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sabato 20 aprile 2019

Recensione: STONER di John Williams



Il ritratto sincero e commovente di un uomo che, pur avendo una vita apparentemente piatta e fin troppo "comune", riesce ad entrare nel cuore del lettore grazie alla magistrale penna, sensibile e attenta, del suo autore.



STONER
di John Williams



Fazi Ed.
trad. Tummolini
337 pp
William Stoner nasce sul finire del diciannovesimo secolo in una famiglia di agricoltori del Missouri; inviato all'università statale per studiare agronomia, dopo pochi anni si laurea; i suoi genitori si aspettano che il loro figliolo torni alla fattoria a Booneville per aiutarli nei lavori di campagna, ma con triste e rassegnato disappunto scoprono che il giovanotto non ha alcuna intenzione di lasciare il mondo universitario.
Si è innamorato della letteratura inglese e, su proposta  di uno stimato professore, accetta di insegnare questa materia restando in quel college.
Sorpreso e lusingato che qualcuno possa dare tanta fiducia proprio a lui, Stoner accoglie con grande gioia una tal proposta e da quel momento abbraccia la vita di docente e studioso, facendone una missione nella propria vita.

Questi primi anni accademici scorrono tranquilli e pacifici, in compagnia di pochi amici (David Masters e Gordon Finch) e, a un certo punto, si fidanza con la placida Edith, una ragazza timida, riservata e delicata.
I due si sposano anche se inizialmente non riescono a raggiungere alcun grado di intimità vera, come se ci fosse un muro invisibile a tenerli distanti, un muro che si è alzato anche rispetto ai suoi vecchi genitori, con cui l'uomo ha allentato visite e contatti.

Il matrimonio si rivela per William una piccola isola d'infelicità, di ulteriore appiattimento, tanto che egli preferisce starsene all'università a fare ricerca e a portarsi avanti col lavoro per i suoi seminari, piuttosto che tornare a casa dalla moglie, fredda e algida, che non gli mostra alcun affetto.

Fino a quando non le viene voglia di "fare un figlio" e a quel punto sembra divenir preda di una smania sessuale verso il marito, il quale ben volentieri l'asseconda, seppur stupito dall'atteggiamento insolitamente disinibito e selvaggio di questa moglie sempre sulle sue e che fino a quel momento sembrava essersi concessa con rassegnazione.
Il figlio arriva ed è una bambina, Grace.
Grace cresce tra le cure e l'amore del padre, perchè sua madre vive un periodo di estraniamento verso la creatura, ma a William non dispiace perchè finalmente ha un esserino da amare, su cui riversare quell'amore che alla moglie non interessa ricevere; questa, inoltre, dopo la gravidanza, si allontana dal coniuge ancora di più e irreparabilmente, rendendo la vita in comune una sorta di prigionia triste, fredda, senza amore. L'unico amore è quello tra il padre e la figlia, che però cresce timida, malinconica, silenziosa, priva di carezze e premure materne...

Intanto, sul fronte del lavoro le cose vanno bene fino a quando non compare un personaggio infido e malevolo, Lomax, il quale gli darà non poche grane quando prenderà il posto del defunto prof. Sloane (che tanto diede fiducia a Stoner in passato). I motivi di inimicizia tra i due - che fino a quel momento non ne avevano avuti - nascono a causa di uno studente saputello e arrogante che Stoner desidera bocciare ma che è il pupillo dello stesso Lomax...

Quest'omuncolo scaltro e in malafede creerà da subito e per sempre problemi al povero Stoner, che cercherà di agire e reagire sempre con la pacatezza e la dignità che lo contraddistinguono, e non solo, ma di portare avanti le proprie idee e convinzioni con onestà e irreprensibilità, cercando di non lasciarsi intimorire dalle minacce (a volte velate, celate dietro consigli, altre volte decisamente più palesi) di chi vorrebbe dirgli cosa fare per non pestare i piedi a chi è più alto di lui.

Proseguendo di pagina in pagina e di capitolo in capitolo, vediamo come la vita del nostro professore sia costellata sempre più da delusioni in ogni ambito, a cominciare da quello famigliare: Edith non solo gli si allontana, ma pare divenirgli ostile, nemica, assumendo atteggiamenti fastidiosi, non rivolgendogli la parola o, quando lo fa, con un'acidità che manderebbe in furia chiunque; inoltre, cosa ancor più grave, pretende di decidere della vita della piccola Gracie senza consultare il padre, allontanando i due, che avevano sempre trascorso piacevoli momenti insieme, quando Stoner tornava da lavoro.

Questo amareggia e angoscia il povero Stoner, che intanto deve affrontare altre preoccupazioni, come quelle in ambito universitario, con Lomax che lo tiene sotto tiro, pronto a danneggiarlo e umiliarlo come può.

Eppure, arriva una fase felice e luminosa anche per lui: finalmente conosce l'Amore, quello con la A maiuscola, che lo travolge, lo fa sentire vivo, e soprattutto, che è ricambiato.
La fortunata è una sua ex-allieva di corso, Katherine Driscoll, una ragazza sensibile, intelligente, che sembra venerarlo, e chiede pareri e consigli al suo professore come fossero oro colato.

"Si considerava un personaggio al limite del ridicolo, per il quale nessuno mai avrebbe potuto nutrire un interesse particolare."

A Stoner non par vero che una donna più giovane possa nutrire un interesse, che vada oltre quello professionale, per uno come lui, anonimo, poco attraente, così serioso e decisamente poco mondano.

E invece! Scopre cose di sè che non conosceva ancora - Edith, con la sua impassibilità, non era dunque riuscita ad uccidere la sua capacità di dare e ricevere amore? - e capisce che la stessa Katherine nell'intimità è ben diversa dalla studentessa intimidita e discreta conosciuta al seminario.

"A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra."

L'amore e la passione liberano i due amanti di ogni inibizione, paura di essere scoperti, ed essi riescono a vivere una parentesi d'amore idilliaca che li vedrà al culmine della felicità.

Ma nessuna felicità è eterna.... e la batosta non può che arrivare dal perfido Lomax, che ancora una volta (e non per l'ultima) metterà i bastoni tra le ruote alla carriera di Stoner colpendolo sul personale.

Non c'è pace per William, che pian piano vedrà la sua esistenza ingrigirsi e appesantirsi di giorno in giorno, sempre più isolata, priva di amore, dedita ad un lavoro che lui ama, che è ormai l'unica ragione per alzarsi al mattino.

Stoner ci appare sempre più solo in un mondo che, se su larga scala pare impazzire più volte (attraversa le due guerre mondiali, vede tanti giovani lasciare l'università per non farvi mai più ritorno, e questo lo addolora), similmente, nel suo piccolo, sembra divertirsi a fargli del male, a morderlo quasi con cattiveria, godendo nel bastonarlo, nel vedergli piegare la schiena sotto i colpi impietosi di una vita che con lui è avara di felicità.

Quest'uomo è destinato a vedersi scivolare dalle mani gli affetti più importanti a svolgere lo stesso lavoro per tutta la vita, a conservare pochissime amicizie, due per l'esattezza e sempre le stesse, Finch e Masters.

Insomma, a ben guardare, William Stoner non è propriamente il protagonista più attraente che ci sia, e la sua piatta e desolata esistenza non sembra troppo promettente per costruirci attorno un romanzo indimenticabile.

E qui entra in gioco la capacità dell'Autore di rendere il suo "eroe silenzioso" straordinario nel suo essere così "normale", comune eppure speciale, perchè il ritratto che Williams ce ne dà è appassionante, profondo, commovente, "sa di verità". 

E' difficile dire in cosa e come, precisamente, Williams riesca a compiere quest'impresa che ha del "miracoloso", dal punto di vista letterario, ma è così, fidatevi.

Stoner esce dalle pagine e il lettore ha la netta sensazione di avercelo davanti o accanto a sè, e di veder scorrere, intanto, i fotogrammi della sua esistenza, che ci viene narrata con grande rispetto, attenzione, cura, umana compassione e solidarietà, tanto che si finisce per voler bene a quest'uomo solo, e quasi vorremmo essergli fisicamente vicini anche solo per dargli una pacca sulla spalla o per incoraggiarlo con affetto.

"William Stoner conosceva il mondo come pochi dei suoi ripensava di rado alla sua infanzia nella fattoria di Booneville, conservava la coscienza del proprio sangue e dell’eredità lasciatagli dai suoi antenati, con le loro vite oscure, faticose e stoiche, e un’etica che gli imponeva di offrire al mondo tiranno visi sempre inespressivi, rigidi e spenti."

Stoner è un uomo con un animo ricco, che verso la vita, con le sue tribolazioni, assume lo stoicismo dei suoi antenati contadini; non si lagna, non si vendica, aspetta pazientemente che le cose possano migliorare, che tornino al loro posto da sole, e intanto lui, con forza e disperazione insieme, resta in piedi, anche se forse non sempre con la schiena dritta perchè i colpi subiti sono stati tanti e forti.

Stoner è uno di quei romanzi che merita di essere letto, riletto, assaporato parola per parola, amato; lo si legge lasciandoci prendere per mano dalla grazia e dall'intensità dello stile di John Williams, ci si emoziona e ci si affeziona al professor Stoner, ci si trova a sospirare e quasi a...supplicarlo!, "Ti prego, Willy, cerca di essere felice", e si giunge all'ultima pagina con un misto di tristezza e serena commozione.

Nel mio caso, più che di una lettura vera e propria si è trattato di ascolto: ho seguito le vicende di Stoner, infatti, lasciandomi cullare dalla intensa voce di Sergio Rubini, il cui tono di voce, pur restando costantemente "sommesso", discreto, assolutamente coerente con la personalità del personaggio principale - i cui giorni scorrono come "in punta di piedi" -, sa emozionare e catturare l'ascoltatore, guidandone l'approccio emotivo alla storia e alle vicende che si susseguono.

Mi chiedete se ve lo consiglio? Ma assolutamente sì! ^_^

6 commenti:

  1. Ciao Angela! Il tuo è uno dei pensieri più esaustivi su questo romanzo, che mi ha sempre incuriosito un po' per fama, un po' per quanto questo personaggio apparentemente noioso riesca a raccontare di sé.

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    1. Grazie Francy :*
      Pure io mi sono incuriosita per entrambe le motivazioni che citi!!
      Buona serata :)

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  2. È uno dei miei libri preferiti. La vita eccezionale di un uomo normale. Ne parlai anche io tanto tempo fa sul mio blog. Bellissima recensione Angela. Ti abbraccio forte e ti auguro una Pasqua serena.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz