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giovedì 19 maggio 2022

RECENSIONE: ** CINQUE QUARTI D'ARANCIA di Joanne Harris **



Per l'ultra sessantenne Framboise Dartigen prendere in mano e leggere il vecchio album/diario di sua madre è come fare un salto nel passato, andando indietro di molti anni, a quando aveva solo nove anni e l'innocenza dell'infanzia si è frantumata in mille dolorosi pezzi davanti alla brutalità di un periodo storico drammatico che ha sconvolto le vite di tante persone.


CINQUE QUARTI D'ARANCIA 
di Joanne Harris

Ed. Garzanti
trad. L.Grandi
405 pp
Ci sono segreti che vanno custoditi per sempre. 
Perché pensare ad essi crea dolore, vergogna, sensi di colpa, rimorsi.
Perché ormai ne è passata di acqua sotto i ponti e rivangare il passato non solo non può cambiare ciò che è stato, ma oltretutto impedisce di vivere al meglio il presente.

Ma a volte è inevitabile ripensare ai giorni andati e, anzi, capita che se anche non lo volessi fare, c'è qualcun altro che ti costringe a farlo. 

Così succede a Framboise Dartigen, vedova da vent'anni, con due figlie ormai adulte, che è tornata nel paesino in cui è nata, e ha trascorso parte dell'infanzia, per aprire una crêperie.
Nessuno sa che è lì in incognito, con un altro nome, un'altra identità.
Beh, quasi nessuno: lo sa suo fratello Cassis - che va anche a trovarla -, il di lui figlio, Yannick, e quella strega della nuora, Laure, che si fa viva per interessi egoistici.
Ma Framboise sa come rispondere per le rime a tutti. Del resto, chi la conosce lo sa: ha un bel caratterino, fumantino, determinato, schietto.
Come sua madre, Mirabelle, la proprietaria della fattoria in cui lei è ritornata a vivere e che più di cinquant'anni prima era stata distrutta da un incendio, in seguito ai terribili avvenimenti che si sono susseguiti a grande velocità e che hanno stravolto le esistenze di tante persone.
Di colpevoli ed innocenti.

Framboise riprende il diario della madre e vi trova tante cose: ricette, aneddoti, ricordi e soprattutto si accorge che sua madre scriveva adottando un linguaggio strano, una scrittura crittografata che lei non capisce; le viene in aiuto suo fratello e così tante parole e frasi misteriose vengono decodificate e rese chiare.

Il lettore segue quindi la narrazione della protagonista che dal presente passa al periodo del secondo conflitto mondiale.
Siamo sempre nello stesso paesino sulle rive della Loira, a Les Laveuses, vicino ad Angers; qui vive Framboise con la mamma Mirabelle, il fratello Cassis e la sorella Reine-Claude (Reinette).
Mirabelle ama cucinare e in questo è bravissima; ha una passione per tutti i frutti tranne le arance, che non permette che entrino in casa perché solo il sentirne il profumo le fa venire delle emicranie dolorosissime. 
I nomi dei figli prendono spunto proprio da un frutto o da una ricetta: Cassis, per il suo ricco dolce di ribes nero; Framboise, per il suo liquore di lampone, e Reinette dalle susine regina Claudia che crescevano lungo il muro a sud della casa.
La donna porta avanti la fattoria con grande energia, è abituata a fare da madre e da padre ai propri figli, che ama ma verso i quali ha un grande limite: non è capace di dimostrare amore attraverso  parole o gesti affettuosi.
Non è semplicemente riservata, poco avvezza ad esprimere emozioni e sentimenti: no no, lei è proprio dura e arida come un nocciolo; brusca, sgarbata ed eccessivamente spiccia nei modi, severa e molto rigida nell'educazione dei figli, non fa che dettare ordini e rimproverare, riprendere e borbottare scontenta verso tutto ciò che dicono e fanno i ragazzi.
I quali, seppur malvolentieri, obbediscono; la più ribelle è proprio Framboise, testarda, volitiva, dalla forte personalità, così simile a quella madre nervosa e coriacea, e le due infatti trovano sempre il modo di scontrarsi.
Rispetto ai fratelli, Boise non ha paura della mamma, la sfida con lo sguardo, con parole taglienti e sferzanti e, soprattutto, sfrutta le debolezze dell'adulta. La mamma odia le arance e al solo annusarne la presenza si lamenta per il mal di testa? Bene, vorrà dire che per metterla ko la ragazzina provvederà a nascondere dentro casa un sacchettino con la scorza d'arancia!

È solo una bambina di nove anni ma sa quel che vuole e sa come ottenere il rispetto della sorella - più delicata e tranquilla, tutta concentrata sulle star del cinema, rossetti e sciocchezze del genere - e del fratello, che tende a trattarla come una mocciosa.

Quando gli occupanti nazisti arrivano nel loro villaggio, tante cose cambiano nelle abitudini delle famiglie e anche in casa Dartingen.
In particolare, nelle loro vite arriva un giovane soldato tedesco: Tomas Leibnitz.
Quest'uomo stringe un'amicizia segreta con i tre bambini e li conduce passo dopo passo in un mondo di adulti che, per ragioni egoistiche e interessi personali, non esitano a tradire, dire bugie, ricattare, fare del male.

In quell'estate in cui tutto cambia, Boise e i suoi fratelli dovranno fare i conti con episodi brutali, prendere decisioni difficili di cui non sono totalmente consapevoli, in quanto sono ancora molto, troppo giovani per prevedere le conseguenze di certe azioni importanti e drammatiche.

Gli eventi che si verificheranno porteranno sgomento, dolore e rabbia a Les Laveuses, con strascichi molto tristi, ingiusti, che coinvolgeranno anche persone innocenti, il cui ricordo tormenterà Boise negli anni.
E proprio quegli eventi terribili hanno spinto la donna, ormai matura, a tornare in quel paesino che fu costretta ad abbandonare quand'era una bambina, a riprendere possesso della fattoria materna ma, allo stesso tempo, a farlo sotto falso nome, convinta che nessuno, dopo tanti anni, potrebbe mai ricollegarla ai Dartingen di cinquant'anni prima.
Anche se poi, in realtà, a Les Laveuses qualcuno sa chi lei sia: il suo amico d'infanzia Paul, il buono e lento Paul, balbuziente e, a detta di tutti, poco intelligente.
Ma Paul è meno sciocco di ciò che gli altri - Boise compresa - pensano e saprà dimostrarlo alla sua vecchia amica.

Tra queste pagine si consumano vicende tragiche che si intrecciano ad un’atroce pagina della Storia, creando dinamiche spietate che hanno un impatto sul presente e anche sul futuro.
Si narra del lato più oscuro dell'infanzia, di questi bambini cresciuti da un genitore solo e poco affettuoso, e costretti troppo presto a guardare in faccia la complicata realtà di certi adulti e ad interagire con essi, sviluppando un cinismo e un senso pratico che alla loro età non dovrebbero essere già presenti, perché significa che son cresciuti in fretta. Troppo in fretta.

È un romanzo che narra di tradimenti: quelli di una figlia verso la madre (amata, odiata, così terribilmente simile a sé), quelli consumati all'interno della famiglia e della comunità in cui si vive. Tradimenti che non si limitano a danneggiare chi ne è coinvolto in prima persona, ma che allargano i propri malefici tentacoli anche su altri.

Ed è un romanzo sui tentativi di andare avanti malgrado il passato sia un fardello pesantissimo, e sul tornare a casa, anche là dove la vita ha rivelato il suo volto peggiore.

"Non è mai troppo tardi per tornare a casa. (...) Devi solo smettere di andartene".

Mi piace la presenza importante del cibo e del ricettario della mamma della protagonista: la cucina è forse la sola passione che le unisce e così, al di là degli anni trascorsi, nonostante le parole non dette, le carezze mai date, i silenzi e i musi duri che hanno creato divisioni, diffidenza, mancanza di gesti d'affetto, il cibo riesce a creare un ultimo, agognato collegamento tra mamma e figlia.
Tra questa mamma anaffettiva capace, però, di proteggere i propri figli a rischio della propria vita, e questa figlia che, in fondo, avrebbe solo desiderato ricevere un po' di calore e amore.

Bello, è il mio primissimo approccio all'Autrice di Chocolat e credo non sarà l'ultimo.

6 commenti:

  1. Ciao Angela, non conoscevo questo romanzo: nonostante non sia proprio il mio genere mi incuriosisce comunque e mi segno il titolo ;-)

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    1. Per me è stata una bella scoperta, oltre che un primo approccio all'autrice senza dubbio positivo ☺

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  2. Anche per me vale il discorso di Ariel, non è il mio genere, ma questo libro sembra avere peculiarità differenti da quelli prima. Ottima recensione sei sempre bravissima!

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  3. Una storia molto interessante, me la segno, grazie Angela! :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz