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lunedì 2 giugno 2014

Recensione: LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI di Chiara Gamberale



Recensione di inizio settimana!!

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI

di Chiara Gamberale

Mondadori
20 euro
392 pp
2010
Trama

Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d'immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo...
Quando un tristissimo giorno Maria muore cadendo dal motorino, i condomini di via Grotta Perfetta 315, quelli che più le volevano bene, scoprono da una lettera che proprio nel loro stabile la piccola Mandorla è stata concepita... ma su chi sia il padre, la lettera tace. Proprio perché con tutti Maria sapeva instaurare un legame intenso, nessun uomo tra i condomini si sente sollevato agli occhi degli altri dal sospetto di essere il padre di Mandorla.
È così che verrà presa la decisione di non fare il test del DNA su Mandorla, e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme.
È questo il fatale presupposto di una commedia umana che, con l'alibi del paradosso, in realtà ci chiama in causa tutti.
E mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s'innamora, cerca suo padre e se stessa, ci si avventura con lei verso rivelazioni luminose e rivelazioni scomode, si assiste a nuove unioni e a separazioni necessarie
.

 

il mio pensiero

Mandorla ha 17 anni e si è messa nei guai.
A voler essere precisi, tutta la sua vita, sin da quando è nata (anzi, no: dal concepimento), sembra avere i tratti di “un grosso guaio”.
Sua madre Maria è morta quando lei era solo una bambina e da allora Mandorla è vissuta all’interno del condominio in cui viveva con la mamma, accudita dal resto dei condomini, tutti diversi l’un dall’altro e anche un po’ strani, ma a modo loro affezionati a Maria e alla figlia.
Ci sono Paolo e Michelangelo, due omosessuali che vivono insieme, che cercano in tutti i modi di far valere i propri diritti e la propria libertà di amarsi; c’è la anziana, generosa e piagnucolosa Tina Polidoro, colei che adotterà formalmente Mandorla alla morte di Maria; ci sono i coniugi Cesare e Giulia Barilla, con i loro figli Matteo e Giulia; c’è la saggia Caterina con il marito Samuele; e poi Lidia – filosofica e chiacchierona – insieme all’eterno fidanzato Lorenzo.

Tutti occupati a prendersi cura di questa bambina, spaurita, magrolina, taciturna.
Sola.

Maria, sua madre, era una giovane donna benvoluta da tutti in condominio – per la sua vitalità e spontaneità - e la sua morte (in seguito ad un incidente) turba e rattrista tutti; ma non quanto riesce a fare la sua lettera d’addio alla figlioletta.
Lettera in cui l’allegra Maria dichiara che Mandorla è frutto di una fugace relazione sessuale con uno degli uomini del condominio…

La lettera spiazza tutti perché la domanda sorge spontanea: di chi si tratta?
Chi ha tradito il proprio partner con Maria, e quindi chi è il papà della piccola Mandorla?

Una lettera, dunque, che non potrà che scatenare litigi, dubbi, sospetti, che potrebbero mettere in bilico e a rischio dei matrimoni….; a meno che non ci si esoneri dal fare il famoso test del DNA.
Eh sì, perché l’unico modo per star tranquilli in via Grotta Perfetta 315 è astenersi dal sottoporsi all’esame del DNA e decidere di prendersi Mandorla in casa un po’ ciascuno, di anno in anno.
Come se fosse figlia di tutti.

E così, tra tantissimi flashback - che ci raccontano “cosa è accaduto prima” a tutti gli abitanti dei cinque piani - e ritorni al presente, in cui l’adolescente Mandorla ci racconta, dalla cella in cui è finita, come lei ha vissuto la sua infanzia nello strambo condominio, il lettore conosce pian piano tutto il contesto in cui le vicende si svolgono, e per ogni uomo presente non potrà non domandarsi: è forse lui (Matteo, Samuele, Lorenzo, Michelangelo) il padre di Mandorla, che è così vigliacco da non farsi avanti e non dichiarare: ”Sono io che ho fatto l’amore con Maria, tanti anni fa, nell’ex-lavatoio”?

Seguiamo le vicende di Mandorla, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i dubbi, le paure, il senso di inadeguatezza rispetto ai propri coetanei (che lei chiama gli Altri Della Mia Età), la solitudine, la mancanza della mamma ma anche del papà, di cui lei ovviamente non sa nulla.

Mandorla è intelligente e sensibile, ma anche molto insicura e cresce circondata da tante persone che, in un certo senso, le fanno sì da mamma e papà, ma che non lo sono, in realtà, e che anzi le stanno nascondendo “quella importante informazione”.

Il lettore segue le elucubrazioni della ragazza, i suoi innamoramenti, la voglia di essere bella e amabile come lo sono le altre della sua età (ed in particolare l’amica del cuore Eva, bella e vivace, che fa, dice e si veste sempre nel modo giusto), il desiderio di piacere ai ragazzi (a Matteo Barilla, in particolare), il suo diventar grande, imparando ad amarsi, a comprendere gli altri e a perdonarli, se è necessario.
Il desiderio, il bisogno, la voglia, la necessità... di essere amata, di essere parte di una famiglia.
E il condominio di via Grotta Perfetta è l’unica famiglia di Mandorla, con i suoi pregi e i suoi tanti difetti.

Scritto in prima persona, quando è Mandorla la narratrice, ed in terza quando l’Autrice ci fa fare un salto in dietro per farci entrare nelle “case degli altri”, la narrazione l’ho sentita a tratti un po’ disordinata, “a singhiozzi” (cosa che, molto probabilmente, non è a caso, anzi è voluta), per il fatto che si salta di qua e di là, da un personaggio all’altro, da un anno all’altro; il linguaggio e lo stile della narrazione riflettono la stranezza e la stramberia dei personaggi, oltre che la confusione e la complessità degli anni dell’adolescenza vissuti dalla protagonista.
C’è da dire che l’autrice è efficace, a mio avviso, nel farti entrare nel condominio, immergendoti nelle singole storie fino ad accompagnarti in un finale a sorpresa, che spiazza, stupisce e che personalmente non avrei mai immaginato.

Nel complesso, l’ho letto con interesse, scorre con sufficiente vivacità e non mi priverò di un eventuale secondo approccio con quest’Autrice.

4 commenti:

  1. Ho visto questo libro poggiato sulla scrivania di mio figlio. La tua recensione mi ha incuriosita e credo proprio che lo leggerò:)

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    1. se lo leggerai,verrò di certo a leggere cosa ne pensi!! ;)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz