PAGINE

martedì 27 febbraio 2018

Recensione: LA FUORIUSCITA di Giuseppe Lago



Un thriller psicologico che, attraverso una trama intrigante, che si tinge di giallo verso il finale, catapulta il lettore nel complesso ed affascinante mondo della psicoterapia e dei suoi eccessi.


LA FUORIUSCITA
di Giuseppe Lago



Ed. Alpes Italia
278 pp
19 €
"Il grande vantaggio dell'essere fuoriuscita... è che sono tornata ad apprezzare la realtà della vita sociale, come si svolge intorno a me, con i difetti e i pregi che la caratterizzano, e le speranze che la animano all'interno".

Martha Weber è un’artista di trent’anni che decide di rivolgersi allo psichiatra Livio Spada per raccontargli un'esperienza che ha contato non poco nella sua vita. 
Di recente è fuoriuscita da un gruppo terapeutico, detto “grande gruppo”, che frequentava da ben otto anni e che si riunisce nella cosiddetta "Villa Incom".
A capo del gruppo c'è la carismatica Adele Lussari, psichiatra affascinante e anticonvenzionale, che tiene le proprie sedute in questa villa.
Martha racconta con molto coinvolgimento cosa ha significato essere una seguace della donna e com'è stato uscirne fuori; sollecitata dalle domande discrete ma precise di Livio e dal suo ascolto attivo ed empatico, la giovane spiega il motivo principale che l'ha spinta a cambiare opinione sulla Lussari e sui suoi discutibili metodi pseudo-terapeutici: il proprio fidanzato Diego l'ha lasciata proprio per Adele, che lo ha sedotto e convinto di come tra loro fosse inevitabile una relazione intima.

La delusione ha portato Martha ad aprire gli occhi su tante cose e a realizzare come il "grande gruppo" non sia altro che una sorta di "setta" i cui seguaci sono costretti ad accettare l’autorità assoluta della loro conduttrice, e ad acquisire nel tempo i tratti della sua personalità, divenendo delle copie e rinunciando al libero arbitrio.
 
Livio si appassiona al racconto della sua nuova paziente, della quale riconosce sia l'avvenenza fisica che l'intelligenza, l'acume e la capacità di guardare dentro se stessa e negli altri.
Tra psichiatra e paziente si instaura quindi un rapporto di fiducia e confidenzialità, che spinge lo stesso Livio a interessarsi a questa fantomatica psicoterapeuta, che non è ben vista dalla psichiatria ufficiale a motivo delle sue teorie poco attendibili, che ruotano attorno a concetti che sono "tutto fumo e niente arrosto": "comprensione o conoscenza di pelle", "relazione coincidente", "essenza vitale", tutte espressioni che fanno capo alla psicoscienza, di cui è sostenitrice la signora Lussari.
Incuriosito, anche Livio prova a partecipare alle sedute (che si tengono due volte a settimana) e comprende da subito che al centro del gruppo vi è sempre e solo lei, che si è costruita un microcosmo fatto a sua immagine e somiglianza, in cui lei spadroneggia e decide in che modo veicolare le dinamiche tra i partecipanti.

Leggendo gli abbondanti e vivaci dialoghi tra Martha e Livio e, in particolare, il modo di gestire le riunioni nel "grande gruppo" da parte dell'altra protagonista femminile, emerge come la "guarigione" tanto declamata da quest'ultima ,e alla quale devono puntare i suoi discepoli e seguaci, sia un obiettivo illusorio.
L'Autore riesce a raccontare e a rendere in modo molto realistico l'atmosfera presente nel gruppo, e viene spontaneo cogliere immediatamente come qualcosa non vada nelle sedute condotte da Adele, la quale guida gli interventi, interpella chi vuole assumendo sempre e di proposito toni strafottenti, sarcastici, manipolando ogni cosa che viene detta, in particolare le interpretazioni dei sogni, le cui spiegazioni (date di solito dai fedelisismi di Adele) sono sempre volti ad esaltare la sua persona, il cui ego ha dimensioni sproporzionate.

Lascia un po' stupiti il pensiero di come una sola persona possa accentrare su di sè consensi ciechi e adesioni acritiche; Adele è un personaggio carismatico, abile nel plagiare gli altri, inducendoli in modo subdolo a smettere di pensare con la propria testa e ad accettare in toto le chiacchiere del loro capo, che per loro è quasi una divinità infallibile.

Che fine fa chi si permette di insinuare il minimo dubbio sull'operato di Adele, sulla sua innovativa psicoscienza e sulla sua efficacia nel guarire chi aderisce senza riserve al programma?

Martha lo sa per esperienza: il "grande gruppo" diventa una parte non irrilevante della propria vita e abbandonarlo non è semplice, perchè chi ne esce si ritrova all'improvviso solo, come privato di una grande famiglia.
Adesso che anche la sua amica Laura, una donna seducente ed esplosiva non priva di fragilità, sta vivendo una crisi rispetto a villa Incom, le dinamiche distorte create dalla Lussari emergono con ancora maggior evidenza.
Proprio grazie al personaggio di Laura, nelle sue ultime battute la storia si tinge di giallo e Martha, con la sua vasta esperienza di Villa Incom e di Adele, darà il suo importante contributo alla risoluzione delle vicende.

La linea narrativa si caratterizza per la sua complessità, come è normale che sia in quanto siamo nel campo degli stati d'animo, dei pensieri più profondi, delle fragilità personali..., in una parola della psiche, oltre che delle relazioni interpersonali; pensieri ed emozioni dei personaggi emergono con chiarezza nel corso dello sviluppo delle vicende, in virtù soprattutto dell'abbondanza di dialoghi (come ho già anticipato qualche rigo più su), che rendono i discorsi relativi alla psicologia/psicoterapia vivaci e non descrittivi in senso sterile (come se fossimo in presenza di un manuale).

Livio incarna lo psicoterapeuta che ama il proprio lavoro, lo svolge con serietà, passione e criticità di pensieri, ed è di grande aiuto per Martha perchè non la sovrasta con le sue teorie, ma la stimola alla riflessione, a lasciarsi andare agli sfoghi, alle intuizioni, senza giudicarla.
Al contrario, Adele Lussari si impone come un tipo autoreferenziale, che pretende di inventare un nuovo modo di fare terapia che però non rispetta affatto le individualità, le esigenze e i problemi reali di chi si rivolge a lei, ma anzi si prefigge di rendere i suoi adepti acritici, uniformati al modello da lei decantato; del resto, Villa Incom è come un'isola, un mondo separato da tutto e tutti, con usanze e regole proprie in cui regna l'autorità incontrastata di una persona sola...

Come dicevo, la storia si infittisce perchè vengono fuori relazioni torbide e poco corrette tra le persone di Villa Incom, e al centro di tutto c'è lei, Adele Lussari, che a modo suo è stata "brava" a metter su un vero e proprio spettacolo teatrale di cui lei è tutto, regista, attrice protagonista, sceneggiatrice, mentre il pubblico resta passivo.
Le parole d'ordine sono quindi opportunismo, egoismo, anaffettività, umiliazione, servilismo... altro che guarigione!

E' un romanzo che ho letto con interesse, anche perchè tutto ciò che ha a che fare con la psicologia mi attira; si "parla" davvero tanto, ma è comprensibile che sia così proprio per l'ambito in cui siamo (analizzare se stessi e il rapporto con gli altri); all'inizio magari ho faticato un po' a lasciarmi coinvolgere dalla storia (forse perchè mi sembrava che si ripetessero determinati concetti troppo spesso), ma man mano mi sono appassionata per via della piega intrigante che hanno preso gli eventi.

Se amate i romanzi psicologici con qualche sfumatura di mistero, vi consiglio la lettura di "La fuoriuscita".

Nessun commento:

Posta un commento

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz