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martedì 19 gennaio 2021

Recensione: LA MIA PREDILETTA di Romy Hausmann

 

Una donna e una bambina, presumibilmente mamma e figlia, sono riuscite a fuggire da una capanna nel bosco, triste teatro di un'esistenza in gabbia, nelle mani di un uomo che le ha letteralmente segregate in casa. Una vicenda incredibile ed inquietante, in cui tutto ruota attorno a un castello di bugie e segreti.


LA MIA PREDILETTA
di Romy Hausmann


Giunti Ed.
trad. A. Daniele
384 pp

È notte quando un’ambulanza porta in ospedale una donna investita da un’auto sul ciglio del bosco; è priva di conoscenza e di documenti; con lei c'è Hannah, una ragazzina di tredici anni che dice di essere la figlia della sventurata, che si chiama Lena. 

Hannah viene affidata alle premurose cure di un'infermiera, Ruth, che cerca in tutti i modi di guadagnarsi la sua fiducia, con la speranza che possa aprirsi e parlare, fornendo più dettagli di sé, della madre e di cosa ci facessero nel bosco da sole e a tarda ora.

La ragazzina si rivela subito un osso duro: è sveglia, intelligente, ostenta una conoscenza superiore alla media dei suoi coetanei, conosce a memoria le definizioni da vocabolario di parole anche difficili,  se viene subissata di domande, inoltre, tende a chiudersi e ad ammutolirsi ma se decide di rispondere non esita ad assumere atteggiamenti di superiorità e saccenza quando percepisce nell'interlocutore anche la più lieve incertezza.
Per quanto questo atteggiamento possa far sorridere un adulto comprensivo, in realtà esso, a un occhio attento, appare altresì "anomalo" perché le dà un'aria da adulta, quando invece è sempre e comunque poco più che una bambina. 

A destare sospetti è il fatto, stranissimo, che la ragazzina non conosca il proprio cognome, né il nome di suo padre, né l’indirizzo di casa: vivono chiusi in una capanna perché «nessuno li deve trovare».

Sgomenta, Ruth riesce a carpire qualche informazione in più e apprende che Hannah ha un fratellino, Jonathan, che è rimasto a casa a ripulire il tappeto dopo il disastro compiuto dalla mamma, Lena.
Ripulirlo da cosa? Dalle macchie di sangue del papà, sulla cui testa Lena ha sbattuto un oggetto contundente... 

Intanto Lena pian piano si risveglia e ovviamente viene messa sotto torchio dalla polizia, che vuol vederci chiaro.

Dai suoi racconti viene fuori che la sua vita e quella dei suoi due figli ha seguito fino a quel momento le regole stabilite dal marito: pasti, visite al bagno, tempo di studio dei bambini..., ogni azione ed ogni momento della giornata sono rigorosamente programmati e meticolosamente rispettati. 
L'uomo diceva di voler proteggere la sua famiglia dai pericoli del mondo esterno e, per creare un ambiente famigliare apparentemente sereno e felice, si assicurava che i suoi figli avessero sempre una madre che si prendesse cura di loro. 

Lena è stata scelta come madre di Hannah e Jonathan, rapita dall'uomo con questo preciso scopo: fare da moglie fedele e devota a lui, e da madre sollecita e attenta per i ragazzi.

Ma Lena non si chiama affatto Lena e troppe cose non tornano, soprattutto quando a gettare ulteriori dubbi si aggiunge il collegamento con un'altra brutta storia, accaduta quattordici anni prima.
Nel 2004 a Monaco scomparve una studentessa di ventitré anni, Lena Beck; di lei semplicemente, da un momento all'altro, non s'è saputo più nulla.

Appena viene avvisato, il commissario capo Gerd Brühling ha subito un’intuizione: quella donna non può essere che proprio quella Lena, la figlia del suo migliore amico, Matthias Beck, che, insieme alla moglie Karin, vive nel dolore da allora, entrambi divisi tra il terrore di sapere che la loro bambina non tornerà mai più a casa, e la flebile speranza che sia ancora viva...

Quando quella notte - la notte dell'incidente nel bosco - Matthias viene informato che una certa Lena è in ospedale e che potrebbe trattarsi della figlia scomparsa, corre dalla donna per vederla e appurare se si tratti o meno di lei.
La delusione è enorme: quella donna nel letto non è sua figlia! Eppure... la figlia della sconosciuta, quella ragazzetta con i capelli biondi, la pelle diafana e gli occhi azzurro ghiaccio, è identica alla sua Lena da bambina.
Matthias lo sente: quella Hannah è sua nipote, è la figlia di Lena, lui ne è certo!!

Col passare dei giorni, una realtà sempre più sconcertante verrà alla luce e sarà difficile districarsi in questa rete di mezze verità, fantasie infantili, indizi contrastanti.

La narrazione procede in modo corale, attraverso i POV dei personaggi principali.

C'è Hannah, che con la sua giovanissima voce racconta la propria verità, vista con gli occhi di una ragazzina che è nata e cresciuta in modo molto particolare, "anomalo": non è mai uscita dalla capanna prima della sera dell'incidente; le finestre della capanna in cui ha vissuto da sempre con papà, mamma e fratellino, erano sigillate, così che fosse impossibile guardare fuori. Ma per quanto quella situazione fosse bislacca, per lei era la normalità, in quanto ha conosciuto solo quella.

C'è la prospettiva di Lena, che non si chiama così, ma il suo nome è Jasmin. Chi è davvero questa povera donna che racconta alla polizia e a noi lettori gli ultimi quattro mesi della sua vita angosciante e costellata di abusi fisici e psicologici nella capanna nel bosco, costretta a impersonare il ruolo di madre/moglie felice, a fingere di essere una persona che non è..., pena botte, sevizie e, chissà, la morte?

E poi c'è il padre della giovane scomparsa: Matthias è un uomo il cui cuore è affaticato, oppresso dal dolore di una figlia amatissima sparita nel nulla; un padre che adesso sembra intravedere uno spiraglio di speranza in Hannah: ci sarà una ragione se questa è identica alla sua Lena, e lui è intenzionato a non abbandonare la ragazzina perché prendersi cura di lei è come farlo a Lena...

Ma Lena - quella vera - che fine ha fatto? È davvero lei la madre di Hannah e Jonathan? Perché questa Jasmin ha detto inizialmente di chiamarsi Lena?
E soprattutto, chi è il mostro che ha tenuto rinchiuso le sue tre vittime in una capanna ai margini di un bosco? 

È un thriller davvero appassionante perché ogni pezzettino di verità viene svelato progressivamente e, se getta luce su alcuni aspetti, ne introduce altri che aspettano poi di essere rivelati anch'essi.
È una storia drammatica, di vite spezzate, di donne trattate come oggetti, costrette ad essere sottomesse al loro sequestratore e padrone, che vuol costringere gli attori di questo dramma a fare quello che vuole lui.

A un certo punto della narrazione, sembra che l'incubo sia comunque finito (i tre sequestrati sono liberi, anche se con innumerevoli problemi emotivi, frutto della brutta esperienza vissuta; il rapitore... è morto, no?, ucciso durante la notte dell'incidente...), ma c'è ancora qualcuno che si diverte a terrorizzare Jasmin... e l'autrice ci conduce, con un ritmo che non smette di essere sempre più incalzante e attraverso particolari e situazioni che fanno salire la tensione, verso un epilogo che risponde a ogni domanda, tenendo con il fiato sospeso fino alla fine.

Una bella scoperta, è un romanzo che consiglio, l'ho trovato ben costruito, con una bella trama, con personaggi ben tratteggiati sotto il profilo emotivo e la scrittura dal taglio cinematografico fa sì che ci si immagini bene ogni scena, proprio come se fossimo in un film.

4 commenti:

  1. Mi sembra anche ci siano parecchi colpi di scena che lo rendono particolarmente avvincente.

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    1. sì, daniele, io l'ho trovato ben scritto e avvincente :)

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  2. Alcune somiglianze con Gli scomparsi? Comunque mi intriga molto!! 😃

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    1. non troppi, a dire il vero, e comunque sì, è un romanzo intrigante! ciao Laura :*

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz