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lunedì 20 giugno 2016

Recensione: COM'E' BELLA LA NEBBIA QUANDO CADE di Tania Piazza




Com’è bella la nebbia quando cade è il secondo romanzo della scrittrice vicentina Tania Piazza, autrice, nel 2013, del romanzo La cura delle parole (EdizioniSì). 


COM'E' BELLA LA NEBBIA QUANDO CADE 
di Tania Piazza


Casa Editrice Kimerik
160 pp
15 euro
2016
LINK LIBRO


Al centro della storia narrata da Tania Piazza vi sono pochi ma importanti personaggi, con i loro amori, i rimpianti, le decisioni prese che, vuoi o non vuoi, hanno deviato il corso della vita di ciascuno.

Ludovico Corvini (detto Ludo) è un uomo ormai anziano, sposato da 50 anni e più con l'allegra e sempre solare Miriam.
Una mattina - giorno del loro anniversario di matrimonio - la donna gli lascia un biglietto dove gli dice che si assenterà per tre giorni; non solo, ma Ludo si accorge anche di un regalo, che comprende delle lettere che la stessa Miriam ha scritto per lui anni fa e che non ha mai avuto il coraggio di dargli.
A Ludo quindi non resta che leggere queste lettere risalenti agli anni '60, grazie alle quali farà un salto nel tempo con la memoria.

Un salto temporale che converge sempre nello stesso "luogo", che più che un luogo fisico è un luogo"del cuore".
Ludo ha lasciato il suo cuore, il suo amore, tutto se stesso, nel cuore di una donna amata cinquant'anni prima: Catherine.

Catherine Wight è l'unica donna che lui abbia mai amato, e questo Miriam lo sa. Lo ha sempre saputo, e Ludo se ne rende conto in modo nitido proprio attraverso queste lettere, che gli mostrano la genuinità, la forza, la freschezza dell'amore di Miriam per lui, la sua paura che Ludo non tornasse da lei e le preferisse l'altra.
Perchè c'è stato un tempo in cui le strade di Ludo e Miriam si sono divise per un certo periodo e, se le cose fossero andate in un determinato modo (in quello sperato da Ludo stesso), loro due non avrebbero trascorso decenni insieme. 

Ludo è un uomo ormai stanco, fragile nel corpo e nello spirito, con gli occhi ormai spenti che si guardano attorno con quello sguardo liquido che non dà più senso a niente, con l'aria eternamente rassegnata al pensiero della felicità che s'è negato da ormai troppo tempo; a testimoniare del fuoco dell'amore che lo ha animato c'è solo la statuetta di una sirenetta, che gli rammenta lei, l'amore vero perduto.

Ludo ha conosciuto Catherine negli anni universitari; lei, docente di nazionalità inglese, era in visita nell’ateneo italiano in cui lui stesso teneva lezioni di poesia.
Ludo è sempre stato un'anima sensibile anche se taciturna, schiva e poco espansiva; ma se c'era una cosa che lo infervorava e gli faceva brillare gli occhi era la Poesia, ed in particolare Emily Dickinson.
La comune passione per la nobile arte poetica li unì immediatamente, rendendoli consapevoli di essere due anime gemelle che si erano finalmente incontrate.
Si amavano, lui era disposto a lasciare l'Italia e a seguirla in Inghilterra pur di coltivare questo amore forte; era disposto a buttarsi alle spalle la storia poco definita e poco importante con quella ragazza simpatica, affettuosa ma un po' troppo esuberante di nome Miriam.


Ma Ludo non ha fatto i conti con l'amore di Miriam per lui; un amore altrettanto forte, disposto a costruire castelli di bugie, a nascondere verità importanti per anni, pur di essere lasciato in pace dalla presenza sgradita dell'altra donna.

Ma la stessa Miriam dovrà fare i conti con il ricordo invadente di quest'altra donna, dell'amore che l'ha unito a Ludo e che, nel corso del tempo, pare non essersi mai affievolito.

"Com'è bella la nebbia quando cade" è un romanzo che ruota attorno all'amore: l'amore giovanile impetuoso; l'amore nato timidamente tra un verso poetico e l'altro; l'amore negato; l'amore soffocato da menzogne; l'amore non ricambiato e fonte di sofferenze interiori, ma anche di piccole "vendette".

Lo stile della narratrice, dal linguaggio poetico e molto curato, che carica ogni parola e ogni frase di forti suggestioni e metafore, ci permette di entrare nell'animo del protagonista maschile, che però si rivela un uomo dal carattere debole, non sempre in grado di prendere in mano "le redini della propria vita", un uomo che vediamo spesso in balia degli eventi, delle decisioni altrui, insomma un po' vittima di se stesso, delle sue non-decisioni.
Al contrario, Miriam mostra una personalità forte, caparbia, forse anche egoista ed infantile visto che pretende di avere il proprio amore per sè come se ne avesse diritto, come se Ludo fosse di sua proprietà, incurante dei sentimenti che lui prova per l'altra donna, forse convinta che, col tempo, lui imparerà ad amarla come merita, dimenticando quell'amore fantasma ormai lontano.
Ma certi amori, si sa, sembrano nati apposta per resistere al tempo, all'usura dell'oblio e della lontananza.

Come dicevo, la scrittura dell'Autrice ha un tocco evocativo, quasi magico, ricco di parole e passaggi intensi, e non potrebbe essere diversamente visto che la poesia ha il suo posto non irrilevante nelle vicende narrate, le quali - dipanandosi su due piani temporali (l'oggi e il 1960) - sono attraversate inevitabilmente da un'atmosfera molto nostalgica, propria di quelle storie in cui i personaggi ripercorrono la propria vita addentrandosi nel viale dei ricordi,  carichi ormai di tristi rimpianti su ciò che "sarebbe potuto essere ma non è stato".

Un romanzo molto delicato, dolcemente malinconico; una lettura senza dubbio piacevole che non posso che consigliare.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz