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giovedì 16 giugno 2016

Recensione: VUOTO FINO ALL'ORLO di Samuela Pierucci



Ricevere qualcosa in dono è sempre bello, ma quando si tratta di un libro, la felicità duplica!  E se si tratta di due libri? Quadruplica, ovviamente!

Ecco gli ultimi arrivi in casa: sono due libri di cui vi ho parlato in questo post e per i quali ringrazio Lucia Pasquini, direttore Editoriale di Intrecci Edizioni.


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Stamattina vi parlerò delle mie impressioni su...

VUOTO FINO ALL'ORLO
di Samuela Pierucci


C'è un paesino "sbilenco, dai contorni sfumati e irregolari", che "stava là, sulle pagine piatte di un quaderno a righe", chiamato Mandalchiria, dove tutto scorre senza grossi imprevisti o novità, abitato da persone e animali - tutti parlanti - , ognuno col proprio mestiere e ruolo all'interno della comunità.

Un giorno accade qualcosa di strano: lo spauracchio Torcimente fa il suo ingresso in chiesa, mentre è in atto la funzione religiosa e, tra allucinazioni, visioni, immagini e colori degni del più delirante dei sogni, recita pure una enigmatica filastrocca.
Il tempo pare arrestarsi, confusione e incredulità colgono i presenti, che per un paio di giorni vivono in uno stato di indefinito torpore, di sonno paralizzante, di paura e immobilità.

Cosa è accaduto? Forse si tratta di un maleficio?

Certo è che, passati quei due giorni, nessuno a Mandalchiria sembra voler parlare di cosa è accaduto in chiesa, quasi fosse un tabù, un segreto da tenere nascosto, da seppellire e di cui non parlare più.

Ma c'è qualcuno che è più curioso e testardo degli altri e non ha alcuna intenzione di far finta che non sia successo nulla; si tratta dello spazzino del paese, un ragazzo di nome Almalinda che, insieme ai suoi amici - tra cui la lucertola Errante, il Cupo, il musicista Zen, Famelico, l'anziana signora Seccatanzi... - decide di andare a fondo nella questione e di scoprire cosa è accaduto quel giorno.
Iniziano quindi le prime riunioni per ragionare sull'accaduto...

"e il vincolo che si era creato tra i partecipanti era strettissimo: solo quando ci si sente tutti ridicoli allo stesso modo ci si riconosce come simili".

Partono le "indagini", che i nostri improvvisati investigatori conducono entrando nelle diverse famiglie del paese e parlando con esse, sperando di individuare eventuali sospettati e colpevoli.

C'è qualcuno che sta cercando di seminare paura nel villaggio aprendo le porte a presenze indefinite e malvagie?

Alma è deciso scoprirlo, e intanto la vita va avanti, così il lavoro e gli impegni di tutti e di ciascuno; a rallentare un po' la corsa verso la ricerca della verità ci pensa un "incidente" improvviso, che vede Alma protagonista ed eroe, e in seguito al quale molti compaesani cominciano ad apprezzarlo e trattarlo d'amico, proprio loro che lo avevano sempre deriso e tenuto lontano.
Per un po' Alma si lascia coccolare da questa inattesa ma piacevole notorietà, mentre i suoi amici proseguono le loro incerte indagini intrufolandosi nella vita della gente, nei negozi, nelle osterie di Mandalchiria.

Ma cosa ci sarà mai da scoprire dietro questi due giorni che hanno oscurato e fermato il tempo e la vita - già di per sè così statica - nel paesino?

L'autrice ce lo spiega, a modo suo, con il suo linguaggio intriso di giochi di parole, di intelligente ironia, disegnando per il lettore un'atmosfera surreale, resa suggestiva dalla scelta di uno spazio-tempo indefinito, attraverso personaggi grotteschi ma senza dubbio simpatici, che sembrano sbucare direttamente da una favola d'altri tempi, e si giunge pian piano all'epilogo, che vede il gruppo di amici infine cambiati, più consapevoli forse non tanto del mistero accaduto in chiesa e del suo scopo o significato, ma di se stessi, di ciò che possono e devono fare per andare oltre i confini del recinto nel quale finora hanno vissuto, decidendo di rinunciare finalmente all'arida immobilità di un futuro triste e già scritto.

"Certe volte si vorrebbe che tutto fosse diverso, ma non ci stacchiamo dalla pigra comodità di cui siamo parte.Le unghie servono per lacerare le costrizioni che imprigionano, ma anche per restare aggrappati a qualcosa, se si scivola."

Ciò che colpisce di questo breve libro è l'originalità: della trama e del suo significato, affidati ad un narratore esterno, voce fuori campo che, nel modo di presentarci le varie scene della storia e i personaggi che intervengono, ci fa sentire spettatori di un film o di un'opera teatrale particolare e sui generis; dei personaggi stessi, persone e animali strani e bizzarri tanto nei nomi quanto nel modo di essere e di interagire tra loro; originali anche stile e linguaggio, che proprio nel loro essere paradossali (del resto, il titolo stesso del libro anticipa quello che sarà il tenore della storia) coinvolgono il lettore, facendolo ora sorridere ora riflettere su come spesso sia più veloce e semplice vivere arenandosi nelle proprie illusorie comodità, chiusi nel proprio piccolo mondo sempre uguale a se stesso - il che però rischia di farci inaridire e di condannarci all'infelicità - piuttosto che sforzarsi di cambiare il proprio stato.

Forse abbiamo tutti bisogno, ogni tanto, di un sano esilio da "quella che si dice normalità".

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz