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lunedì 1 gennaio 2018

Recensione: VENDEMMIA ROSSO SANGUE di Maurizio Castellani (RC2018)



Un uomo in bicicletta muore misteriosamente, ma prima sussurra due parole straniere all'orecchio dell'albergatore Marco Vincenti che, insieme ai suoi amiconi Piero e Andrea, e sotto la supervisione del maresciallo Bevacqua, si impegnerà a risolvere un nuovo caso di omicidio.



VENDEMMIA ROSSO SANGUE
di Maurizio Castellani




In questo secondo "giallo toscano" di Maurizio Castellani, ritroviamo l'ex-geometra Marco Vincenti, sempre impegnato con l'albergo "Da zia Maria" di Casciano Terme.
Le sue giornate scorrono pacifiche, anche se per una settimana tutto il lavoro è sulle sue spalle perchè la Grazia è in ferie; ma la tranquillità non è proprio di casa in quanto Marco si ritrova a raccogliere, per caso, le ultime parole di un pover'uomo morto in circostanze sospette.
Parole che a Marco paiono davvero incomprensibili e prive di senso, ma fortuna vuole che a dargli una mano per risolvere l'enigma sia una donna (e che sventola di donna!).
All'albergo viene ad alloggiare infatti una bella ragazza di origini ucraine che gli svela il significato letterale delle parole pronunciate dal moribondo, e che hanno a che fare con "vendemmia", "raccolta di uva".
Perchè mai quello sconosciuto prossimo alla morte avrebbe dovuto lasciargli un messaggio tanto strano ed inutile?

Intanto una cosa emerge con chiarezza: l'uomo è stato assassinato e sulle tracce dell'omicida c'è il burbero ma buon maresciallo Bevacqua, che non solo è chiamato a fare il suo lavoro, ma deve pure tenere a bada l'entusiasmo e le iniziative personali dei tre detective improvvisati, Marco, Andrea e Piero, decisi a dare il proprio contributo per trovare l'assassino.

Come già nel precedente romanzo, anche in questo il lettore può godersi il tutto assistendo alle simpatiche riunioni che vedono i tre impegnati a formulare ipotesi circa assassino, vittima e movente, e ogni incontro è inevitabilmente annaffiato da buon vino toscano e accompagnato da allegre e succulente cene preparate dal proprietario dell'albergo, che sa come stuzzicare i palati esigenti degli amici.

Leggere questo simpatico giallo è stato come ritrovare vecchi compagni di avventure: l'atmosfera familiare, calda, spensierata che caratterizza l'albergo - del quale anche noi lettori ci sentiamo ospiti graditi - e chi lo frequenta, fa sì che la narrazione vada avanti con un piglio vivace  e sciolto, senza mai annoiare o perdersi in dettagli inutili.
A dare pepe e brio alle vicende ci pensa soprattutto il narratore/protagonista: il suo modo di parlare in dialetto toscano, la sua ironia innata da cui scaturiscono battute divertenti, l'arguzia con cui espone pensieri, intuizioni e giochi di parole, il suo modo di essere sempre spontaneo, gaudente, il pensiero fisso per le belle donne, l'amore per la buona cucina tradizionale, fanno di questo secondo giallo di Castellani una lettura deliziosa, capace di incuriosire il lettore circa la soluzione del caso, alla quale ci si arriva senza fretta e frenesia, ma attraverso amabili conversazioni tenute con gli amici investigatori, scambiandosi informazioni e pareri con chi è del mestiere (Bevacqua) e lasciandosi stuzzicare i sensi grazie alle ricette di Marco, che spiega passo passo come preparare certe ottime pietanze, solleticando le papille gustative di chi legge.

Ringrazio Maurizio Castellani per l'opportunità di leggere anche questo suo secondo romanzo, che consiglio in quanto è una lettura che scorre veloce e interessante sotto gli occhi del lettore.


La ventiquattrore (Delitto in albergo) di Maurizio Castellani (RECENSIONE)


Reading Challenge
obiettivo n.9.
 Un libro che contenga ricette

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz