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domenica 30 settembre 2018

Recensione film: ELIZA GRAVES | HUNGRY HEARTS | IL RACCONTO DELL'ANCELLA (1990)



Buona domenica, cari lettori!
Oggi sono qui con voi per parlarvi di tre film visti recentemente: il primo l'ho visto ieri su RaiPlay perchè me lo son perso quando, poche settimane fa, lo hanno dato in tv: Stonehearst Asylum (Eliza Graves), un thriller ambientato nel 1900 in un manicomio in cui si praticano metodi molto discutibili per la cura dei malati psichiatrici.
Il secondo (Hungry Hearts) è una pellicola che tratta un argomento attuale e delicato: al centro vi è, infatti, una giovane coppia di genitori che hanno punti di vista decisamente opposti circa il modo di nutrire il proprio bambino (vegan  sì o no).
L'ultimo film è Il racconto dell'ancella, del 1990 e tratto dall'omonimo romanzo della Atwood, pellicola che mi è venuta voglia di guardare dopo essermi entusiasmata con la serie tv.



STONEHEARST ASYLUM



Anno: 2014

Regia: Brad Anderson. 
Cast: Kate Beckinsale (Eliza Graves), Ben Kingsley (Silas Lamb), Michael Caine (Dr. Salt), David Thewlis (Mickey Finn), Jim Sturgess (Edward Newgate). 

Siamo alla fine del 1899 e tra poco tempo si festeggerà il Capodanno, quando in una fredda giornata di fine dicembre al Stonehearst Asylum giunge un giovane dottore laureato in Psichiatria, Edward Newgate, armato di buona volontà e desideroso di esercitare la propria professione per aiutare i sofferenti, recar loro anche solo un briciolo di umanità e la speranza di una cura che allevi le loro pene dovute alla patologia psichiatrica.
Il giovanotto, con la sua aria da studente modello e da bravo ragazzo, desidera aggiungere l'esperienza clinica alla propria formazione e decide di recarsi appunto al manicomio di Stonehearst, sito in un grande castello lasciato un po' a se stesso e dall'aria decisamente oscura e minacciosa.

Qui trova il direttore dell'ospedale, un certo Dr. Lamb, che pare adottare metodi singolari nei confronti dei propri pazienti, nel senso che li lascia liberi di essere chi vogliono, senza riempirli di oppio e sottoporli a discutibili cure mediche che li renderebbero dei vegetali. I malati di questa struttura, quindi, se ne vanno in giro per l'istituto liberi e felici, tanto che Newgate fatica, in un primo momento, a capire chi sia il personale e chi siano i pazienti.
Tra questi ultimi, però, spicca lei: Eliza Graves, una donna bellissima, che incanta tutti suonando il pianoforte divinamente, gentile, sensibile; Lamb dice a Edward che la donna ha cavato un occhio al marito e cercato di mordergli l'orecchio in un momento di follia, e per questo - per la vergogna caduta a motivo dell'insano gesto - la famiglia l'ha fatta internare in ospedale.

Edward ed Eliza si sentono attratti l'uno dall'altra e si avvicinano sempre di più, ma intanto il primo fa una scoperta raccapricciante e molto, molto inquietante: nelle celle sotterranee della struttura scopre che sono imprigionate, lasciati a poco pane e poca acqua, alcune persone...; inizialmente sgomento per la scoperta, il dottore crede siano pazienti gravi, ma parlandoci comprende che no, non sono dei malati di mente bensì tra loro c'è il vero direttore dell'ospedale, tale dott. Salt, la capo infermiera - la signora Pike - ed altri membri del personale...
Che ci fanno lì sotto, abbandonati a loro stessi e vicini alla morte, a causa delle cattive condizioni in cui versano?

I poveretti spiegano al visitatore che con l'inganno quel pazzo malefico di Lamb, una sera, li ha anestetizzati adulterando il loro vino, dando inizio ad un ammutinamento in cui i pazienti hanno preso il controllo del nosocomio al posto di Salt e della sua squadra.
Lamb, spiegano i prigionieri, è sì un ex dottore, che però in guerra ha vissuto un'esperienza talmente traumatica da rendere necessario il suo ricovero in ospedale; anche se sembra sano, resta comunque un individuo pericoloso, lui come anche tutti i finti collaboratori di cui si circonda..., le cui patologie psichiatriche da un momento all'altro possono riemergere in tutta la loro drammaticità.

Eliza scopre che Edward sa di Salt e gli altri, lo invita a scappare per non essere ucciso da Lamb, che ha tutto l'interesse perchè la cosa non si sappia all'esterno, ma il giovane è innamorato di lei e non vuole lasciarla; la donna, inoltre, gli spiega come funzionavano le cose quando c'era Salt a dirigere il manicomio, e di come, per assurdo, sia meglio ora con Lamb...

Edward smaschererà le azioni di Lamb e libererà il vero direttore?
Riuscirà a fuggire da quell'inferno e a vivere il suo amore con Eliza?

Il film - basato sul breve racconto Il sistema del dr. Catrame e del prof. Piuma di Edgar Allan Poe - è intriso di atmosfere dark, cupe, buie, sinistre; i matti - tranne Eliza - hanno tutti un aspetto sciatto, brutto, e ispirano pietà e tristezza soprattutto quando lo spettatore viene a conoscenza di cosa accadeva quando erano "curati" dal dottor Salt...
Newgate ha tutte le carte in regola per essere un ottimo psichiatra, perchè ha molta empatia e compassione verso i pazienti, riuscendo ad andare oltre la corazza in cui si sono chiusi per soffrire il meno possibile, e lo farà anche con lo stesso Lamb, abbattendone le barriere...

L'ho trovato davvero molto bello, ricco di momenti di suspense e colpi di scena, soprattutto quello finale mi ha spiazzata.
Consigliato, se vi piacciono questi film un po' gothic, ad alta tensione e in cui il confine tra follia e ragione è davvero molto labile.



HUNGRY HEARTS


2014

Cast: Saverio Costanzo.
Cast: Adam Driver (Jude), Alba Rohrwacher (Mina), Roberta Maxwell (Anne).


Jude è americano, Mina è italiana; s’incontrano per caso e in una circostanza alquanto imbarazzante (ma buffa) un giorno che entrambi restano chiusi nel bagnetto di un locale a New York.
S’innamorano e presto, a causa di una precauzione non presa, lei resta incinta; si sposano e tutto sembra procedere a gonfie vele.
Jude e Mina si amano e sono molto legati l'uno all'altra, soprattutto perchè lei non ha nessuno e il marito è davvero tutta la sua famiglia.






Come, ogni donna che aspetta di diventare madre, anche Mina desidera il meglio per il proprio bambino e si convince che il suo sarà speciale, che non verrà toccato e inquinato dalle contaminazioni esterne.
Per garantire alla sua famiglia un'alimentazione sana, la donna comincia a coltivare verdure e ortaggi sul terrazzo di casa e fin qui.... niente di male.
Durante i mesi di gravidanza, però, il marito si accorge che Mina è così convinta della bontà delle proprie convinzioni - alimentari e non - da non desiderare neppure di essere visitata dal ginecologo, rifiutando di rivolgersi alla medicina per qualsiasi e cosa e negando pure di sottoporsi ad ecografia; inoltre, è decisamente sottopeso e il feto cresce pochissimo...

Mina è testarda e va avanti per la sua strada, così quando nasce il piccolo, questi viene nutrito - dopo lo svezzamento - solo coi prodotti naturali coltivati direttamente dalla mamma che, essendo vegana, non ci pensa neppure lontanamente ad avvelenare il suo piccino con il cadavere di poveri animali innocentemente uccisi dalla malvagia mano dell'uomo...

Risultato? Se nei primi mesi il buon Jude, per amore di Mina, la asseconda, dopo un po' si rende conto che il povero figlio non cresce!
La cosa grave, che ci fa comprendere come la posizione di Mina sia effettivamente troppo estrema, è che non soltanto nutre il bambino unicamente con alimenti vegetali e da lei stessa coltivati, ma per paura dell'inquinamento esterno, non esce mai...: il piccolo è pallido e malaticcio, non conosce il calore dei raggi del sole e non respira mai una boccata d'aria fresca.

La stessa madre di Jude - inizialmente in buoni rapporti con la nuora - non comprende il perchè di questa scelta di mettere il nipotino in una campana di vetro, e cerca di parlarne al figlio, portandolo alla ragione...; almeno lui.
Spaventato e man mano sempre più consapevole dell'estremismo della moglie, rigorosamente di nascosto da lei, Jude porta il figlio da un dottore, il quale molto francamente gli mette davanti la terribile verità: il bambino non cresce ed è in pericolo di vita, deve fare presto qualcosa per salvarlo.

Il ragazzo, allora, decide di agire in segreto e cominciare ad alimentare il bimbo con la carne, portandolo di forza a fare una passeggiata, insomma di trattarlo come un bambino normale, pur di vederlo crescere...

Non ci vorrà molto che Mina lo scoprirà e non la prenderà affatto bene, tanto che tra all'interno della coppia inizierà una battaglia sotterranea, che condurrà ad una ricerca disperata di una soluzione nella quale le ragioni di tutti si confondono, fino a un finale drammatico...

Il personaggio della Rohrwacher con la sua aria dimessa e il suo essere di poche parole, nasconde in realtà, in quel corpo mingherlino e al limite dell'anoressia, una volontà di ferro: Mina è una mamma che ama il proprio bambino e sinceramente vuole tirarlo su nel miglior modo possibile!
Jude è il suo completamento ideale: buono, paziente, comprensivo, innamorato della moglie, cerca davvero di andarle incontro, di capire il suo pensiero e, per certi versi, di accettarlo, desiderando di credere all'infallibile istinto materno, che mai farebbe del male al figlioletto.
Ma se questi invece di crescere, deperisce, e beh... qualcosa non sta andando nel verso giusto, evidentemente! Jude deve forse tacere e starsene con le mani in mano a guardare la moglie che nutre il piccolo solo con carote, rape e barbabietole, impedendogli una crescita equilibrata, e segregandolo in casa?

Se è vero che, guardando Mina, non sono riuscita a pensare che fosse una pessima madre - pur non condividendone le scelte - ma che, in cuor suo, davvero cercasse di fare il meglio per la sua creatura, che lei ama con tutta se stessa, è altrettanto vero che mi sono sentita più vicina alla posizione di Jude, approvandone la decisione di far qualcosa per evitare il deperimento fisico (e non solo) di un'anima innocente, che chiaramente non può decidere per se stesso ma è in balìa dei genitori, che hanno idee opposte e contrastanti.

E' un film dai toni dimessi, con un ritmo costante, per lo più placido e tranquillo, anche se nella seconda parte Jude e la mamma muovono un po' le acque contrastando apertamente Mina.
A prescindere dal pensiero personale di ciascuno di noi (a proposito di alimentazione vegana, vegetariana o onnivora), sul ritenere o meno estrema la posizione di Mina o di non essere d'accordo con Jude (che a un certo punto va apertamente contro la moglie), mi ha fatto riflettere ciò che afferma il medico che ha in cura il bambino: non c'è niente di male nella scelta della madre di essere vegana, però il piccolo per crescere in modo sano ed equilibrato ha bisogno di determinate "cose"... E non potendo egli scegliere da solo perchè non ne ha la facoltà, sono i genitori a doversene prendere cura al meglio delle loro possibilità, non negandogli nulla di ciò che possa servirgli per una crescita normale...

E' una tematica complessa, qui affrontata in modo drammatico e triste; ciò che emerge in modo palese è come questa giovane coppia, pur amandosi molto, di fronte a certe scelte, finisca per dividersi, se sia in maniera irreversibile lo lascio scoprire a voi, se guarderete il film.


IL RACCONTO DELL'ANCELLA


1990
Regia: Volker Schlondorff.

Cast: Natasha Richardson, Faye Dunaway, Aidan Quinn, Elizabeth McGovern.


Siamo in un'America del futuro - un futuro non precisato - in cui si è instaurata la Repubblica di Gilead, una forma di governo teocratica, dittatoriale e maschilista che, in seguito all'alta diffusione di sterilità provocata da un elevato inquinamento, ha deciso di costringere le poche donne fertili rimaste a mettere al mondo dei figli per quelle sterili.

Queste donne da ingravidare sono chiamate ancelle e, coi loro abiti rossi e con i veli in testa (e no, niente alette...), sono affidate ciascuna ad una famiglia appartenente ad una classe sociale più prestigiosa, con la tremenda prospettiva di venire stuprata ogni mese dal viscido di turno, il tutto sotto lo sguardo rigido della rassegnata consorte.

La protagonista è Offred (Kate), che finisce in casa del borioso comandante Fred e di sua moglie, l'algida Serena Joy.

Quando Kate resta incinta (non di Fred, ma grazie allo "zampino" del tuttofare Nick, con cui l'ancella inizia una tresca), il pensiero di lasciare il proprio figlio ai padroni proprio non le va giù. Inoltre lei ha già dovuto separarsi dalla prima figlia avuta col compagno (prima che tutto avesse inizio), e non ha alcuna intenzione di accettare questo triste destino.

Assistiamo quindi alle cerimonie cui devono sottoporsi le ancelle, fingendo pia devozione, il loro addestramento nei Centri Rossi, i metodi educativi poco caritatevoli delle "zie", la falsa gentilezza delle mogli che desiderano avere dei figli da loro.

Il finale è aperto, come lo è del resto nel romanzo, però, non avendolo ancora letto (intendo farlo, ormai ci sono dentro con tutte le alette, ohps.. le scarpe), non so se e quanto il film gli sia sia fedele; ciò che posso dire è che... non mi è piaciuto granchè..., forse perchè nella mia mente lo paragono alla serie tv.

Ok, tengo conto che siamo negli anni '90 ma questo ha poco a che fare col fatto che è proprio insipido il modo con cui viene narrata una storia che invece è di per sè inquietante e agghiacciante, che regala non pochi spunti drammatici su cui si sarebbe potuto lavorare meglio, coinvolgendo emotivamente lo spettatore nelle vicissitudini e nelle ingiustizie vissute dalla protagonista.
Qui invece tutti è troppo "light": le ancelle non sono poi così tristi, vengono trattate piuttosto bene dalle mogli; la stessa Serena Joy è in fondo abbastanza magnanima, rispetto a quella strega della serie tv; Kate è lieta e spensierata come se niente fosse, si concede a Nick tutta felice e quando i due si incontrano sembrano due colombi a San Valentino.

Insomma, zero suspense, zero angoscia, tensione pressochè nulla, personaggi insulsi e mal caratterizzati...

Consigliato solo se siete tanto ma tanto curiosi di vederlo e fare raffronti, ma ovviamente la serie tv è infinitamente meglio, anzi, menomale che esiste ^_^


4 commenti:

  1. Visti primi due, anni fa, e piaciuti. Il primo per le atmosfere gotiche e rarefatte, il secondo per la regia angosciante di Costanzo e una Alba magnetica.
    La vecchia Ancella, invece, mi manca e continua a mancarmi, nonostante il cast non male.

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    1. Si, i primi due son piaciuti pure a me; l'ancella... nonostante il cast, non mi ha convinta :)

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  2. Non li conoscevo affatto e quindi adesso ne so un po’ di più e ti ringrazio, mi è nata la curiosità. Buona notte.
    sinforosa

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz