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domenica 14 gennaio 2018

Recensione: APPUNTI DI MECCANICA CELESTE di Domenico Dara (RC2018)



Sette personaggi le cui storie personali gravitano come pianeti solitari in un universo dominato solo apparentemente dal caso e dal caos; esistenze che, nascondendo ciascuna un senso e un significato, uno scopo e una direzione, si sfiorano..., sospese e in attesa di un miracolo.


APPUNTI DI MECCANICA CELESTE
di Domenico Dara

Nutrimenti Ed.
Siamo in Calabria, nel piccolo paese di Girifalco, delimitato dal manicomio e dal cimitero e in cui soffia sempre un gran vento.
Il romanzo è, in un certo senso, diviso in due parti: nella prima, l’Autore ci presenta i sette personaggi protagonisti, chi sono e come vivono; nella seconda, si narra dell’evento che cambierà la loro vita.

Lulù, il ragazzo pazzo cresciuto in manicomio, in eterna attesa che l’adorata mamma venga a prenderlo e a salvarlo da quel covo di matti.
Cuncettina, moglie di Cosimo, che si strugge e si logora perché non riesce a restare incinta.
Rorò, la ragazza nata sotto una buona stella, una sorta di miracolo personificato che non conosce sventura; Mararosa, divorata dall’invidia e dai rancori, piena di odio soprattutto nei confronti di Rorò e convinta che questa le abbia rubato il promesso sposo, rendendola così infelice.
Taliana, ragazza madre, impegnata a crescere da sola il proprio figlio, un ragazzetto con un singolare ciuffo bianco in testa, da tutti guardato con diffidenza, come fosse portatore di sfortuna e maledizioni.
Venanzio, uno scapolo con la fissa del sesso, voglioso di godere quotidianamente dei piaceri che gli dona l’intimità fisica con tutte le fimmine che gli capitano sotto tiro nel suo laboratorio di sartoria.
E oltre a questi, c'è colui che odia il mondo intero e ha perso ogni forma anche primitiva di fede a causa di una tragedia che l'ha reso handicappato, e c’è l’appassionato di fenomeni celesti, che guarda il cielo e intanto aspetta il ritorno di chi, da anni, è sparito senza più tornare, lasciando una gran vuoto nella sua esistenza.

Sono tutte vite sospese, cadenzate dall’attesa di quella stella cadente che avveri i desideri più segreti, nascosti nell’angolo più recondito del cuore, che nessun altro vede e conosce, ma che sono sempre lì, a ricordare quanto la vita spesso segua traiettorie insolite … e sgradite; e allora non resta che la speranza o, se vogliamo, l’illusione che la propria condizione non sia immutabile.
Sono vite caratterizzate tutte, ciascuna a modo suo, da vuoti, dolori, solitudini, rimpianti…, che a un certo punto subiscono un’interruzione, una deviazione, perché accade qualcosa che crea variazioni nella traiettoria del loro destino; un evento che in sé non ha nulla di trascendentale: la mattina dopo la notte di San Lorenzo, in paese arriva un circo. Sarebbero dovute arrivare le giostre per la festa di San Rocco e invece giunge una carovana di circensi: domatori, lanciatori di coltelli, trapezisti, contorsionisti..
La novità scuote tutti in paese, eccita gli animi e contribuisce a portare cambiamenti nel tran tran dei paesani; in particolare, l’attenzione del lettore è calamitata dalle vicende dei protagonisti, di cui non seguiamo soltanto le azioni e i fatti che li vedono coinvolti, ma il loro interiore: vengono scandagliati ogni pensiero più intimo, ogni debolezza, paura inconfessata, desiderio non espresso ad alta voce, le angustie nascoste agli occhi del mondo, perché ogni dolore vissuto da soli, nel buio della propria personale isola di infelicità, fa sì che il peso del fallimento sia soltanto nostro, in quanto raccontarlo significherebbe vederlo scritto negli occhi degli altri come una condanna e questo è troppo difficile da sopportare.

Ho letto queste pagine sentendo su di me gli stati d’animo dei personaggi, così differenti l’un dall’altro per carattere eppure uguali e vicini nelle miserie che li accomunano; non si può non lasciarsi coinvolgere dalla scrittura “viscerale” di Domenico Dara, che ci mette davanti agli occhi un ritratto così vero dell’essere umano da risultare tenero e vivace insieme, un ritratto che stupisce e commuove, e infine fa sperare: sperare che anche per questi disgraziati ed infelici si accenda in cielo una buona stella, che finalmente sorrida loro e dia, se non esattamente ciò che desiderano, quantomeno la serenità per accettare quello che la vita – che spesso pare proseguire di giorno in giorno ignorando sfacciatamente i tuoi problemi, le tue lacrime, la tua profonda tristezza – ha in serbo per ciascuno.

A dare genuinità alla narrazione ci pensa (anche) l’uso diffuso del dialetto calabrese, che personalmente ho gradito moltissimo leggere (e conoscere, seppure parzialmente) in quanto mi ha portata ad immergermi totalmente nel contesto, lasciandomi entrare in sintonia con i personaggi, il loro modo di pensare, sentire, agire.

Certe storie mi hanno coinvolta maggiormente e ho sentito miei specifici pensieri, turbamenti, stati d’animo, come se l’Autore mi avesse guardato dentro, tanto che in certi momenti ho sentito il bisogno di rallentare la lettura per prendere fiato e per non farmi sopraffare dall’intensità delle emozioni raccontate.

Intenso, vero, commovente: “Appunti di meccanica celeste” è un tesoro letterario da leggere e custodire nel cuore, perché tocca le corde più sensibili dell’anima del lettore, che si ritrova catapultato a Cirifàrcu in alcune giornate d’agosto calde e afose, in cui il profumo di trifoglio e rosmarino entra prepotente dalle finestre, e pagina dopo pagina quasi ci assale la malinconia al pensiero di lasciare questa fiabesca carovana di gente semplice, che scandisce il tempo in eventi e festività… e intanto aspetta un miracolo.

E poiché “anche nell’indefettibile meccanica celeste c’è posto per la pietà; e così anche tra gli uomini fallibili”, i protagonisti di questo straordinario romanzo troveranno il proprio posto nel mondo.

“C’è un momento, nell’universo, in cui ogni cosa si armonizza: le stelle e i pianeti si allineano, le rotazioni coincidono, le rivoluzioni si sovrappongono, le onde gravitazionali si accordano ai cuori degli uomini. In quell’istante il caos si ricompone, il frammento si colloca nel suo insieme, gli eventi mostrano la loro reale portata.”

Un libro che ha i contorni di una favola ricca di suggestione, che narrando di destini mutati e miracoli insperati, invita a non soffermarsi sulle apparenze ma a guardare attentamente la realtà con gli occhi di chi non smette di cercare l’imprevisto e l’irrealizzabile, perché l’essere umano è così: sempre orientato verso nuove possibilità, nuove traiettorie di vita da disegnare.

Assolutamente consigliato, Dara rapisce e ammalia il lettore con la sua scrittura che sa come raccontare l’invidia, il senso di impotenza e inutilità, la solitudine, le preoccupazioni, la paura, in una parola, i sentimenti più intimi che appartengono ad ogni persona, e lo fa con una naturalezza affascinante, avvicinando la tenera imperfezione terrena, propria dell'umanità, alla poetica e splendida perfezione celeste.



Reading Challenge
obiettivo n.30
Un libro in cui il titolo abbia la stessa iniziale del proprio nome.


8 commenti:

  1. Lo voglio tanto tanto.
    Poi, devo dire, i libri della Nutrimenti mi ispirano moltissimo!

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  2. Intensa recensione:)Si comprende benissimo il tuo coinvolgimento emotivo segno che la storia riesce a stabilire empatia con il lettore. Prendo nota!

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  3. Ciao! Non conosco questa storia ma mi sembra di capire che ti abbia emozionato molto! Mi hai incuriosito!

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    1. Credo sia un autore che merita di essere letto :-)

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  4. Grazie Angela, non avevo ancora letto. La tua recensione è bellissima, come questo libro.

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    1. Ciao vale, assolutamente, un libro davvero bello!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz