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giovedì 6 maggio 2021

Recensione: ELBRUS di Giuseppe Di Clemente e Marco Capocasa



A fronte del grave problema del surriscaldamento globale - che sta producendo ormai effetti devastanti, tanto da compromettere seriamente la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le specie animali e vegetali del pianeta Terra -, un gruppo di scienziati è disposto a sfidare le leggi della scienza, della genetica e dell'etica pur di garantire al genere umano di continuare ad esistere. 


ELBRUS 
di Giuseppe Di Clemente e Marco Capocasa


Armando Curcio Editore
313 pp
La storia è ambientata in un futuro non troppo vicino al nostro presente e, più precisamente, ci si muove tra due differenti periodi: il periodo tra il 2113 e il 2118, e il 2155.

La vita sulla Terra è diventata un problema: i cambiamenti climatici prodotti dal riscaldamento globale hanno determinato nuovi equilibri geopolitici, per cui i paesi prima poco popolati perché più freddi, adesso vivono una situazione di sovrappopolamento e migrazioni di massa; questo porta con sé una problematica non irrilevante in quanto le risorse, che permettono il sostentamento del genere umano nel prossimo futuro, scarseggiano. 

Che fare?
Si è cercato di provare a vedere se fosse possibile la colonizzazione di altri pianeti ma l’esplorazione spaziale ha fallito, finora.

I limiti non risiedono in un insufficiente progresso tecnologico, bensì nelle caratteristiche della natura stessa della specie umana.

Ma, del tutto inaspettatamente, l'aiuto arriva dallo spazio...

Negli anni Settanta del XX secolo gli Stati Uniti avevano sviluppato un programma per la ricerca di vita intelligente extraterrestre: venivano inviati nel cosmo segnali della presenza umana con la speranza che potessero essere captati da altre civiltà.

Ed è quello che succede, ma in modalità che innescheranno una serie di decisioni ed iniziative dalle quali scaturiranno conseguenze dal peso etico e morale non indifferente.

Ad un certo punto, infatti, una nave extra-terrestre, durante uno dei suoi viaggi nel sistema solare, va in avaria; a bordo ci sono degli alieni, che inviano segnali di aiuto, ma i soccorsi giungeranno troppo tardi; moriranno quasi tutti i membri dell'equipaggio, tranne cinque sopravvissuti, che vengono fatti approdare in superficie nella base mineraria dell’EASA (agenzia spaziale).
Col tempo ne sopravvive soltanto uno, chiamato il Viaggiatore, e nonostante egli resti in coma per molti anni, una parte di lui resterà sempre vigile, tanto da riuscire incredibilmente a comunicare con i suoi simili, lontani nel tempo e nello spazio.

Intanto, uomini di scienza molto determinati ed ambiziosi cercano di capire se la presenza di questo essere alieno in coma possa tornare loro utile, in qualche modo; studiando la fisiologia della specie aliena, arrivano ad individuare le caratteristiche genetiche che differenziano gli umani da loro. Le ricerche mostrano da subito una sorprendente somiglianza fra le due specie, in quanto anche le cellule degli extra-terrestri contengono DNA! Attraverso una successiva mappatura genetica, gli scienziati possono compararla col genoma umano e individuare le eventuali mancanze presenti negli esseri umani e capire come conferire loro maggiore adattabilità fisiologica, in vista di future colonizzazioni su altri pianeti del sistema solare.

Per arrivare a questo scopo si renderà necessario prendere delle decisioni eticamente discutibili per dare il via ad un programma speciale di studio e manipolazione genetica.
L'approccio della scienza, in questo caso, è quello di raggiungere un obiettivo ad ogni costo, anche chiedendo a tutti i collaboratori di mettere a tacere la propria coscienza e di partecipare ad un programma scientifico straordinario nel suo genere ma che pone molti interrogativi di carattere etico e morale.

Non tutti gli uomini di scienza chiamati a dare il proprio importante contributo lo faranno a cuor leggero e con l'entusiasmo di chi sta partecipando a un tipo di studi mai affrontato prima di allora e che potrebbe dare una svolta alla propria carriera; tra essi, il genetista David Dunn, ad es., vivrà questa adesione al progetto con un peso sul cuore, metterà a rischio anche il proprio matrimonio e, negli anni, maturerà non pochi rimorsi e tormenti...

Passano gli anni e arriviamo nel 2155, anno in cui conosciamo vari personaggi, come un certo Lubomìr, programmatore ed esperto di realtà virtuale e intelligenza artificiale; cos'ha in comune quest'uomo con un certo Sokolov, stilista impazzito che ha tentato il suicidio in seguito a deliri spaventosi, caratterizzati da allucinazioni vivide che lo portano sull'orlo della follia?

E poi c'è Mark, un individuo particolare, che vive in una base posta sotto il Monte Elbrus (Russia), là dove è collocata la base dell'EASA. Anche lui è ossessionato da fitte alla testa, incubi ad occhi aperti e allucinazioni molto forti, che lo confondono e lo spaventano.

Mark non è come gli altri umani, però: quando si guarda intorno, nella base dove vive, e vede gli altri ospiti con cui condivide l'esistenza, è come se si guardasse nello specchio e vedesse tante copie di sé stesso: sotto l'EASA, infatti, vive una colonia di persone tutte uguali tra loro, dei cloni, concepiti in laboratorio e che costituiscono l’ultima possibilità per garantire all’uomo la continuità della specie, mettendolo in condizione di andare lontano dalla Terra, ormai contaminata dalle radiazioni di una guerra passata e devastante.

"La base sotterranea è un ambiente simulativo, concepito per prepararli alla colonizzazione di nuovi mondi. I coloni della base sono il futuro dell’Umanità e a questo sono addestrati fin dalla nascita."

Ma è davvero così? Qual è l'origine di queste creature, che da decenni hanno  contatti solo tra loro e senza poter mai recarsi fuori dalla base?

Le grigie esistenze di questi cloni vengono scosse da una serie di segnali e messaggi che vengono da qualcuno ad essi strettamente collegato, che si sta mettendo in comunicazione con loro, in una sorta di telepatia empatica.

Le allucinazioni di Lubomìr e Sokolov sono collegate con ciò che sta accadendo ai cloni?
Il giornalista Nigul Leppik è intenzionato a scoprirlo e, partendo da un dato di fatto - i due uomini condividono il medesimo passato: sono stati ospiti di una Fondazione (su cui non girano molte informazioni), poi affidati a delle famiglie.
Forse il punto nevralgico è la Fondazione: cosa accadeva tra quelle mura, che è rimasto segreto finora? 

Insomma, ci sono dei quesiti importanti cui dare risposta, ogni nodo verrà al pettine e, proseguendo nella lettura, aggiungeremo gradualmente ogni tessera al puzzle finale, che diverrà via via chiaro e completo.

È un romanzo di fantascienza/distopico davvero bello, scritto benissimo; all'inizio ammetto di aver avuto qualche piccola difficoltà perché vengono introdotti diversi personaggi in differenti contesti, e quindi può sembrare che ci sia un po' di confusione, ma stando attenti ai due differenti periodi temporali e alle storie dei diversi personaggi principali, pian piano si trova il filo che collega tutto e tutti.

Ho trovato oltremodo interessante tutta la parte relativa alla manipolazione genetica e a come queste modifiche non possano prescindere da interrogativi morali e che, a mio avviso, si racchiudono in questa frase, presente nel libro: 

"Abbiamo giocato a fare Dio e ci deve essere sfuggito qualcosa di mano."

Ecco, tra queste pagine, mirabilmente narrate, emerge tutta la follia e l'intelligenza del genere umano: l'intelligenza di scienziati che riescono a mettere a punto programmi e studi ambiziosi, e la follia per due ragioni: perché questi studi si son resi necessari dopo che la Terra è stata vergognosamente maltrattata, al punto da portare a conseguenze climatiche disastrose per la natura e per l'uomo; e ancora folle perché l'Uomo, nel voler risolvere problemi da lui stesso creati, pretende di voler giocare a fare Dio, non tenendo in alcun conto il rispetto per i propri simili né - nel nostro caso - per specie aliene, che manifestano una capacità di amare, una sensibilità ed un'empatia che l'essere umano, con tutta la sua boria e il suo delirio di onnipotenza, non possiede.

Credo che il fatto di non essere amante del genere me l'abbia fatto apprezzare ancora di più, paradossalmente; lo consiglio, ovviamente in  particolare a chi ricerca questo tipo di letture: non delude le aspettative da nessun punto di vista, a cominciare dalla scrittura precisa, chiara, lucidissima e dalla trama ben articolata, per continuare con l'esaustiva caratterizzazione dei personaggi principali e finendo con le tematiche affrontate.


6 commenti:

  1. Desideriamo ringraziare Angela per la bella recensione e per aver dedicato il suo tempo a leggere il nostro Elbrus. Per chiunque fosse interessato a discutere dei temi trattati nel romanzo, siamo felici di farlo direttamente in questa sede oppure sulle pagine Facebook, Medium, Twitter e Goodreads che gli abbiamo dedicato.

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  2. Libro interessantissimo ed attuale e che temo potrebbe non essere neanche troppo fantascientifico. Da leggere per rendersi conto che non siamo poi così lontano dagli anni in cui viene ambientato il libro

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  3. L'eterno dilemma di come vengono usate le moderne tecnologie è un nodo difficile da sciogliere. I temi trattati aprono a uno scenario che ci proietta nel futuro ma, anche oggi, sarebbe opportuno riflettere fin dove l'uomo è disposto ad arrivare per attuare i suoi scopi.Complimenti per la tua recensione sempre profonda, attenta e coinvolgente. Un caro saluto :)

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    1. Infatti SI, sono tematiche controverse assolutamente attuali.
      Un caro saluto a te :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz