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martedì 15 settembre 2015

Recensione: DIARIO DI UN’ADOLESCENZA RUBATA di Jane Elliott



Tempo fa lessi un libro che mi colpì per la durezza della sua storia e delle vicende che coinvolgevano la giovanissima protagonista: Alice all'inferno (RECENSIONE); nel weekend ho letto un altro libro della stessa Autrice, prestatomi da un'amica.

DIARIO DI UN’ADOLESCENZA RUBATA
di Jane Elliott


Ed. Newton Compton
trad. T. Felici
286 pp
6.90 euro
2010
Nel 1985, in una prigione di Manchester, un detenuto di nome Vic Brandon sta per commettere un’azione criminale a danno di un altro detenuto, tale Allen Campbell, accusato di aver drogato e stuprato una ragazzina di 14 anni; in pratica, un pedofilo, e siccome anche i carcerati hanno un loro codice etico, Vic vuol farglielo capire e assaggiare sulla sua pelle…

Finito il prologo, entriamo nel vivo della storia.
Siamo nel 1990 a Londra, a Wandsworth, dove vive una 13enne, Sadie Burrows, che ha perso il papà e vive da sola con la mamma, Jackie, che però soffoca il dolore del lutto nell’alcool.
La situazione non è delle migliori in casa: Sadie è costretta praticamente a vedersela da sola, anche per sfamarsi, ogni tanto commette qualche furto e a scuola si ritrova abbastanza isolata, fatta eccezione per un paio di amichette.
Nonostante tutto, Sadie non si lamenta, fino al giorno in cui la madre si porta in casa il suo nuovo fidanzato: Allen, che scopriamo subito avere una cicatrice sulla pancia.
Come se l'è procurata?
Collegare l’Allen del prologo con questo intruso non è affatto difficile.
I problemi iniziano presto: Allen è uno scansafatiche che manda a lavorare solo Jackie, mentre lui se ne sta sul divano a guardare la TV, dando con rabbia e presunzione ordini a destra e a manca, a suon di minacce.
Per Sadie restare a casa è ormai un incubo: Allen è cattivo, manesco, tirannico, e l’unico sentimento che le suscita, oltre alla paura, è repulsione. Certo, finchè lui non la tocca, la sua situazione sarà sempre migliore di quella del suo compagno, il povero Jamie Brown, il cui corpo è pieno di lividi.
Non sa quanto si sbaglia.
Allen non ha abbandonato la propria natura di pedofilo e Sadie ne farà le spese, subendo abusi sessuali ripetuti e minacce.
La ragazzina, disperata e sola, sa di dover tenere per sé il suo segreto, soprattutto perché lui fa leva sul senso di colpa e vergogna, e sul fatto che nessuno crederebbe mai a un a bambina bugiarda e ladra.

Il dolore lacera l’anima e il corpo di quest’adolescente lasciata a se stessa, che si trova ad affrontare sevizie fisiche e psicologiche che la segneranno per sempre, e che lei deciderà di non raccontare mai a nessuno. 

Come se non bastasse, quando resterà completamente sola al mondo, dovrà decidere se cavarsela da sola o rimettersi nelle mani dei servizi sociali.


L’adolescenza sofferta e turbolenta di Sadie occupa la prima parte del romanzo, e non può che suscitare stupore, indignazione, rabbia di fronte a situazioni drammatiche e tremende, che vedono vittima una minore, abbandonata a se stessa da una madre depressa e sempre ubriaca, e da adulti per lo più ciechi, sordi e incapaci di dare aiuti concreti. Come può crescere e formarsi la personalità di una ragazzina che ha conosciuto solo cattiveria, soprusi, indifferenza e solitudine, e che ha dovuto imparare in fretta come cavarsela da sola e di chi fidarsi? 

La seconda parte del libro è collocata  17 anni dopo.
Sadie Burrows ha 30 anni, ha cambiato cognome e vita, è una donna d’affari intelligente, fredda, cinica, il cui lavoro è disapprovato moralmente dalla società, che vorrebbe tanto saperne di più sullle sue origini, che invece la donna tiene accuratamente celate.

Ma il passato non può essere cancellato da un colpo di spugna e i fantasmi tanto temuti e dolorosi non sempre svaniscono nel nulla. Anzi, a volte ritornano più vivi che mai e reclamano la loro parte nel presente.

Sadie dovrà fare i conti con le terribili esperienze che l’hanno vista tristemente protagonista, sola e indifesa; adesso è una donna adulta, che sa come difendersi e che ha imparato a tenere alta la testa e anche la corazza emotiva per non sentirsi più vittima delle vessazione e dei ricatti altrui.
E se è vero che c’è qualcuno che dal passato merita comprensione perché privo di qualsiasi colpa, è altrettanto vero che qualcun altro merita solo vendetta.
Cosa è disposta a fare la nuova e forte Sadie pur di difendersi dai mostri del passato e mettere in atto la propria vendetta?

Come dicevo, è un romanzo che tratta argomenti crudi e lo fa con un linguaggio altrettanto crudo, spietato, feroce; anzi, devo dire che è così denso delle cattiverie degli adulti, da risultare in alcuni momenti inverosimile...
La realtà raccontata dall'Autrice è un inferno vero e proprio (che lei ha vissuto personalmente, non dimentichiamolo): le persone buone si contano sulle dita di una mano (e ne avanzano), e restiamo quasi stupiti dalla personalità di Zoe, che alla fin fine è una ragazza forte, per la serie "Mi piego ma non mi spezzo". 
La donna che è diventata un po' mi ha spiazzata, ma è pur vero che la sua ostentata durezza è da ricondurre a un'adolescenza disumana che l'ha fatta crescere troppo in fretta.
E' una storia di violenze e soprusi, ai quali la protagonista non soccombe (e questo non possiamo non apprezzarlo) ma ai quali risponde con coraggio e con un gran desiderio di vendetta e riscatto.
Si legge molto fluidamente, per lo stile e per le vicende, che comunque non lasciano indifferenti, perchè ci si arrabbia davanti alle vessazioni e alle ingiustizie, anche se (sensazione mia, assolutamente soggettiva) si fa un po' fatica a empatizzare con la protagonista, che ci appare un po' distante e anaffettiva; nonostante vengano esternati i suoi stati d'animo, l'ho trovata emotivamente piatta, come se l'Autrice si fosse dimenticata di darle una reale "umanità"; non sto giudicando il fatto che l'Autrice abbia dato alla protagonista il diritto di scegliere che tipo di persona essere da adulta (considerata la sua infanzia), bensì mi riferisco a come la Elliott ce la presenta.

E' un romanzo forte e lo consiglio a chi ama le storie ispirate a fatti realmente accaduti, in cui abbondano realtà drammatiche di abusi, che tirano fuori il lato peggiore di certi esseri umani.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz