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martedì 17 marzo 2020

Recensione: I QUATTRO CANTONI di Gabriella Genisi



Un'altra avventura attende i lettori, in compagnia della bella commissaria pugliese, Lolita Lobosco, che, con le sue immancabili Louboutin tacco 12, l'amore per la sfiziosa e saporita cucina barese (panzerotti in primis) e animata da un'inesauribile passione per la giustizia, è nuovamente impegnata in una complicata indagine che le farà passare delle vacanze natalizie a dir poco movimentate.



I QUATTRO CANTONI
di Gabriella Genisi



Sonzogno Editori
270 pp
15 euro
E' una mattina del 3 dicembre, a pochi giorni dalla festa di San Nicola, patrono di Bari, e per la commissaria Lolita Lobosco sta per iniziare un'altra giornata.
Ha passato la notte col suo nuovo amore, Giancarlo Caruso, in una casetta di pescatori a Polignano, nella vicina Torre a Mare, e si è svegliata divisa tra la consapevolezza di stare con un uomo che la fa star bene, e la strana sensazione di non essere pronta ad un legame sentimentale vincolante.
Ma di lì a breve la sua mente sarà impegnata in qualcosa di decisamente più urgente: un uomo viene ammazzato nella sua villetta; sul corpo saranno trovate tracce di orrende sevizie, a testimonianza del fatto che l'assassino ha voluto infliggere alla vittima una morte lenta e dolorosa.

La sera dopo, una Mercedes scura cerca di sfuggire a un posto di blocco, finendo per schiantarsi contro un muro; in auto ci sono due uomini di etnia rom, padre e figlio, che muoiono sul colpo. 

Nel corso delle rilevazioni scientifiche in casa della vittima (un fotografo barese piuttosto noto  in città), si scopre che il dna di uno dei due rom morti era sulla scena del crimine; a testimoniarne la presenza quella notte, inoltre, ci sono le immagini delle telecamere esterne all'abitazione.

I due rom sono dunque gli assassini? Sembra di sì, anche perché il movente risiederebbe in un tentativo di rapina finito in tragedia, il che basterebbe a chiudere il caso.
Ma Lolita non ne è convinta e comincia a seguire altre piste, supportata dai fedeli collaboratori Esposito e Antonio Forte.
Decide di addentrarsi nella realtà della comunità rom, cercando di capirne cultura, tradizioni, gerarchie, ruoli all'interno della famiglia; così prova, grazie ad un mediatore culturale, a parlare con alcuni di loro, in particolare con i famigliari dei due uomini morti e accusati dell'omicidio del fotografo.
Con sua somma amarezza, viene a conoscenza di realtà drammatiche che richiederebbero un suo intervento, ma non è facile e automatico perchè c'è paura e diffidenza verso i poliziotti.
Riesce a conquistare la fiducia della moglie dell'uomo morto in auto col figlio e scopre che le loro due bambine hanno purtroppo avuto a che fare con uomini dediti all'infame trappola della pedofilia e della diffusione di materiale pedopornografico.

Il vaso di Pandora che Lolita si trova a scoperchiare coinvolge personaggi della Bari bene, a cominciare proprio dal fotografo brutalmente assassinato, che era in prima linea nei loschi traffici pedofili.
Allora ecco che il quadro comincia ad assumere contorni  più definiti e diversi dalle fase iniziali: e se i due rom fossero innocenti e l'assassinio su cui sta indagando fosse da attribuire a individui che avevano ragioni precise e molto personali per levare di mezzo il fotografo, che evidentemente avrebbe potuto rovinarli?

Certo, in questura si vuol mettere la parola fine al caso e si spinge per dare la colpa ai rom, il che non fa che alimentare il clima di odio e razzismo nei loro confronti.
Ma ancora una volta la nostra commissaria mostra una grande sensibilità verso questa gente verso la quale si sprecano pregiudizi e discriminazione, e determinazione nel volerci veder chiaro, anche se questo significa pungolare qualcuno "in alto" che sarebbe meglio non infastidire.

Anche se questo significa mettersi contro il questore e il collega della Digos Del Giudice, il quale non perde occasione per stuzzicare e provocare Lolita, che di certo "non gliele manda a dire" e sa come fargli abbassare la cresta.
Le giornate di Lolì sono belle piene, non soltanto per l'indagine che richiede tutto il suo impegno e la sua concentrazione, ma anche per le vicende personali: anzitutto Caruso è sparito, subito dopo il ritrovamento del cadavere (coincidenza...?), mandandola in confusione e gettandola nella tristezza; l'amica del cuore Marietta (che pure ha i propri grattacapi sentimentali) cerca di tirarla su di morale presentandole qualche bel giovanotto, ma inutilmente; menomale che c'è la consolazione offerta dalla buona cucina del Sud, dalla quale Lolita si lascia tentare volentieri.

A complicare il tutto si aggiungono altri inspiegabili e misteriosi delitti che, in capo a poche settimane, cominciano ad insanguinare la città e a spaventare la popolazione barese, gettando nel panico anche questura e forze dell'ordine, che non sanno che pesci pigliare.
Particolare non trascurabile: questi omicidi, riflette Lolita, devono essere necessariamente riconducibili ad una sola mente, ad un unico serial killer, il quale si sta divertendo in maniera macabra a riprodurre opere artistiche famosi martoriando le proprie vittime, scelte con un criterio ben preciso e che sono legate tra loro da diversi punti in comune: il fotografo e le altre vittime si conoscevano e i loro computer rivelano cose interessanti (e vergognose) su certe "attività" in cui erano coinvolti.

La commissaria Lobosco, pratica, schietta, decisa e testarda, non si tira indietro e dedica tutte le proprie energie nel risolvere un caso che via via prende una deriva personale: Lolita, infatti, a un certo punto comincia a ricevere inquietanti messaggi da parte di uno sconosciuto che sembra conoscere tante, troppe cose su di lei e sulle indagini che sta conducendo...

Pur di fermare la scia di sangue che sta sconvolgendo la sua amata città, Lolita è disposta a rischiare la carriera e la vita, ad agire da sola e tenendo fuori i suoi fidati amici e colleghi Esposito e Forte, pur di svelare l'identità del lucido e furbo assassino, sulla cui identità lei sta gradualmente maturando dubbi insidiosi che non la stanno mettendo alla prova emotivamente...

E' il primo romanzo della serie su Lolita Lobosco che leggo (devo recuperare!!); in precedenza ho letto e apprezzato molto PIZZICA AMARA della stessa autrice.

Il noir "I quattro cantoni" mi è piaciuto molto sotto tutti gli aspetti, a cominciare dalla protagonista, questa commissaria dal carattere bello tosto, che si fa rispettare in un contesto lavorativo prettamente maschile, in cui - a dispetto di tutti i discorsi sulle pari opportunità - la donna è spesso vista e trattata con sufficienza; è una poliziotta che, lungi dall'assumere modi di fare mascolini, ostenta tutta la propria femminilità, ad es. nell'abbigliamento; non ha peli sulla lingua, sa come farsi rispettare da tutti, in particolare da quegli uomini arroganti che pensano di poterla provocare e intimorirla; pur avendo un carattere forte, nasconde fragilità ed insicurezze come tutti e un animo sensibile soprattutto davanti alle ingiustizie e alle sofferenze dei più deboli.
Pur essendo, al centro della storia, un difficile caso da risolvere, non mancano le sfumature ironiche, grazie in particolare ad alcuni personaggi e a certe dinamiche che si creano con essi, ad es. con l'amica Marietta. 
Nel corso della storia appare - seppur solo per telefono - un personaggio letterario che personalmente amo molto, per cui la sua "incursione" e la sua amicizia con la protagonista mi sono piaciute davvero.
Come ho gradito anche lo sfondo barese - vivace, realistico, di cui ci vengono presentate le cose belle e quelle meno belle -, sia perché sono affezionata al capoluogo pugliese (i nostalgici tempi universitari...!) sia perché ad esso è strettamente associalo il buon cibo, e a proposito di questo, a fine libro trovate qualche sfiziosa ricettina che, in questo periodo di riposo forzato in casa, ci sta proprio ad hoc.

Non posso che consigliarvi la lettura di questa commedia noir intrigante con una protagonista femminile irresistibile. 






4 commenti:

  1. Ciao Angela! Credo che questa "commedia gialla" potrebbe proprio essere il mio genere...la protagonista, soprattutto, mi incuriosisce!

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  2. Una serie leggera leggera, che in questo periodo potrei gradire non poco.

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    1. si, ideale se si vuol leggere per svagarsi al 100% ^_-

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz