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domenica 5 dicembre 2021

Recensione: IL KILLER DEL LOTO di Marco De Fazi



A Minneapolis viene rinvenuta una testa umana, recisa di netto, nei pressi del fiume; nella bocca della povera vittima c'è un fiore di loto e alla base del collo il numero quattro tatuato.
Cosa vogliono dire questi indizi? C'è un pericoloso serial killer a cui dare la caccia e il detective Clay Stone si mette subito sulle sue tracce, rendendosi presto conto di essere entrato in un macabro meccanismo ad orologeria che dovrà superare per riuscire a stanare il killer del loto.



IL KILLER DEL LOTO
di Marco De Fazi



Porto Seguro Ed.
246 pp
Il giovane detective Clay Stone viene chiamato a indagare sull'identità del cadavere che giace presso il fiume, assieme a Thomas Rabbit, un giovane esperto forense della Polizia Scientifica: a chi appartiene il cadavere mutilato e, soprattutto, di chi è la mano assassina?

A metter fretta alla polizia affinché trovi al più presto il colpevole, è il ritrovamento, il giorno seguente, di una seconda testa, sempre con un fiore di loto inserito in bocca e un tatuaggio con il numero tre sul collo.

Forse il fiore di loto è una sorta di macabra "firma" con cui l'omicida desidera essere identificato? 
E i tatuaggi (in numero decrescente) cosa possono voler dire? Il killer ha dato probabilmente il via ad un terribile e sanguinoso countdown?
Se così fosse, è presumibile che a breve ci saranno (almeno) altri due cadaveri!
Per averne conferma, Clay sa di dover indagare sulle vite delle vittime, così da capire cosa le legava, perché l'assassino ha scelto proprio loro e perché le ha uccise in quella maniera.
Una cosa è certa: non sono di fronte ad omicidi commessi in un impeto di rabbia, tutt'altro: ogni particolare è stato ponderato, non c'è improvvisazione e sulla scena del crimine non è stata riscontrata la minima traccia dell'assassino, il quale è evidentemente molto preparato ed organizzato, minuzioso nell'organizzazione di tutto ciò che anticipa e segue gli omicidi.

Determinato a risolvere il complicato caso, Clay scopre che in effetti le vittime - cui si aggiunge, purtroppo, la terza - hanno una cosa in comune, accaduta nella notte di Natale del 1983, che le ha viste  coinvolte (assieme ad una quarta persona, che rischia anch'essa di finire nelle mani del killer del loto) in quanto tutte presenti in una specifica situazione, che ha stravolto la vita di un uomo e della sua famiglia.

E se le morti di oggi fossero collegate a ciò che accadde in passato, nel corso di quella sventurata notte?

Clay riesce ad arrivare finanche al nome del possibile assassino, ma ciò che non riesce a mettere totalmente a fuoco è la risposta ad una fondamentale domanda: dopo più di venti anni, come ha fatto il killer del loto a far sì che i quattro uomini (ciascuno con la propria vita, il proprio lavoro, la famiglia, gli impegni...), i quali non sono da moltissimi anni in contatto e vivono anche in differenti città, potessero ritrovarsi tutti a Minneapolis a distanza di pochi giorni?

Il dubbio si insinua nella mente del detective: e se ci fosse un informatore, una talpa all'interno del suo distretto? Ma chi potrebbe mai essere in combutta con un criminale?
Certo non Rabbit, amico e collega impeccabile ed intelligente, il cui contributo all'indagine è preziosa; forse quella mezza matta di Dana, una poliziotta dalla testa calda e dal grilletto facile? Dopotutto, tutti sanno in polizia che ha perso non poca lucidità da quando le è accaduta una disgrazia famigliare da cui non si è più ripresa!

Come se non bastasse, a mettergli pressione si aggiungono le preoccupanti minacce da parte dell'assassino nei confronti dello stesso detective e della compagna, Amanda.

Ma Clay Stone non si fa scoraggiare, è intenzionato ad andare fino in fondo e solo ponendo la giusta attenzione a tanti dettagli e facendosi le opportune domande, potrà avvicinarsi sempre più alla soluzione del caso.

Il detective Stone è un protagonista che attira da subito le simpatie del lettore perché è giovane, intelligente, sveglio, determinato e scrupoloso; il lettore non ha da arrovellarsi il cervello nella scoperta dell'identità dell'assassino (facilmente ipotizzabile abbastanza presto rispetto allo sviluppo della storia), né sulla ragione dei delitti né sul perché della scelta delle vittime, ma ciò che su cui si sofferma l'attenzione è altro, come ad es. la presenza di una possibile talpa in polizia o su come è nato e formato nella mente dell'assassino il suo piano criminale, progettato con meticolosità e tanta pazienza.

A tal proposito, l'Autore ha scelto di "dividere" la narrazione in due parti, una in cui seguiamo lo svolgersi delle indagini guidate da Clay Stone, e l'altra in cui, appunto, entriamo nella vita e nelle scelte dell'assassino.

Grazie al linguaggio immediato, al ritmo spedito e all'abbondanza di dialoghi, il thriller di Marco De Fazi risulta un'interessante e piacevole lettura. 

2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz