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martedì 24 maggio 2022

RECENSIONE: ✔ DIVORZIO DI VELLUTO di Jana Karšaiová ✔



In Divorzio di velluto leggiamo una storia che non è solo quella personale - contrassegnata da ferite, delusioni, perdite, separazioni, litigi, tentativi di rinascere... - della protagonista, Katarìna, ma è anche la storia di uno strappo culturale, linguistico, politico, che - per quanto sia stato definito "di velluto", quindi non violento o "traumatico" - inevitabilmente si è riversato nelle vite dei singoli, influenzandole nel bene e nel male.

DIVORZIO DI VELLUTO
di Jana Karšaiová


Ed. Feltrinelli
160 pp
Era il 1992 quando la Cecoslovacchia si "dissolveva" per dar vita a due nuovi Paesi: la Slovacchia e la Repubblica ceca.

La giovane Katarìna è nata nel 1978 "in una Cecoslovacchia comunista appena matura che dopo quindici anni sarebbe morta per vedere sorgere dalle proprie ceneri due stati nuovi, una fenice moderna, gemella ma non troppo, un matrimonio il cui apice sarebbe stato il divorzio, battezzato anche quello di velluto. Come la rivoluzione dell’89, la Rivoluzione Gentile la chiamavano gli slovacchi, di Velluto, ribattevano i cechi."

Adesso che è una donna adulta e indipendente, torna a Bratislava (da Praga) in occasione delle festività natalizie, ma se ne pente immediatamente.

Come al solito, l'atmosfera in casa è greve, soffocante, resa tale dal rapporto conflittuale tra i suoi genitori - dalle personalità molto diverse - e da quello di Katarina stessa con la madre.

Infatti, se con suo padre ha sempre avuto un rapporto sereno, nonostante la debolezza caratteriale dell'uomo, che col tempo ha deciso di ripiegare nel demone dell'alcolismo le proprie delusioni ed amarezze, è con la madre che è difficile comunicare e interagire.

La donna è un tipo forte, rigido, poco affettuoso e anzi è sempre pronta a criticare le scelte e le condotte dei figli, in special modo di Katarìna (di cui, ad es., non ha mai approvato il matrimonio) e di Dora (più grande di Katka; hanno anche un fratello, Jojo), la figlia che se n'è andata di casa, trasferendosi negli Stati Uniti, non facendo più ritorno e non dando scarse notizie di sé; con lei, Katarìna è rimasta in contatto tramite email.

Ad aggiungere malumori nei giorni di festa è la notizia che Katarìna, con ostentata indifferenza, dà circa il proprio rapporto con Eugen: dice, infatti, che il marito se n'è andato di casa.

Si sono lasciati, dunque?

Katka non si sbilancia granché ma il lettore ne segue il filo dei ricordi e apprende in che modo i due si sono innamorati, la passione che li ha travolti, la decisione - forse troppo affrettata - di sposarsi in quattro e quattr'otto, e poi le tante difficoltà di integrarsi a Praga e, soprattutto, un episodio doloroso che ha creato uno strappo nel matrimonio, mandandolo in crisi.

Un dolore su cui Katarìna stende una coltre spessa di silenzio, soffrendone e chiudendosi in se stessa.

Andando avanti nella narrazione, quella che inizialmente può sembrare una voce narrante/protagonista fredda e chiusa dal punto di vista emozionale ed empatico, si rivela, piuttosto, come una giovane donna che è cresciuta in un contesto famigliare in cui i problemi e i dissidi venivano affrontati a suon di urla ed insulti da parte della madre, e a questo modo di fare ella ha imparato ad opporre silenzi impenetrabili ed atteggiamenti di chiusura per fronteggiare il vuoto attorno a sé:

"Sentiva un peso che le premeva sul petto. Lei non viveva i dolori in quel modo, li seppelliva, non sapeva come fare altrimenti."

"Il buio che si portava dentro era solo buio, sotto scorreva la vita, per tutti, anche per lei."

Oppressa e irritata dai musi della madre e dai suoi rimbrotti, la ragazza finisce per trascorrere il capodanno con l’amica Viera (con cui ha condiviso gli anni del liceo e la passione per l’Italia) a Bologna, dove questa si è trasferita grazie a una borsa di studio.
Le due amiche hanno modo di riavvicinarsi e di raccontarsi esperienze e ferite, e mentre  Katarína le parla di Eugen e del suo abbandono di due mesi prima con un biglietto sul tavolo della cucina, l'altra le racconta della liaison con Barbara, che era stata la loro insegnante di italiano.

Subito dopo Katarìna ed Eugen si rivedono in una circostanza molto triste. 

Questo incontro inaspettato ricucirà il loro rapporto in crisi o ne decreterà la fine in modo definitivo?

Il matrimonio (e la conseguente separazione) della slovacca Katarina con il ceco Eugen è un po' una raffigurazione (in piccolo) del rapporto tra due paesi e quindi tra due culture, due popoli, due lingue.

Jana Karšaiová intreccia le vicende della protagonista Katarìna con quelle del paese in cui è nata, la Slovacchia, e attraverso la voce asciutta e il racconto essenziale della protagonista, racconta com’è stato crescere sotto l’oppressione del regime comunista, la censura, subire la divisione del proprio paese, l’abolizione delle festività cattoliche, le code per la carne e per qualsiasi cosa; un elemento importante è l'amore per l’italiano, il cui studio diventa un modo per conquistare uno spazio personale, tutto per sé, dove potersi reinventare fuori da ogni condizionamento, ricrearsi attraverso l'uso di una lingua nuova.

"Divorzio di velluto" è un romanzo che affronta il tema della perdita delle proprie radici e della necessità di ricostruire sé stessi quando il mondo a cui si era abituati va praticamente in frantumi e ne viene fuori una realtà nuova (e vecchia insieme).

Quella di Katarìna è una storia di assenze e silenzi che pesano, di tradimenti, di desideri che si ha timore anche solo a pronunciare, di squarci che, per essere ricuciti, richiedono nuove risorse e la volontà di rinascere come un'araba fenice, superando la sensazione di sradicamento e di vivere come orfani di un passato chiuso per sempre.

Un romanzo che mi ha colpita positivamente per la scrittura profonda, che va dritta al punto senza risultare distaccata emotivamente; l'ascolto, poi, è stato oltremodo piacevole, considerato che a leggere il libro è la stessa autrice, Jana Karšaiová.

Un esordio letterario che merita attenzione.



3 commenti:

  1. Sembra interessante il fatto che si svolga con sullo sfondo la divisione di una nazione in due, e sembra quasi che non solo la madre ma forse i due popoli siano diversi tra loro proprio come la rigidità della madre da un lato e la difficoltà di Katrina nel relazionarsi con lei dall'altro. Sensazione forse errata, diciamo che l'aspetto di questa separazione sullo sfondo mi è sembrata quasi essere una colonna sonora anche delle incompatibilità familiari di Katrina. Sono fuori strada? Sincera 😊

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    1. Ciao Daniele!
      L'aspetto che rilevi è interessante e secondo me è un parallelismo che ci sta benissimo. Anche perché il libro in generale si basa proprio sugli strappi, le separazioni per cui questa incomunicabilità tra la madre e la figlia è in sintonia con questo!
      Grazie per il tuo commento ☺

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz