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mercoledì 27 gennaio 2021

Recensione: "L' inferno di Treblinka" di Vasilij Grossman





La più terribile fabbrica della morte nazista ci viene descritta in questo esemplare reportage, fondato su testimonianze di prima mano, scritto subito dopo la liberazione del campo, nell'autunno 1944, ed uscito nello stesso anno sulla rivista «Znamja», firmato dal più popolare e seguito corrispondente di guerra dell'Armata Rossa: Vasilij Grossman.




L' inferno di Treblinka
di Vasilij Grossman


Adelphi
trad. C. Zonchetti
79 pp
Una distesa incolta, sterile, anonima, punteggiata da pini e sabbia, è stata teatro, negli anni della seconda guerra mondiale, di una feroce barbarie, "il patibolo per antonomasia, un luogo che - dalla barbarie della preistoria ai pur feroci giorni nostri - il genere umano non aveva ancora conosciuto; e che, molto probabilmente, l'universo intero tuttora non conosce. Lì venne eretta la principale fabbrica della morte delle SS, degna copia di Auschwitz...", dove nulla era pensato per la vita, tutto era inteso per la morte.

Il lager di Treblinka (la cui costruzione iniziata a fine maggio-inizio giugno del 1942 fu conclusa e divenne operativa il 22 luglio 1942) era diviso in due sezioni, una a cui erano destinati i prigionieri (polacchi soprattutto) e l'altra era per gli ebrei.
Regnava un ordine maniacale e soprattutto una crudeltà che fa rabbrividire, testimoniata da quei pochi che a quel campo sono miracolosamente sopravvissuti: grazie alla loro voce sappiamo com'era la vita in quell'inferno e a quali atrocità fossero sottoposti i deportati, alla mercé dei malvagi e sadici funzionari delle SS.

"Tutti questi esseri non avevano nulla di umano. Cervello, cuore e  anima, parole, gesti e abitudini erano deformati, un'orrenda caricatura che ricordava a stento tratti, pensieri, sentimenti, abitudini, gesti umani".


Le SS agivano unicamente con l'obiettivo di annichilire volontà e coscienza delle loro vittime, annientarne la psiche, riducendole in uno stato di shock psicologico mettendo in moto un circolo così crudele da essere assurdo e privo di logica.

Sconvolge - ogni volta, e non potrebbe essere diversamente, perché non è che ci si può abituare a certe letture come ci si abitua al caffè senza zucchero o ad alzarsi presto la mattina - leggere lo sgomento, il terrore, lo smarrimento dei poveri deportati - anziani, uomini, bambini, donne, ragazzine, persone sane, fragili, disabili... - all'arrivo nel lager: cosa ne sarà di loro? Che cos'è questo posto in cui sono arrivati dopo ore interminabili e sfiancanti di viaggio, trascorse ammassati in un vagone freddo, troppo piccolo per troppa gente...?
Cosa vogliono quei soldati che li guardano con un ghigno cattivo e urlano loro parole in tedesco?


Fa rabbia e fa sentire impotenti l'atteggiamento sprezzante delle SS del campo, divertite all'idea di poter decidere della vita e della morte di quei poveri corpi, già tanto provati, e che da lì a pochi giorni saranno sempre più magri, emaciati, infreddoliti. Irriconoscibili.

Treblinka funzionò ogni giorno per tredici mesi, e se la media mensile era di trecentomila vittime, in dieci mesi Treblinka sterminò tre milioni di persone.

E' un libro breve ma che, nel suo essere asciutto, nell'esposizione dei fatti in modo preciso, colpisce dritto allo stomaco, e non può essere diversamente quando leggiamo lo strazio di donne e uomini le cui carni furono lacerate dai cani addestrati ad attaccare i prigionieri, presi a manganellate, ci ferisce l'orrore delle camere a gas, della morte che sopraggiunge lenta (venticinque minuti circa) per mancanza d'ossigeno.
 
Questi ufficiali di Hitler privavano gradualmente gli esseri umani di ciò di cui ogni persona ha diritto di godere: per prima cosa toglievano loro la libertà, la casa e la patria e li portavano in un bosco desolato e senza nome. Una volta scesi dai treni, sul piazzale della stazione, venivano defraudati dei loro beni, delle lettere, delle fotografie dei loro cari. 
Una volta finiti dietro il filo spinato si separavano gli uomini dalle mogli, le madri dai figli; e infine, a quegli esseri umani ormai nudi, privi di documenti, non avevano più un nome.

Grossman ci dice però i nomi di questi ufficiali delle SS, di questi uomini esperti nel male - nell'uccidere, nel distruggere, nel cremare, perchè nulla vada dimenticato e si perda nell'oblio.

"Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità. Chiunque giri le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre offende la memoria dei caduti."

Avvertiamo, ad ogni pagina, la dolorosa consapevolezza dell'orrore che si è consumato per mesi in quell'inferno, cui si aggiunge l'urgenza di sostenere con forza e convinzione che ogni singolo uomo è tenuto, dinanzi alla sua coscienza, alle future generazioni e al genere umano, a rispondere a una domanda: che cosa ha generato il razzismo? 

"Che cosa bisogna fare affinché il nazismo, il fascismo, l'hitlerismo non abbiano a risorgere né al di qua né al di là dell'oceano, mai e poi mai, in secula seculorum?"

È una domanda che l'autore si poneva nel 1944 ma che echeggia ancora ai nostri giorni, insieme alla necessità di ricordare quello che è stato, affinché non accada ancora, ai danni di nessun essere umano, in qualsiasi parte del mondo e a prescindere da fattori etnici, religiosi, politici, sessuali ecc...


 "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, 
perché ciò che è accaduto può ritornare". 

(Primo Levi)

4 commenti:

  1. Una domanda quanto mai attuale alla quale non si è ancora riusciti a dare una risposta. Avevo studiato il campo di Treblinka qualche anno fa, quando stavo organizzando il viaggio in Polonia, lo esclusi perché in realtà non esiste più essendo stato praticamente raso al suolo da alcuni incendi appiccati durante una insurrezione dei deportati, che si risolse in un nulla di fatto visto che solo pochissime decine di loro sopravvissero. E poi al suo posto fu costruita una fattoria con campi ecc... Del resto il suo "compito" lo aveva ben assolto in quei pochi mesi... Un abbraccio.

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    1. Sì, ho letto di questo episodio.
      Restano le testimonianze dei pochi sopravvissuti...

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  2. Collegandomi anche al commento di Mariella pensavo che oltre all'orrore la vergogna per aver cancellato le tracce di Treblinka. Ma nonostante tutto noi non dimentichiamo.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz