sabato 2 novembre 2019

Recensione: FEDERICO di Fabio Anselmo



È uno di quei libri per i quali vorresti non ci fosse mai stata la necessità di doverlo scrivere.
Perché pensare che i fatti narrati siano successi realmente, e cioè che un ragazzo di soli 18 anni, con tutta la vita davanti, sia morto per mano di un gruppo di persone che, per professione (e, vorrei poter aggiungere, per vocazione) è chiamato a proteggere e a garantire la sicurezza dei cittadini (e, ancor più, dei più deboli in seno alla società), è qualcosa che fa accapponare la pelle, che provoca inevitabilmente dolore e rabbia. Tanta rabbia.


FEDERICO
di Fabio Anselmo




Fandango Libri
281 pp
18 euro
Febbraio 2019
Fabio Anselmo è un avvocato di Ferrara, titolare di un piccolo studio di provincia specializzato in casi di malasanità.
Il 26 settembre 2005 riceve nel proprio studio la visita di una coppia di genitori, Lino Aldrovandi e sua moglie Patrizia Moretti.
Sono lì per il loro figlio maggiore, Federico, un ragazzo di 18 anni morto la mattina del giorno prima, in seguito - è stato loro comunicato brevemente - ad un malore.
Pare che il ragazzo facesse uso di droga, e che l'abuso di sostanze lo abbia portato alla morte.
Ma Lino e Patrizia non ci credono: a loro non risulta che Federico facesse uso di stupefacenti, e poi si capisce da subito che attorno a quelle ore concitate che hanno condotto al decesso del giovane, ci sia molto, moltissimo, da chiarire.

Ed infatti, sarà proprio così.

"Federico Aldrovandi era morto ammanettato con le braccia dietro la schiena, prono sull'asfalto, intorno erano ben visibili numerose macchie di sangue. E il suo corpo era violentato da ben 54 lesioni, sia pure superficiali e non gravi. Una allo scroto che era stato descritto come completamente tumefatto."

Federico, un giovane studente ferrarese, muore di asfissia posturale in seguito ai colpi ricevuti durante un fermo di polizia.
Gli agenti coinvolti, ovviamente, hanno la propria versione dei fatti e non sono disposti a prendersi la benché minima colpa della morte del diciottenne, ma nel corso di queste pagine leggiamo come la verità, seppur faticosamente e non senza tanti ostacoli da superare, verrà a galla.
E questo grazie alla tenacia e alla dignità di due genitori che soffrono per la morte del loro ragazzo e che non accettano che la sua memoria venga infangata attraverso una ricostruzione falsa, e alla caparbietà e alla grande professionalità dell'avvocato Anselmo, che condivide con i suoi lettori l'iter di uno dei più importanti casi giudiziari degli ultimi anni, che ha sconvolto l'opinione pubblica nazionale.

Il racconto in prima persona da parte dell'avvocato della famiglia Aldrovandi, è preciso e razionale ma anche appassionato, perché Anselmo prende a cuore il "caso Aldro", sente su di sé tutta la rabbia di una tale inenarrabile ingiustizia, comprende il dolore dei poveri genitori di Federico e sa di dover lottare assieme a loro perché vengano fuori tutti i responsabili, e soprattutto ci si aspetta che essi paghino.

L'avvocato, in queste pagine, accenna a una vicenda personale, che tempo prima aveva colpito la propria famiglia, in cui l'allora moglie aveva rischiato la morte a causa di un'infezione contratta in ospedale in occasione della nascita del secondo figlio, fatto che diede il via ad un caso giudiziario di  malasanità che lui aveva affrontato con la grinta e la sete di giustizia che lo hanno motivato non soltanto nell'omicidio di Federico, ma anche in tutte le successive vicende giudiziarie che hanno avuto una certa eco da parte dei media, e che hanno visto coinvolti poliziotti, carabinieri, medici - come nei casi Cucchi, Magherini, Narducci, Budroni, Uva, Davide Bifolco.

Quello di Federico è un caso difficile da dimenticare, ma leggere tutto quello che c'è dietro - le indagini, la ricerca dei testimoni che quella mattina hanno visto e udito ciò che successe in via Ippodromo, i tentativi di depistaggio perché emergesse una "verità" ben diversa da quello che realmente era accaduto e che aveva posto fine all'esistenza di Federico, le perizie, le arringhe -, non solo dal punto di vista dell'iter giudiziario, ma ancor più in termini emotivi - le paure e i fallimenti dell''avv. Anselmo, non solo in quanto legale della famiglia Aldrovandi, ma ancor prima come uomo -, fa sì che si guardi a questa terribile vicenda non più come a qualcosa di distante, di cui abbiamo sentito notizie qua e là nei tg, ma come al dramma di una famiglia come tante, che potrebbero essere i nostri vicini di casa, nostri parenti..., noi stessi. 
La storia di Federico ci riguarda, ci tocca profondamente e da vicino.

Durante la lettura inevitabilmente ho provato tante emozioni contrastanti: dolore e rabbia per Federico in primis, per il triste ed ingiusto destino cui è andato incontro quella maledetta mattina del 25 settembre 2005, quando per sua sfortuna è finito nella mani di quattro agenti di polizia, che sette anni dopo verranno condannati "per eccesso colposo in uso legittimo delle armi" (!!!!).

"Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…"

Queste che ho trascritto sono le parole di Patrizia Moretti.
Mi sono sentita... male... al pensiero dei genitori di Federico, Lino e Patrizia, per la tragedia immane che li ha travolti, e che essi hanno affrontato a testa alta, con dignità, senza alzare la voce eppure mantenendosi fermi nel voler giustamente difendere la memoria del loro ragazzo, che si voleva far passare per un mezzo tossico che, quella mattina, si trovava in uno stato di alterazione psicofisica, quando invece no, non è andata così, e mamma Patrizia è la prima a chiedere verità e giustizia, facendo sentire la propria voce attraverso le pagine del suo blog, in cui raccontò la storia del figlio in un post scritto nel gennaio 2006.

È inevitabile solidarizzare con una mamma che chiede legittimamente che si faccia luce su fatti così assurdi e drammatici.

Ci si indigna profondamente nel rendersi conto di come si sia cercato in tutti i modi di scagionare la polizia, attribuendo a Federico e alla sua assunzione di droghe le cause della morte..., pur di non vedere in faccia la realtà e ammettere che invece il ragazzo fosse morto in seguito ad asfissia posturale, provocata dalla ‘compressione toracica’ cui fu sottoposto dagli stessi agenti.

Non si tratta di demonizzare le forze dell'ordine, quanto di pretendere che venga fatta giustizia, e l'autore riporta a tal proposito una significativa dichiarazione della stessa mamma di Federico:

"Le forza di Polizia sono un patrimonio preziosissimo delle comunità e meritano assoluto ed incondizionato rispetto. Chi mette in dubbio ciò in nome di mio figlio, sappia che manca di rispetto alla sua memoria. Ciò però non significa che qualcuno non possa aver sbagliato quella maledetta notte. Ciò però non esime quegli agenti interessati, il questore e tutti gli altri dall'obbligo della verità."

Non si può non apprezzare la serietà e la professionalità dell'avv. Anselmo, la sua passione per una professione che spesso pone davanti a casi giudiziari ed umani tutt'altro che semplici, ma che anzi mettono alla prova sotto tanti punti di vista, e questi tratti emergono in modo palese in questo libro-documento, scorrevole come un romanzo ma che tale non è: è purtroppo una storia vera, tristemente e maledettamente vera, che ripercorriamo con partecipazione, lasciandoci coinvolgere emotivamente attraverso l'analisi lucida e intensa che l'autore ha scritto nero su bianco in queste pagine.
Da leggere.



venerdì 1 novembre 2019

Recensione: TUTTI GIÙ PER ARIA di Rosella Postorino



Un'avventura che insegna alla giovanissima protagonista, e ricorda al lettore, che essere diversi non è un ostacolo, bensì una ricchezza da condividere con gli altri.


TUTTI GIÙ PER ARIA
di Rosella Postorino


Salani Ed.
ill. A. Cimatoribus
139 pp
14.90 euro
Età di lettura: da 8 anni
Tina ha otto anni ed è una bambina che difficilmente si unisce ai giochi con i compagni di scuola, e questo non perché sia scontrosa o ami stare da sola, quanto per la paura di sbagliare e di essere presa in giro per questo.

Sì, perché Tina di solito fa solo le cose che sa fare bene ("e quello che non sapeva fare preferiva non farlo"), proprio perché ha sempre paura di combinarne una delle sue, mostrando a tutti di essere buffa ed impacciata; non per nulla gli altri bambini la chiamano "perfettina" e non la trovano molto divertente: del resto, la perfezione non ha mai fatto ridere nessuno! 

Un pomeriggio, però, decide di fare qualcosa che solitamente evita come la peste: giocare a pallavolo con i compagni!
Lei sa di essere una schiappa in questo gioco, di non riuscire nemmeno a fare una battuta come si deve, e lo sanno anche gli amichetti, che infatti non la inseriscono mai nella squadra.
Ma quel giorno evidentemente c'è bisogno di lei, e così, quando batte la palla... tira troppo forte ed essa va a finire dritta dritta nel fiume!

Tina, sconsolata e sentendosi in colpa, si offre per andare a riprenderla, precipitando insospettabilmente giù da una cascata.
Da questo momento ha inizio la sua incredibile avventura!
A  recuperarla dal fiume è una strana signora, Gianna Baloon, che non è una donna qualsiasi: è un’enorme signora-mongolfera, che ama chiacchierare senza sosta e che la conduce in volo fino a uno strano paese: il Paese degli Scarti, dove la piccola "perfettina" incontra vari e bizzarri personaggi, che non immaginava esistessero.

C'è fermento in paese in vista della Fiera degli Scarti e per l'annuale Caccia al Tesoro e anche Tina viene coinvolta nell'atmosfera festosa e un po' matta che si respira.

C'è Giangi, il parrucchiere dei bambini, che sostiene convintamente i benefici del fare lo shampoo e un bel taglio originale: 

"Puoi farci mille con la testa, è vero (...). Ma solo quando ti accarezza qualcuno ti sembra di capire perché hai un corpo e una testa. Capisci che l'unico motivo per il quale hai una testa sulle spalle è di darla in mano a uno che la accarezzi, come succede durante la shampoo. Al di là delle cose che i bambini impareranno crescendo, delle preoccupazioni che avranno per la testa, da adulti, voglio che ciascuno di loro sappia che la testa serve prima di tutto per essere coccolata".  

C'è Brezzolino, che ha giusto qualche problemino di flatulenza (cosa che lo rende simpatico e fa ridere tutti a crepapelle), e poi ci sono altri bambini come lei, con i quali, per la prima volta in vita sua, Tina "farà squadra" per risolvere gli strambi enigmi della caccia al tesoro; forse nel Paese degli Scarti

"...non si stabilivano mai le squadre a priori, ma si formavano spontaneamente, così nessuno poteva rimanere escluso".

È davvero un paese buffo, con abitanti veramente curiosi, e ognuno con caratteristiche particolari, che li differenziano dagli altri e li rendono unici e speciali, che si tratti del sindaco eccessivamente timido, o della musicista con due mega orecchie che le permettono di captare la voce delle stelle, o di due sorelle legatissime tra loro che quando si arrabbiano... meglio non intromettersi...!
Insomma, tra filastrocche e indovinelli, Tina partecipa ad una caccia al tesoro indimenticabile, e anche se non dovesse esserci un vero e proprio vincitore,  ciò che conta per Tina sarà aver fatto un'esperienza favolosa, alla fine della quale si ritroverà finalmente a ridere di gusto, e a ridere - perché no? - anche di se stessa, dei propri difetti e della propria meravigliosa imperfezione: 

"E per la prima volta essere buffa, anziché perfetta, non le fece sudare le mani. Tutt'altro: la rese felice. Nessuno aveva mai riso grazie a lei. e forse lei non aveva mai imparato a ridere assieme agli altri, soprattutto di se stessa".

Un racconto che ci ricorda come le imperfezioni, le debolezze, le insicurezze, facciano parte di ciascuno di noi, ci rendano esseri irripetibili nella nostra individualità, e solo accettando ciò che siamo come qualcosa di cui non c'è da vergognarsi, possiamo riuscire a vincere le nostre paure, a rendere le nostre diversità dei punti di forza, rispettando anche quelle altrui.
Tina è una bambina insicura, che teme di far brutte figure e per questo preferisce non "rischiare" nel fare qualcosa davanti agli altri, ma l'esperienza che vivrà le insegnerà, tra le altre cose, a prendersi con più leggerezza e un pizzico di sana autoironia, che non guasta mai (anzi, dovremmo esercitarla maggiormente, tanto più col passare degli anni!).

Attraverso un linguaggio semplice, adatto a tutti (a partire da lettori giovanissimi), un paese immaginario spassoso e allegro, dei personaggi simpatici ed eccentrici, una protagonista nella quale viene spontaneo immedesimarsi (in special modo se si è suoi coetanei o giù di lì), e delle bellissime illustrazioni ad arricchire e vivacizzare il racconto, Rosella Postorino ha scritto una storia per ragazzi deliziosa, piacevolissima, che al centro pone la bellezza dell'essere diversi, imperfetti, ma ognuno con le proprie peculiarità è assolutamente speciale.

Ringrazio Salani Editore per la graditissima copia-omaggio e vi invito sia a leggere questo libro che a consigliarlo soprattutto a lettori molto giovani!

lunedì 28 ottobre 2019

Recensione: LE DEE DEL MIELE di Emma Fenu


"Le dee del miele" è un piccolo ma ipnotico romanzo che racconta la storia di alcune donne le cui esistenze sono strettamente intrecciate tra loro; a fare da cornice a questi pezzi di vita tutta al femminile,  che si snoda attraverso tutto il Novecento, è una affascinante Sardegna intrisa di mito e memoria.

LE DEE DEL MIELE
di Emma Fenu



“Ci fu un’epoca senza memoria in cui le donne erano esseri prediletti: sibille, sacerdotesse, maghe. Un tempo che si dipana, come un gomitolo, in un passato senza date, e che si tramanda nella poesia del mito”.
In questa magnifica e magica terra le protagoniste indiscusse sono le donne, e tra esse spiccano Caterina e Lisetta,  due ragazze che non si conoscono ma che, in età matura, diverranno consuocere; Marianna, figlia adottiva di Lisetta, ed Eva, figlia di Marianna.
Caterina diventa mamma molto giovane, perché questo è il suo destino, ciò che come donna è chiamata ad essere, e infatti la sua vita è votata alla famiglia, che ella affida a Maria Vergine ma anche a Madre Natura, e di entrambe ricerca i favori tramite preghiere all’una e adempimenti di riti arcani dedicati all’altra.
Lisetta, orfana di entrambi i genitori e destinata a perdere, per troppe volte, qualcuno di importante, tra cui l’unica figlia naturale, nata morta. Ma qualche volta succede che la vita prima tolga e poi dia, e proprio la caparbietà della donna, e il suo tenace desiderio di essere madre, farà sì che le giunga il dono di Marianna, che è solo una ragazzina quando si scontra con la complessa verità che non sempre ciò che una donna mostra in pubblico corrisponde a quello che è in privato, quando non ci sono occhi indiscreti a spiarla e giudicarla.
Ed infine Eva che conosciamo piccolina, una bimbetta curiosissima, vispa, sensibile, tormentata da incubi per lei spaventosi ed inspiegabili, che nella sua innocenza avrà il compito di riannodare il filo rosso di mestruazioni, parti e aborti delle sue antenate, accettando di scoprire e custodire il vero segreto del "dono" di famiglia.
Queste quattro donne sono creature diverse fra loro, per ceto sociale e vissuto, eppure c’è qualcosa di profondo ed invisibile che le lega, rendendo i loro destini comuni: una sorta di cordone fatto di sangue, luna, dolci profumati, miele, mistero e riti antichissimi.
“…le donne che affollavano le stanze, visibili a chiunque o solo a chi avesse il “dono”, erano tutte figlie della colpa primigenia di Lilith: creature sacre e profane, benevole e vendicative, enigmaticamente imperfette nella propria sessualità femminea lunare”.

Sono donne che amano, sognano, sperano, pregano, e il cui fato è intimamente legato alla terra, con i suoi misteri, le sue storie, i suoi doni e frutti; donne fragili e incredibilmente forti, con l’anima radicata tanto nella fede e nella pietas religiosa quanto nel retaggio popolare, fatto di riti, tradizioni, formule arcaiche sussurrate a fior di labbra per scacciare spiriti malevoli e procacciarsi fortuna per sé e la famiglia.
Sono giovinette inesperte che restano turbate davanti alla prima macchia di sangue che farà di loro delle donne, capaci di procreare; sono mogli appagate o tristi, regine del focolare domestico e custodi di segreti atavici; sono religiose e fedeli ai precetti cattolici, ma senza rinnegare il proprio patrimonio culturale, popolato di fate, streghe, panas (anime delle donne morte di parto) e janas (fate), demoni che tormentano donne e bambini, spiriti di defunti che non abbandonano questo mondo ma continuano a vegliare sui propri cari.
È un universo ancestrale, dove tra il mondo sensibile e quello sovrannaturale i confini sono labili, tanto da sentire in maniera vivida gli influssi del secondo sul primo.
Maternità, infertilità, passioni, rinunce, lutti, morte, nascite, premonizioni: attraverso le protagoniste il ciclo della vita si snoda sotto i nostri occhi in tutta la sua forza, e vediamo queste donne per ciò che sono: “dee del miele”, donne che sanno sopportare il peso del vivere quotidiano sulle loro minute spalle con un animo coraggioso, come se in loro brillasse - anche se non tutte ne sono ugualmente e appieno coscienti - una scintilla di divinità, pur essendo esse figlie della terra, e ad essa fermamente ancorate.
“La terra sarda si nutre di misteri inquietanti e di spiriti senza pace e la magia e la fede si fondono come il lievito della pasta, ingigantendo le paure inconsce di un popolo paradossalmente fatto di balenti, ossia di uomini valorosi, fieri e coraggiosi”.

Una scrittura matura, consapevole, che ipnotizza il lettore col suo linguaggio colto, raffinato (anche nei passaggi scritti in dialetto sardo), capace di farci sentire tutto il fascino dell’atmosfera antica e quasi mistica propria del popolo sardo e della sua cultura.
Consigliato! È un romanzo breve ma ricco di suggestioni e di intensità, che può piacere tanto alle lettrici alla ricerca di ammalianti storie di vita (in cui terreno e ultraterreno si abbracciano fino a non poterli distinguere), quanto ai lettori maschietti, desiderosi di apprezzare e di stupirsi davanti  alla bellezza e all’incanto dell’universo femminile.

domenica 27 ottobre 2019

IL FILO TESO di Stefano Vicari e Andrea Pamparana: storie di giovani tra salute e disturbo mentale



Il disagio mentale degli adolescenti raccontato da un neuropsichiatra infantile e da un giornalista.



IL FILO TESO 
di Stefano Vicari e Andrea Pamparana



Giunti Edu
128 pp
12 euro
“Il primo segreto è non aver paura. I ragazzi la sentono e non si fidano di chi ha paura di loro..."



Storie di giovani vite sul filo, che tentano equilibrismi incerti tra salute e disturbo mentale, con il rischio costante che quel filo teso si spezzi e si cada nel vuoto.
Un filo che è anche un legame, un materiale fragile che ciò nonostante unisce, ricollega, mette insieme...

È il filo rosso che lega i tre protagonisti del libro: Francesco Nitti, primario di neuropsichiatria infantile, appassionato e competente, Antonio Martini, un giornalista curioso che vuole fare un documentario sull’autismo e loro, i ragazzi e le ragazze che vivono il disagio psichico: Pamela, consumata dall’anoressia; Mario, così grande e grosso, pieno di angoscia che manifesta in esplosioni di aggressività incontrollabili; Valentina, che chiede disperatamente di essere ascoltata tentando il suicidio; Giulia, tossica, vittima di violenze e sfruttamento sessuale; Arianna, che scappa con il fidanzato senza comprenderne i rischi a causa della sua disabilità intellettiva; Marinella, persa nel suo mondo disegnato dall’autismo; Gilberto, fragile e manipolabile, che si lascia catturare dal blue whale. Infine Carmelo, nato Carmelina, che si batte per essere ciò che si sente di essere…
Un romanzo intenso che, attraverso il vissuto dei protagonisti, porta alla luce l’intreccio di storie dalle mille sfaccettature, ci offre uno spaccato inedito della realtà dei disturbi psichiatrici tra gli adolescenti – considerati ancora un tabù – e si prefigge di rimodulare la definizione di disagio mentale per dargli l’aspetto che ha per natura: un disturbo come altri, da riconoscere e curare.

venerdì 25 ottobre 2019

Novità Intrecci Edizioni (ottobre 2019)



Ultime novità Intrecci Edizioni: tre generi differenti, tra i quali spero che voi troviate ciò che vi attira di più!


La prima storia è ambientata in Italia e più precisamente a Torino e si basa su fatti storici realmente accaduti.

I MIRACOLI DEL SANGUE
di Maurizio Roccato

Ed. Intrecci
Siamo nel 2013 e le principali agenzia di stampa italiane danno la notizia di uno strano ritrovamento avvenuto a Torino.
Su una panchina antistante il cimitero monumentale è stata lasciata la scatola di una vecchia pasticceria del centro chiusa da anni. 
Al suo interno sono contenute diverse ossa umane avvolte in una pagina della "Stampa Sera" del 1963, che riporta l'articolo su un delitto attualmente insoluto.

Questa volta il protagonista è un repoter; Giordano Bruno, che si ritroverà ad indagare su questo caso tra le montagne della Polonia, ove ancora oggi si trova il più complesso sito segreto sotterraneo della Germania Nazista.

Il luogo dove sarebbe ancora nascosto il più prezioso tesoro del Terzo Reich...


A chi è rivolto questo libro? Sicuramente agli amanti dei gialli tradizionali e a coloro cui piace scoprire, leggendo, fatti storici nuovi!



Una storia difficile da raccontare e anche da leggere, perché indaga in modo approfondito le debolezze e le fragilità che ognuno di noi nasconde.

ASCOLTO IL TUO CUORE
di Rino Lavi 




"Cos'è non ti fidi di me?"; e lei aveva ribattuto: "tu hai fiducia? In che? Nelle persone che ti tradiscono? Nelle cose che cambiano? L'unico pensiero di cui ci si può fidare è la consapevolezza che nulla è affidabile".


Le cause delle nostre fragilità dove nascono? Quali situazioni dolorose le hanno determinate? Quanto i disagi, i traumi, le molestie o i soprusi subiti nell'infanzia o nella fanciullezza possono incidere sulle nostre vite? 
E c'è modo quando accadono di porvi rimedio? Forse sì o forse no ma è almeno possibile la comprensione e la percezione dell'altro e dei sentimenti di ognuno?

Proprio da qui parte la narrazione di questo libro.
Un libro delicato ma assolutamente spietato che racconta le vicende di due giovani ragazzi. 
Di ciò che avrebbero potuto fare se... e quello che invece sono diventati.
Un viaggio nelle vergogna umana della violenza, nella paura, nella vigliaccheria di non saper reagire o di non riuscire a denunciare atti orribili.

A chi è rivolto questo libro? Agli amanti dei romanzi che indagano la sensibilità ma anche la violenza che un essere umano è capace di fare ad un altro.



L'autore ha ripreso tutte le cose più assurde della nostra società e le ha portate al limite, senza mettere alcun freno alla sua fantasia. Ha portato tutto all'estremo, creando una narrazione grottesca e sui generis. Un reality show, un gioco perverso e mortale.



MASTERDEATH
di Gabriele Morandi


,
Dieci serial killer rinchiusi in una casa e costretti a eliminarsi l'uno contro l'altro.
Il premio la libertà. 
Tra studi televisivi, registi scontrosi, senatori cinici, soubrette in cerca dell'affermazione definitiva, poliziotti sospettosi e serial killer paranoici, Masterdeath promette di essere una storia che terrà i lettori incatenati fino all'ultima pagina col fiato sospeso.

A chi è rivolto questo libro? Sicuramente agli amanti dei thriller - horror. 
Ma soprattutto a tutti coloro che sanno viaggiare con la fantasia e sanno apprezzare l'umorismo nero.

giovedì 24 ottobre 2019

Le novità di Armando Editore in uscita il 31 ottobre



Cari lettori, con questo post vi aggiorno sulle pubblicazioni Armando Editore in uscita il 31 ottobre. 


Vi ho già presentato il libro di inchiesta scritto da Fabio Sanvitale e Fabrizio Palmegiani dedicato al caso di Elisa Claps , del suo killer e delle sue vittime.


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Il prossimo è il libro della giornalista Laura De Luca, che dedica il suo testo alla Radio (95 anni fa nasceva l’unione radiofonica italiana: Cara Radio. Cartoline dal mondo della radio nell’epoca del web (prefazione Gianpiero Gamaleri; 192 pp, 19 euro).
Una raccolta di testimonianze sulla nostra “cara radio”: da ricordi ed aneddoti da parte di professionisti a valutazioni di esperti e studiosi sulle mutate condizioni e abitudini di ascolto nell’epoca del web. 
Un ventaglio di testimonianze da parte di appassionati e specialisti di diversa estrazione e formazione: registi, autori, giornalisti, docenti, studenti, attori, tecnici, produttori e semplici ascoltatori. La domanda che aleggia è sempre la stessa: la radio è morta? 
La risposta sembra ripetere la medesima certezza: la radio è viva, viva la radio. Con qualche riserva.


Passiamo poi al saggio Conversazione con le religioni abramitiche. Incontri con Riccardo Shmuel Disegni , Vincenzo Paglia, Salah Ramadan . Intervista a Pietro Citati di Angelo Angeloni, con postfazione di Roberto Cipriani (112 pp, 12 euro).
Un dialogo reciprocamente comprensivo e rispettoso, che non trascura le differenze, ma le valorizza, senza chiusure o pregiudizi. È questo il contenuto delle conversazioni qui raccolte con autorità delle tre religioni abramitiche, che la storia ha reso spesso conflittuali ma che invece s’incontrano nella fede in un unico Dio creatore, nell’uomo sua creatura, fratello tra fratelli.


La necessità dell’errore dell’errore. Elogio delle mutazioni genetiche che influenzano l’evoluzione di Gianni Soldati (84 pp, 12 euro): un percorso divulgativo e sorprendente per far scoprire i temi che costituiscono i fondamenti della genetica, una serie di racconti che hanno come oggetto il DNA, l’evoluzione e tutti quei meccanismi che hanno portato alla conoscenza scientifica del mondo. 


Supervisione multivariata. Guida pratica per professioni della relazione d’aiuto in formazione di Edoardo Giusti e Laura Rapanà (124 pp, 18 euro) è uno strumento utile per garantire una buona pratica a tutela del paziente. Sono proposte strategie operative per favorire interventi personalizzati all’interno di una relazione volta alla competenza lungo tutta la carriera lavorativa, per un migliore agire professionale. 

In Psicoterapia del senso della vita. Una guida per le professioni d’aiuto Clara Hill (260 pp, 24 euro) concentra le sue ricerche per i professionisti della relazione d’aiuto affinché supportino i loro pazienti nello sviluppare il meglio delle loro risorse in vista di creare una propria missione vocazionale realistica.


Infine Pasquale Critone nel suo romanzo Il tesoro sacrilego (288 pp, 16 euro) racconta un viaggio emozionale che dagli anni ’30 del Novecento giunge alla fine del secolo – attraversato da tre generazioni. 
Fra’ Matteo, custode dei segreti della fusione e della lavorazione dei metalli preziosi e delle macchine del tempo, dona al Cicogna ogni sapere. Come in un presagio, però, si compiranno le sue parole “si può arrivare a confondere il sorgere del sole col tramonto” , quale espressione di profonda disperazione. La cupidigia e la volontà di elevarsi socialmente spingono il Cicogna ed il suo complice a compiere un furto che si ripercuoterà sulla loro vita futura e sulla loro progenie. 
Colpi di scena, un mistero da svelare e suggestive storie d’amore fanno di questo romanzo, originale e ben scritto, quasi una saga familiare; un intreccio di vicende ricco di suspense lungo più di mezzo secolo –. 
Una vera “Comédie humaine“. Eros e Thanatos, Amore e Morte suscitano nel lettore un’incessante altalena emotiva sospinta, sullo sfondo, da “La Musica”.

mercoledì 23 ottobre 2019

LIBRI TANTO ATTESI... CHE ANCORA NON LEGGO



Ci sono dei libri che (magari pure per diverso tempo) avete desiderato tanto avere tra le mani e che poi, una volta comperati,  avete lasciato che se ne stessero lì, sui ripiani della vostra libreria, ad aspettare che vi ricordaste di loro?

Ehm... io sì, e non saprei darvi una spiegazione per questo fenomeno, fatto sta che, per quanto mi riguarda, ci sono alcuni romanzi che ancora non mi decido a leggere, pur avendoli tanto bramati fino a prima di averli.



Eccone alcuni:


LA CASA DEGLI SPIRITI di Isabel Allende. Un'icona della narrativa sudamericana contemporanea, una saga familiare in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, attraverso i racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia.

Ho visto il film più di una volta e lo ritengo bello e piacevole; ho sempre letto e sentito dire che, per quanto sia ben fatto, il romanzo sia di gran lunga migliore.
Ragion per cui, non troppo tempo fa, finalmente, ne acquistai una copia, tra l'altro trovata a un ottimo prezzo tra i libri usati.
Ci credete che ogni volta che termino un libro (cartaceo), la copia è lì che mi fa l'occhiolino, io spesso la prendo pure.... e poi la rimetto dov'era dicendomi: "Vabbè dai, adesso ho un'altra cosetta da leggere prima di questo"? E infatti.... c'è sempre un libro che ha la precedenza.
Della scrittrice cilena posseggo anche L'ISOLA SOTTO IL MARE, e pure quest'altro pargoletto ancora sta aspettando...


Stesso discorso per il seguente romanzo della Morton, autrice che amo senza ombra di dubbio (UNA LONTANA FOLLIA, IL GIARDINO DEI SEGRETI, I SEGRETI DELLA CASA SUL LAGO): RITORNO A RIVERTON MANOR di Kate Morton,  un romanzo nel quale mistero e amore si mescolano avvolgendo il lettore. La giovane Ursula scopre che, attorno al suicidio del poeta Lord Robert Hunter settantacinque anni prima, ci sono torbidi segreti, e c'è solo una persona in grado di svelarli...


I prossimi due sono invece libri che, nientemeno!!!!, mi ero ripromessa di leggere dai tempi delle scuole medie! Interesse nato grazie ai brani che si studiavano nell'ora di Italiano, in particolare durante quella dedicata all'Antologia.

Comunque, per adesso del libro della Morante mi frena il numero di pagine (700 circa). Eh ma arriverà il turno suo, ve lo garantisco!!
LA STORIA di Elsa Morante. Ida è una maestra elementare, fragile e provata, che tenterà tutto il tempo di nascondere le proprie origini ebraiche per paura della deportazione. E' vedova con un figlio adolescente, e un giorno del 1941 subisce uno stupro da un soldato tedesco, in seguito al quale nascerà il piccolo e fragile Giuseppe.



IL PARTIGIANO JOHNNY di Beppe Fenoglio. Dalla formazione delle prime bande fino all'estate del '44 e alla presa di Alba seguiamo l'odissea di Johnny e dei suoi compagni fra gli ozi forzati nei casali, le imboscate contro gli automezzi fascisti, le puntate per giustiziare una spia in pianura, le battaglie campali, i rapporti tra le varie formazioni ribelli.

martedì 22 ottobre 2019

Oggi nasceva... Doris Lessing



Doris Lessing (Doris May Tayler), scrittrice britannica, è nata a Kermanshah, in Iran, il 22 ottobre 1919, da Emily Maude e dal capitano Alfred Tayler, il quale perse una gamba durante il servizio prestato nel corso della prima guerra mondiale; fu impiegato per la Banca Imperiale di Persia.
Nel 1925, la famiglia si trasferisce nel sud della Rhodesia, una colonia britannica, dove coltivano una terra di proprietà di Alfred.
Doris frequenta una scuola cattolica romana a Salisbury fino all'età di quattordici anni; lasciata la scuola, studia da quel momento è autodidatta; ha iniziato a lavorare come bambinaia.

Dal suo matrimonio con Frank Wisdom nascono due figli (Jean e John). Divorziano nel 1943; qualche tempo dopo Doris prende a frequentare un'associazione culturale di orientamento comunista, il "Left Book Club", conosce e sposa Gottfried Lessing, divorzia anche da lui e in seguito si trasferisce a Londra con Peter (avuto dal secondo matrimonio).

Il suo primo romanzo, "The Grass Is Singing" (L'erba canta), è stato pubblicato nel 1950. Ambientato nella Rhodesia meridionale del decennio precedente, descrive la tensione razziale presente in quei luoghi. Il libro ha creato scalpore nei circoli letterari.

Dal 1956 Doris Lessing si dedica a temi più introspettivi e decisamente autobiografici, volgendo un occhio particolare alla condizione femminile, con "La noia di essere moglie" (1957), "L'abitudine di amare" (1957), "Il taccuino d'oro" (1962), una dichiarazione contro la guerra e contro lo stalinismo; ricevette il Prix Médicis, un premio letterario francese assegnato a nuovi scrittori.

Selezionato per il Booker Prize, il romanzo "Briefing for a Descent into Hell", pubblicato nel 1971, ci porta nei recessi interni delle nostre menti attraverso un terrificante viaggio psicologico.
"Memoirs of a Survivor" è un romanzo futuristico ambientato in un'epoca in cui le persone stanno lottando per sopravvivere in un mondo imbarbarito, senza valori familiari o morali.

L'ultima sua opera, "Alfred ed Emily" (2008), comprende sia elementi fittizi che biografici; la prima parte immagina come sarebbero vissuti i suoi genitori se la prima guerra mondiale non fosse avvenuta, mentre la seconda parte descrive come sono sopravvissuti.

Doris ha pubblicato più di 50 romanzi.

Nel 2001, la Lessing ha ricevuto il Premio David Cohen per il successo avuto nella letteratura britannica.
Nel 2007 ha vinto il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: «cantrice dell'esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa».

Nel 2015 si è scoperto che l'MI5 e l'MI6 (agenzie di spionaggio del Regno Unito) avevano un archivio segreto di ben cinque volumi con informazioni su lei, sulle sue associazioni con i comunisti e le attività anti-razzismo.

Doris Lessing è morta il 17 novembre 2013, all'età di 94 anni, nella sua casa a Londra.

In passato di quest'autrice ho letto SHIKASTA, ma ahimè non mi piacque moltissimo (RECENSIONE).


Fonti consultate:


https://biografieonline.it
http://manoflabook.com
https://www.thefamouspeople.com

lunedì 21 ottobre 2019

Recensione: "Psicologia del malato oncologico. Non muore il desiderio" di Gabriella Gagliardi



Un trattato che, nella sua brevità e immediatezza di linguaggio, si sofferma con sensibilità sulle conseguenze psicologiche che vivono coloro ai quali viene diagnosticato un tumore.



Psicologia del malato oncologico
Non muore il desiderio
di Gabriella Gagliardi

Armanda Editore
80 pp
10 euro
L'autrice di questo saggio è un'ex insegnante di Filosofia che un paio di anni fa ha scoperto di avere un tumore alle ovaie. 

Sentirsi dire, dallo specialista che ci ha appena visitato, di avere un male al quale generalmente associamo l'aggettivo terribile "incurabile", è qualcosa che non può non cambiarci, destabilizzarci, innescare dentro di noi un groviglio di pensieri ed emozioni contrastanti. e devastanti.

Ogni uomo desidera vivere a lungo e in salute, arrivando alla morte possibilmente senza passare per grosse sofferenze (fisiche e non solo).
Pur essendo un essere finito, limitato, l'uomo percepisce le proprie emozioni come eterne, e questo lo spinge a fare piani, nutrire sogni, guardare al domani tenendo il più lontano possibile lo spettro oscuro della morte.
Fino a quando non gli viene diagnosticata una malattia aggressiva e potenzialmente mortale, nessuno pensa alla morte come a qualcosa di reale e concreto, quanto piuttosto a un evento astratto e, per adesso, lontano.
Sappiamo di dover morire tutti, prima o poi..., ma finché si sta relativamente bene, non ci si pensa più di tanto.

Ma l'irrompere della malattia grave cambia inevitabilmente la persona, che si trova di fronte alla non facile sfida di ricostruire se stessa, la propria coscienza, a causa di questo evento traumatico inaspettato che viene vissuto come un'ingiusta batosta, quasi un insulto.

Un concetto che l'autrice lascia emergere con molta chiarezza è proprio questo: la malattia oncologica trasforma la persona, rendendola via via sempre più consapevole della fugacità dell'esistenza e del fatto che, per questa ragione, essa meriti di essere vissuta appieno, avendo progetti, coltivando sogni ed interessi.
"La vita è anche nella malattia".

Partendo da concetti etico-esistenziali, attingendo tanto alla filosofia quanto alla psicologia, Gabriella sa coniugare insieme l'esperienza vissuta e quella pensata, oggetto di riflessioni e considerazioni attente. 
Lei stessa, avendo vissuto il trauma della diagnosi di cancro, ha fatto esperienza personalmente di ciò che esso implichi, su tutti i livelli, da quello fisico a quello psicologico, da quello emotivo a quello sociale, giungendo alla consapevolezza che la malattia è in grado di affinare e sensibilizzare in un modo nuovo la coscienza; nessuno di noi conosce davvero le forze e le risorse di cui dispone fino a quando non è chiamato a resistere, tirandole fuori.

In queste pagine ci si sofferma a considerare il mondo in cui può reagire una persona alla quale viene diagnosticato un cancro, e come queste reazioni possano mutare ed evolversi col trascorrere del tempo e soprattutto con il passare dalla prima fase (in cui ci si trova faccia a faccia col "mostro" chiamato cancro) a quelle successive - cura, convalescenza, guarigione, fino ad arrivare a una progressiva normalità, con la speranza che la malattia venga debellata e non si ripresenti più.

Altro aspetto importante è la scoperta delle tantissime persone che stanno attraversando la medesima "odissea" e che quindi ci capiscono, e noi capiamo loro, come se fossimo una grande famiglia.

È possibile tirar fuori qualcosa di positivo da una condizione sicuramente negativa? La sofferenza può aiutarci a crescere, renderci "migliori" (più amorevoli, comprensivi, attaccati alle piccole gioie del vivere quotidiano, più profondi...)?

"...occorre ricordare che la malattia ci impone certamente dei limiti, ma non necessariamente dei confini: i limiti sono flessibili, nascono per essere superati, mentre i confini sono solitamente più rigidi (...). Se vivo la malattia come un confine, la mia tendenza sarà quella di utilizzarla come "strumento" per restare nella paralisi in cui mi trovo, per avere sempre pronta "una scusa" per me stessa e per gli altri. Se la vivo invece come un limite, saprò forse motivarmi (...) a guardare oltre, a rimettermi in movimento, a superare quei paletti che la malattia mi mette davanti, per riabilitarmi alla vita".

Oltre alle riflessioni personali e alla breve ma intensa testimonianza di vita dell'Autrice, vi sono contributi di altre persone - professionisti e non - che hanno/hanno avuto a che fare con la malattia oncologica, e le loro parole impreziosiscono l'argomento in questione, attraverso i vari ed interessanti punti di vista, di cui ci colpisce soprattutto l'umanità, la sensibilità, l'empatia.

Il testo ha, dunque, il pregio di saper trattare con chiarezza e con un linguaggio semplice ed accessibile a tutti, un tema di per sé difficile e complesso, che in maniera diretta e indiretta quasi sicuramente tocca/ha toccato la vita di tanti lettori, che si ritrovano incoraggiati e sensibilizzati rispetto all'argomento.


Dietro le pagine di "The Chain" di Adrian McKinty



Non troppi giorni fa ho letto e pubblicato il mio modesto parere su un thriller verso il quale nutrivo più di un'aspettativa... ma che purtroppo mi aveva in (larga) parte deluso.

Parlo di THE CHAIN di Adrian McKinty    >>>>>  RECENSIONE


Risultati immagini per dietro le pagine
da cosa ha tratto ispirazione l'Autore
per scrivere il libro?


Vi riassumo la trama: una donna single, mamma della 13enne Kylie, un giorno riceve una terribile telefonata anonima, che le comunica che sua figlia è stata rapita, che entrambe sono ormai entrate a far parte della cosiddetta "catena", una sorta di gruppo criminale segreto che rapisce minori e costringe i genitori della vittima a rapire a sua volta un ragazzino, mettendo in condizione la successiva famiglia a fare lo stesso..., se vogliono veder vivo il proprio figliolo.
Una catena di crimini, insomma, che non va spezzata, pena la morte di chiunque trasgredisca le regole.

Il tema del rapimento è super sfruttato all'interno di film e serie TV, ma l'idea di fondo di McKinty ha dalla sua un buon punto di partenza (che ahimè poi si va a perdere), che è quella di costringere il genitore della vittima (una persona comune ed onesta) a commettere a sua volta un rapimento per poter riavere il proprio bambino.
Qual è stata l'ispirazione per questa idea?

L'autore ha dichiarato che lo spunto ha preso avvio da tre elementi distinti.
Il primo affonda le proprie radici ai tempi della scuola elementare. Una delle prime cose studiate nella prima settimana di scuola è stata la mitologia greca, nella quale c'è il mito di Demetra e Persefone. Demetra va letteralmente all'Inferno per salvare sua figlia dagli inferi; questa storia lo colpì molto ed è rimasta nella sua mente per quarant'anni per poi finalmente emergere e accendere una lampadina.

Il secondo elemento è stato il soggiorno a Città del Messico
Stava lavorando a questo libro che sembrava non andare da nessuna parte.
Una sera, mentre era solo a leggere un giornale, gli occhi sono finiti su un articolo che raccontava proprio questo schema di rapimento in uso in Messico, in base al quale rapirebbero un membro di una famiglia e, mentre questa si sbatte per trovare i soldi del riscatto, deve anche scegliere chi dare come scambio ai rapitori per ottenere la liberazione del rapito, che è più vulnerabile.
Ha pensato: "È davvero intrigante, questa idea di rapimento e scambio". Lo ha davvero incuriosito in quanto bizzarra: una persona viene scambiata con un'altra!

Il terzo elemento ha a che fare con l'Irlanda (McKinty è di Belfast) e il mondo delle superstizioni; negli anni '70 i bambini, nel periodo di Halloween, si mandavano lettere piene di maledizioni e disegni di esagoni e altre diavolerie simili, e se chi li riceveva non ne faceva delle copie inviandole a sua volta ad altri ragazzi, i genitori sarebbero stati uccisi. 
Accadde poi che la sua insegnante di quarta elementare, la signora Carlyle, scoprisse tutto su queste catena di lettere che si inviavano i ragazzini e la trovo terrificante, tanto da chiedere ai ragazzi di portargliele: fece un grande falò fuori dalla classe per "spezzare" la catena di maledizioni e sfortune. 
Tutto ciò impressionò Adrian, che anno dopo si informò della signora Carlyle e seppe che.. no..., le maledizioni non avevano avuto alcun effetto su di lei, non le era accaduto nulla di brutto e, anzi, era viva ed in buona salute all'età di ottantotto anni!

Gli scambi di rapimenti, queste lettere a catena, una donna che spezza la catena: elementi che gli frullavano in testa, e poi l'idea di una madre che va letteralmente all'inferno per salvare sua figlia. 

E così quella notte a Città del Messico, si è seduto e ha iniziato a scrivere un racconto basato su questi punti: scrisse circa cinque pagine, per poi lasciarlo in un cassetto per circa cinque o sei anni. Fino al giorno in cui gli fu proposto di scrivere una "storia americana", lui disse di sì... ed è venuto fuori, "The Chain", tutto in una volta.



Fonti consultate per l'articolo:

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