domenica 27 dicembre 2020

Recensione: "Racconti di viaggio, racconti di vita" di Milka Gozzer

 

Tra storia e reportage, autobiografia e cronaca di costume, racconto e avventura, Milka Gozzer ci conduce in un percorso epico dal deserto della Namibia alle metropoli di Tokio e di Seul, dalla Bolivia alla Cambogia, dalla dittatura birmana alle crociate contro i catari, dalla terra delle badanti alla tecnologia di Taiwan, dal Golfo del Tonchino a Parigi.


Racconti di viaggio, racconti di vita
di Milka Gozzer

Self-publishing
155 pp
"Conosciamo veramente le motivazioni che spingono i
nostri spostamenti brevi o lunghi? Solo quando te lo chiedono
ci pensi, e spesso la ricerca di una ragione sensata risulta
vana o apparentemente non all’altezza della destinazione
finale. Il caso è veicolato da insignificanti, per non dire sciocchi, dettagli."

Viaggiare significa conoscere posti diversissimi tra loro, incontrare tante persone, con le loro culture, linguaggi, costumi e tradizioni...., ma anche animali!
Alcuni di questi meno rassicuranti altri: nel deserto della Namibia, l'autrice e il compagno di viaggio Bussola (l'amico giornalista Nicola Guarnieri) si son ritrovati di notte accerchiati da un gruppetto di "simpaticissime" iene, ma alla "strizza" provata nei momenti in cui il branco gironzola tra le loro cose, segue la tenerezza di fronte a un  cucciolo di sciacallo - battezzato Sciaki -, che li terrà compagnia prima di andar via e di vederlo diventare un puntino lontano.

E saranno pure un bel po' lontane ma in Kirghizistan le stelle si vedono, chiare e limpide: in questo paese la cui terra è per la maggior parte inospitale e aspra, l'autrice gode della semplice ma calda ospitalità delle famiglie contadine che abitano nei villaggi, condividendo del tempo con le persone del posto, accostandosi con curiosità alle loro tradizioni, rimirando i coloratissimi tappeti, entrando nelle yurte (antiche abitazioni nomadi di forma circolare, assemblate con stuoie e tappeti di feltro attorno a una struttura di pali) e lasciandosi scaldare il cuore dai loro sorrisi aperti.

E scalda il cuore anche la bontà e la semplicità di chi ha reso la propria vita una missione per aiutare il prossimo, come padre Anselmo in Bolivia, al fianco dei contadini che si battono per difendere le proprie terre e poterle coltivare.
Tra le polverose strade segnate dalla povertà, dalla prostituzione, dalla droga, dalla criminalità, i missionari hanno spesso portato una boccata d'ossigeno facendo costruire strade, ospedali, scuole.

E poi ancora l'Africa, che lungi dall'essere tutta deserto e savane, è anche fatta di città, grandi, sporche e inquinate; la povera semplicità della Moldavia, quella più disperata e angosciante della Cambogia, dove i bimbi - già da piccoli - cominciano a lavorare, se non restano mutilati per le mine disseminate nei campi e nei fiumi (triste e tragica eredità dei “Khmer Rossi”, che nel 1975 instaurarono una delle dittature più violente del Ventesimo secolo) o non muoiono prima per diarrea.

Un mosaico di paesi, alcuni popolati da gente meno fortunata di noi europei, dove fame, malattie, miseria, analfabetismo, arretratezza sono all'ordine del giorno, altri caratterizzati dal progresso e da un'invidiabile armonia universale che si riversa sulle attività pratiche quotidiane (vedi Taiwan).

Il lettore viaggia in sella insieme a Milka e gli sembra di percepire, in ogni posto attraversato, gli odori particolari, i sapori, i colori... tipici di ciascuno, di conoscere almeno un po' quella variegata umanità incontrata dalla scrittrice; in base ai luoghi visitati, al lettore vengono anche offerte pillole di fatti storici importanti, che hanno caratterizzato determinate località (il genocidio in Cambogia ad opera di Pol Pot, la persecuzione dei catari in Francia, la divisione della Corea).

Questa raccolta di narrazioni, in cui il viaggio quale esperienza "formativa", che contribuisce ad arricchire tanto il bagaglio di conoscenze quanto la sfera umana, ci ricorda come viaggiare significhi soprattutto cogliere il privilegio e l'opportunità  di gustare la diversità mettendo da parte pregiudizi nei confronti degli altri popoli.

Farlo in bicicletta, poi, acuisce quel senso di rispetto dei posti e di libertà che ha permesso alla Gozzer di "respirare il mondo così come viene, assorbire quelle particelle esistenziali che mi danno la sensazione, bizzarra e indescrivibile, di incontrare in un’altra forma qualcosa e qualcuno che non è più qui ora ma che ha lasciato un segno."

Racconti che ci restituiscono ritratti di persone e di luoghi indimenticabili, che ha visto Milka quale ospite di passaggio, ma sempre attenta, rispettosa, aperta, curiosa.

I racconti di viaggio, frutto di esperienze realmente vissute, sono intervallati da altri frutto della fantasia, perché anch'essa è un veicolo per viaggiare, immaginare, sognare e "andare lontano".

Una raccolta che ho apprezzato molto, ricca di spunti e, ancor più, di umanità, resa piacevole dai contenuti interessanti e da uno stile di scrittura che sa essere tanto preciso e dettagliato  quanto empatico ed ironico.

Una lettura che mette una gran voglia di viaggiare! 

sabato 26 dicembre 2020

UN DUCA DA SCEGLIERE Jess Michaels anteprima romance storico + omaggio da parte dell'autrice




“Un duca da scegliere” (Her favorite duke) è il secondo libro della serie di romance regency “Il Club del 1797” dell’autrice Jess Michaels.

Il libro sarà disponibile dal 5 gennaio ed è già in preordine a questo link >> https://www.amazon.it/dp/B08PVYZPH7/


L'Autrice molto gentilmente ha pensato di offrire alle sue lettrici un piccolo regalo: l’anteprima gratuita del prologo di “Un duca da scegliere”, ancora non disponibile su Amazon.


Il prologo si può scaricare  QUI






Traduttore: Isabella Nanni
Editore: The Passionate Pen LLC
Genere: Romance storico
Prezzo ebook: € 3,99 
disponibile in Kindle Unlimited
€ 13,99 cart.
Data pubblicazione: 
5 gennaio 2021
Inghilterra, 1810. Simon Greene, Duca di Crestwood, da anni è ossessionato da Margaret Rylon. 
C'è solo una cosa che li divide: il suo fidanzato, che è anche il suo migliore amico. 
Simon cerca disperatamente di non distruggere tutto cedendo ai suoi desideri, ma quando Meg e Simon rimangono intrappolati da soli di notte durante un temporale, lo scandalo che ne risulta non solo porta alla rottura del fidanzamento di Meg, ma costringe Simon a chiederne la mano al posto del suo amico.

Margaret è dispiaciuta di aver ferito la sua famiglia e il suo fidanzato, ma tutto quello che ha sempre voluto è Simon. E diventa ancora più determinata ad avere una vita felice insieme a lui quando si arrendono a passioni rimaste a lungo sopite. 
Ma anche se Simon le dà il suo corpo, non le concede il suo cuore. È schiacciato dal senso di colpa per aver tradito il suo amico e ha paura di ciò che il legame con Meg può svelare.

Ma se Simon non impara in fretta a combattere per lei, potrebbero perdere entrambi la possibilità di essere felici.

L'autrice.
Jess Michaels è un’autrice bestseller di USA Today. Sebbene abbia iniziato come autrice tradizionale pubblicata da Avon/HarperCollins, Pocket, Hachette e Samhain Publishing, e anche da Mondadori in Italia nella collana “I Romanzi Extra Passion”, nel 2015 è passata al self publishing e non si è mai guardata indietro! Ha la fortuna di essere sposata con la persona che ammira di più al mondo e di vivere nel cuore di Dallas. Quando non controlla ossessivamente quanti passi ha fatto su Fitbit, o quando non prova tutti i nuovi gusti di yogurt greco, scrive romanzi d’amore storici con eroi super sexy ed eroine irriverenti che fanno di tutto per ottenere quello che vogliono senza stare ad aspettare.



Estratto

Il suo turbamento, originato durante la festa quando aveva visto Simon e Graham insieme - il futuro che le era stato imposto e quello che non avrebbe mai avuto - aveva causato molti problemi, per di più all’unica persona al mondo a cui non avrebbe mai voluto fare del male.
Nel buio si voltò lentamente verso di lui. «Simon?» sussurrò.
Nessuna risposta. Aveva il viso leggermente girato, quindi Meg non poteva dire se avesse gli occhi aperti o chiusi.
«Simon?» ripeté, questa volta con meno sicurezza.
«Che c’è?» rispose lui, con voce tesa.
«Mi… mi spiace di aver rovinato la giornata» disse lentamente. «Mi spiace di aver causato tutti questi problemi scappando dalla festa.»
Lui non disse niente, ma si mosse un po’ e rilassò leggermente le spalle. Meg lo prese per l’incoraggiamento che non le aveva dato ad alta voce e continuò.
«Sento di dovermi spiegare» confidò con un sospiro. Il buio, l’intimità di essere a letto insieme, tutto contribuiva a dare l’impressione che potesse dire senza timore quello che aveva in cuore. Non tutto, ovviamente. Ma in parte. Se Simon avesse capito, forse sarebbe stato più facile, in qualche modo. «Io… io non voglio sposare lui.»


venerdì 25 dicembre 2020

Recensione: "Foglie di gelso. Racconti palestinesi" di Aysar Al-Saifi

 

Foglie di gelso è una raccolta di testimonianze di uomini e donne della Palestina che hanno vissuto la dolorosa esperienza di essere rinchiusi, per tempi anche lunghi, in carceri israeliane; esperienza che, per quanto drammatica e quindi impressa in modo indelebile nelle menti e nei cuori, non ha impedito loro di continuare a resistere, a credere che anche per il popolo palestinese e per la sua "Patria"  arriverà il momento, tanto atteso, della libertà e, prima ancora, di vedersi riconosciuto il diritto di esistere.



"Foglie di gelso. Racconti palestinesi" 
di Aysar Al-Saifi




Prospero editore
trad. Althea Pohl, Stefano Riva
160 pp
"...anche noi palestinesi, come gli uccelli, amiamo la libertà, non possiamo vivere in gabbia e non sopportiamo una vita in schiavitù. La nostra è una vita che non conosce confini, ma solo il cantare del mattino. E tu, figliolo, volerai di nuovo in alto. (...) Non stare in pensiero per me: nonostante il trascorrere degli anni (...) io sono ancora forte, come il gelso e forse di più".

Aysar Al-Saifi è nato trentadue anni fa nel campo profughi di Dheishesh, a sud di Betlemme, sorto nel 1949 con lo scopo di accogliere migliaia di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni durante la "catastrofe" (Nakba), quando le forze di occupazione israeliane hanno raso al suolo oltre 500 villaggi e costretto più di 700mila persone ad abbandonare le proprie abitazioni.

Tra queste pagine viene data voce a chi voce non ha e le cui vicissitudini rischiano di essere portate via dal vento e ridotte in polvere "come foglie di gelso", dimenticate sotto coltri di indifferenza.

Sono storie intrise di umanità, perché al centro vi è, del resto, proprio l'essere umano, che sia l'occupante o l'occupato, il secondino o il prigioniero, attorno ai quali ruotano tanto i soldati, che irrompono nelle case per arrestare - troppo spesso senza reali motivazioni -, quanto le famiglie di chi viene portato via, allontanato dall'amore dei propri cari, cui restano solo cumuli di disperazione e preoccupazione e briciole di speranza. 

Ma per quanto sbriciolata, se c'è una cosa che resiste nonostante tutto e tutti è proprio la speranza, bagnata di lacrime, sì, ferita dalla paura e dalla solitudine tra le mura di una cella, ma non per questo meno viva; e con essa ci sono la pazienza ("la pazienza è ciò che abbiamo imparato dalla Patria") e l'amore incrollabile per la propria terra, per la quale si soffre, si combatte e si resiste.

Questo piccolo volume si legge agilmente non solo per il numero di pagine ma ancor più per l'immediatezza del linguaggio, che pur essendo essenziale e semplice è carico di empatia e di umanità; la sua lettura offre al lettore la possibilità di conoscere storie vere di chi ha vissuto (e vive tutt'oggi) esperienze di dolore ed ingiustizia per il solo fatto di essere palestinese;

"...essere palestinesi rappresenta una colpa sufficiente per essere perseguitati".

Nuran, Khaled, Ahmed, Mahmoud, Ribhi...: lungi dall'essere semplicemente nomi sconosciuti, nel momento in cui le loro vicende e i loro sentimenti ci scorrono davanti agli occhi, smettono di essere estranei senza identità e li riconosciamo per ciò che sono: uomini e donne nel cui petto batte un cuore di leone anche dietro le sbarre.

"Questa è la differenza tra noi e voi, la differenza tra prigionieri e carcerieri. Tu sei convinto che in prigione siamo deboli, mentre noi, anche se imprigionati, siamo sempre alla ricerca della speranza e del fiore che sboccia dalle ceneri".

Leggiamo di come, al cospetto delle forze di occupazioni israeliane, i palestinesi non possano che cercare di resistere, mettendo a tacere anche i propri sentimenti ed emozioni per non mostrare una debolezza che renderebbe ancora più dura la prigionia e loro pericolosamente vulnerabili davanti ai soldati.

"La posta", "la politica delle stampelle, "la porta della spiumatrice": sono espressioni che a noi non dicono nulla, ma che per tanti uomini e donne si traducono in umiliazioni quotidiane, che avvengano all'interno di furgoni di ferro dove i prigionieri devono sopportare temperature impossibili, piuttosto che al checkpoint, dove anche i vecchi e i bambini attendono per molto tempo in attesa di poter attraversare i posti di blocco.

E le attese sono lunghe e logoranti anche per i famigliari dei detenuti, che aspettano ore per ottenere di vedere, magari solo per pochi secondi, il volto del proprio congiunto. 

Di capitolo in capitolo si susseguono, quindi, storie di vita con protagonisti diversi ma strettamente uniti dall'amore per il proprio popolo, l'attaccamento alle famiglie (ci si commuove e al contempo si prova un inevitabile senso di impotenza e rabbia nel leggere le struggenti lettere che i detenuti si scambiano con le madri, private dei propri figli, e in attesa di riabbracciarli, quando saranno finalmente liberi), agli amici con cui si è condivisa l'infanzia e, da adulti, la lotta contro il nemico-vicino; sono persone che all'interno delle carceri cercano di proseguire la loro battaglia, resistendo a ogni tentativo di manipolazione e assimilazione della coscienza, con scioperi della fame, alimentando l'attività culturale tra i detenuti,  costantemente ostacolata dalle autorità israeliane.

Non ci sono popoli di serie A e di serie B, violazioni dei diritti più o meno urgenti per cui battersi e, come ricorda Luisa Morgantini (nella Prefazione), citando Mandela "non ci sarà libertà per nessuno, fino a quando i palestinesi non saranno liberi".

Queste riportate da Aysar sono testimonianze preziose che - mettendo in risalto la tenacia di un popolo che con coraggio resiste all'occupante, che conserva la propria libertà nonostante le sbarre di squallide celle ed è mosso dall' "immortalità di un amore reciproco con la propria terra" -  con forza e sensibilità conducono il lettore "dentro quello squarcio ancora aperto sulla Palestina, che da troppi anni cerca di guarire senza riuscirci" (dalla Postfazione di Chef Rubio).

Da leggere.


"...proprio perché non possediamo a priori la libertà, siamo consapevoli del vero significato di una vita senza essa. Proprio perché ne siamo privi, riusciamo a comprenderne il significato e a essere le persone più adatte a definirla e capirla. Mi fanno ridere quei popoli che gridano alla libertà ignorandone il significato. Come possono conoscere il significato della libertà se non ne sono mai stati privati come noi?"

mercoledì 23 dicembre 2020

Recensione: UN UOMO A PEZZI di Francesco Muzzopappa



Simpatico, schietto, provvisto di un senso dell'umorismo che fa nascere sorrisi e mette il buon umore, Muzzopappa si racconta facendosi "a fette" e mettendo sul vassoio, a vantaggio dei suoi lettori, aneddoti, incontri, esperienze di vita passate e recenti che ci restituiscono il ritratto di un giovane uomo sagace, che guarda il mondo con quella dose di sano ottimismo che dovremmo avere tutti per barcamenarci con più leggerezza tra i piccoli e grandi problemi della vita.


UN UOMO A PEZZI
di Francesco Muzzopappa


Fazi Ed.
142 pp
Francesco è un giovane uomo di origini pugliesi, fidanzato con Carmen, con cui convive a Milano nel quartiere di Chinatown.
I due non potrebbero essere più diversi: lei è in fissa per un'alimentazione sana che più sana non si può, lui..., beh, lui è figlio di madre pugliese e padre calabrese, cresciuto nel tarantino con fiumi di latticini in una culla a forma di frisella.

"Che un pugliese non mangi latticini è fantascienza. Le nostre mamme da piccoli ci hanno svezzato a omogeneizzati di mozzarelle. Nei biberon infilavano le burrate".

Per non parlare poi dell'attenzione di Carmen per evitare ogni forma di spreco, il che significa comperare solo indumenti non di marca e che costino pochissimo (meglio se usati) e librerie a prezzi stracciati, pazienza se sono storte e pendono.

Ma non conosciamo solo Carmen e le sue piccole, adorabili manie; Francesco condivide tra queste pagine altri pezzetti di sé, in primis il suo essere un pugliese che ha vissuto l'esperienza  della salsa di pomodoro fatta rigorosamente in casa sotto il solleone di agosto.
Il capitolo relativo alla maratona della salsa l'ho amato perché... è qualcosa che conosco bene, in quanto è una "tradizione" immancabile e immarcescibile anche a casa mia: la salsa si fa ogni anno, non si scappa, e da bambina/ragazzina, confesso, per me era un vero e proprio incubo. Però, ripeto, è sempre stato - e lo è tutt'ora - un appuntamento annuale sacro, e poiché dura non più di due-tre giorni (tra salsa e pelati), il sacrificio si fa, anche perché poi ce l'hai tutto l'anno :-D

"Per noi pugliesi fare la salsa in casa è come andare al militare: un'esperienza che ti forma e non vorresti mai più ripetere. Mentre il resto del mondo civilizzato ha imparato a comprare pelato e passata industriale al supermercato, dalle mie parti è considerata una bestemmia".

Sparsi tra i tanti frammenti della propria vita, ci sono diversi personaggi con tratti bizzarri e simpatici: il coinquilino napoletano - convinto che "a Napoli le cose sono più buone" (ehm,.. ho avuto una coinquilina simile: "Ma o vuò' capì ca' a' pizzà buona sta sul a Napule??", mi diceva ogni volta che mangiava un pezzo di pizza in terra di Puglia) -, il condomino russo esperto nell'ars amatoria che... Siffredi scansati; l'idraulico maschilista, convinto che un uomo vero non debba assolutamente mettersi ai fornelli; il personal trainer dal fisicaccio palestrato impegnato in un eterno (e vano) tentativo di rimorchiare esponenti dell'altro sesso.

Insomma, tra incontri strani ed episodi spassosi, in questo libro l'Autore si racconta con il suo piglio vivace ed ironico, e ne viene fuori il ritratto di un'esistenza che in fondo è comune a quella di tanti di noi lettori, eppure, se ci soffermiamo su certi dettagli, ingrandendoli con la lente dell'autoironia e della spensieratezza, ci rendiamo conto forse di come le nostre esistenze siano un po' come un romanzo, la cui trama si dipana spesso attraverso eventi tragicomici e bislacchi, alcuni più semplici, altri meno ordinari, che sia lo stupore provato da bambini davanti alle giostre dei luna park, i tentativi di seguire una dieta o l'euforia fanciullesca di chi, ritrovandosi da un giorno all'altro con una bella sommetta di denaro da spendere in cibarie varie, si concede il lusso di "sfamarsi" in un supermercato per ricconi.

Un libro che, quindi, non ha un'unica trama ma che è composto, come si evince dal titolo, da tanti pezzi di vita vissuta, raccontati in modo divertente, familiare, che regalano sicuramente sorrisi e momenti di svago al lettore.

Finora il mio preferito resta Dente per dente, ma in generale devo dire che Muzzopappa è piacevole da leggere e scaccia mestizia e pessimismo.
E di questi tempi, abbiamo urgente bisogno di essere positivi ... di un po' di ottimismo e buon umore.

martedì 22 dicembre 2020

Occhio ai libri || segnalazioni editoriali

 

Oggi voglio presentarvi alcune pubblicazioni segnalatemi da autori e/ case editrici.


Partiamo da una storia dark ambientata in Italia: IL CERCHIO DI PIETRE di Enrico Graglia (Goware ed. 390 pp,).


Vincenzo, ragazzo di provincia, fa una strana scoperta al fiume. Ne derivano sogni oscuri e vivide allucinazioni, che ostacolano la sua relazione con l’intraprendente e affascinante Lavinia e lo spingono a credere che in gioco ci sia più della propria sanità mentale. 
È possibile che qualcuno – o qualcosa – stia cercando di mettersi in contatto con lui? E cosa ci fa un antico e misterioso cerchio di pietre nella campagna piemontese? 
Ad aiutare Vincenzo, lo scrittore-guru Saverio, in cerca di riscatto da un’esistenza mediocre. 
I tre protagonisti di questa storia dark, che affonda le sue radici nella provincia italiana, si confronteranno con l’ignoto, causa delle nostre più grandi paure, in cui a decidere l’esito dell’eterno scontro fra Bene e Male è la fragilità stessa dell’animo umano.

Autore
Enrico Graglia, nato a Torino nel 1980, non ricorda di aver trascorso un giorno della sua vita senza leggere. In casa non c’era un televisore e nel 1990 Il signore degli anelli cambiò per sempre il suo immaginario, indirizzandolo al fantastico. Al liceo scrisse i primi racconti, ispirato dalla letteratura italiana e rapito dai libri di Stephen King e Clive Barker, che rimangono tra i suoi autori preferiti. Laureato in legge, oggi vive in Piemonte, sulle colline del Monferrato. Il cerchio di pietre, vincitore del premio Vallavanti Rondoni 2019, è il suo romanzo d’esordio
.


Il secondo libro è un Fantasy illustrato da Lorenzo Nicoletti: "Hollow World - Il ragazzo senza memoria" di Luca Damiani (autopubblicato, 300 pp).
Si tratta di un’opera complessa e ricca di spunti, ma scorrevole e dai toni spesso leggeri. Ispirato alle
Light Novel, il romanzo attraversa vari generi (Fantasy, Romanzo Storico, Romanzo di formazione, Thriller, Mistery e Romance) per raccontarci le vicende di personaggi memorabili e offrirci qualcosa di davvero fresco e innovativo, soprattutto per un autore italiano.

Cosa faresti se ti svegliassi in un posto che non conosci? Se non ti ricordassi nemmeno chi sei, come ti chiami, da dove vieni? Se l’unica cosa che hai con te fosse un libro in una lingua incomprensibile, e dormissi in un peschereccio incastrato dentro la roccia a dieci metri da terra?
Se qualcuno ti insegnasse a rubare, per sopravvivere, e a pelare patate in un ospedale pieno di feriti, con una guerra sempre più vicina? Cosa faresti se poi questa nuova normalità venisse sconvolta da un profumo di mandorle, da qualcosa che non hai mai provato prima?
E se questa cosa ti cambiasse?
Se ti togliesse il sonno, e anche la fame?
E se poi la guerra la mettesse in pericolo e di colpo ti facesse rischiare di perderla?
Se fossi tu stesso a metterla in pericolo?
Cosa faresti per salvarla?
Fino a che punto ti spingeresti?

L’autore
Luca Damiani, classe ’78, vive a Torino con quattro ragazze (tre mordaci e l’altra... pure). Ama la pizza in tutte le sue forme e condimenti (tranne quella all’ananas!) e odia l’ultima goccia di shampoo al fondo del flacone. Tra un libro e un altro si occupa di mandare avanti un’azienda del food. Si innamora del teatro all’età di quattordici anni e dopo aver frequentato l’accademia d’arte drammatica, lavora come attore professionista per circa un ventennio. L’esperienza maturata in campo teatrale, e la passione che da sempre lo accompagna per la cultura Jpop, sfociano nel progetto “Hollow World”: un mondo in continua espansione dove spera che altri ne rimangano affascinati e, nel pieno rispetto della cultura Anime, contribuiscano alla sua crescita, caratterizzazione e diffusione
.



L'ultima pubblicazione è un romanzo dalle atmosfere molto misteriose: SORTILEGIO MORTALE di Roberto Marconi (Kimerik Ed. 210 pp).

In una stazione di polizia, di fronte a un ambiguo vice ispettore, Marco Robertini si trova improvvisamente invischiato nella misteriosa scomparsa di un’ex fidanzata e, di lì a poco, nell’omicidio di un’accompagnatrice di uomini. 
Egli ha un legame apparentemente opposto con entrambe e le circostanze sembrano prospettarlo come duplice presunto colpevole. 
L’iniziale innocenza del protagonista, che si basa sulla logica e il raziocinio, man mano stinge nell’ambiguità per l’irrompere del mistero e dell’esoterico, rappresentato da altrettante donne intrise di pensiero magico. Sarà l’indagine dentro se stesso che potrà aprire la strada alla spiegazione della realtà, ma ricorre la ciclicità del Fato e del Cigno Nero nella sua vita. Come finirà?

L'autore: Nato vicino a Jesi, nelle Marche, e vissuto quasi tutta la vita a Senigallia, Roberto Marconi si è laureato a Bologna in Giurisprudenza e lavora da sempre nel settore assicurativo e finanziario. Ha cominciato a scrivere, nei primi anni del nuovo millennio, brevi racconti e poesie pubblicati su siti per appassionati, in coincidenza casuale, ma densa di affinità elettive, con l’articolo letterario del noto scrittore americano Chuck Palahniuk intitolato La chiesa delle storie. Ha già pubblicato un’opera, Il segreto di Paracelso, edita da Booksprint Edizioni, che partecipa alla XXXIV edizione del Premio Italo Calvino. Ha tre figli e tre sogni nel cassetto che forse non aprirà mai.

sabato 19 dicembre 2020

Oggi nasceva... Eleanor Hodgman Porter


"Pollyanna, che con la sua dolcezza regala tenerezza e il cuore ti aprirà...Pollyanna, che porta sempre il sole con semplici parole e buona volontà".

Uno dei cartoni animati che ho guardato senza stancarmi, da bambina, è stato Pollyanna, la bambina sempre solare e ottimista che desiderava portare un sorriso di gioia e speranza a tutti coloro che incrociavano il suo cammino.

Questo simpatico personaggio è frutto della mente di una scrittrice britannica: Eleanor Hodgman Porter, e la sua Pollyanna è diventata sinonimo di "una persona che crede che sia più probabile che accadano cose buone che cose cattive, anche quando ciò è molto improbabile" (Cambridge dictionary), o  più semplicemente (e con un'accezione più negativa) "persona costantemente ed eccessivamente ottimista" (Collins dictionary).

Eleanor è nata a Littleton (New Hampshire) il 19 dicembre 1868.

(wikipedia)

Sin da ragazzina ha manifestato diversi talenti artistici, ad es. nel canto, tanto da essere spesso invitata come cantante in occasione di eventi sociali organizzati dalla comunità e della chiesa. 

Ha frequentato le scuole locali ma poi ha dovuto continuare l'istruzione a casa a motivo di problemi di salute. 

Andando controcorrente, la scrittrice ha coltivato i suoi interessi e talenti: ha studiato al New England Conservatory of Music. 

Nel 1892 sposò un uomo d'affari, John Lyman Porter e si trasferirono in Massachusetts. 

Ha scritto il suo primo racconto all'età di 33 anni e il suo primo romanzo, Cross Currents, nel 1907.
Secondo libro: Turn of the Tide (1908), in cui tratta il tema del lavoro minorile.
Terzo libro: Miss Billy (1911), in cui la vita di tre scapoli viene stravolta da una donna; ad esso fanno seguito Miss Billy's Decision e Miss Billy Married.
Ma il libro più famoso è sicuramente Pollyanna (1913), tradotto in 12 lingue, cui segue Pollyanna grows up.

Questo celebre romanzo per bambini è il racconto sentimentale di una ragazzina che "giocava" a trovare sempre il lato positivo delle cose, riuscendo in qualche modo a cambiare coloro che incontra, donando speranza ai disperati.

Pollyanna è diventato un film nel 1920 (regia di Paul Powell) e nel 1960 ("Il segreto di Pollyanna"), con Haley Mills nei panni della protagonista.

"Il gioco consiste nel trovare qualcosa per cui essere sempre felici", diceva la gioiosa fanciulla.

Bene, la psicologia cognitiva ha preso spunto dal  "gioco della felicità" per individuare la cosiddetta "sindrome di Pollyanna" o "ottimismo idiota": si tratta della tendenza che le persone hanno a concentrarsi principalmente sulle cose positive, atteggiamento che le porta a dare per scontato che tutto andrà bene quando si tratta di prendere decisioni anche senza avere tutte le informazioni pertinenti.
A parlarne per primi sono stati Matlin e Stang negli anni '70, che hanno spiegato come i processi cognitivi tipici di questa inclinazione favoriscano selettivamente l'elaborazione di informazioni piacevoli rispetto a quelle spiacevoli, e questo porta ad essere più ottimisti e positivi; per contro, fa sì che si tenda a ricordare eventi neutri come più positivi di quanto non fossero in realtà (quindi a falsare un po' i ricordi).

È morta a soli 51 anni di tubercolosi il 21 maggio 1920.

Fonti consultate:

https://golittleton.com/
https://www.literaryladiesguide.com/
https://www.britannica.com/
https://positivepsychology.com/

mercoledì 16 dicembre 2020

Frammenti di... LEGGERE LOLITA A TEHERAN

 

Alcuni significativi passaggi tratti da LEGGERE LOLITA A TEHERAN, l'ultimo libro recensito qui sul blog.



"Per capire quello che la guerra ha devastato, per vedere bene i crateri dove una volta c'erano le case, bisogna aspettare la pace. Solo allora le voci ridotte al silenzio, gli spiriti maligni intrappolati nella bottiglia volano fuori."

"Tornai dunque la bambina che ero stata quando prendevo il primo libro che mi capitava sottomano e mi buttavo in un angolo a leggerlo per ore. Assassinio sull'Orient Express, Ragione e sentimento, Il maestro e Margherita, Herzog, Il dono, Il conte di Montecristo, Tutti gli uomini di Smiley -i libri della biblioteca di mio padre, delle librerie di seconda mano, delle case degli amici. Li leggevo tutti, come un alcolizzato che annega il suo dolore inespresso. Se mi rivolsi ai libri fu perché erano l'unico rifugio che conoscevo, ciò di cui avevo bisogno per sopravvivere, per proteggere una parte di me stessa che sentivo sempre più in pericolo. Il mio altro rifugio, quello che mi aiutava a restituire un po' di sanità mentale e di spessore alla mia vita, era di natura più intima e personale."






Un grande romanzo acuisce le vostre percezioni, vi fa sentire la complessità della vita e degli individui, e vi difende dall'ipocrita certezza nella validità delle vostre opinioni, nella morale a compartimenti stagni…».


Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti? «I fatti concreti di cui parliamo non esistono, se non vengono ricreati e ripetuti attraverso le emozioni, i pensieri e le sensazioni»


Siamo tutti perfettamente in grado di trasformarci nel censore cieco, di imporre agli altri la nostra visione, i nostri desideri. Una volta che il male viene, come dire, personalizzato, ed entra dunque a far parte della vita quotidiana, la strategia per resistervi diventa anch'essa personale, individuale. In che modo l'anima riesce a sopravvivere? è la domanda essenziale. E la risposta è: con l'amore e la  fantasia.



martedì 15 dicembre 2020

Recensione. "Echi di Romanticismo" di Eleonora Zizzi

 

"Echi di Romanticismo" è una raccolta di poesie scritta con elegante ricercatezza, in cui i temi trattati e lo stile di scrittura attingono alla cultura classica, nonché al genere gotico e al Romanticismo.



Echi di Romanticismo
di Eleonora Zizzi



CTL (Livorno)
94 pp
>>  LINK AMAZON >>


"Non è forse questo il vero poeta?
Trasparenti dalle crude parole,
l’inspiegabile, l’astrazione del vissuto"


Le emozioni e i contenuti cui l'Autrice dà voce - che siano il Dolore, l'Amore, la Passione, il potere dei ricordi... - vengono espressi come esperienze travolgenti, che lacerano, straziano, che sono sentite in modo intenso, viscerale,  come qualcosa che pretende il proprio spazio nel vissuto di chi scrive e fa quindi sentire la propria presenza, ora con forza, ora con tenerezza.

"Non parlare,
il tuo silenzio comunica oltre mille parole.
Sarà valso un solo sguardo,
per perdermi in un dolce sognar
e così nel nostro Destino,
unico plasmato respiro
(Il cerchio del nostro destino)



"Cupido non trafisse con il modesto dardo,
bensì con la spada,
uccise con la gelida lama
nel sangue della nostra passione,
ma batte ancora per l’eternità." 

(Come una lama nel cuore)


Sono versi scritti con una penna raffinata, originale, intensa, che ben sa esprimere la capacità della poetessa di guardare dentro di sé e dentro l'Uomo in generale (analizzandone pensieri, paure, sentimenti, coscienza), di sentirsi un tutt'uno con la Natura, che al pari di un personaggio a tutti gli effetti, con un'anima e un sentire propri, di volta in volta è descritta in modo da rispecchiare emozioni e riflessioni diverse.
Le poesie sono rese suggestive da un'aura onirica, da atmosfere da sogno in cui a guidare ogni descrizione di paesaggi o pensieri è il potere creativo e immaginifico della mente di dare vita a mondi che vanno oltre il terreno e l'umano.


È una silloge i cui componimenti sono ricchi di metafore, simbolismi, richiami ancestrali, che attingono a tematiche e a un linguaggio che appartengono alla mitologia, alla narrativa fantastico-fiabesca e a quella classica.

Opera consigliata in special modo a chi ama le poesie e apprezza un linguaggio poetico ricercato e forbito. 

lunedì 14 dicembre 2020

Segnalazioni editoriali (dicembre 2020)



Buon pomeriggio, oggi vi presento alcune recenti pubblicazioni appartenenti a diverse realtà editoriali.


Partiamo da un ROMANCE pubblicato da Delos Digital.


Ubriaca d'amore di Marina Rodriguez  (LINK C.E.     -     LINK AMAZON)

Delos digital Srl
Collana: Odissea Romantica 
151 pp
Formati: epub, kindle
 2,99 euro
USCITA: Dicembre 2020

Leslie ha 35 anni e una vita tutta da reinventare, dopo che il suo fidanzato Daniel, chef e proprietario di un ristorante a Londra, l'ha lasciata per una esperta di vini. 
Leslie, pasticcera di origini italiane, senza una carriera ben definita, decide di saperne di più di vini pregiati e finirà per frequentare un corso di sommelier. Nella sua vita, però, si affaccia un bell'imprevisto: il dottor Adrian Miller, che sembra portarle di nuovo il sorriso. 
Aiutata dalla sua amica Monica e dal suo amico di sempre Jack, Leslie cambierà totalmente modo di guardare alla vita.

L'autrice.
Marina Rodriguez è nata a Napoli, 34 anni fa. Scrive poesie. Ha lavorato come giornalista per giornali locali campani e come insegnante di lezioni private. Ha partecipato a molti concorsi di poesia (finalista al premio Aletti editore 2020). Questo è il primo romanzo che pubblica.



POESIA
Kimerik Ed.
84 pp


Gocce di rugiada sulle spine del mondo di Maria Alberti

Gocce di rugiada sulle spine del mondo racchiude i pensieri, i ricordi e gli affetti più intimi dell'autrice. Si ritrovano le tematiche a lei più care - dalla religione alla natura, sino al dolore e alla perdita di figure importanti - con l'attenzione rivolta sempre al presente e alla sua problematicità.

Note autore: Maria Alberti è nata a Milazzo nel 1945 e vive a Barcellona Pozzo di Gotto (ME). E' stata docente di scuola media. Autrice di poesie, trae ispirazione soprattutto da temi religiosi e dal quotidiano.


NOIR/GIALLO


Dall’abile penna della scrittrice Marina Bertamoni, una nuova indagine per l’Ispettrice Luce Frambelli - edito da Fratelli Frilli Editori.


LA PAZIENZA DELLA FORMICA  di Marina Bertamoni (256 pp, 14.90 euro)
 
,
Milano, nei pressi della stazione ferroviaria di Rogoredo, vicino al famigerato “boschetto”, tristemente noto alle forze dell’ordine come quartiere di spaccio della droga, viene trovato il cadavere di un senza tetto morto per assideramento. L'uomo sembra avere due identità.
La foto che appare nel documento ritrovato all’interno della giacca del defunto appartiene a un certo Andrea Lorchi, pilota di velivoli da turismo dato per disperso vent’anni prima in un tragico incidente in cui ha perso la vita Alberto Castrovillari (manager di alcuni dei nomi più noti del mondo dello spettacolo) mentre il nome che appare nel documento è di Charles Martin, cittadino francese.

Su quello strano incidente aereo, sul quale non si è fatta ancora chiarezza, deve occuparsene la Questura di Lodi.
Riorganizzare il lavoro e le idee non è facile per la squadra composta dall’ispettrice Luce Frambelli, Fabrizio Calligaris (suo collega) e l’ispettore capo Pasquale Campiglio, soprattutto dopo la drammatica morte per suicidio del Vice Questore Paolo Binaschi, avvenuta solo poche settimane prima. 
Il romanzo conduce su binari diversi, non solo per il mistero di una morte ancora tutta da chiarire e che risulterà sempre più complesso e intrigante, ma anche per un altro mistero non risolto che coinvolge Luce in prima persona e riguarda la sua sfera privata e le sue origini. 

L'autrice.
Marina Bertamoni è nata a Milano nel 1961. Laureata in Scienze Geologiche, lavora da più di trent’anni in una multinazionale dell’energia. Scrive racconti e romanzi gialli e noir, ambientati nella provincia italiana. Suoi racconti sono presenti nelle antologie dei premi “Orme Gialle“ e “Garfagnana in Giallo”, mentre i romanzi che hanno per protagonista Luce Frambelli, giovane ispettrice della Questura di Lodi, pubblicati da Fratelli Frilli Editori, sono stati premiati in prestigiosi concorsi letterari, tra i quali ricordiamo il “Premio Letterario Internazionale Lago Gerundo” e il “Premio Letterario Festival Giallo Garda”.

domenica 13 dicembre 2020

Recensione: LEGGERE LOLITA A TEHERAN di Azar Nafisi



Tra queste pagine la scrittrice ripercorre le discussioni avute con i suoi studenti su diverse opere letterarie, collegandone i temi ai ricordi della vita vissuta in Iran prima, durante e dopo la rivoluzione iraniana. Si analizzano autori come Nabokov, Austen, James... e si affrontano temi quali il potere della letteratura, la politica, la condizione della donna nella società musulmana, la religione.




LEGGERE LOLITA A TEHERAN 
di Azar Nafisi


Adelphi Ed. 
trad. R. Serrai
379 pp
I ricordi della professoressa Nafisi si riferiscono al periodo in cui ha insegnato all'Università di Teheran e all'Università Allameh Tabataba'i negli anni '70 e '80, fino alle sue dimissioni nel 1995 (lascerà il Paese per andare negli USA nel 1997); rimasta senza lavoro, la donna decise di organizzare a casa propria un corso segreto di letteratura occidentale, scegliendo sette studenti interessati al gruppo di studio.

Questo memoir è quindi suddiviso in quattro parti: nella prima, intitolata "Lolita", conosciamo gli studenti del gruppo di lettura e ci si concentra sulle restrizioni imposte alla vita delle donne, specialmente nelle scuole e nelle università. 

Nella seconda parte, "Gatsby", il romanzo di Fitzgerald è messo "sotto processo", in quanto ritenuto, nella società islamica, un libro che induce a peccare, inneggiando all'immoralità tipica dell'occidente imperialista.

Nella terza parte, "James", la professoressa Nafisi si sofferma sul periodo in cui l'Iran era in guerra con l'Iraq; nell'ultima sezione, "Austen", si torna agli anni '90, e quindi ai suoi studenti, all'amico e compagno di profonde conversazioni (chiamato il "mago") e alla sua decisione di lasciare, insieme al marito Bijan e ai figli, l'Iran per andare in America.

Il contesto di riferimento sono quindi i decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, anni caratterizzati da violenze e soprusi, perpetrati tanto per le strade quanto nei campus di Teheran.

La "missione" di Azar Nafisi diventa quella di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni dell’Occidente: la sua letteratura. 

Nell'introdurre le sue memorie, l'Autrice precisa di aver cambiato i nomi alle persone menzionate per proteggerle da possibili punizioni o imbarazzi.
E rivolgendosi al lettore, gli chiede:

"ho bisogno che anche tu, lettore, cerchi di pensare a noi, perché altrimenti non potremo esistere  davvero. Contro la tirannia del tempo e della politica, cerca di immaginarci come a volte neppure noi osavamo fare: nei momenti più intimi e riservati, nelle più straordinariamente normali circostanze della vita, mentre ascoltiamo un po' di musica, ci innamoriamo, camminiamo per strade ombrose, o leggiamo Lolita a Teheran. E prova a ripensare a noi dopo che quelle cose ci sono state confiscate diventando una volta per tutte un piacere proibito."

Chi sono le ragazze che partecipano al gruppo di discussione nel soggiorno di casa di Azar?
Sono giovani donne (tra i venti e trent'anni) le cui vite sono state in qualche modo plasmate dalla rivoluzione iraniana. 
C'è chi ha fatto l'esperienza della prigione in quanto membro di un'organizzazione religiosa dissidente e si è visto interdire l'accesso all'università per due anni dopo il suo rilascio.
C'è la ragazza fidanzata, che viene costantemente vessata dal fratello fondamentalista; c'è chi sogna di emigrare in Canada, chi ha subito molestie da uno zio e chi è stato sposato più volte.
Tutte loro sono accomunate da una condizione di "disagio", frutto della confisca, da parte del regime, dei loro momenti più intimi e dei loro desideri.

"Con i mullah al governo, la religione era diventata uno strumento di potere, un'ideologia, ed era proprio questo approccio ideologico alla fede che distingueva l'oligarchia dai milioni di cittadini comuni".


Riunirsi privatamente per metter su una sorta di "laboratorio letterario" è un modo per trovare un po 'di libertà in mezzo a troppe restrizioni.

I romanzi (e i loro autori) analizzati - da Lolita di Vladimir Nabokov ad Orgoglio e pregiudizio della "zia Jane", da Il Grande Gatsby  di F. Scott Fitzgerald a Gli Ambasciatori di Henry James - sono solitamente annoverati tra i classici della letteratura inglese e americana; queste (ed altre) opere, all'interno del regime repressivo della Repubblica islamica dell'Iran, erano considerati veleno, dei cattivissimi e pericolosi esempi di decadenza occidentale, per cui la loro lettura era assolutamente sconsigliata, in particolare per le giovani donne iraniane, che addirittura rischiavano di incorrere in un reato punibile; ergo, da un'insegnante come la Nafisi, ci si aspettava che, attraverso lo studio di tali subdole opere, ella insegnasse agli studenti iraniani a combattere l'immoralità americana.

Ma, al contrario, con le sue accese discussioni in aula, la docente desiderava offrire ai suoi studenti una sorta di "aiuto", di rifugio, per resistere alla repressione e alla paura - che, ci ricorda bene questo libro, possono danneggiare la vita delle persone, e che erano le armi privilegiate dal regime, privo di alcuna empatia - attraverso la finzione letteraria e l'immaginazione.

"La letteratura non era una panacea, ma ci offriva uno strumento critico per valutare e capire meglio il mondo - non solo il nostro, anche l'altro, l'oggetto dei nostri desideri."

"l'immaginazione è equiparata all'empatia, alla capacità di immedesimazione: non possiamo vivere ciò che hanno vissuto gli altri, però in letteratura siamo in grado di comprendere anche i personaggi più mostruosi. Un bel romanzo è quello che riesce a mostrarci la complessità degli individui, e fa sì che tutti i personaggi abbiano una voce; è allora che un romanzo si può definire democratico - non perché sostiene la democrazia, ma per la sua stessa natura. L'empatia è il cuore di Gatsby, come di molti altri grandi romanzi - non c'è niente di più riprovevole che restare ciechi di fronte ai problemi e ai dolori altrui. Non vederli significa negare la loro esistenza». 


Durante il corso della lettura, i lettori ottengono informazioni sia su Nafisi, sui suoi studenti, sulla sua famiglia e sui suoi amici, che sulla cultura della Teheran post-rivoluzionaria.

Confesso di essermi trascinata questo libro per diverse settimane; l'approccio iniziale è stato positivo, mi aveva coinvolta molto e trovavo oltremodo interessanti tutti i ragionamenti e le riflessioni su Lolita e Humbert; stesso interesse nel conoscere lo sfondo storico e politico, o ancora nell'osservare le studentesse nelle loro fragilità, contraddizioni,dubbi, il loro prendersi in giro, nel sarcasmo e nel fervore con cui interagivano tra loro su argomenti che, partendo dall'analisi letteraria delle opere, poi venivano calati nella loro vita di tutti i giorni, che fossero i rapporti con famiglia e fidanzato, o l'uso del chador, o le discriminazioni e i maltrattamenti cui erano soggette in quanto donne.
Però non posso non ammettere che, dalla metà in poi, il livello di attenzione è andato diminuendo, ho trovato che il ritmo narrativo rallentasse un po' e ho faticato a proseguire.

Nel complesso è comunque un libro interessante, che  ci fa conoscere la posizione della donna nella società islamica iraniana dopo la rivoluzione e lo fa mettendo al centro la letteratura e il potere che essa ha (attraverso la finzione, l'immaginazione) di farci sentire liberi anche - o soprattutto! - quando il contesto in cui siamo immersi vuol privarci di libertà fondamentali.


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