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lunedì 11 marzo 2019

Recensione: EDUCAZIONE EUROPEA di Romain Gary



Un libro in cui regnano la morte, il tradimento, la miseria, lo sfruttamento... e accanto ad essi la speranza, la libertà, il desiderio di combattere per un mondo meno ingiusto in cui "ci sarà musica, ci saranno libri, ci sarà pane per tutti e calore fraterno. Non più guerre, nè odio".


EDUCAZIONE EUROPEA
di Romain Gary


Ed. Neri Pozza
trad. M. Nardi
271 pp
13.50 euro
“nessuna cosa importante muore”

"Se non esistesse il cuore dell’uomo, 
non ci sarebbe disperazione sulla terra."


Siamo in pieno conflitto mondiale e tra queste pagine Romain Gary (scritte quando era aviatore delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale) ci racconta la storia di un gruppo di resistenti polacchi, la loro "piccola guerra" contro il nemico, contro i tedeschi che questa sporca guerra l'hanno voluta, i loro sogni, le loro speranze, i litigi e i momenti di amicizia e, seppur rari, di tenerezza, e ancora i loro ideali, le loro piccole e grandi miserie e i compromessi che la guerra esige. 
Uomini e donne che ogni giorno devono cercare di sopravvivere e resistere, per affermare anche nel dolore e negli stenti che neppure la guerra, con i suoi cumuli di macerie (materiali e morali) è in grado di spezzare la speranza e l'attaccamento alla vita.

Il personaggio centrale del romanzo è Janek, un ragazzo di 15 anni che ha trovato rifugio nella buca scavata col padre, il quale un giorno se ne va (dicendogli di andare dalla moglie) per non tornare mai più, lasciandolo solo e senza alcun punto di riferimento; però prima di andar via, gli suggerisce di cercare i partigiani, nel momento in cui le riserve di cibo della buca fossero terminate.

E così avverrà: a un certo punto il ragazzo si vede costretto a lasciare il suo rifugio e ad inoltrarsi nella foresta, in cerca del gruppo di partigiani.
Conosce così tante persone - uomini e donne -, in particolare Dobranski, lo studente (che intrattiene i suoi compagni leggendo loro pagine tratte dal libro che sta scrivendo, sempre incentrato sulla guerra  e il cui titolo è proprio "Educazione Europea") e Zosia, una ragazza che dà il proprio contributo alla causa partigiana seducendo i soldati tedeschi, concedendosi a loro e cercare di carpire più informazioni segrete possibili, così da trasmetterle poi ai compagni.
Tra i due nasce un sentimento puro, innocente, tenero, che aiuta entrambi ad affrontare l'orrore della guerra, della fame, delle umiliazione cui le va incontro in quanto spia.

Attraverso Zosia, Janek conosce l'amore, attraverso Dobranski il culto della libertà e dai compagni di lotta, la semplicità di chi combatte per un ideale. 

Janek resta tre anni con i partigiani e in questo tempo cresce, da ragazzo approda - e con quanta durezza! - all'età adulta.

La cosa che colpisce del giovane protagonista è che, pur nella spietata durezza del combattimento clandestino, nonostante il freddo e gli stenti, il tradimento, l'orrore e la morte, egli non si lascia andare all'odio; questo non significa che anche lui non si adeguerà alla lotta e non si troverà a dover sparare, uccidere, a far scattare un detonatore..., ma non perderà mai la sua umanità, restando in grado di apprezzare l'arte, la letteratura, la musica, di immaginare un mondo in cui gli uomini non si faranno più la guerra

Ed infatti da ogni riga di questo romanzo di formazione e sulla guerra emerge prepotente "il grande sogno": che dalla resistenza comune ai popoli oppressi dal nazismo, non solo sorga il sentimento di una solidarietà europea ma che «l'ultimo stato sovrano crolli ai colpi dei patrioti europei» e «si spenga nel mondo l'eco dell'ultimo canto nazionale».

Un mondo in cui non ci saranno più questi conflitti tra popoli, ma dove tutti si impegneranno a costruire un mondo nuovo, felice, dal quale il timore e la paura saranno banditi per sempre. 

"Tutta l’Europa sarebbe stata libera e unita; ci sarebbe stata una rinascita spirituale più feconda e costruttiva di quanto l’uomo, nei suoi momenti più ispirati, avesse mai potuto sognare..."

E' un libro sulla guerra che contiene una galleria di eroi comuni, di cui probabilmente ricorderemo più che i nomi, il loro combattere coraggiosamente per la libertà.

Gary ci fa riflettere sulla guerra, sulla sua bruttezza e crudeltà, e su quanto siano stupidi gli uomini nel farsi illudere sulla sua "utilità" o giustezza:

"gli uomini non combattono mai per un’idea, ma semplicemente contro altri uomini, (...) la forza del soldato non è lo sdegno ma l’indifferenza, e (...) le vestigia delle civiltà sono e saranno sempre le rovine..."

"A chi dà profitto, questa guerra? Mica a quelli che partono: questi si fanno ammazzare o, se ritornano, trovano i loro focolari distrutti. No, la guerra dà profitto a quelli che restano."

Oltre al protagonista, una figura interessante è sicuramente Dobranski, anima colta e sensibile, che ben riassume il pensiero di Gary quando definisce il senso dell'Educazione Europea:

"In Europa abbiamo le cattedrali più antiche, le più vecchie e celebri università, le più grandi biblioteche, ed è qui che si riceve l’educazione migliore, sembra che vengano in Europa da tutti gli angoli del mondo per istruirsi. Ma alla fine, quel che ti insegna tutta questa famosa educazione europea è come trovare il coraggio e delle buone ragioni, valide e convenienti, per ammazzare un uomo che non ti ha fatto nulla e che se ne sta seduto (...) aspettando la fine."


Una scrittura asciutta, che descrive con vivacità e realismo il periodo e le vicende in oggetto ma non lo fa in maniera cupa e triste, bensì con quella misurata leggerezza e un'accennata ironia malinconica che gli appartengono, ritraendo i suoi personaggi femminili in modo da lasciarne trasparire la fragilità, la sofferenza e, allo stesso tempo, la forza interiore, e i maschili con pennellate vivide, dando vita a una variegata umanità, a volte grottesca, altre più nobile, quasi "romantica"; mi sono commossa leggendo le ultime battute del libro, che non posso non consigliare.

Sono contenta di aver accolto il suggerimento di Mariella (Doremifa-sol, libri e caffè) circa la lettura di questo libro, che mi sta facendo apprezzare Romain Gary sempre di più (avevo già avuto modo di conoscerlo con LA VITA DAVANTI A SE').


5 commenti:

  1. Devo conoscerlo anch'io Roman, per forza!
    Mi ispira molto, parlando di lui, anche il film La promessa dell'alba. :)

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  2. Ed io sono davvero felice che il grande autore lituano ti stia piacendo così tanto da andare avanti nella lettura dei suoi romanzi.
    L'ironia di Gary è una sua caratteristica peculiare, come hai ben evidenziato tu e questo romanzo ne è un valido esempio, seppure nella sua drammaticità.
    Evviva "l'ebetudine" di Gary.
    Ti abbraccio.

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    1. si, lo sto davvero apprezzando molto! grazie ancora per il consiglio :))

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz