nascondesse qualcosa?
La voglia di conoscerlo e frequentarlo c'è... e la ragazza dovrà chiarire con se stessa se Furio le interessa come uomo o come mezzo per far luce sulla morte di Ellie e poter entrare in possesso della cospicua eredità.
E lui? E' preso realmente da Chiara o il suo apparente interesse nasconde altri fini meno nobili?

A complicare le cose ci si mette quel bel tipo del veterinario, che sembra aver messo anch'egli gli occhi su Chiara...
Chi di loro la spunterà? Chiara riuscirà a far luce sulle dinamiche della morte di Ellie?

Un romance contemporaneo che si legge fluentemente, dal linguaggio semplice, fresco,gli abbondanti dialoghi danno vivacità al ritmo narrativo; i personaggi che  portano avanti lo svolgersi delle vicende sono pochi, ma le dinamiche e gli equivoci che si innescano tra loro sono divertenti, narrate con ironia e umorismo che - uniti a un pizzico di sensualità - rendono la lettura molto piacevole e stuzzicano la curiosità del lettore.
Suggestiva e affascinante l'ambientazione di montagna, molto ben descritta, sembra di essere lì con Chiara, di respirare l'aria pura, di ammirare il cielo terso e i fiori profumati e di svariati colori, insomma di godere quella pace che la natura sa offrire.
Il tocco giallo e l'amore per gli animali sono altri due aspetti piacevoli di questa prima parte di "In cima al cuore".

Ringraziando l'Autrice per avermi dato l'opportunità di leggere questo primo episodio, vi aspetto per il secondo nei prossimi giorni!!

martedì 3 luglio 2018

Recensione: IL MORBO DI HAGGARD di Patrick McGrath



Solitudine, amore ossessivo e morboso, sofferenze fisiche, insonnia: questo circonda la grama vita di un medico solitario, la cui mente è proiettata in un passato che non si ripresenterà mai più, il cui cuore è ingabbiato in sentimenti che non gli recano alcuna gioia ma solo tormento, e il cui corpo è sfiancato da dolori atroci, in virtù dei quali, paradossalmente, egli si sente ancora vivo.


IL MORBO DI HAGGARD
di Patrick McGrath



Adelphi Ed.
208 pp
1999
Siamo nella Londra del 1940, dunque in pieno conflitto mondiale e nel cielo d'Europa gli Spitfire e si incrociano con i Messerschmitt di Göring.

Edward Haggard è un giovane dottore; solo un paio di anni prima è stato una promessa della chirurgia e non era affatto irrealistico pensare che avrebbe fatto carriera in questo ambito.
Ma la vita (o sono stati i suoi sentimenti, il suo amore ossessivo?) si è fatta beffe e di lui e attualmente non presta più servizio al St. Basil - ospedale londinese dove ha esercitato la professione fino a non molto tempo prima -, bensì ha acquistato una maestosa villa (Elgin) in un paesino sperduto e solitario, Griffin Head, svolgendovi la professione di medico di famiglia, essendo subentrato al vecchio dottore, ormai in pensione.

Elgin è una vecchia dimora in stile edoardiano affacciata su una scogliera in riva al mare e l'uomo vi abita dal 1938.

Trasferirsi a Elgin ha rappresentato una sorta di "esilio" cui Edward è stato in un certo senso costretto da una serie di drammatiche circostanze vissute mesi prima. A fargli compagnia, oltre alla presenza di una domestica, la signora Gregor, c'è Spike.
Chi è Spike?
Non è un cane, un pappagallo o un altro dei classici animali domestici: è un pezzo di ferro che gli è stato impiantato nell'anca dopo che se l'è rotta; questa giuntura artificiale gli dà dolori e fitte lancinanti, che lo tormentano, gli impediscono di dormire, di stare per troppo tempo in una stessa posizione, insomma è la sua personale "spina nel fianco". Eppure, Edward si rivolge a Spike e parla di esso come se fosse una persona, una sorta di coinquilino (e in fondo lo è, ad esser pignoli) con cui lui è tenuto ad andar d'accordo; per tenerlo buono, il claudicante dottore si spara iniezioni di morfina, che gli placano i dolori donandogli qualche ora di "placida euforia".
Cosa è successo all'anca di Edward?
L'episodio che l'ha reso zoppo e dolorante a vita lo scopriremo nel corso della lettura.

Ma andiamo per ordine, quell'ordine che poco appartiene al nostro Haggard e al suo modo di raccontare i fatti.
Perchè è lui in persona a narrarci ogni cosa; ma il vero destinatario della sua intima e accorata "confessione" non è tanto il lettore, quanto un altro uomo: James Vaughan.

James è un giovane aviatore della RAF* che un giorno, all'improvviso, gli si presenta in casa con una frase sconcertante: «Penso che lei abbia conosciuto mia madre».

Bastano queste poche parole per sconvolgere il presente di un uomo che, nella desolazione della propria volontaria solitudine e nell'abitudinarietà di un'esistenza priva di qualsivoglia stimoli, aveva già deciso come la propria esistenza dovesse essere una sorta di culto feticistico in onore dell'unica donna da lui amata e perduta per sempre: Fanny Vaughan, la mamma di James.

Era il 1937 quando, partecipando ad un funerale, gli occhi tranquilli dell'anonimo e poco attraente aspirante chirurgo Edward Haggard incrociano quelli magnetici della bella ed elegante Fanny; i due si ritroveranno poco tempo dopo ad una cena e di lì a breve inizieranno una relazione amorosa clandestina.

Fanny, infatti, è sposata; suo marito è Ratcliff Vaughan, l'anziano anatomopatologo di St. Basil, e la coppia ha un figlio che è ancora un ragazzo (James, appunto), ma ciò non impedisce a lei e Haggard di lasciarsi andare alla passione e di cercare, ogni volta che possono, dei momenti di intimità solo per loro.

Haggard, in particolare, si innamora follemente di questa donna eterea, dalla pelle diafana come quella di una dea, col corpo sinuoso, gli occhi enigmatici, la risata cristallina, la voce suadente, e di lei il giovane dottore dice:

"...tua madre mi prese il cuore, lo conquistò senza neppure dar battaglia."

La passione amorosa per l'amante invade la mente e il cuore di Haggard, obnubilandone addirittura i sensi, rendendolo distratto sul lavoro, cosa che un chirurgo - che ha tra le mani la vita di esseri umani - proprio non può permettersi.

Come andrà a finire la storia d'amore tra i due? E se il marito scoprisse questa tresca..., come reagirebbe e cosa farebbe l'adultera?

Una cosa è chiara dalle prime pagine, o comunque da quando James piomba in casa di Haggard, mostrando interesse per la "conoscenza" che il dottore aveva della madre: Fanny è deceduta ed infatti il suo "fantasma" ossessiona ancora Edward, come lo ossessionava il pensiero di lei anche quand'era viva...

Del resto, la stessa villa, Elgin, egli l'ha trasformata in una sorta di tempio in memoria della sua dea...:

"Spesso il suo spirito sembrava padrone della casa più ancora di me, quasi l'avessi stregata con il suo ricordo. E in qualche modo era così... un museo della nostalgia, ecco cosa avevo fatto di Elgin".

La casa è infestata del ricordo di Fanny, l'amore per lei non ha mai cessato di accendere il cuore e i sensi di Edward, che vive in funzione di ciò che è stato e che, in fin dei conti, ha anche distrutto la sua vita..., rendendolo un relitto, uno zoppo infelice e solo, il cui unico svago è fare passeggiate faticose e non prive di pericolo per raggiungere la scogliera e ammirare il mare nero e in tempesta, che si infrange selvaggiamente contro gli scogli.

L'animo straziato e disperato di Haggard si sposa perfettamente con l'ambiente attorno a sè, che siano le scene di una natura selvaggia e indomabile, feroce e oscura - che sono specchio delle tempeste che si agitano in lui - o la stessa villa Elgin, isolata, abbandonata eppure monumentale, con un che di romantico, ma un romantico non poetico, bensì struggente, inquieto.

Come reagisce Haggard in presenza del figlio del suo grande amore, venuto in casa sua per sapere qualcosa in più sulla mamma morta?

Haggard, superato lo sconcerto iniziale, si lascia prendere da una specie di gioiosa frenesia, e comincia ad aspettare le visite di James - che mostra sempre un atteggiamento distaccato, senza dare confidenza - come un innamorato brama ardentemente che arrivi l'ora dell'appuntamento con l'amata.

C'è qualcosa di stranamente morboso in Edward verso il giovane ospite: forse in lui, nei suoi lineamenti delicati e in certi modi di fare, rivede la madre, e l'amore feroce e assillante nutrito per lei si riaffaccia prepotente spingendolo in modo irresistibile e inquietante verso il ragazzo...?

Come dicevo, il racconto è in prima persona ed è una sorta di lungo monologo che il protagonista e voce narrante rivolge a James; non c'è un vero e proprio presente che si intervalla ai flashback, perchè è tutto nel passato e solo giunti alla fine capiamo qual è la situazione presente.
All'inizio questa "confessione" intima ci appare delicata e per lo stesso Edward è facile provare sentimenti di pietà e simpatia, ma man mano che proseguiamo nella lettura ci rendiamo conto di come invece essa assuma contorni asfissianti, claustrofobici. Malati. 

Edward è un uomo che vive e si nutre di fantasmi frutto di un amore che si è trasformato in una fissazione morbosa, che non si è acquietata con la morte dell'oggetto del desiderio, anzi: essa è lasciata in vita ed è alimentata dallo stesso Haggard, che pensa, invoca, si strugge per la sua Fanny giorno e notte, incessantemente, la sente ovunque, dentro e fuori di sè e forse in questo strazio egli si crogiola, vive di esso.

"Decisi che non avrei permesso al ricordo di atrofizzarsi, di appassire e morire. Lo avrei mantenuto vivo, lo avrei nutrito, ne avrei fatto un oggetto di venerazione e avrei costruito nel mio cuore un altare sul quale offrire, ogni sera, i miei atti di devozione. Vedi, mi ero reso conto di essere una di quelle rare persone che, avendo amato, arrivano a considerare l'amore l'attività spirituale più alta cui un essere umano possa dedicarsi. L'amore, per me, non è effimero, non è un'emozione passeggera, uno stato transitorio, un tuffo o un volo nella follia o nell'estasi: io lo considero, piuttosto, una condizione sublime, o addirittura sacra, una condizione in cui vengono esercitate tutte le migliori e più elevate facoltà umane."

Il cuore del romanzo è incentrato su questo salto all'indietro, e si va dai fatti accaduti tre anni prima, in cui apprendiamo com'è nata la relazione con la donna e come essa si è interrotta, a quelli più recenti delle visite di James, passando per la personale tragedia che ha reso Edward un anonimo medico di un paesino sconosciuto, nonchè uno zoppo il cui fisico e il cui spirito sembrano invecchiati irrimediabilmente.

E' verso la fine che comprendiamo qualcosa in più su James e sull'interesse di Haggard nei suoi confronti, dal punto di vista medico, ma che in realtà si rivestono di qualcosa di anomalo...

Un romanzo attraversato dall'inizio alla fine da atmosfere angoscianti, dal racconto di un amore che non ha fatto bene a chi lo coltiva dentro sè, anzi: l'amore come forza distruttiva, come la ricerca spasmodica e folle di tenere in vita ciò che invece il fato ha voluto toglierci; un fuoco che consuma e che travolge la ragione, diventando una malattia dello spirito, forse peggiore di quella fisica.
Haggard è un uomo che non ha nulla di attraente, ed è lui stesso a descriversi oggettivamente come un tipo dal fisico sproporzionato; certo, è un'anima sensibile, ed è questo ad attirare una donna aggraziata e di classe come Fanny; non è un granchè come medico e qualche guaio lo combina. Insomma, lui e l'eroe romantico e tormentato sono lontanissimi, agli antipodi.

La villa solitaria, grande, deserta, posta presso il mare, è una location che mi affascina; la scelta di dare alla narrazione dei fatti un taglio introspettivo, intimo, vòlto a raccontare fatti del passato mi piace; Haggard è un narratore dettagliato, non si lascia sfuggire l'analisi precisa (chirurgica!) dei moti della propria anima, come anche degli odori, dei rumori, di tutto ciò che caratterizza la vita in ospedale, visto dalla parte dei dottori, molti dei quali operano con cinismo, freddezza, guardando al corpo umano come un oggetto di studio e basta.

E' stata una lettura che, onestamente, mi ha dato sensazioni contrastanti, perchè se è vero che riconosco in McGrath il suo essere un ottimo narratore, che sa scavare nei recessi più profondi e contorti dell'animo umano, è altrettanto vero che si viaggia sul filo della follia, del disturbo, dell'ossessione perchè il suo Haggard è davvero contorto, il che mi ha reso perplessa durante la lettura e non mi ha fatto simpatizzare per questo dottorino, che alla fine non ci sta tanto con la testa.

Ma la cosa più inquietante è che il lettore diventa inevitabile spettatore di un racconto connotato da una serie di elementi torbidi, che esercitano come un richiamo, una fascinazione inspiegabile su di lui non dissimile da quel potere attrattivo che spinge Haggard verso "il povero James".
Per farla breve, ho provato un'ambivalenza verso questo libro: mi ha sì intrigato, l'ho letto fluentemente e con curiosità, perchè mi interessava arrivare alla fine, ma allo stesso tempo mi ha provocato sensazioni non sempre positive, come una specie di "odi et amo", di attrazione-repulsione.

Penso di leggere prossimamente "Follia" di questo autore, libro di cui ho sentito parlar bene.


*sigla di Royal Air Force (Regia Forza dell'Aria), denominazione della aviazione militare britannica.

lunedì 2 luglio 2018

Recensione: IL FUOCO SACRO DI ALTEA.Gli arconti ombra di Isabel Harper



Buongiorno e buon inizio di settimana!
Ecco a voi la prima recensione di luglio ^_-


Avventura, fughe rocambolesche, inseguimenti, singolari mezzi di trasporto, animali fantastici dai nomi  e dall'aspetto bizzarri, uno scrigno prezioso e due ragazzini alla ricerca di un fuoco che può restituire vitalità a un'intera città.


IL FUOCO SACRO DI ALTEA. Gli arconti ombra
di Isabel Harper



Edicart
319 pp
12.90 euro
Ailan è un ragazzino intelligente e vivace che vive spensierato ad Altea, con i suoi genitori; i suoi inseparabili amici sono uno strano animaletto femmina di nome Zill (dotato di poteri particolari che lo rendono straordinariamente in sintonia con il suo padroncino), fedelmente appollaiato sulla sua spalla, e la compagna di scuola Marill, una tredicenne saggia e vispa che dimostrerà molto coraggio e lealtà nel corso dello svolgersi delle vicende.

Il padre di Ailan è un pittore e una mattina Ailan è in giro per cercare di venderlo e guadagnare qualche soldino, quando si imbatte in un uomo dall'aria poco raccomandabile, che più tardi scoprirà essere Kaspar Kayman, capo dei feriflammi, i funzionari dei Servizi Segreti di Altea. L'uomo è anche il braccio destro dell'unico arconte che governa su Altea, Victor Vimperion, e per compiacerlo è pronto a tutto; quando incontra casualmente il giovane Ailan e nota che con lui c'è Zill, desidera impadronirsene a tutti i costi.

Ailan diviene ben presto il bersaglio dei feriflammi, per sfuggire ai quali finisce per rifugiarsi in una bottega davvero speciale: il Bazar delle Meraviglie, un luogo magico, in cui è custodito un numero infinito di oggetti particolari, dall'uso sconosciuto; il proprietario è Dedalus, da tutti ritenuto un tipo strano, brontolone e bizzarro.
In realtà Dedalus non è uno qualsiasi, ricopre anzi un ruolo non irrilevante nella storia e sia lui che la cara nonna di Marill, la pasticcera Amandine, incoraggiano i due ragazzi ad essere protagonisti di un'importantissima e segretissima missione...
Di cosa si tratta?

Un tempo l’isola di Altea era un paradiso sereno, ma ora sta morendo: i suoi abitanti diventano ogni giorno più grigi e spenti, in essi non c'è più alcuna gioia e la loro forza vitale si sta esaurendo. Come è potuto accadere tutto questo?

La colpa è tutta di colui che attualmente li governa, il crudele arconte Victor Vimperion, ricco e potente; egli sfrutta l’isola in modo egoistico per accrescere i propri averi e progetta nuove macchine per produrre sempre di più, incurante dell’inquinamento. Si mantiene giovane grazie al siero che allunga la vita, ma le sue mire sono ancora più ambiziose: vuole governare ed essere l'unico arconte di Altea e per farlo ha bisogno
di impossessarsi della Fiamma di Altea.

La Fiamma, il mitico Fuoco Segreto, è scomparsa e a cercarla disperatamente non è solo il malvagio Vimperion, ma anche gli Arconti Ombra,  anche se per uno scopo ben più nobile: risvegliare gli abitanti dell’isola prima che sia troppo tardi. 

Purtroppo la polizia segreta di Vimperion impedisce agli Arconti Ombra di agire liberamente, infatti essi son costretti ad operare di nascosto e a reclutare ragazzi inesperti cui affidare la più pericolosa delle missioni: ritrovare la Fiamma di Altea.

Missione che, per l'appunto, verrà affidata ai due amici, Ailan e Marill che, seppur titubanti e un tantino intimoriti dalla portata dell'incarico, andranno incontro a quest'avventura incredibile, affrontando non pochi pericoli, finendo in prigione e cercando vie di fuga spericolate per scampare ai feriflammi e alla crudeltà di Vimperion.

Marill tirerà fuori il suo caratterino deciso e agirà sempre in modo leale, sacrificandosi pur di non lasciar solo Ailan, e quest'ultimo scoprirà di essere più audace di quanto avrebbe creduto, saprà fare scelte sagge e si lascerà guidare dall'intuito per escogitare delle soluzioni ai piccoli grandi problemi che si presenteranno di volta in volta.

Un'avventura in cui, in qualità di lettrice, mi sono sentita piacevolmente coinvolta e che mi ha appassionata; mi sono ritrovata a incontrare personaggi buoni e onesti ed altri cattivi ed egoisti, come anche altri buffi che ci regalano momenti di ilarità, tipo i due strambi feriflammi Sberling e Coppins; non solo, ma, grazie ai giovani protagonisti, sono andata di qua e di là tra le strade assolate di Altea, tra buie e squallide prigioni e sontuosi palazzi reali; mi è sembrato di sentire il profumino dei dolcetti della pasticceria di Amandine; ho fatto la conoscenza di pericolosi marchingegni, misteriosi ed efficienti tecnomaghi, buffi gendarmi in velocipede, oggetti solo all'apparenza comuni ma in realtà magici e il cui giusto impiego sarà di grande aiuto ai nostri piccoli eroi; mi sono divertita nel conoscere vari e incredibili animali dai nomi fantasiosi, come memostrilla, mimure, tenerilli...; non manca l'affascinante e misteriosa creatura chiamata ipogena... Siete invitati a fare la loro conoscenza!!

E' un romanzo avventuroso che si legge tutto d'un fiato, le peripezie che vedono coinvolti i giovanissimi e impavidi protagonsti si susseguono rapidamente l'una dietro l'altra e li mettono davanti a scelte importanti, che li faranno crescere e li renderanno consapevoli delle propre potenzialità; la tecnologica città di Altea è collocata nell'omonima isola immaginaria e passeggiare (o meglio, correre a perdifiato!) e con gli occhi dell'immaginazione tra i palazzi, le stradine e il porto è stato affascinante; molto bella la copertina e in generale il progetto grafico che caratterizza il libro.

Lo consiglio, perchè è ricco di azione, ha un ritmo incalzante, personaggi intriganti, uno stile narrativo vivace e adatto a giovani lettori, consono al genere e alla storia, uno sviluppo degli eventi avvincente, originale, con la giusta dose di colpi di scena; insomma, un fantasy che può divertire e incantare lettori molto giovani... ma anche meno giovani!

E' una saga fantasy composta da 4 volumi e a questo seguiranno IL TESORO DI VJNLAN, LA REGINA DI KEOLA e LA NUOVA FIAMMA. Questo è il sito dedicato alla saga.


domenica 1 luglio 2018

Bilancio di letture di Giugno + Reading Challenge 2018



Siamo in estate, abbiamo superato la prima metà del 2018 ed io sono pronta a riepilogare con voi le mie letture del mese di giugno.


READING CHALLENGE


.

Obiettivo n. 19 - Un libro in cui la neve sia protagonista o comunque un elemento importante. LA NEVE ERA SPORCA di Georges Simenon (RECENSIONE): un giovanotto insolente e cinico, preso dalla frenesia di mostrarsi uomo, si lascia andare con noncuranza ad una serie di azioni riprovevoli. C'è speranza di redenzione per uno come lui?

Obiettivo n.3 - Un libro conosciuto/acquistato a un incontro/presentazione da parte dell'Autore.
L'UOMO CHE DORME di Corrado De Rosa (RECENSIONE): Antonio è uno psichiatra che ogni mattina deve sopportare la sveglia che suona, andare incontro ad una Salerno che si sta svegliando, capricciosa e malinconica, stare attento ad eventuali cagnolini isterici e recarsi a lavoro: forza, Antonio, i matti ti aspettano, e forse anche un serial killer con la fissa per le prostitute anzianotte!
Obiettivo n. 11. - Un libro scelto a caso dalla pila sul comodino. 99 GIORNI di K.A. Tucker (RECENSIONE):  una storia d'amore piena di passione e dolcezza nasce tra le macerie di una violenza inaudita; per superarla e tornare a vivere è necessario dimenticare totalmente il passato e tutto il dolore che vi è dentro?

Altre recensioni:

  • IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati (RECENSIONE): un romanzo dalle atmosfere oscure, da "horror", in cui si narra di innocenti e peccatori, di matti vittime dell'ignoranza e della superstizione e di eventi inspiegabili, che vanno oltre l'umana ragione e che scuotono le nostre paure più nascoste.
  • I TALENTI DELLE FATE di Antonella Arietano (RECENSIONE): una dolce storia che racconta come nella vita di ogni giorno tutti abbiamo un grande bisogno di riscoprire la meraviglia e la magia nascosta nelle piccole cose e i talenti presenti in ognuno di noi, che aspettano solo di venir fuori per portare un po' di luce nella vita non solo di chi ci è attorno, ma anche nella nostra.
  • CATERINA di Vincenzo Zonno (RECENSIONE): un'adolescente orfana, che conduce un'esistenza triste e sempre uguale, in compagnia di gente che la maltratta, si ritrova al centro di vicende inquietanti, a metà strada tra sogno e realtà.
  • L'AMORE RINATO. Lover reborn di J.R. Ward (RECENSIONE): un nuovo capitolo della saga della Confraternita del Pugnale Nero: il vampiro protagonista di una tormentata quanto passionale storia d'amore, ma soprattutto di una necessaria rinascita personale, è il guerriero Tohrment, chiamato a superare la più difficile delle prove: sopravvivere alla morte della sua amata Wellsie.
  • SMALL TOWN BOYS di R. Magma (RECENSIONE): un ragazzo dalle idee un po' confuse circa il proprio futuro si mette in testa di far luce su un caso di suicidio avvenuto trent'anni prima; un'indagine tutta personale che forse potrebbe, insospettabilmente, aiutarlo a trovare la propria strada...
  • SALVARE LE OSSA di J. Ward (RECENSIONE): l'uragano Katrina sta per arrivare a Bois Sauvage, località rurale del Mississippi, dove vive la 15enne Esch Batiste con la sua famiglia; non resta che aspettarlo e cercare di essere meno impreparati possibile, con la speranza di sopravvivere.


Sul podio delle mie letture più belle 'sto mese inserisco sicuramente Il Signor Diavolo perchè mi ha tenuta incollata e l'ho divorato in poche ore; mi ha riconfermato (se mai ce ne fosse bisogno) la bravura di Pupi Avati anche come scrittore; 99 giorni mi ha regalato molte emozioni ed è stata una storia coinvolgente. Un'ottima lettura, realistica e drammatica, è stata anche "Salvare le ossa".


Attualmente sto leggendo:

- In cima al cuore di M. Mistràl;
- Il morbo di Haggard di P. McGrath;
- Il fuoco segreto di Altea di I. Harper.


A breve inizierò:

- In cima al cuore 2 di M. Mistràl
- Maigret e il produttore di vino di G. Simenon;
- Ritrovarsi di R. Messina.


CINEMA

Per quanti riguarda i film, di rilevante ho visto LORO, di Sorrentino.
Il regista è sempre sopra le righe ma a modo suo efficace nel mettere a nudo (in tutti i sensi, c'è parecchio nudo, in particolare nella prima parte) la meschinità, la bassezza, l'avidità di chi, spinto dalla brama di arricchirsi, è disposto a tutto pur di avvicinarsi a Lui, Silvio Berlusconi.

Nella prima parte il vero protagonista è forse Sergio Morra (interpretato da un bravo Scamarcio molto nella parte), ossessionato dall'idea di entrare nell'entourage del Presidente e lo fa cercando di "prenderlo per la gola", mettendogli sotto il naso i corpi nudi di donne disinibite, a loro volta intenzionate a far carriera nel mondo dello spettacolo non tanto per capacità e intelligenza quanto per le loro arti seduttive e per la disponibilità a soddisfare le voglie di questi fantomatici "loro", di politici e potenti lascivi e dalla dubbia moralità.

"E chi sono loro?" - chiede la compagna di Morra (Tamara) allo stesso, che risponde con naturalezza: "Quelli che contano".
Ma arrivare a quelli che contano può rivelarsi alla fine meno producente di quel che era sembrato all'inizio...

Dopo più di un'ora di prima parte del film (e di sesso e scene non propriamente edificanti), il protagonista, cui è dedicata in toto "il secondo tempo", arriva, e da questo momento in poi ci si concentra sul rapporto con l'allora moglie, Veronica Lario, i tentativi per ritornare in auge a livello politico e i celebri festini a casa sua.

"Io conosco il copione della vita. Non si diventa il più bravo venditore d'Italia se non si conoscono i dolori e i desideri del cliente", fa dire Sorrentino a Servillo, che truccato a dovere alla fine al Berlusca ci somiglia, anche se forse la parlata milanese un po' m'ha procurato l'orticaria.
Nel film ci viene dato anche un ripasso dell'inno "Menomale che Silvio c'è", nel caso qualcuno di noi poveri mortali avesse provato a dimenticarlo; se devo dirvi la verità in modo sintetico, 'sto ritratto... come dire, crepuscolare e quasi malinconico di Berlusconi me l'ha fatto apparire più che altro... triste, patetico, e la sua persona forse si riassume bene nelle parole pronunciate, a metà tra mestizia e disprezzo, da Elena Sofia Ricci, che dà il volto alla Lario: "Sei una lunga ininterrotta messinscena, Silvio".

Non lo so se m'è piaciuto, e forse sarebbe limitante ridurre tutto a "è bello/è brutto".
Credo che, a modo suo, Sorrentino non sia mai da snobbare, neanche quando a fine film ti ritrovi sulla faccia un'aria perplessa e a mormorare - sentendoti magari pure un po' capra - "E quindi...?".


Per la cronaca: ieri a Taormina si sono tenute le premiazioni dei Nastri D'Argento; al film di Sorrentino sono stati assegnati 4 Nastri: 

  • per la sceneggiatura, scritta dal regista insieme Umberto Contarello;
  • ad Elena Sofia Ricci come migliore attrice protagonista;
  • a Kasia Smutniak come migliore attrice non protagonista;
  • a Riccardo Scamarcio come migliore attore non protagonista.


E ADESSO TOCCA A VOI!
COME SONO STATE LE VOSTRE LETTURE DEL MESE SCORSO?
QUALI LIBRI VI HANNO MAGGIORMENTE COLPITI/DELUSI?


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...