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giovedì 23 dicembre 2021

Recensione: LA CASA DELLE VOCI di Donato Carrisi




Allo psicologo infantile Pietro Gerber, bravo ipnotista di Firenze, viene chiesto di lavorare al misterioso caso di una giovane donna convinta di aver ucciso il proprio fratellino quando lei stessa era solo una bambina. Seduta dopo seduta, Pietro si trova coinvolto nel passato della ragazza, contrassegnato da vicende al limite del surreale e che, in modo sorprendente e inquietante, egli scopre essere collegate alla propria vita e a un segreto che lo tormenta da anni.


LA CASA DELLE VOCI
di Donato Carrisi


Longanesi
400 pp
"Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. oppure il più pericoloso; ogni psicologo infantile lo sa bene. Solo che un bambino non sa distinguere la differenza".

Emilian è un bambino bielorusso adottato da una coppia italiana; il piccolo è stato affidato alle cure di Pietro Gerber, specializzato nell'impiego dell'ipnosi con giovanissimi pazienti, spesso traumatizzati e con esperienze drammatiche a contrassegnare la loro breve esistenza.
Emilian ha accusato - di punto in bianco - i genitori di averlo coinvolto in una serie di orge assieme a un sacerdote; ma quanto c'è di vero nelle sue affermazioni? 
La giudice Anita Baldi ha richiesto un parere da parte di Pietro, per arrivare a capire se il bambino stia mentendo deliberatamente (perché dovrebbe farlo?) o se ha costruito dei falsi ricordi (frutto, probabilmente, delle brutte esperienze fatte nella famiglia d'origine), che comunque possono essere la spia di un malessere interiore ma che potrebbero scagionare da accuse pesanti i genitori adottivi.

Proprio mentre Gerber è impegnato in questo caso delicatissimo, una collega di nome Theresa Walker lo chiama dall'Australia: in Italia sta arrivando una sua paziente e la psicologa vorrebbe che ella continuasse le sedute di ipnosi con Gerber, così da aiutare la ragazza a mettere ordine nei ricordi e a trovare le risposte ai tanti dubbi che la tormentano e che affondano le proprie radici nel passato.

La paziente  ha trent'anni e risponde al nome di Hanna Hall; a dire il vero, questo non è il suo nome vero, bensì quello che le è stato dato quando a dieci anni si è trasferita in Australia con i genitori adottivi.
Hanna è pronta a lasciarsi ipnotizzare da Pietro e, col suo aiuto, a tornare al periodo dell'infanzia in cui ha vissuto con i suoi genitori naturali ed è stata felice, nonostante le tante regole da osservare e il dubbio atroce di aver commesso addirittura un assassinio...

Scavando nel passato, di seduta in seduta, Pietro ascolta dalla bocca della singolare paziente una storia che ha dell'incredibile: la bambina è cresciuta - nei suoi primi dieci anni di vita - vagabondando per la Toscana insieme ai genitori, che hanno vissuto come dei fuggitivi, cercando posti isolati e case abbandonate, in cui stabilirsi per un periodo più o bene breve per poi ripartire, alla ricerca di un altro luogo dove stare, magari più sicuro di quello lasciato.
La bimba sa che deve osservare scrupolosamente le regole che le hanno insegnato i genitori, come ad es. quella di stare attenta agli estranei, di fidarsi solo di mamma e papà (gli unici esseri umani con cui ha relazione) e non rivelare a nessuno il proprio nome, motivo per cui Hanna ha sempre avuto tanti nomi, tutti scelti da lei, uno per ogni casa delle voci in cui i tre si stabilivano.
In ogni abitazione, infatti, scelta perché fosse temporaneamente la loro casa, i tre inquilini decidevano liberamente come chiamarsi, e la piccola amava farsi chiamare con nomi da principessa.

Gerber è sconvolto: davvero Hanna ha avuto un'infanzia del genere? Non è andata a scuola, non ha avuto amici, famigliari, vicini di casa con cui rapportarsi, ma si è relazionata unicamente a questi due genitori nomadi (e non proprio "normali")?
Perché la coppia ha fatto questa scelta di vita strana e di certo piena di limiti? Da chi o cosa fuggivano e si proteggevano?

Hanna racconta cose inquietanti sui suoi genitori, come il fatto che si portassero dietro una cassa di legno dove era stato riposto il corpo del fratellino morto, Ado. 
E Ado, crede Hanna, è probabilmente morto per mano sua, anche se lei non ha ricordi in merito, non sa come, se e quando lei possa aver addirittura ucciso il fratello.

E' per questo che vuole l'aiuto dell'addormentatore di bambini più bravo in circolazione: Gerber deve aiutare a far emergere, nel corso delle sedute d'ipnosi, quei ricordi dolorosi che Hanna bambina ha relegato nel proprio inconscio perchè fonte di sofferenza, e che adesso lei vuole finalmente affrontare per liberarsene e, chissà, diventare un'adulta più serena.

Gerber prende in carico Hanna Hall, ma lo fa con molti dubbi; c'è in lei qualcosa di enigmatico e di minaccioso, anche se il giovane psicologo non sa chiarire in cosa Hanna lo turbi e lo metta a disagio.

Con la sua aria trasognata, i suoi occhi ora persi nel vuoto ora penetranti, i suoi indumenti sciatti, il vizio del fumo, Hanna Hall sembra una schizofrenica e, al contempo, c'è in lei una sinistra consapevolezza di quel bizzarro vissuto che sta emergendo progressivamente, accompagnata da un atteggiamento verso lo psicologo che questi non sa come definire: sembra quasi provocarlo e, soprattutto, a spaventarlo ci sono dei particolari molto, molto strani: Hanna ogni tanto, con malcelata noncuranza, fa delle osservazioni con cui dimostra di essere a conoscenza di particolari della vita e del lavoro di Pietro che non dovrebbe conoscere.
In particolare, a mettere in allarme Gerber sono una serie di eventi che coinvolgono la propria famiglia (la moglie Silvia e il loro figlioletto, Marco) e delle frasi sibilline sul signor B., vale a dire il papà di Pietro, anch'egli psicologo e ipnotista molto apprezzato (il soprannome ha a che fare proprio con la sua professione); l'uomo è morto qualche anno prima e, in punto di morte, dev'essere accaduto qualcosa tra padre e figlio che ha cambiato l'esistenza di quest'ultimo.
Gerber ha, quindi, un segreto nella propria anima, che gli ha  scavato una voragine di sofferenza, dubbi, malesseri..., che egli non solo non ha risolto, ma non sa come affrontare.

Inspiegabilmente, il caso Hanna Hall si rivela, man mano, collegato a qualcosa che ha a che fare col padre; questa cosa turba e attrae contemporaneamente Pietro, che cerca risposte confrontandosi con la collega australiana.
Ma anche quest'ultima non lo convince del tutto, e così Gerber capisce che l'unica strada per aiutare non solo Hanna ma anche se stesso, è fare questo viaggio nel passato assieme a lei, seguendo il filo dei suoi ricordi e capire se quei frammenti di memoria che vengono a galla corrispondono alla verità o sono delle illusioni, dei falsi ricordi creati dalla donna per proteggersi.
Ma più di tutto: quel filo che sembra unirlo a Hanna è reale o è frutto di una sua suggestione?

"La casa delle voci" è un thriller psicologico che mi ha presa da subito, perché la tematica da cui si parte è di quelle delicate e forti insieme: i traumi infantili, le fragilità che caratterizzano e segnano le personalità di bambini che hanno avuto un'infanzia difficile e le cui menti sono state segnate da abusi, ferite fisiche, emotive, psicologiche, che inevitabilmente li condizioneranno negli anni.
L'ipnosi è una procedura che ha il suo fascino e l'Autore ha incastrato, nel racconto delle vicende presenti, la narrazione del passato, così come esso emerge nel corso della relazione terapeutica tra Gerber e Hanna; ogni tanto, il lettore trova disseminati indizi e dettagli che lo indirizzano verso quella che sarà la rivelazione finale, che metterà al suo posto ogni singola tessera di questo puzzle in cui la realtà si colora di sfumature angoscianti, di particolari oscuri e figure minacciose, che sembrano uscire dalle fiabe per bambini che tanto li attraggono e terrorizzano allo stesso tempo.
La Hanna bambina ha vissuto esperienze più grandi di lei e difficili da capire, si è fidata ciecamente - come solo i bambini sanno fare - degli adulti, credendo a ciò che essi le raccontavano, godendo dell'aspetto giocoso di quella vita da viandanti, essendo felice in una famiglia solitaria che si teneva "alla larga dal mondo, sperando che il mondo si tenga alla larga da noi".
Viene menzionato l'ex-ospedale psichiatrico San Salvi di Firenze (aperto nel 1891, chiuso ufficialmente nel 1978 con la Legge Basaglia, ma in pratica aperto fino alla fine degli anni Novanta).
Una lettura per me avvincente, di quelle che mi tengono incollata fino all'ultima pagina.




6 commenti:

  1. Molto interessante. L'ho ricevuto, insieme ad altri libri, coi regali di Natale. Dopo il tuo post credo che gli darò la precedenza :-)

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    1. ciao Andrea! guarda, a me carrisi piace molto, riesce a costruire trame complicate ed intriganti, tenendomi col fiato sospeso fino alla fine.
      Mi farà piacere cosa ne pensi, nel caso decidessi di leggerlo! :))

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  2. Csrrisi, una certezza proprio come le tue recensioni. Buon Natale Angela

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  3. Non sono mai riuscita a leggere nulla di Carrisi, chissà se con questo libro potrò cambiare idea, proverò a leggere qualche pagina in biblioteca. Passo per augurarti buon Natale🎄😘

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz