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venerdì 12 aprile 2019

Recensione: DIARIO DI UN DOLORE di C.S. Lewis




Perdere qualcuno che amiamo è un'esperienza oltremodo dolorosa, e non è facile parlare del dolore, non solo perchè trovare le parole giuste per esprimerlo è complicato, ma anche perchè è qualcosa di molto intimo, che preferiamo tenere per noi, fosse anche soltanto per evitare di apparire deboli o di suscitare compassione. L'autore di questo breve diario autobiografico prova a mettere nero su bianco i propri tristi pensieri, con onestà e precisione.


DIARIO DI UN DOLORE
di C.S. Lewis


Adelphi Ed.
trad. A. Ravano
85 pp
La morte è qualcosa di inevitabilmente legato alla vita, questo è un dato di fatto; ci capita di parlare di malattia, morte (e di altre "cose negative" di vario tipo) in riferimento agli altri e in quei momenti  ci appaiono come eventi lontani dal nostro vissuto, che non ci riguardano; ma quando succede anche a noi di fare l'esperienza di un lutto che ci segna profondamente, e beh... i termini del discorso cambiano radicalmente e ciò che prima era solo una questione teorica, purtroppo assume contorni fin troppo concreti.
E allora tutte le semplici e banali considerazioni fatte fino ad allora sulla vita e sulla morte... diventano una triste realtà su cui non riusciamo più ad essere lucidi e sereni.

Queste poche ma significative pagine riguardano da vicino chiunque abbia avuto nella sua vita un dolore.
A scriverle è stato Clive S. Lewis, sotto lo pseudonimo di N.W. Clerk; in esso, lo scrittore racconta la sua reazione alla morte della moglie, qui chiamata semplicemente H.
Dopo un periodo giovanile di raffreddamento verso la fede cristiana, Lewis decise di tornare al Cristianesimo; illustre medievalista e amatissimo romanziere, amico di Tolkien e come lui dedito alle incursioni nel fantastico, C.S. Lewis si è sempre dichiarato innanzitutto uno scrittore cristiano. 

E quale arma invincibile più e meglio della fede può venire in soccorso di chi soffre?

Sembrerebbe una domanda dalla risposta scontata, ma le prove della vita possono scoraggiare chiunque, anche chi si sente un credente fervente e convinto.
E Lewis sa di essere un cristiano convinto..., ma è anche un tipo "duro", nemico di ogni facile consolazione.

Il vedovo sente la mancanza della sua amata in maniera profonda, provandone un intenso dolore fisico, oltre che emotivo e psicologico; non fa che pensare a lei, a H. che l'ha lasciato solo e depresso, e non c'è nulla che possa dargli pace.
Non lo consola il pensiero che ella ora "riposi tra la amorevoli braccia di Dio", nè che ora non soffra più o che il loro distacco sia solo temporaneo perchè tanto ci si rivedrà "in un'altra vita".

Allo sconfortato narratore interessa il qui ed ora perchè è adesso che lui sta male, è adesso che avrebbe voluto continuare a vivere accanto alla sua H., invecchiare con lei, ascoltarne la voce, toccarla, amarla e godere del suo amore.

E tutto questo non è più possibile perchè il cancro se l'è portata via.

L'Autore è schietto, senza peli sulla lingua e diretto nel raccontare come l’urto della morte egli lo subisca in tutta la sua violenza, fino a scuotere la sua fede in Dio. 



"E intanto, dov’è Dio? Di tutti i sintomi, questo è uno dei più inquietanti. Quando sei felice, così felice che non avverti il bisogno di Lui, così felice che sei tentato di sentire le Sue richieste come un’interruzione, se ti riprendi e ti volgi a Lui per ringraziarlo e lodarlo, vieni accolto (questo almeno è ciò che si prova) a braccia aperte. Ma vai da Lui quando il tuo bisogno è disperato, quando ogni altro aiuto è vano, e che cosa trovi? Una porta sbattuta in faccia, e il rumore di un doppio chiavistello all’interno."

L'angoscia, la solitudine, l'impotenza e la disperazione sono talmente profonde da offuscare addirittura Dio, che gli appare incredibilmente lontano e sordo alle sue lacrime.

Ma è così davvero?

Lewis parla con lucidità di sè e della sofferenza che deriva dalla consapevolezza che di H. restano solo l'amore provato (ma che ora non ha modo di essere vissuto concretamente), i ricordi, ma a lungo andare, anche questi purtroppo diverranno sempre meno nitidi... e l'idea che l'immagine della sua meravigliosa moglie andrà via via scomparendo o deformandosi nella sua memoria, lo terrorizza.

Lewis non vuole apparire un debole che si autocompatisce e in effetti non è così che ci appare; nel registrare pensieri, sentimenti, sensazioni, i turbolenti e mutevoli moti dell’animo, il lettore può anzitutto riconoscere la capacità che comunque lo scrittore conserva di analizzarsi, farsi domande "scomode" e condividerle con il suo pubblico senza timore o vergogna, e inoltre ritrovarsi in quei diversi stati d'animo, nei dubbi, nelle mille domande, che in fondo appartengono a ciascuno di noi, anche quando spesso non vogliamo riconoscerli o non troviamo le parole per esprimerli in modo corretto.

L'esperienza atroce della perdita metterà seriamente a rischio la fiducia nel Signore?
Si può credere in Dio solo quando va tutto bene e "arrabbiarci" con Lui quando qualcosa sorgono problemi e sofferenze?

Lewis, da cristiano intelligente e dotato di senso critico qual è, scrive per sfogarsi, per autoesaminarsi, per provare a mettere ordine e senso tra i mille pensieri che si affacciano alla sua mente e al suo cuore provati; a quale conclusione giungerà?

Lascio a voi lettori la possibilità di scoprirlo leggendo questo breve e scorrevolissimo scritto significativo, intimo, privato e al contempo vicino a chiunque lo legga e si senta spinto a riflettere su argomenti esistenziali quali la vita, la morte, Dio, l'aldilà (al di là delle convinzioni personali di ciascuno).

"La lode è il modo dell’amore che ha sempre in sé un elemento di gioia. Lode nel giusto ordine: di Lui come donatore, di lei come dono."

4 commenti:

  1. Decisamente un libro di grande spessore. Grazie per avercelo proposto in modo così esauriente fa far venire voglia di leggerlo. Sereno giorno.
    sinforosa

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    1. È una lettura che offre momenti di riflessione su tematiche importanti :)
      Grazie a te per il commento :*

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  2. Ciao Angela, so che non passo da qui da tempo ma in realtà anche il mio blog è stato lasciato un po' sulle sue. Comunque eccomi, a leggere la recensione di un libro che proprio non conoscevo, nonostante lo scrittore C.S. Lewis sia così noto che quasi mi sembra assurdo non essere stata a conoscenza di questa opera.

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    1. ciao francy" ben ritrovata :=)
      E' uno scritto autobiografico, effettivamente di lewis si conoscono soprattutto le cronache di narnia!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz