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lunedì 29 giugno 2020

Recensione in anteprima: ZUGZWANG - IL DILEMMA DEL PISTOLERO di Alessandra Pierandrei



Sullo sfondo del Vecchio West, tra pericoli, polvere e pistole fumanti, un malinconico ex-pistolero e una vivace ragazza abile col fucile affrontano un viaggio tanto avventuroso quanto necessario per mettere a posto le tessere di un passato non proprio semplice e felice.



ZUGZWANG - IL DILEMMA DEL PISTOLERO
di Alessandra Pierandrei




Nativi Digitali Edizioni
186 pp
Ebook 3.99€
(offerta di lancio 2.99€)
 12€ cart.
USCITA
30 GIUGNO 2020
«È il suo turno, ma qualsiasi mossa deciderà di fare, le costerà un sacrificio. Vede? È costretto a muovere il re, perché il suo pedone è bloccato dal mio e non può avanzare. Ma così facendo perderà il controllo del pedone, che il mio re provvederà a mangiare. I tedeschi chiamano questa particolare situazione “zugzwang”.»


Jasper Stevenson aveva ventisette anni quando, pur essendo uno dei migliori pistoleri del West, decideva di appendere le pistole al chiodo per lasciare l'Oklahoma e trasferirsi nell'Oregon.
Una decisione presa dopo aver attraversato una delle più atroci esperienze che un uomo possa fare.
Una decisione che, una volta presa, ha fatto sì che potesse chiudere, dietro le proprie spalle, la porta a un passato troppo doloroso e pieno zeppo di sensi di colpa e tormenti interiori.

Ma al passato, si sa, non si sfugge, e anzi più esso è negativo e più sembra inseguirti con una tenacia impressionante, da segugio fedele.

È il 1888 e Jasper, ex pistolero leggendario, è seduto nel saloon dell'amico Albert a giocare a scacchi da solo, quando un uomo lo avvicina: il suo nome è Robert Barnett ed è un ricco imprenditore che ha una proposta da fargli.

Una proposta che getta Jasper nuovamente in quel passato buio e angosciante che egli sta cercando di tenere buono e lontano dal pacifico e solitario presente in cui vive: Barnett gli fa sapere che lui e il proprio rivale in affari vorrebbero acquistare dai nativi americani un'area in cui di recente è stato rinvenuto uno giacimento petrolifero.
Ovviamente, gli indiani si rifiutano di vendere tanto a Barnett quanto all'altro imprenditore, il quale però - a detta sempre di Barnett - è disposto ad usare la violenza pur di prendersi ciò che vuole, arrivando a far fuori la tribù, se fosse "necessario".
Può Jasper Stevenson permettere una barbarie di questo tipo? Proprio lui che ha fatto parte, fino a solo sette anni prima, di quella tribù? Non sarà il caso che faccia un salto a Salina (Oklahoma) per fare quattro chiacchiere con gli indiani e farli ragionare su ciò che è meglio per loro?

Jasper è turbato nell'apprendere che la tribù Cherokee insediatasi a Salina, e che lui ha ben conosciuto per ragioni strettamente personali - sta per subire un'ingiustizia di questo tipo (ancora una volta...): cosa è giusto fare, girare la testa dall'altra parte e convincersi che ormai il destino di questa tribù non è più affar suo, o dare il proprio contributo in modo che essa possa accusare dei danni il meno possibile?

Barnett è un individuo supponente e pieno di boria, un prepotente che non sa accettare un “no” come risposta, il tipo cui non faresti mai il minimo favore per quanto è odioso.
Ma è anche scaltro e furbo e sa quale tasto pigiare per affondare Jasper, per smuoverlo dall'indolenza in cui si è accovacciato da sette anni a questa parte.

Sta al pistolero decidere se continuare a tenere chiuse le porte del proprio scottante passato, con il rischio che venga fatto del male a persone a lui care, o aprirle, al costo di dover finalmente fare i conti con se stesso, anche se questo significa scegliere non per il bene (comunque non è giusto togliere la terra ai loro legittimi proprietari, per i quali tra l'altro la natura è sacra) ma per il cosiddetto “male minore”, o almeno per quello che sembra essere tale…

A convincerlo a seguire Barnett nel suo avventuroso, lungo e polveroso viaggio verso l'Oklahoma, ci pensa una ragazza tanto giovane quanto determinata, che gli dice chiaramente che lui non può far finta di nulla davanti all'eventualità che venga perpetrata un'ingiustizia agli indiani di Salina: Katharine Bright.

Katharine lavora nel circo di Buffalo Bill, è un asso nello sparare con i fucili ed è smaniosa di conoscere il mondo e fare esperienze.
Il primo incontro con il malinconico e taciturno pistolero non è dei migliori, anzi battibeccano dal primo istante; ma nonostante non si siano mai incontrati prima di allora, nonostante non sappiano nulla l'uno dell'altra, c'è qualcosa che li accomuna e quel viaggio al quale entrambi prenderanno parte, per raggiungere Salina, sarà per loro una tappa fondamentale per fare la pace col proprio passato.

Jasper e Katharine non hanno avuto molta fortuna con gli affetti famigliari, anche se per ragioni e in modi assolutamente differenti.

L'uomo era felice con la moglie (una nativa americana Cherokee) e la figlia, fino al terribile giorno in cui è accaduta una tragedia orribile, che ha gettato il povero Jasper nell'infelicità più nera.

Katharine è una giovane donna con alle spalle una situazione famigliare difficilissima, fatta di cinghiate e insulti da parte di chi avrebbe dovuto darle una carezza, e di abbandoni e indifferenza da parte di avrebbe dovuto prenderla tra le braccia e proteggerla da tutto e tutti.

Due anime spezzate e provate, nonostante siano ancora giovani; ma mentre la ragazza è decisa a tirar fuori tutto il suo coraggio per prendere a morsi la vita e non farsi abbattere dalle sofferenze subite, Jasper è al contrario troppo abbattuto e demotivato per darsi una scossa, una svegliata, per riappacificarsi con la tragedia vissuta, e dalla quale non ha ricavato altro che sensi di colpa (se lui avesse agito diversamente, ciò che è accaduto alla propria famiglia non si sarebbe verificato?).

Ognuno con i propri fardelli, con i propri timori e speranze, il gruppetto, capeggiato da Barbett, parte.
Con Katharine, Jasper e lo stesso Barnett c'è un brutto ceffo assoldato dall'imprenditore (con lo scopo di proteggerlo), un uomo dall'aspetto poco rassicurante, che cerca in tutti i modi di evitare di incrociare lo sguardo di Stevenson, come se temesse di essere riconosciuto...

Una volta giunti presso la tribù che Jasper ha conosciuto benissimo - e dalla quale si aspetta un atteggiamento ostile, che è uno dei motivi per cui era recalcitrante ad accompagnare Barnett -, il ragazzo non potrà tirarsi indietro dal guardare dentro di sè, dal ritornare con il pensiero a ciò che è accaduto alle persone che ha amato di più al mondo, e dal fare quel che è nelle sue possibilità perché i Cherokee non debbano ancora una volta soffrire per l'egoismo del prepotente uomo bianco, che crede di poter fare ciò che vuole con la terra (e le vite) degli altri.

In questo bel romanzo il lettore viene catapultato nel vecchio West, tra saloon e strade polverose, tra uomini veloci con la pistola (anche donne, of course) e banditi ubriaconi e senza scrupoli: è un mondo che personalmente ho sempre trovato molto affascinante, ed Alessandra Pierandrei sa come raccontarcelo attraverso un gruppo di personaggi ben delineati e inseriti in un contesto accuratamente rappresentato, in cui vien fuori la natura umana in tutte le sue facce: c'è l'egoismo, la malvagità di chi ammazza senza alcun problema, la brama di denaro che guida le azioni di chi crede di poter ottenere tutto ciò che vuole con i metodi che preferisce e infischiandosene delle sofferenze che procura al prossimo; e ci sono anche le debolezze, il senso di impotenza di fronte al male, i rimorsi e i rimpianti, la paura di restare sopraffatti dalle brutte esperienze vissute.

Piacevole e delicata la sfumatura sentimentale: l'amicizia tra Jasper e Kate diventa di giorno in giorno più profonda e sarà per entrambi una sorta di àncora di salvezza, che permetterà loro di affrontare i fantasmi che li perseguitano e di ridisegnare il proprio futuro con più fiducia.

"Zugzwang - Il dilemma del pistolero" - mi è piaciuto davvero molto: lo stile è scorrevolissimo, la scrittura precisa e accurata, la storia - con tutte le dinamiche che si creano - è coinvolgente e narrata in modo interessante; personalmente amo le storie in cui sono coinvolti gli Indiani d'America, mi affascinano le loro tradizioni, i costumi, le leggende, e mi fa tanta rabbia pensare ai soprusi che hanno subito a causa dei coloni americani, che non hanno mai rispettato i diritti delle tribù che abitavano quelle terre da sempre.
Come ho detto in passato, nonostante i film western (quanto meno quelli "vecchi", i classici) li eviti come la peste, quando si tratta di romanzi ambientati nel Selvaggio West, non vedo l'ora di immergermi in quegli anni, in quel passato lontano dal mio mondo, geograficamente, culturalmente ecc..., ma che esercita un forte richiamo su di me.

Davvero un bel libro, non sarei più tornata dal 1888 (datemi una DeLorean!!!) e la narrazione è resa ancora più appassionante dalla presenza di fatti storici e personaggi realmente esistiti (ad es. Annie Oakley, circense celebre per la sua abilità con il fucile, e che nel romanzo è una figura importante per Kate).

Non posso che consigliarvi questo romanzo; ringrazio NATIVI DIGITALI EDIZIONI per la copia omaggio e vi ricordo che questo libro è disponibile da domani 30 giugno.

2 commenti:

  1. Angela, che dire, grazie davvero per queste tue bellissime parole. Sono felicissima che la mia storia ti sia piaciuta. Ti dirò, a vedere il modo in cui hai evidenziato alcuni passaggi della trama e hai "riassunto" i miei personaggi mi è quasi sembrato di avere a che fare con il libro scritto da una persona diversa, un'esperienza quasi extracorporea un po' surreale, devo dire la verità, ma in qualche modo illuminante: ho sempre paura di non riuscire a far passare i concetti, i temi, di non riuscire a tradurli su carta, e invece, a quanto pare, no! Di nuovo, grazie mille per questa bella recensione, e grazie per il tempo che mi hai dedicato!

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    1. Ciao, Alessandra!
      Sai, abbiamo una paura simile, nel senso che non ti nascondo che, dal canto mio, ho sempre timore di prendere fischi per fiaschi, di non aver compreso al 100% ciò che l autore voleva comunicare, di aver empatizzato poco coi personaggi ecc...

      Ad ogni modo, Grazie a te per avermi trasportata in un contesto e in un periodo storico tra i miei preferiti :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz