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domenica 6 ottobre 2019

Recensione: THE CHAIN di Adrian McKinty



Può una persona comune, che mai ha commesso delitti e atrocità né si sognerebbe di commetterne, trasformarsi in un mostro quando le viene toccato ciò che di più caro ha al mondo?


THE CHAIN
di Adrian McKinty 



Longanesi Ed.
A. Pezzotta
341 pp
Settembre 2019


Rachel Klein è una donna che sta combattendo la propria dura battaglia contro il cancro al seno.
È single e, dopo la fine del matrimonio con Marty (col quale è rimasta in buoni rapporti), vive con la figlia tredicenne, Kylie.
Anche se il pensiero che il tumore si ripresenti, e più aggressivo,  la tormenta, Rachel cerca di andare avanti con la propria vita e col suo nuovo lavoro come insegnante, ma in un giorno qualunque, in cui vede sua figlia uscir di casa al mattino per andare a prendere l'autobus che, come ogni giorno, la porterà a scuola, accade qualcosa che le farà gelare il sangue nelle vene.
Basta una telefonata anonima a scioccarla e farle crollare il mondo addosso: 

"Mi dispiace, Rachel, ho una terribile notizia da darti. (...) Ho rapito tua figlia. (...) Adesso fai parte della catena (..) E la Catena farà di tutto per proteggersi".

La voce distorta al telefono le dà delle istruzioni che fanno entrare immediatamente Rachel in un incubo: se vuole riavere indietro la figlia, deve rapire il figlio di qualcun altro e liberarlo se e solo se l'altra famiglia designata riuscirà a sua volta a far la stessa cosa: a rapire il bambino di un'altra famiglia vittima
Una sorta di catena di Sant'Antonio, segreta e perfida.

Rachel è sconvolta: lei dovrebbe diventare una sequestratrice di innocenti? Ma è assurdo, non sarebbe mai capace di rapire un bambino, di tenerlo nascosto e imbavagliato in qualche cantina, sapendo il dolore di procurare a lui e alla sua famiglia!
Eppure, quando comprende che la persona della telefonata (che dice di essere mamma a sua volta di un ragazzino rapito, e che minaccia di ammazzare Kylie se Rachel non seguirà prontamente le istruzioni) non sta assolutamente scherzando, suo malgrado la buona e tranquilla Rachel Klein comincia a mettere in moto il cervello per capire come affrontare le richieste della diabolica Catena.

Una cosa sa con certezza: sua figlia Kylie ha solo lei, la sua mamma, che non è stata in grado di proteggerla, e adesso Rachel deve - e vuole! - fare di tutto pur di salvarla, di riaverla con sé, perché non potrebbe mai permettere che le accadesse qualcosa di peggio.
La sola idea che la sua bambina stia vivendo l'incubo di un rapimento la paralizza di dolore e paura, ma non c'è tempo per piangere e autocommiserarsi: per motivi che non le sono chiari al 100%, la Catena ha scelto lei per questo malefico "gioco" e la donna è decisa a fare la propria parte, pur di liberare Kylie.

Dentro di sé si sente morire all'idea di far del male al prossimo, ma che alternative ha?
Le è stato vietato di rivolgersi a polizia e FBI, di chiedere aiuto a familiari e affini...: deve solo pagare il prezzo di riscatto e organizzarsi per trovare un posto sicuro in cui nascondere la vittima da rapire..., augurandosi che la Catena non si spezzi e che gli altri poveretti coinvolti seguano passo passo le istruzioni: pena la morte, sua e della sua bambina.

Rachel è disperata, impotente, persa, sola: non sa a chi rivolgersi e, per quanto l'amore materno la spinga a diventare una leonessa pronta a tutto per mettere in salvo il proprio cucciolo, sente di non potercela fare da sola.
Così, avendo scartato l'ex-marito (troppo occupato a cambiare fidanzata ogni mese), le viene in mente un solo nome da contattare: suo cognato Pete, il fratello di Marty.
È vero, è stato nei Marines e la Catena ha precisato che non va coinvolto nessuno che possa avere a che fare con polizia, militari ecc., ma Pete è un tipo particolare, che anzi è stato congedato per aver creato problemi quand'era nei Marines. E poi lui, a differenza di Marty, è solido, una roccia su cui fare affidamento, che sa come affrontare le situazioni più complesse in cui è richiesto sangue freddo. 
Ed infatti l'uomo non ci pensa due volte a offrire il proprio aiuto alla cognata in difficoltà ed è disposto a tutto, anche a commettere dei reati, pur di salvare la propria adorata nipotina.

Rachel e Pete si attivano per diventare di criminali, dei sequestratori di minori, dei ricattatori di povere famiglie trascinate anch'esse, all'improvviso, in un inferno con un'unica via d'uscita: trasformarsi a loro volta in mostri, per non spezzare la Catena.
Da vittime a carnefici, in un battito d'ali.

"Non puoi dire di sapere che cos'è la paura finché qualcuno non minaccia tuo figlio. La morte non è la cosa peggiore che ti possa capitare. La cosa peggiore è quello che può succedere a tuo figlio. Avere un figlio ti trasforma immediatamente in un adulto. L'assurdo nasce dallo scontro tra il desiderio di trovare un significato in questo mondo e l'incapacità di riuscirci. L'assurdo è un lusso che i genitori di un bambino rapito non possono permettersi".

Hanno solo ventiquattro ore di tempo per fare l’impensabile e per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a Rachel: privandola del suo bene più prezioso, ella è precipitata in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirà soltanto compiendo qualcosa di efferato. 

La donna si fa mille domande, fa appello a tutta la filosofia di cui è a conoscenza e che insegna ai suoi studenti, ma non c'è saggezza umana che possa consolarla ed aiutarla: non le resta che obbedire alle folli e crudeli richieste della misteriosa Catena, sperando che, dopo, lei e sua figlia possano ritornare alla propria vita.

Ma sarà davvero così?
Se anche Rachel e Pete dovessero riuscire a soddisfare le istruzioni ricevute, mettendo a tacere la propria coscienza e rendendosi criminali, e ottenendo alla fine la liberazione di Kylie, che garanzie hanno che la Catena poi li lascerà in pace?

Già, perché se c'è una cosa che, col passare delle ore, la povera Rachel capisce è che delle menti contorte, che stanno alla base della Catena, proprio non ci si può fidare... e che l'incubo potrebbe non terminare mai davvero.
Una volta entrato nella Catena, non ne esci più definitivamente e dovrai guardarti le spalle sempre.

Si inizia a leggere "The Chain" con molta curiosità, perché l'idea di fondo - commettere la medesima azione criminale subita, ai danni di altri innocenti, per poter dirsi in salvo - ha il suo fascino perverso perché lascia emergere inevitabilmente interrogativi etici su come una persona "normale", vissuta pacificamente e nella legalità fino a quel momento, possa trasformarsi in un criminale se viene minacciata negli affetti più cari. 
Un altro aspetto interessante riguarda l'uso scriteriato dei social che, in questo romanzo, hanno un peso non indifferente visto che Rachel si vede facilitata, nella scelta della propria vittima, proprio a motivo dei dati sensibili postati su Facebook e simili.
Quali nefaste conseguenze può avere questa insana frenesia di mettere in piazza tutto di noi e della nostra quotidianità? La continua esposizione, se esagerata e incontrollata, ci rende effettivamente più vulnerabili rispetto a chi è intenzionato ad usare le informazioni da noi condivise per far del male?

"Facebook. Il maledetto Facebook. (...) È vertiginoso il numero di profili e di post pubblici che possono essere letti da chiunque. George Orwell si sbagliava (...). Nel futuro non sarà lo Stato a schedare tutti esercitando una sorveglianza pervasiva: saremo noi stessi. Faremo il lavoro dello Stato portando continuamente la nostra posizione, i nostri interessi, cibi e ristoranti preferiti, idee politiche e hobby su Facebook, Twitter, Instagram e altri social. Saremo la polizia segreta di noi stessi."

La parte relativa al rapimento di Kylie e agli sforzi disperati di Rachel per affrontare l'impensabile sfida impostale è abbastanza interessante (se non si considerano le ingenuità e le "sviste" nella traduzione) e basta a mantener desta la curiosità del lettore; i problemi maggiori, a mio avviso, giungono dalla seconda metà in poi, quando ci viene presentata una famiglia di matti che, da subito, intuiamo in che modo abbiano a che fare con la Catena, il che va a rendere il tutto alquanto... banalotto, soprattutto perché ci si chiede: quindi alla base di tutta questa manfrina c'è davvero una ridicola catena di Sant'Antonio iniziata per gioco da parte di improbabili soggetti schizzati che riescono in un niente a montare una girandola infernale quasi impossibile da fermare?
Insomma, quando si scopre in che modo ha avuto origine questo mostro che si fa vivo tramite telefonino e siti oscuri e misteriosi, si rischia di restare un po'... delusi, interdetti, o almeno è ciò che è successo a me, che mi son ritrovata a sorridere di fronte a questa piega della narrazione, trovandola surreale e adatta a quei filmetti che vorrebbero qualificarsi come thriller ma non ne hanno l'ingegnosità, la suspense, la complessità nello sviluppo delle vicende; non si individuano colpi di scena e l'unico inserito dall'Autore (la "chiave" per spezzare 'sta benedetta Catena) è prevedibilissimo. 

Un thriller che non merita la lettura?
Bah..., diciamo che ha come pregio la scorrevolezza e, come dicevo più su, l'idea di base; l'evoluzione degli eventi, la loro (scialba) risoluzione, il tipo di personaggi (principali e non), alquanto piatti, l'ossessione per la maschera da sci (*), i problemi personali che - pouf! - svaniscono senza motivo e spiegazione a fine libro, sono gli elementi principali che rendono questo libro una lettura alla quale dare una sufficienza piena è un'ardua impresa...

La trama e i commenti di alcune grandi penne thriller in quarta di copertina ci fanno sperare in un romanzo avvincente e mozzafiato; ahimè, non posso dire di aver riscontrato queste caratteristiche; lettura fluida, questo sì, idea di partenza intrigante, ma poi la storia si affloscia su se stessa e la parabola che segna l'alta tensione cola inesorabilmente a picco...
Peccato, prometteva bene, ma evidentemente la catena aveva qualche anello arrugginito.
Un libro "senza infamia e senza lode"' 


*chi l'ha letto sa di cosa parlo ^_^





10 commenti:

  1. Che peccato! :(
    La trama mi faceva pensare a una via di mezzo fra il romanzo "24 ore di terrore" di Greg Iles e un episodio della serie "Black Mirror"...
    Magari un giorno proverò comunque a dargli un'occhiata, ma cercherò di non aspettarmi troppo e di volare basso con l'immaginazione! ;D

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    1. Eeeh purtroppo si, premesse interessanti, sviluppo.. un po' meno :-)

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  2. Ciao Angela, ero curiosa di leggere questa tua recensione: il romanzo mi ispirava, ma dopo aver letto anche il tuo parere negativo, mi sa che passerò, ho troppe letture da recuperare ;-)

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  3. Beh, se alla fine è tempo sprecato, meglio non cominciare!

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  4. Anche l'idea mi sa di già visto al cinema e di non così originale.

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    1. Originale no ma comunque un buon punto di partenza...

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz