PAGINE

giovedì 14 gennaio 2021

Recensione: QUESTA SCUOLA NON È UN ALBERGO di Pino Imperatore

 

Il protagonista di questo romanzo spensierato e simpatico è il diciottenne Angelo, la cui vita si snoda tra scuola e famiglia, ed è resa unica e bella dalla presenza dei propri cari, del pappagallo Cico e dei compagni di classe, con cui si appresta ad affrontare la maturità. Ma anche in un'esistenza apparentemente perfetta può nascondersi un dolore sottile e costante che getta un po' di malinconia nei suoi pensieri di adolescente.


QUESTA SCUOLA NON È UN ALBERGO 
di Pino Imperatore


Giunti Ed.
288 pp

Ci sono nomi che sono tutto un programma già dalla nascita, e se ti chiami Angelo D'Amore non puoi che tener fede a questa bell'accoppiata ed essere un ragazzo d'oro, di quelli che tutti vorrebbero come figlio, fratello, amico, alunno, fidanzato, ecc...

Ed è proprio così! Angelo è realmente un bravissimo ragazzo: intelligente, diligente a scuola, educato, sensibile, un amico leale, sincero, un figlio premuroso, responsabile, un fratello affettuoso e presente, un nipote dolce e attento.

Vive insieme al papà e alla sorellina Gioia in una casa che si affaccia sull'incantevole Golfo di Napoli e frequenta l'ultimo anno dell'istituto alberghiero "Lucullo". 

Le sue giornate scorrono serene assieme ai suoi simpatici compagni di classe, che Angelo - narratore preciso -  ci presenta con un pizzico di ironia e vivacità, da cui traspare tutto l'affetto che nutre per loro:  Pinuccio detto 'o Scienziato per la sua ossessione verso gli extraterrestri, Alfonso detto 'o Muscio per la sua lentezza esasperante o Maria Peppa Pig, che ama il cibo più di ogni cosa, Bombolone, che fa un po' il bulletto...
E poi ci sono i professori, come quello di matematica, Zumbano, le cui peculiarità sono il fiato puzzolente e la pioggia di sputi quando parla; oppure Navarro, che insegna lingue ed è capace di inserire spagnolo, inglese e napoletano in una stessa frase.
E soprattutto c'è colei che incarna e rappresenta l'espressione corpo docente: la bella insegnante di Letteratura, Fiorella Romano, di cui il nostro Angelo è segretamente innamorato.

Angelo ci racconta qualcosa di sè (vuol diventare un grande chef e a casa fa a gara col suo papà, che pure si diletta tra i fornelli), del padre Lorenzo - bello, dolce, comprensivo -, della sorella Gioia, una bimba di otto anni molto arguta, chiacchierone, buffa, accanita lettrice e attenta osservatrice; conosciamo anche i nonni paterni, sempre disponibili, e il pennuto di casa, il pappagallino Cico, anche lui super intelligente e con una favella spettacolare.

Insomma, potrebbe essere il ragazzo più spensierato e felice del pianeta Terra, se non fosse per la mancanza della persona più importante della sua vita: la madre, morta durante un naufragio mentre era in barca col marito, in circostanze mai del tutto chiarite. Il padre, infatti, preferisce tacere sulla sciagura, sulla dinamica dei fatti che hanno causato la perdita della vita dell'amata moglie.

Il dolore per questa mamma che non c'è più fa male: è sempre lì, da qualche parte nel cuore e nella mente, a pulsare, spesso silenziosamente e altre volte in modo forte.
Certe assenze bruciano, fanno male e non si possono colmare mai completamente.
Però bisogna andare avanti, vivere ogni giorno  cercando di trarre il meglio dalla vita, e Angelo è un ragazzo che non si risparmia e si impegna in tutto ciò che fa, negli studi come nei rapporti con gli altri.

Leggere le piccole avventure di Angelo insieme a famigliari ed amici è stato simpatico, e lo stesso contesto scolastico non mi è dispiaciuto affatto, anzi mi ha riportata un po' indietro ai tempi delle superiori, che io ricordo con piacere, perché è stato un bel periodo.
In particolare, però, mi hanno coinvolta maggiormente i momenti in cui il protagonista ha cercato di capire il malessere e il peso sul cuore che si porta dietro suo padre dal giorno dell'incidente in barca, e che rischia di schiacciarlo se non lo condivide con chi ama.

L'autore si è immedesimato bene nei panni - nel linguaggio come negli interessi, nei sentimenti e nelle emozioni - di un diciottenne, lo stile è molto fluido, il linguaggio giovanile (adeguato al protagonista e al contesto), le pagine scorrono veloci e piacevoli nell'immergersi nel clima allegro e "casinista" della scuola diretta dalla preside De Cecco, donna severa ma giusta.

Ma..., ci sono dei ma, che si racchiudono tutte in un'unica ragione: perfetto.
Sì, cari miei, se c'è una cosa che non ho potuto non pensare mentre leggevo il libro è che qui è tutto troppo perfetto, idilliaco. Fiabesco e quindi... poco realistico.
Son tutti (troppo) buoni e bravi, a cominciare dal protagonista: sempre impeccabile, fa bene pure quando sbaglia, lo amano tutti perché non c'è in lui un accenno di egoismo, di grilli per la testa, anzi!, è responsabile e maturo nonostante sia un pischello.
Stesso discorso per gli amici: simpatici, burloni, vivaci ma senza essere maleducati; l'unico aspirante bullo ha un soprannome tutt'altro che pericoloso (Bombolone) e passa comunque presto sulla sponda della bontà, dopo aver dato ad Angelo qualche motivo di preoccupazione.
I professori sono i docenti che avremmo voluto avere tutti, malgrado i difetti di ciascuno (o forse proprio per quelli) e il discorsetto di fine anno - per incoraggiare la classe prima della maturità - li ha fatti apparire a dir poco esemplari come insegnanti. Confesso di aver provato molta simpatia per il prof. Navarro, col suo modo di parlare bislacco, che mescola dialetto, italiano e altre lingue in un'unica frase, risultando davvero buffo.
Cico, poi, l'ho trovato più umano che animale; io non sono esperta di pappagalli, ma questo non si limita a ripetere qualche parola buffa, bensì fa proprio discorsi articolati!
Fortunatamente c'è un personaggio che mostra le proprie insicurezze e fragilità, ed è il padre di Angelo, protagonista verso la fine di un momento carico di apprensione.

Concludendo: mi aspettavo sinceramente un piglio più comico, buffo, che mi strappasse qualche breve risata, e invece ho trovato questo libro sì piacevole, per l'atmosfera simpatica - la "napoletanità" ha il suo peso, a tal proposito - e godibile, grazie anche alla giovane età del protagonista e dei suoi compagni, ma sostanzialmente molto semplice, "scaccia-pensieri" certo, senza troppe pretese. E poi, ripeto, si sente odor di perfezione attorno ad Angelo.

Non mi ha rapita, ecco, e non rientrerà probabilmente tra le letture indimenticabili del mese :(


10 commenti:

  1. Anch'io su carta mi sarei aspettato di più da questo autore che ispira simpatia sin dall'esordio. Se lo leggerò, sarà con qualche altro romanzo: mi fido di te. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per la fiducia 🙂♥ vorrei provare a leggere altro di Imperatore 🙂

      Elimina
  2. Non credo sia il libro adatto a me. Come dici tu, troppo semplice.
    Ma grazie in ogni caso per la recensione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, quasi mi dispiace, però è l'impressione che ne ho ricavato

      Elimina
  3. In effetti da come ne hai parlato e forse già dal titolo, concordo con le tue conclusioni.

    RispondiElimina
  4. Da tenere in considerazione come lettura d'evasione, allora, visto che manca qualcosa in più ;o) Ciao Angela, alla prossima! :o)

    RispondiElimina
  5. Mi par di capire che questo romanzo di formazione pecchi per aver personaggi troppo idealizzati e quindi poco credibili. Forse troppo perfetto per un pubblico adulto, più adatto per giovani lettori :)

    RispondiElimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz