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mercoledì 1 ottobre 2014

Recensione film: 'UN RAGAZZO D'ORO' (di Pupi Avati)



Ogni tanto anche io vado al cinema... e, anzi, mi son ripromessa di andarci più spesso! 

Cosa sono andata a vedere...?

UN RAGAZZO D'ORO


Regia: Pupi Avati
Settembre 2014
TRAILER


Protagonista della storia è Davide Bias (Riccardo Scamarcio), fidanzato con Silvia (Cristiana Capotondi); lavora a Milano come creativo pubblicitario ma ha l'ambizione di scrivere un libro e riuscire a pubblicarlo.
Purtroppo però, fino a quel momento, pur sentendosi dire di avere talento nella scrittura, i suoi racconti non hanno ancora trovato un editore disposto a pubblicarli.
Davide è un ragazzo dalla personalità complessa, pieno di inquietudini, "piccole" manie compulsive (tipo contare i passi quando cammina) e per tenere a bada le proprie ansie deve ricorrere a delle pillole, visto che neanche il suo rapporto con Silvia riesce a dargli serenità, anzi, gli offre ulteriori occasioni di nervosismo e turbamento, a motivo della gelosia e dell'ossessione verso l'ex di lei.
La sua situazione emotiva - di per sè già non idilliaca - si complica quando riceve la notizia della morte del padre, uno sceneggiatore di film di serie B, non sempre apprezzato in vita dai critici.

Davide torna a Roma e al funerale del genitore incontra Ludovica (Sharon Stone), un'editrice e amica del padre - Achille - che chiede a Davide di recuperare un romanzo che l'uomo stava scrivendo, affinchè possa pubblicarlo.

Questa richiesta metterà Davide in condizione di avvicinarsi alla figura paterna, con la quale ha sempre avuto "un rapporto orrendo", conflittuale, costellato da troppi silenzi; una sorta, quindi, di "non rapporto", che non poteva non avere ripercussioni sull'equilibrio già fragile di Davide, il quale a modo suo proverà a far pace con il ricordo del padre accettando la sfida di scrivere il suo romanzo come se fosse Achille, compiendo forse l'unico, e di certo l'ultimo, gesto d'amore possibile tra loro...

E' un film che mi ha colpito positivamente, per la tematica e anche per com'è stata affrontata; la storia scorre lentamente, sì, ma senza annoiare; belle davvero le musiche di Gualazzi - che danno pathos ed intensità a diversi momenti -, bravo e molto convincente Scamarcio nel ruolo di questo ragazzo talentuoso ma tormentato,  i cui demoni interiori troveranno sfogo e spazio nella scrittura forsennata di un capolavoro che sarà il suo personale ed intimo sacrificio, in nome del proprio amore verso quel padre sfuggente insieme al quale, da bambino, si sentiva invincibile.

Uff... mi spiace di non poter/saper dire meglio e di più, ma proprio non sono esperta in ambito cinematografico (ahimè) e, contrariamente a ciò che mi accade  per i libri, non mi viene spontaneo "sviscerare" i film in un modo che risulti più o meno esaustivo...., nè tantomeno posso fare raffronti con altri film di Pupi Avati, del quale ricordo solo "Il papà di Giovanna"; entrambi i film, comunque (sempre incentrati sul rapporto padre-figlio/a, che però nel secondo caso è molto presente e anche troppo), lasciano quel velo di tristezza e, soprattutto in quest'ultimo, la sensazione di "qualcosa di irrisolto", che lascia un po' di amaro in bocca, visto che al protagonista viene data l'opportunità di "far pace" con la figura del padre... ma un po' meno con se stesso.

Beh, a me è piaciuto e pure a mio marito, che inizialmente non era tanto propenso ad accompagnarmi   



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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz