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domenica 28 agosto 2016

Recensione film: EFFIE GRAY. STORIA DI UNO SCANDALO (Richard Laxton)



Qualche giorno fa ho guardato un film tratto dall'omonimo romanzo storico di Suzanne Fagence Cooper e basato su personaggi realmente esistiti e su fatti realmente accaduti.


EFFIE GRAY. STORIA DI UNO SCANDALO



Regia: Richard Laxton
Sceneggiatura: Emma Thompson
Cast: Dakota Fanning, Greg Wise, Emma ThompsonRobbie ColtraneJames FoxJulie Walters,Tom SturridgeDavid SuchetDerek Jacobi ,Claudia CardinaleRussell ToveyLinda BassettRiccardo ScamarcioJoanna Hole

Questo film è dedicato alla figura di Euphemia "Effie" Gray, giovane donna vissuta in epoca vittoriana che, contravvenendo alle etichette morali del suo tempo, trovò il coraggio di porre fine al proprio matrimonio-farsa con un marito - un celebre e stimato critico d'arte - che non osò mai avvicinarsi a lei perché disgustato dal suo corpo....


Effie (D. Fanning) è una ragazza dolce, raffinata ed incantevole che accetta di convolare a nozze con John Ruskin (G. Wise), scrittore, pittore, poeta e critico d'arte britannico, di qualche anno più grande di lei; la ragazza riesce così a sfuggire ai problemi economici accumulati dal padre e a fare un buon matrimonio con un uomo rispettabile e colto, oltre che molto gentile nei suoi confronti sin da quando lei era una bambina.

Lascia la sua famiglia e l'amata Scozia per raggiungere quindi Londra e va a vivere nella dimora dei Ruskin, a Denmark Hill, insieme non soltanto al neo marito ma anche anche ai suoceri.
La suocera Margaret la considera una bambina capricciosa e si augura che la nuora non sia di ostacolo alla carriera dell'unico e amato figlio nel mondo dell'arte.
I rapporti tra le due donne son da subito difficili e Effie soffre all'idea di dover dividere il tetto con una donna che la detesta.
Ma a complicare davvero le cose, immediatamente dopo l'arrivo a Denmark Hill, non è neanche tanto Margaret, quanto John stesso che, la prima notte di nozze, non osa neppure sfiorare con un dito la bella e giovane moglie, anzi va via profondamente disgustato alla vista di lei nuda.

Com'è comprensibile, Effie ci resta malissimo, ma questo sarà solo il primo dei tanti rifiuti di lui a consumare il matrimonio... Fatto sta che, sentendosi sola e disprezzata, la ragazza inizierà a dar segni di disturbi di tipo nervoso.

A dare un po' di luce e consolazione a una moglie giovane e sola in una casa ostile, ci pensa la presenza di una donna affascinante e comprensiva, lady Elizabeth Eastlake (E. Thompson), moglie del presidente della Royal Academy, che presterà i suoi saggi e materni consigli alla neo sposa, soprattutto qualche anno dopo quando sarà arrivato il momento di prendere decisioni importanti.

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Ma altri personaggi si insinueranno nell'unione indecifrabile e problematica (anche se perfetta agli occhi degli estranei) di Effie con John, il quale anzi farà in modo da creare per la mogliettina delle situazioni ambigue, volte a dimostrare al mondo la "corruzione morale" di lei, i suoi atteggiamenti di donna libertina e civettuola nei confronti di altri uomini.

E su Effie circoleranno maldicenze a Venezia, durante un viaggio dei due per motivi di lavoro di lui, in cui la ragazza intreccerà una fraintendibile amicizia con un giovanotto italiano allegro e affascinato dalla innocente bellezza di Effie, Raffaele (interpretato da un gaudente Scamarcio), che in effetti le farà delle avances, ma soprattutto queste voci si infittiranno quando qualche tempo dopo nascerà una sorta di triangolo amoroso con un pittore emergente, Everett Millais, giovane e bello, talentuoso e anche lui attratto da questa sposa infelice...

John Ruskin è un uomo davvero strano e pieno di problemi con l'altro sesso, è evidente: come si faccia a restare disgustati da una moglie giovane e bella non si sa, ma così è e nel corso del film capiamo che problemi ha, ma non per questo ci appare più simpatico, anzi: sempre serioso, impettito, fissato con la sua arte e dedito solo ad essa, influenzato dai genitori ad ogni passo, taciturno e solitario, scorbutico e insensibile verso una moglie che cerca in tutti i modi di screditare, mentre la stessa non capisce cosa c'è di sbagliato in lei

Deliziosa Dakota nei panni di Effie, innocente, irreprensibile e sempre al centro di ingiusti pettegolezzi; eppure, lungi dall'essere solo la ragazza fragile e sola che ci appare tra le mura della grande ma lugubre e triste dimora dei Ruskin, Effie saprà tirar fuori anche la propria voglia di vivere e divertirsi nei momenti di assenza dell'ombroso coniuge, e soprattutto saprà fare appello alla forza di carattere e alla propria determinazione per infischiarsene di ciò che pensa la gente e dell'eventuale scandalo che potrebbe derivare da determinate sue scelte.
Effie imparerà che se non ci pensa lei stessa alla propria felicità, non ci penserà nessun altro, e che ha diritto come tutti ad essere felice accanto a un uomo che l'apprezzi e l'ami, e in questo percorso di consapevolezza avrà un ruolo fondamentale la sincera amicizia con l'intelligente lady Eastlake e l'attrazione per l'aitante Everett.

E' un film in costume fatto bene, a mio avviso, mi sono piaciute le ambientazioni: la dimora di Denmark Hill così tetra e triste come i suoi abitanti, la fascinosa ed elegante Venezia, il paesaggio brullo ed aspro attorno al cottage a Brig o' Turk in Scozia, dove finalmente Effie inizierà a prendere coscienza di ciò che deve fare per il proprio bene.


Ophelia - J.Everett Millais
Molto belli i quadri che ci vengono mostrati, in particolare è incantevole "Ophelia", che ci balza agli occhi più volte; del resto, il mondo dell'arte ha sempre il suo fascino!

Se vi piace il genere, guardatelo, c'è un bel cast (ci sono anche attori di "casa nostra", come la Cardinale e il già citato Scamarcio) e la protagonista ha dato il suo piccolo ma apprezzabile contributo "femminista" nella società e nella cultura anglosassone del periodo vittoriano, decidendo di anteporre la propria felicità ai pregiudizi e alle convenzioni sociali del suo tempo.


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz