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mercoledì 1 giugno 2022

** RubRicordiamo ** Giuseppe Ungaretti



Il 1° giugno del 1970 moriva il poeta Giuseppe Ungaretti.
Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888, studia alla scuola svizzera École Suisse Jacot, una prestigiosa scuola della città egiziana. 
Si avvicina alla letteratura francese e inizia a leggere le opere dei simbolisti francesi Rimbaud, Mallarmè, Baudelaire;  si trasferisce a Parigi nel 1912, dove conosce il poeta Apollinaire; incontra anche Aldo Palazzeschi, Picasso, De Chirico e Modigliani.

Interventista, si arruola volontario, scopre ben presto il dramma della guerra combattendo sul Carso, un paesaggio che Ungaretti ritrarrà nella sua prima raccolta Il porto sepolto, pubblicato in 60 copie nel 1916.
Nel 1918 combatte sul fronte francese. 

Nel 1919 pubblica Allegria di naufragi, le cui poesie ripubblica nel 1923 con il primo titolo, Il porto sepolto, con la prefazione di Benito Mussolini. 
Alla fine della guerra si stabilisce a Parigi, dove, nel 1920, sposa Jeanne Dupoix. 
Nel 1921 si trasferisce a Roma dove lavora all'Ufficio stampa del Ministero degli Esteri
Nel 1925 aderì al fascismo firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti.
Nel 1928 Ungaretti si converte al cattolicesimo, conversione che emerge nell'opera "Sentimento del Tempo" del 1933.

Nel 1936 si trasferisce a San Paolo del Brasile a insegnare letteratura italiana e nel 1942 torna in Italia, nominato Accademico d'Italia e professore per “chiara fama” di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università “la Sapienza” di Roma. 
Nel 1939 muore il figlio Antonietto. Questo tragico evento è evidente in molte poesie delle raccolte Il Dolore (1947) e Un Grido e Paesaggi (1952).

Nel 1969 l'intera opera poetica è raccolta col titolo Vita d'un uomo come primo volume della collana I Meridiani

Muore a Milano nel '70 a causa di una broncopolmonite.

Tutta l’opera di Ungaretti dimostra che per lui il poeta ha una funziona morale: deve testimoniare di un’epoca, far riflettere, educare, essere uno strumento per analizzare la condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo, raccontandone le inquietudini.

Giuseppe Ungaretti è considerato un precursore dell'Ermetismo, movimento letterario che il nome dal suo aspetto “chiuso”: una poesia che si chiudeva interamente entro i significati della parola, e negli schemi dell’analogia – figura retorica per eccellenza di questo movimento.
I poeti ermetici, in modi concentrati ed essenziali, esprimono il senso di vuoto, la solitudine morale dell'uomo contemporaneo, il suo “male di vivere” in un'epoca travagliata da tragiche esperienze sociali e politiche come quelle della prima guerra mondiale e del ventennio fascista.


La Madre (1930)

E il cuore quando d'un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.


Sentimento del tempo (1931)

E per la luce giusta,
Cadendo solo un'ombra viola
Sopra il giogo meno alto,
La lontananza aperta alla misura,
Ogni mio palpito, come usa il cuore,
Ma ora l'ascolto,
T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra
Le tue labbra ultime.

"È il mio cuore il paese più straziato"

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato,


"Per i morti della Resistenza"

Qui Vivono per sempre
Gli occhi che furono chiusi alla luce
Perché tutti Li avessero aperti
Per sempre 
Alla luce.


Tramonto (1916)

Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore.



Fonti:

http://www.club.it/
https://www.raicultura.it/
https://library.weschool.com/
https://www.sentascusiprof.it/
http://www.novecentoletterario.it/
scialetteraria.altervista.org

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz