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giovedì 3 aprile 2014

Frammenti d'incipit: I CENTO COLORI DEL BLU



Ho intenzione di iniziare a leggere un libro che proprio oggi fa il suo ingresso in libreria.

I CENTO COLORI DEL BLU
di Amy Harmon


Ed. Newton Compton
9.90 euro
456 pp
Trad. L. Feoli,
A. Ricci
USCITA 3 APRILE
2014

Trama
Tutti a scuola conoscono Blue Echohawk. A diciannove anni Blue frequenta ancora il liceo.
Abbandonata da sua madre quando aveva solo due anni, non conosce il suo vero nome, né la sua data di nascita. Indossa sempre vestiti attillatissimi e un trucco pesante: il sesso è il suo rifugio, un gioco per dimenticare tutto, per mettere sotto chiave le sue emozioni.
Blue ha iniziato tardi la scuola e non mostra alcun interesse per lo studio. 
È un caso disperato. 
Eppure il suo nuovo insegnante di storia, il giovane Darcy Wilson, non la pensa così: Darcy crede in lei, e sa che Blue ha bisogno di ritrovare se stessa prima di trovare un posto nel mondo.
E così la sprona a guardarsi dentro e a ripercorrere il suo passato, a scrivere la sua storia, a dar voce alle sue emozioni. 
Tra i due nasce una grande amicizia, e forse, a poco a poco, qualcosa di più: un sentimento forte, travolgente, a cui ciascuno dei due tenta in tutti i modi di resistere...




Vi riporto il prologo, chissà che non faccia venire anche a voi voglia di leggerlo!!

Agosto 1993

La bimba era sdraiata sul sedile posteriore, nel caldo soffocante della
macchina. Aveva il viso arrossato, la coperta su cui era distesa si era spostata e
il viso era premuto sulla plastica del sedile. Ma lei non sembrava accorgersene e
continuava a dormire. Era forte, nonostante fosse così piccola. Non piangeva
quasi mai, né si lamentava. Sua madre aveva tenuto i finestrini abbassati per
tutto il viaggio, ma non era servito a molto. Perlomeno adesso il sole era
tramontato e non batteva più. Era scesa la sera, che aveva portato un po’ di
sollievo, nonostante fuori ci fossero ancora quasi quaranta gradi; e poi
nell’oscurità nessuno le avrebbe notate. L’aria condizionata aveva funzionato
finché l’auto era in movimento, ma da due ore erano ferme nel buio a guardare il
pick-up, aspettando quell’uomo.
La donna al volante si mangiucchiò le unghie, chiedendosi se non fosse il
caso di lasciar perdere. Cosa gli avrebbe detto? Tuttavia aveva bisogno d’aiuto.
Il denaro che aveva preso a sua madre non era durato molto. I genitori di Ethan
le avevano dato duemila dollari, ma tra benzina, motel e cibo erano finiti prima
di quanto si fosse aspettata. Così, durante il viaggio si era ritrovata a fare cose
di cui non era per niente fiera, anche se continuava a dirsi che non aveva avuto
scelta. Ormai aveva una figlia: doveva prendersi cura di lei, anche se questo
significava fare sesso in cambio di denaro o favori. O di droga, suggerì una
vocina nella sua testa. Scacciò quel pensiero. Sapeva che non avrebbe resistito
ancora a lungo, aveva bisogno di un’altra dose.
Ecco a che punto era arrivata. Le sembrava impossibile essere finita lì, a poca
distanza da casa. Qualche ora di viaggio, niente di più. Aveva attraversato metà
enfant,wallpaper
.
Stato e poi era tornata indietro senza aver risolto nulla.
All’improvviso vide l’uomo che tornava verso il pick-up. Tirò fuori le chiavi
da una tasca e cercò di aprire la portiera del passeggero. Gli corse incontro un
cane sporco, grigio e nero, che era rimasto a dormire sotto il rimorchio,
aspettando il suo ritorno. Cominciò a girargli intorno alle gambe mentre lui
strattonava la maniglia. Lo sentì imprecare sottovoce.
« Maledetta maniglia. Devo farla sostituire» .
Alla fine riuscì ad aprire e il cane balzò subito sul sedile. L’uomo richiuse e
controllò di nuovo la maniglia. Non si accorse che lei lo stava guardando. Fece
il giro passando davanti al pick-up, si mise al volante e uscì dal parcheggio che
aveva occupato per qualche ora. Mentre avanzava, per un attimo posò lo
sguardo su di lei, ma senza indugiare, senza esitazioni. D’altra parte cosa ci si
poteva aspettare? Non la degnò neppure di una seconda occhiata. Niente
ripensamenti. Sentì la collera montarle dentro. Era stanca di sembrare
trasparente, di essere incrociata solo per caso, ignorata, respinta.
Mise in moto e lo seguì, tenendosi a una distanza sufficiente per non destare
sospetti. Ma perché poi avrebbe dovuto insospettirsi? Non sapeva nemmeno
che lei esisteva. E questo la rendeva invisibile, giusto? Eppure era pronta a
seguirlo anche tutta la notte, se necessario.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz