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venerdì 7 febbraio 2020

Recensione: "Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre" di Gandolfo Quercia



In questo breve romanzo storico-fantastico, si narrano vicende avventurose che esaltano valori come l’amicizia, l’ospitalità, l’accoglienza, la tolleranza, l’accettazione di culture diverse, l’amore per la propria patria e il desiderio da parte del protagonista di diffondere i valori della libertà e della fratellanza fra i popoli.


Le Giovanneidi.
Giovanni e la terra delle sei pietre
di Gandolfo Quercia


Kimerik Ed.
136 pp
14 euro
Le avventure di Giovanni - chiamato anche con altri nomi: l'Ammazzavelocisti, Giovodromo... - sono collocate attorno al 360 d.C.; si parte da Fano (città natale del protagonista) per estenderci al Nord Italia, da Rapallo a Recco, da Genova e Tortona, da Torino ad Aosta, fino a giungere a Bolzano.

Giovanni, protettore del monarca Giovanni I, è un arciere coraggioso e intraprendente, pronto a combattere perché il Bene trionfi.
E ce n'è quando mai bisogno perché il malvagio Signor Oscuro, il re Malasar, sta prendendo d'assalto le popolazioni del Nord Italia per estendere il proprio dominio; Giovo si dà da fare per resistere al nemico, supportato dalle Fanesi milizie e da tanti amici fedeli, molti dei quali si aggiungeranno nel corso della traversata fino a Bolzano, dove avverrà lo scontro finale.

Giovo è coraggioso senza essere rigido e severo, anzi è gentile, un vero cavaliere dall'animo nobile, romantico, malinconico ma anche ironico quando serve.

Durante lo spericolato viaggio a Giovanni vengono affidati degli oggetti speciali, dai poteri particolari, che gli risulteranno d'aiuto nell'acerrima lotta contro il Male.
Tra incontri di calcio e corse di cavalli, tra draghi, mostriciattoli, esseri alati, bevande e oggetti magici, tra principesse e sovrane dalla pronunciata beltà nonché dal carattere indomito e gentile, tra ninfe seducenti che si rivelano creature malefiche, Giovanni attraverserà varie città e regioni italiane, perderà qualche compagno importante, fino a trovarsi faccia a faccia con Malasar.

Il Bene riuscirà a vincere definitivamente sul Male?
Una cosa è certa - e Giovanni l'arciere ne è convinto: il male non durerà in eterno, le tenebre non possono sopraffare la luce e non è con le ricchezze materiali che si può sperare di essere felici.

"Non bisogna sperare in un periodo felice grazie al denaro, ma cercarlo in quegli attimi che ci rendono unici e spensierati".

Giovanni rappresenta, con le sue capacità e le sue insicurezze, colui che si batte per esaltare ideali fondamentali: l'importanza del supporto morale e materiale degli amici, il valore dell'accogliere e accettare l'altro, la fratellanza, l'amore per la propria patria, la libertà dei popoli.

Questo romanzo è il seguito di "La cintura della potenza" ed è un misto di storia - con riferimenti alla mitologia greco-romana - ed elementi fantastici; l'Autore utilizza l'artificio letterario del ritrovamento di un antico manoscritto, dove ha trovato questa storia e abbia voluto raccontarla.
Il linguaggio è elegante, ricercato, da poema, e se questo aspetto in certi frangenti mi ha un po' distratta nel seguire il filo della narrazione, d'altra parte l'atmosfera è meno solenne di quanto si potrebbe pensare, essendoci diversi momenti simpatici, buffi e molto ironici (come quando qualcuno sgancia "puzzette").
Una lettura adatta in particolare a quanti amano i racconti fantastici, con spruzzi di storia e avventura.

2 commenti:

  1. La trama e l'ambientazione da te descritti mi hanno fatto venire in mente Il Silmarillion, un romanzo di Tolkien che lessi qualche anno fa. A proposito di racconti fantastici...

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    1. non ho letto il Silmarillion, ma ho presente l'ambientazione!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz