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martedì 14 maggio 2019

Recensione: COUNTRY DARK di Chris Offutt



Un romanzo potente che racconta, attraverso un protagonista giovane d'età ma maturo e navigato dal punto di vista delle esperienze di vita, una storia dura e drammatica che appassiona e illumina i lati più nascosti e oscuri del sogno americano.


COUNTRY DARK
di Chris Offutt



Ed. minimum fax
trad. R. Serrai
235 pp
E' il 1951 e il protagonista, Tucker, ha soltanto 18 anni, non è che un ragazzo ma ha già fatto esperienze dure ed estreme, infatti è appena tornato nei posti in cui è nato e cresciuto, nel Kentucky, dopo aver partecipato a una delle guerre più sporche e dimenticate della storia americana: quella di Corea.

"... aveva ucciso ed era stato quasi ucciso, e aveva visto uomini fatti che tremavano di paura e piangevano come bambini."

Ha combattuto in condizioni difficilissime, non ha esitato a uccidere, come se fosse la cosa più naturale al mondo, si è distinto per il coraggio, l'audacia e per la destrezza nell'uso delle armi.
La guerra l'ha reso un ragazzo duro, solitario, di poche parole, pratico, sempre sulla difensiva e pronto ad attaccare se necessario; ora che è tornato "a casa", reduce senza medaglie e senza rimorsi, desidera solo ricongiungersi alle terre aspre e isolate nelle quali è cresciuto, metter su famiglia e vivere in pace.

Dopo aver scroccato passaggi a tipi strani - qualcuno schivo come lui, qualcun altro troppo chiacchierone - per attraversare l'Ohio, giunge finalmente nella "terra verde e turgida del Kentucky", riadattandosi con estrema naturalezza alla natura selvaggia e spesso inospitale, ma pure così famigliare, accampandosi nei boschi e acchiappando animali e piante selvatiche per nutrirsi.

Ma qualcosa di inaspettato accade, condizionando per sempre la sua esistenza e facendogli incontrare la donna della sua vita.
Quando il giovane ex-soldato scorge un uomo mentre schiaffeggia e cerca di violentare una ragazza, interviene immediatamente: lui è Boot ed è lo zio di Rhonda, che cerca in tutti i modi di sfuggire alle grinfie del parente, maledicendosi per essere stata così ingenua da accettare un suo passaggio in auto.

Dopo aver "sistemato" zio Boot, Rhonda decide, con tutta l'impulsività e la spontaneità dei suoi 15 anni, di salire nella macchina del suo "salvatore" e di seguirlo dove lui deciderà di andare.

Tucker e Rhonda si trovano così, per caso, ma il loro incontro sembra essere scritto nelle stelle perchè tra i due nasce un amore sincero e forte destinato a legarli per sempre e in modo indissolubile.

"Rhonda pensava che Tucker fosse un buon partito; era di corporatura minuta, proprio come lei, serio e capace. Si domandò se i loro figli avrebbero avuto gli occhi come i suoi. Gli prese la mano e, in silenzio, giurò di restargli vicina per sempre. Non avrebbe mai lasciato quell’uomo."

Passa qualche anno, è il 1964 e ritroviamo i due sposati e con ben cinque figli; Rhonda è una mamma tanto giovane e ancora bellissima quanto tanto stanca e provata da una vita che non si sta rivelando molto clemente...

E' vero, è sposata con l'uomo che ama..., ma quest'uomo è sempre via per lavoro; Tucker, infatti, ha scelto di lavorare alle dipendenze di un certo Beanpole, un contrabbandiere di alcol, e questo lavoro lo costringe a trascorrere mesi in macchina a far su e giù con la merce, cercando in tutti i modi di non farsi arrestare.

Ed è vero pure che la vita le ha dato la gioia di essere mamma ma... è una gioia appannata da una triste realtà: non solo deve praticamente crescere i figli da sola perchè il padre non c'è, ma  quattro di essi hanno problemi di varia natura, dal maggiore - Big Billy -, nato idrocefalo e quindi ridotto a un vegetale, a Ida, Velmey e Bessie, che non hanno patologie fisiche o cognitive evidenti, ma qualcosa che non va, in loro, c'è....; e infine c'è Jo, una bimba di otto anni giudiziosa, dolce, sensibile, premurosa verso i propri fratellini bisognosi, e di grande aiuto per la sua mamma, che non saprebbe come andare avanti senza la sua Jo.

Jo, che non vede l'ora di udire il rombo del motore dell'auto del suo amato papà, che ha sempre un regalino per lei, di ritorno dai suoi viaggi.
Jo, che guarda con placida rassegnazione le condizioni in cui versano i fratellini e intanto, riflessiva com'è, si chiede cosa sia questa "grazia" di cui sente parlare e cantare in chiesa ma di cui non ha ben capito il significato.

"«Mamma le canta sempre una canzone. Alla bambina. “Amazing Grace”. Parla della grazia». (...) «Io però non so che cosa sia, questa grazia. E non saperlo mi fa paura». (...) «Ma insomma, questa grazia, cos’è?» «Sei tu», disse Hattie. «È il modo in cui ti prendi cura di queste bambine. È quanto sei meravigliosa»."

Una mattina, Hattie, l'assistente sociale che segue Rhonda e figli, arriva accompagnata da un arrogante dottore, deciso a fare il punto della situazione in casa di Tucker per poter eventualmente intervenire, anche con soluzioni drastiche e drammatiche, per il bene dei bambini.

La situazione precipita di lì a poco su tutti i fronti... e il fragile equilibrio di Tucker e i suoi affetti più cari vengono messi in pericolo: il giovane non esita a fare scelte complicate, sicuramente sbagliate dal punto di vista etico e legale, ma per lui assolutamente necessarie per proteggere la famiglia, anche se questo significa commettere azioni riprovevoli o andare incontro a "sacrifici" non di poco conto.

Del resto, se c'è una cosa che proprio non manca a Tucker, è il coraggio.

Pur non avendo neanche trent'anni, Tucker è cresciuto in fretta - sia a motivo del contesto sociale e famigliare, sia, ancor di più, per l'esperienza della guerra - divenendo ruvido, cinico, pragmatico, intraprendente e autosufficiente, veloce e preciso con le armi in mano - che sia un coltello o una pistola - e, con le risorse, materiali e non, che gli sono proprie, è pronto a difendere ciò che ama nell’unico modo che conosce.

"Country Dark" ci narra le vicende di un giovane uomo che dalla vita prende ciò che può in quanto è consapevole di come nessuno gli regali nulla, anzi..., deve stare sempre all'erta perchè alle spalle può arrivare qualcuno deciso a fregarlo, e se non vuole fare una brutta fine, Tucker deve difendersi e attaccare, senza pensarci troppo ma, al contempo, non sottovalutando le conseguenze, bensì stando attento a uscirne sempre in piedi, e possibilmente vivo.

E' la storia di un uomo le cui avventurose vicissitudini lo portano, spesso e volentieri, a sentirsi terribilmente stanco, "come se il tempo che passava fosse stato tutto accumulato in un magazzino e ora glielo avessero scaricato addosso. Aveva trent’anni e se ne sentiva sessanta."

E' anche la storia di una famiglia sbatacchiata qua e là da forti venti di tempesta, e qualche alberello meno forte riescono, purtroppo, ad abbatterlo...; ma Rhonda e Tucker sono due rocce forti, sono determinati, e il loro amore è ciò che li aiuta, negli anni, ad affrontare e superare problemi, lontananza, privazioni di vario genere.

"I Tucker erano delle brave persone sfortunate, come tante famiglie su quelle colline. (...) Stargli accanto era come essere in inverno, quando non solo piove, ma il vento ti soffia pure l’acqua in faccia."

E' la storia dei tentativi disperati di un uomo di salvare se stesso e la propria famiglia da questa vita poco misericordiosa, andandole incontro a muso duro, senza mai chinare il capo.
Tucker si sporca le mani più di una volta e questo inevitabilmente si ripercuote sui suoi cari, ma egli non si illude e sa che certe cose spiacevoli sono inevitabili. E' il prezzo da pagare se non vuoi soccombere.

"La guerra e la prigione gli avevano insegnato che non si può evitare di schierarsi, che tutti alla fine si ritrovano in mezzo a qualcosa."

Il Kentucky di cui ci racconta Offutt è una terra selvaggia, viva, rustica, e l'Autore sa come restituircela in tutta la sua cruda verità e rude bellezza; ci sembra di ascoltare il ronzio delle locuste o delle api, di vedere il verde vivace dei boschi, di godere del tepore del sole arancione che tramonta, di sentirci addosso la polvere gialla del terreno argilloso, di guardare incantati e immobili i tanti animali che popolano l'ambiente naturale, di fermarci a fissare le stelle sulla veranda insieme a Rhonda e Tucker, perchè quei puntini luminosi restano lì, in cielo, ad illuminarci, qualunque cosa accada, nonostante certe notti paiano più buie di altre.

Una scrittura capace di catturare il lettore e inserirlo interamente nel contesto, facendolo entrare nella vita piena d'imprevisti del protagonista, dandogli modo e tempo di empatizzare con le drammatiche vicissitudini della sua famiglia.

Offutt è riuscito a far sì che tutto ciò che ruota attorno a Tucker - il modo di parlare, guardare, muoversi - sia coerentemente riflesso nel linguaggio, che ben ci lascia intendere non solo com'è lui, il protagonista, ma anche il suo rapporto viscerale con la terra cui appartiene e che lo identifica; sa come raccontarci magistralmente ciò che è umano con un linguaggio semplice (non potrebbe essere diversamente visto che Tucker non è un uomo acculturato) ma anche profondo e ricco.

Molto bello, sono felice di aver scoperto questo autore, ho letto il libro affezionandomi progressivamente ai personaggi e lasciandomi coinvolgere emotivamente dalle loro vicende.
Per certi versi, mi ha ricordato Haruf (Canto della pianura). 


2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz