PAGINE

sabato 17 ottobre 2015

Recensione: 9 GIORNI di Gilly McMillan



Buon sabato, cari lettori e amici!
Cosa avete letto in questa settimana e quali libri vi faranno compagnia nel weekend?
Io ho in lettura il thriller/horror "Otto.Luce e ombra" di J.C. Casalini e il romanzo "L'ultima settimana di settembre" di Licalzi; ieri sera ho terminato il thriller "9 giorni" ed ora mi accingo a parlarvene.


9 GIORNI
di Gilly McMillan


Ed. Newton Compton
trad. A. Leoncino,
S.ì. Ristori
416 pp
12 euro
in libreria
8 OTTOBRE 2015
Trama

Rachel Jenner è sconvolta e in preda al panico: suo figlio Ben, di soli otto anni, è scomparso, e lei non sa come affrontare questa tragedia.
Inoltre, a peggiorare la situazione, ci sono gli obiettivi della stampa e le telecamere delle TV che seguono lo sviluppo del caso e le stanno con il fiato sul collo.
È vero, ha commesso una leggerezza: ha perso per un attimo di vista Ben e lui è sparito e ora tutto il Paese pensa che lei sia una madre sprovveduta e vada condannata.
Ma cosa è successo veramente in quel tragico pomeriggio? Stretta fra il dramma di aver perso il figlio, le sempre più serrate indagini della polizia e la pubblica gogna dei media,
Rachel deve affrontare un’altra agghiacciante realtà: tutto quello che sa di sé e dei suoi cari si rivela una gigantesca bugia.
E non c’è più nessuno, nemmeno nella sua famiglia, di cui la donna possa fidarsi.
Il tempo stringe e forse il piccolo Ben potrebbe essere ancora salvato, ma l’opinione pubblica ha già deciso.
E tu, da che parte starai?




E' il 21 ottobre 2012 quando Ben Finch, un ragazzino di 8 anni, carino e vivace, scompare.
Era con sua madre a fare una passeggiata nel bosco, insieme al loro cane Skittle, quando, nel momento di tornare a casa, il ragazzino chiede alla mamma il permesso di avviarsi da solo insieme al fedele compagno di giochi a quattro zampe.
Seppur con reticenza, Rachel Jenner accorda il permesso.
Mai errore, mai tale leggerezza fu più grave e tragica, per il piccolo e per tutti coloro che gli vogliono bene.
Desiderosa solo di non schiacciare il figlio con la propria apprensione materna ma di aiutarlo a crescere indipendente, la donna mai avrebbe pensato che lasciare Ben solo col cane per qualche minuto avrebbe potuto avere conseguenze tanto drammatiche: giorni di terrore, pianti, disperazione profonda, solitudine, senso di colpa, pericolo.

Doveva andare tutto bene: lei sarebbe tornata a casa e vi avrebbe già trovato il suo splendido bambino, o lui sarebbe giunto subito dopo.
Ma così non è stato.
Di Ben nessuna traccia, e quando le ricerche affannose, intrise di paura e desolazione inizieranno, ad essere ritrovato sarà soltanto il cane e qualche oggetto di Ben.
Ma lui dov'è?

Rachel non si dà pace, travolta dal senso di colpa, dai rimorsi, e diventa inevitabilmente il primo bersaglio di tutti: ex-marito, polizia, stampa e opinione pubblica.
Tutti la additano, più o meno velatamente, di essere una madre instabile, isterica, troppo distratta e superficiale, anaffettiva. 
Una pessima madre.
.
Che terribile espressione per una donna che oltre al dolore di un figlio scomparso (rapito, molto probabilmente. Ucciso? Il solo pensiero le trafigge il cuore), deve sentirsi anche giudicare e accusare di una colpa tra le più atroci che si possano commettere: quella di aver fatto volutamente, o di aver procurato per distrazione e superficialità, del male al proprio unico figlio!

Cosa ne sa la gente di come sta Rachel? Di come vivevano lei e Ben?
Cosa ne sanno loro del vuoto e della depressione che l'hanno colta e sovrastata dopo il divorzio dall'ex-marito, l'apprezzato medico pediatrico John Finch?
Cosa ne sanno loro di come ci si sente umiliate e sole quando tuo marito ti lascia per un'altra più giovane e si rifà una vita con lei, mentre tu continui a restare impantanata nella tua solitudine giorno dopo giorno?
Sì, ok, forse il pensiero del matrimonio fallito negli ultimi mesi l'aveva oppressa e tolto un po' di lucidità e molta serenità, e di certo il piccolo ne aveva risentito.
Ma da qui a fargli del male o a meritarsi le accuse di non averne avuto cura, beh è davvero troppo!

Ma l'Autrice non ci dona soltanto la prospettiva di una madre affranta, bensì anche quella di un detective del Dipartimento Investigativo, Jim Clemo, e grazie a lui riusciamo ad avere una sguardo esterno della situazione e degli aspetti contraddittori che la caratterizzano.

Ma anche Jim è un essere umano come Rachel, ed anche egli ha il suo passato, i suoi "piccoli" traumi, la sua sensibilità, una suscettibilità a commettere errori di valutazione lì dove avrebbe dovuto agire con assoluta razionalità, senza riuscirci totalmente.
Jim è un ottimo investigatore, soprattutto nel condurre interrogatori pressanti ben architettati che non hanno mai fallito un colpo; è entrato in polizia sotto l'onda dell'emulazione di un padre severo e rispettato poliziotto anche lui, le cui aspettative Jim ha cercato di adempiere.
E Jim, col suo occhio allenato, parla con Rachel e la osserva, convincendosi che qualcosa in lei non va...
Ma cosa?
Il suo isterismo, la sua tendenza a perdere la testa e far scenate vogliono forse dire qualcosa di grave?
Che sia stata davvero lei a far del male a Ben, come del resto l'opinione pubblica e la stampa sono convinti?

.
Le indagini prendono il via e pian piano si diramano seguendo delle piste, alcune delle quali aventi apparentemente tutte le caratteristiche per portare all'identikit del rapitore perfetto, e ce ne sono delle altre che si insinuano nella famiglia stessa di Rachel, scardinando ogni certezza della donna e minando ogni fiducia.

Ma non mineranno la ferma convinzione che suo figlio sia vivo e che sia disperato senza i suoi genitori, come è disperata lei all'idea di non averlo protetto e al pensiero che lo stesso Ben possa pensare che non stia facendo il possibile per ritrovarlo.

Tra un capitolo e l'altro, e seguendo le due diverse prospettive narrative, veniamo immersi nei pensieri e nelle paure di una madre disperata, e nel cuore delle ricerche, che conosciamo attraverso un provato Jim, che si lascia prendere dal caso e che desidera con tutto se stesso poterlo risolvere.
E in nove giorni il caso si risolverà. In che modo e con quale soluzione, lo scoprirete leggendo il romanzo.

"9 giorni" è un thriller, a mio avviso, non attraversato da una grandissima tensione e suspense, se non in certi specifici momenti e in particolare verso il finale; ma per la maggior parte della narrazione, il ritmo è piuttosto pacato, soffermandosi sì sul progresso delle indagini, ma in particolare sull'aspetto emotivo, psicologico della tragedia.
E' come se la risoluzione del caso - per quanto fondamentale e pur restando il nocciolo della questione - venisse postposta all'indagine dei sentimenti e degli stati d'animo delle persone coinvolte, che sia la famiglia (nella persona di Rachel) o la polizia (Jim Clemo).

L'Autrice infatti lascia che il lettore viva la frustrazione di chi aspetta di sapere cosa sia successo alla vittima; un dolore, un'attesa, un avvilimento così forti e snervanti che si trascinano per soli nove giorni ma che, venendo descritti minuziosamente e giorno per giorno, ora dopo ora, dialogo dopo dialogo, si amplificano, mostrandoci quanto può essere lacerante vivere una situazione come questa: tuo figlio è stato rapito e tu non sai dov'è, come sta, non puoi consolarlo, dirgli che tu lo stai aspettando notte e giorno e che, se potessi, capovolgeresti il mondo per salvarlo da quel mostro crudele che lo strappato alla sua vita di bambino.
Un mostro che spesso non ha le sembianze di un assassino malvagio e pedofilo, ma quelle più rassicuranti di una persona cui non penseresti mai (il che rende tutto più inquietante)

Il modo di narrare non travolge il lettore in un vortice di tensione emotiva, bensì lo avvolge come una rete sottile, intessuta di dubbi, supposizioni, paure, che lo costringono a mettersi nei panni di chi vive la tragedia "a casa".
A differenza della stragrande maggioranza dei thriller con al centro i rapimenti, che si focalizzano sulla vittima principale e sull'aggressore, in questo romanzo, come dicevo, i riflettori sono puntati su coloro che aspettano che il mistero si risolva, o che al contrario lavorano per questo.

Sapremo mai cosa ha vissuto Ben?
Ma non sarà questa la domanda principale che accompagnerà il lettore nella lettura, e neanche soltanto il desiderio (pur legittimo) di scoprire  "chi l'ha rapito e perchè", ma ciò che desidererà sarà sapere è: "Tornerà a casa da sua mamma?", perchè è su quello che McMillan vuol spostare la nostra attenzione.

Sicuramente un romanzo ben scritto, che dà spazio all'aspetto emotivo e mentale della tragedia delle sparizioni/rapimenti; non fa sussultare, non ti lascia con troppo fiato sospeso, eppure ti prende, ti obbliga a terminarlo velocemente, per trovare le risposte a tutte le domande e i dubbi.

Consigliato!!

2 commenti:

  1. Le tue recensioni sono sempre più belle! Questo thriller mi ha incuriosita e devo procurarmelo al più presto. Ho notato che stai leggendo "Otto. Luce e ombra", la cover mi piace tantissimo e mi porta a pensare a un dualismo o a un riflesso. Come lo stai trovando?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. hai ragione,dualismo,,, riflesso, sono entrambi presenti!
      a breve la recensione!!

      Elimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz