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lunedì 8 novembre 2021

Recensione: L'IMPRONTA DEL MALE di Manuel Ríos San Martín


Due omicidi distanti sei anni ma accomunati da particolari inquietanti, che rimandano a riti ancestrali, risalenti agli uomini primitivi. A chi appartiene la mano assassina?


L'IMPRONTA DEL MALE 
di Manuel Ríos San Martín


Edizioni Nord
trad. f. Taibi
552 pp
"L’istinto alla violenza si nasconde dentro di noi, acquattato nel nostro io più profondo. È nel DNA, nell’anima. Ciascuno può collocarlo dove vuole, sta di fatto che è presente, e che non si può estirpare senza uccidere l’essenza dell’essere umano. È qualcosa di primitivo, atavico, fondamentale. Esiste da milioni di anni. È il mistero che ci definisce. Bisogna solo aspettare che la rabbia o il dolore lo risveglino. Oppure l’invidia. O la paura. O la lussuria. E a quel punto..."
 

Silvia Guzmán è un'ispettrice di polizia in gamba, intuitiva, professionale, che dà tutta se stessa nei casi da risolvere.
Ma non è infallibile, certamente, e ancora le brucia l'insuccesso di sei anni prima, quando lei e il suo collega di allora (Daniel Velarde) non erano riusciti a risolvere il delitto delle Asturie: una ragazza molto giovane (Teresa Yaner) era stata rinvenuta cadavere dopo essere scomparsa per due giorni; il suo corpo giaceva nudo, in posizione fetale, in un sito funerario (la grotta di El Sidrón); attorno a lei, una polvere rossa.
Un delitto inquietante, dalle tinte fosche e misteriose, per il quale avevano un sospettato - il tassidermista Carlos Bejar -, che però non erano riusciti ad inchiodare e che, da allora, era scomparso. Dileguatosi, senza lasciare traccia.

Sei anni dopo, la polizia è davanti ad un caso molto - troppo! - simile.
Ad Atapuerca, un paesino che sorge in un angolo sperduto della Spagna ma famoso per essere uno dei siti di archeologia preistorica più vasti del mondo (dove sono conservati i resti umani più antichi mai rinvenuti e dove è stato commesso il primo omicidio documentato della storia), un gruppo di studenti in gita scopre il cadavere di una ragazza: nuda, in posizione fetale e disposta come nei riti funebri della preistoria. 
Il suo nome è Eva Santos e ad indagare viene richiamata proprio Silvia, accompagnata dal giovane ispettore Rodrigo Ajura.

Quando la donna si rende conto che troppi particolari dell'omicidio della povera Eva coincidono con quello di Teresa, le sembra di rivivere un incubo fin troppo noto, che ai tempe le tolse il sonno, ed ancora oggi la turba, avendole lasciato sensi di colpa e un maledetto senso di sconfitta e di impotenza. 

Quel delitto mai risolto, infatti, aveva quasi distrutto la sua carriera di poliziotta ed era costato il posto a Daniel Velarde (che attualmente non è più poliziotto) con cui non aveva solo condiviso quell'incarico ma anche una relazione clandestina, che aveva lasciato amarezza, risentimenti e un gran disagio ad entrambi, creando tra loro un abisso e una lontananza incolmabili.
Silvia apprende che il giudice ha preteso la presenza di Velarde come consulente della polizia, essendo molto apprezzate le sue doti investigative.

Quando i due si rivedono, dopo anni di silenzio, sono imbarazzati: non si erano lasciati serenamente, tutt'altro, e l'idea di lavorare di nuovo l'uno accanto all'altra non li entusiasma.
La nuova indagine potrebbe rivelarsi l'occasione propizia per affrontare i fantasmi del passato e i loro demoni personali, e forse per venire a patti coi sentimenti e l'attrazione che ancora provavano l'uno per l'altra. 

Ma non sarà affatto semplice in quanto, col trascorrere delle ore, si rendono conto che in quel luogo inquietante che trasuda antichità e preistoria - in cui sembra che tutti si conoscano ma in realtà a regnare sono i segreti più inconfessabili, celati bene bene dietro le singole esistenze - arrivare a dare un volto e un nome al colpevole della morte di Eva (e chissà..., magari anche di Teresa) si rivela dal primo istante un rebus dei più complicati.

Troppe persone via via paiono essere coinvolte e avere moventi - anche deboli - per l'omicidio.

Incrociando dati, foto, informazioni avute tramite interrogatori serrati da parte di Silvia e Daniel, i due arrivano ad una prima verità: la bella e conturbante Eva era una ragazza con uno stile di vita fuori dagli schemi; era molto (eccessivamente?) interessata alla vita nella preistoria, in particolare al sesso e ad altri riti strani e con risvolti pericolosi.
Inoltre, aveva un rapporto ambiguo col fratello, Gabriel, un giovanotto con problemi mentali e che lei in qualche modo manovrava.
Eva aveva un fidanzato, Adriàn, e pare che i due siano stati visti litigare qualche ora prima che lei morisse.

La polizia è di fronte ad un caso molto intricato, che richiede agli investigatori di calarsi appieno nell'atmosfera selvaggia, primitiva, che avvolge in modo radicale e diffuso Atapuerca; soprattutto, bisogna capire il modo di ragionare di chi è ossessionato dai rituali degli uomini primitivi, cercare di ragionare come loro così da poter arrivare quantomeno a delle piste credibili.

Silvia e Daniel scoprono che diverse persone a vario titolo coinvolte nell'indagine, erano presenti anche sei anni prima nelle Asturie: forse tra loro si nasconde l'assassino? O magari quello attuale è semplicemente un emulatore?
In ogni caso va fermato e, in momenti diversi nel corso delle ricerche, i sospetti cadranno su più persone, con i quali la defunta aveva rapporti poco chiari, compreso un giovanotto di nome Galder, anch'egli con la passione della vita nei tempi antichissimi e con la agghiacciante convinzione di voler provare a vivere come gli antenati: a contatto con la natura, cacciando animali, di piccola e grande taglia, con arco e frecce, col corpo pitturato, a mangiare e danzare attorno al fuoco, mezzi nudi o solo vestiti di pelli.
Chissà cosa si prova ad ammazzare con le proprie mani un essere vivente per sopravvivere? A fare sesso nelle grotte come i selvaggi? A simulare le sepolture dei morti così com'erano in uso presso gli ominidi?

Grazie alle stimolanti conversazioni con Samuel Henares (direttore degli scavi di Atapuerca), Daniel cerca di addentrarsi (per comprenderli) nei meccanismi che si attivano nella mente (e nell'animo?) dell'uomo e che lo portano a concepire e compiere il male.
Un male che è connaturato all'essere umano? È dentro di noi da sempre, scritto nel nostro DNA? 
Siamo tutti dei potenziali criminali?

"Quando si ha a che fare col male, è facile vederlo negli altri, in coloro che classifichiamo come criminali; il difficile è accorgersi che vive dentro ognuno di noi."

"Spesso aveva sentito dire che la differenza tra pensiero e azione è quella che separa un innocente da un assassino. «Tutti abbiamo fatto pensieri di cui vergognarci, ma non altrettante azioni terribili di cui pentirci»"


I personaggi che agiscono in questo intricatissimo e sinistro caso - tanto la vittima quanto i possibili sospettati - hanno tutti in qualche modo dei lati oscuri e torbidi, dei "vizi" che li portano (o potrebbero portarli) a progettare/commettere azioni che superano il buon senso, ciò che è moralmente accettabile e a dare sfogo agli istinti primordiali, atavici, gli stessi che muovono gli animali o che hanno guidato il vivere quotidiano degli uomini primitivi.

Silvia, Daniel e Rodrigo non potranno esimersi dal guardare negli angoli più sordidi e morbosi della mente umana, per capire fin dove essa si può spingere quando si abbandona la via della ragione per assecondare gli impulsi ferini e violenti, e per  riuscire a districarsi tra bugie, depistaggi, silenzi e fissazioni insane così da arrivare a chiudere il cerchio, venendo a capo non soltanto dell'assassinio di Eva ma anche di altri individui coinvolti nel caso e di quello della stessa Teresa sei anni prima.

"L'impronta del male" è un thriller corposo e molto ingarbugliato, ricco di particolari, descrizioni minuziose di scene e luoghi, dove la maglia dei misteri che avvolgono i diversi omicidi . che si susseguono dopo quello principale - si fa progressivamente più fitta.

I poliziotti protagonisti sono sicuramente bravi e scrupolosi ma non sarà affatto semplice per loro districare ogni nodo, tanto più perché le questioni personali rischiano di offuscare la loro lucidità.

Rodrigo è un novellino con tanta buona volontà e voglia di farsi notare, ma questo potrebbe indurlo ad essere precipitoso e a commettere passi falsi.

Silvia ha problemi con il fidanzato storico e con il proprio cuore..., che sobbalza al solo pensiero di avere Daniel accanto a sè, ad accompagnarla nelle indagini; con l'uomo c'è una relazione interrotta bruscamente e che ha lasciato dietro di loro strascichi dolorosi, che però non sono stati sufficienti ad annullare il sentimento che nutrono l'una per l'altro. A ciò si aggiunge l'amarezza che la ragazza prova nel rendersi conto di come sia difficile per una donna farsi apprezzare dai superiori, che le preferiscono ancora Daniel, quando invece lei è cosciente di saper fare - e bene - il proprio lavoro. Circa la protagonista, devo confessare di non essere entrata poco in sintonia con lei: c'è qualcosa nei suoi modi bruschi e nervosi (e un po' da depressa) che me l'hanno resa antipatica.

Daniel continua a ripensare a ciò che s'è spezzato con Silvia - pur essendone ancora attratto mentalmente e non solo - ma questo non gli impedisce di concedersi brevi flirt, basati sull'attrazione sessuale, come quello con Inès Madrigal, la giovane coordinatrice degli scavi, tanto bella quanto colta, arguta e dall'aria fresca ed innocente.
I momenti d'intimità tra i due sono saturi di erotismo e ci vengono descritti dettagliatamente, ma del resto la componente sessuale ha un ruolo non indifferente nella comprensione e soluzione del caso, perchè sta alla base delle azioni di alcuni dei personaggi.

Affascinante ed interessante tutta la parte relativa all'archeologia e alla preistoria, ai modi di vivere di Homo Sapiens, di Neanderthal, all'importanza dei riti, alla paura della morte e al modo di affrontarla; similmente, lo sono i ragionamenti sul male che l'uomo è capace di compiere e di come esso risieda in ogni individuo al pari del bene; ogni persona deve sentirsi necessariamente responsabile delle proprie azioni, altrimenti è accomunabile alle bestie, che agiscono istintivamente e senza alcun principio etico, morale.

Concludendo, devo ammettere che non ho divorato questo romanzo; ho provato sì interesse e curiosità, per tutto il tempo, verso le indagini e la ricerca del colpevole, ma mi è mancata l'adrenalina, che solo verso la fine s'è attivata; credo che ciò sia dovuto al fatto che si sia dato ampio spazio alle parole, ai ragionamenti, alle disquisizioni  filosofiche, antropologiche e psicologiche, il che un po' ha rallentato il ritmo, più da serie tv (in cui devi attendere la puntata successiva per sbrogliare ogni piccolo mistero e avere un colpo di scena) più che da film thriller frenetico che mozza il respiro.

Ma in linea generale mi è piaciuto leggerlo perché trovo che la sua trama complessa e ricca sia narrata con accuratezza, minuziosamente, e che ogni particolare, ogni dettaglio apparentemente insignificante, abbiano il loro perché; rinnovo l'apprezzamento per il contesto archeologico che ti porta indietro di tantissimi anni nella storia dell'Uomo.



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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz