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domenica 27 febbraio 2022

[[ Recensione ]] HANDALA. UN BAMBINO IN PALESTINA di Naji Al-Ali


Il vignettista Naji al-Ali, tra i più importanti della storia della Palestina, ha fatto della propria arte un mezzo per esprimere le proprie idee politiche e soprattutto, grazie al suo iconico personaggio, Handala (diventato simbolo della resistenza palestinese), ha dato voce alla sua gente che stava nei campi profughi e a quegli arabi privi della possibilità di esprimere i propri punti di vista e di reclamare i propri diritti.


HANDALA. UN BAMBINO IN PALESTINA 
di Naji Al-Ali



Ed. Marotta e Cafiero
trad. E.Leo
 120 pp
18 euro
Febbraio 2022
Sempre di spalle, con le mani allacciate dietro la schiena, una testolina tonda con pochi capelli ritti in testa: Handala è un bambino di circa undici anni, non bello (anche se in realtà il lettore non lo vede mai in viso; se non è di spalle, al massimo è di profilo), povero, o meglio, è il simbolo dei più poveri ed oppressi tra la sua gente - depredata, scacciata, indesiderata, gli orfani del Medio Oriente -, che con aria fiera guarda ciò che di brutto accade attorno a sè, in silenzio sì ma è come se dicesse: "Non vi curate di me. io me ne sto di lato. Guardo. Prendo nota. E so esattamente cosa state facendo".

A chi si rivolge? Chi si ritrova nel mirino del suo sguardo imperturbabile di bambino cui è stato impedito di crescere?
Non soltanto gli occupanti israeliani ma anche lo stesso governo palestinese e i regimi arabi.

Naji al-Ali sa cosa significhi essere un bambino in fuga dalla propria casa, dal proprio villaggio; aveva circa undici anni quando nel 1948, allo scadere del mandato britannico in Palestina, si realizza il sogno sionista di fondare lo Stato d'Israele, e questo non senza violenza, ma attraverso attacchi a città palestinesi, massacri ed espulsione in massa della popolazione indigena. È l'inizio della Nakba.
Naji, e con lui la famiglia e migliaia di altri nativi, si stabilì in un campo profughi in Libano, soffrendo le privazioni e le difficoltà che da allora hanno vissuto (e vivono) i tantissimi palestinesi esiliati, ai quali è stato negato il ritorno alle loro case.

Un'esperienza di questo tipo non poteva non lasciare traccia in lui, che presto maturò una coscienza politica.

"Appena ho preso consapevolezza di quello che stava succedendo, dello scompiglio disastroso nella nostra regione, mi sono sentito in dovere di fare qualcosa di contribuire in qualche modo".
.
Con la sua matita Naji ha raccontato l’orrore, la resistenza e la sofferenza del proprio amato popolo attraverso gli occhi del suo giovane Handala: il divieto di far ritorno alle proprie case, le lacrime versate dalle madri che vedono i propri cari mutilati o morti a causa delle bombe, i sentimenti di nostalgia ed alienazione, l'esproprio delle proprie terre, il desiderio di libertà dei prigionieri politici, il forte legame di appartenenza alle proprie radici.
Nelle sue vignette c'è tutto l'impegno sociale e politico di un partigiano che, pur non militando in nessuna organizzazione politica specifica, non ha esitato a mostrare con chiarezza le responsabilità da parte dei governi arabi e della classe dirigente nel contribuire a violare i diritti dei cittadini arabi, trattati come criminali se osavano alzare la voce per reclamare i propri basilari diritti.
Le classi dominanti arabe sono sotto accusa anche per aver barattato le risorse e la sovranità dei loro paesi in cambio della protezione da parte degli occidentali (USA, in primis).
Il piccolo Handala assiste inorridito alla distruzione di ogni possibilità di pace e giustizia nel mondo arabo e al bombardamento che piove da più fronti ("spade arabe, petrolio arabo e munizioni israeliane").

Con onestà, trasparenza e acume, Naji non risparmia rimostranze e critiche anche a quei funzionari palestinesi e ai capi arabi che si sono arresi, capitolando, davanti ad Israele, accettando risoluzioni e negoziati che, lungi dall'essere delle vere vie d'uscita, erano solo dei cappi al collo.

Le vignette di al-Ali comunicano con un "linguaggio" semplice ed immediato, privo di ambiguità, le ingiustizie e il diritto a resistere, stimolando anche la critica (l'autocritica) e incoraggiando il proprio popolo a lottare per la libertà.

Naji al-Ali è stato assassinato a Londra nel 1987; da chi, non è mai stato accertato ma, come scrive Joe Sacco nella prefazione al libro, essendo stato al-Ali sempre lucidamente critico verso chiunque opprimesse il proprio popolo (che fossero, come dicevo, gli israeliani o i regimi arabi), erano in diversi ad avercela con lui.
Ma a quasi trentacinque anni dalla sua morte, i suoi disegni continuano a parlare della sofferenza dei palestinesi di ieri e di oggi, nonché del loro incrollabile rifiuto di essere considerati invisibili e dimenticati, ricordando al mondo che non solo esistono ma che "Un giorno, il filo spinato che tiene lontani i palestinesi dalla propria patria si trasformerà, e la loro sofferenza avrà fine".

Ho acquistato (pre-ordinato) questo libro prima ancora che fosse disponibile, proprio perché avevo molta voglia di leggerlo e guardare i bellissimi e significativi disegni di questo artista coraggioso, che ha messo il proprio talento a servizio della causa del proprio popolo e, in generale, di tutti gli arabi oppressi e privati dei propri diritti. 
Handala non mostra il proprio viso ma ugualmente ne vediamo le lacrime e il cuore, indomito e pieno di dignità.






2 commenti:

  1. Parole intense, tema forte e scomodo, un libro da leggere assolutamente. I complimenti per come recensisci oramai sono compresi nel mio commento, sei sempre più brava.

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    1. Già, Daniele, è proprio il tema ad essere "scomodo".
      Questo fumettista ha avuto coraggio e coerenza e anche se le sue idee gli sono costate la vita, la sua voce, attraverso i suoi disegni, si fa sentire ancora forte.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz