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venerdì 19 maggio 2023

⛪RECENSIONE ⛪ LA CHIESA DELLA SOLITUDINE di Grazia Deledda

 

Nella cornice autentica di una realtà contadina, abitata da gente semplice e legata alla propria terra, ricca di credenze, usanze e superstizioni, si staglia il ritratto verace e genuino di una donna dall'animo forte ma dal corpo ferito, nel cui interiore si svolge una sofferta battaglia tra il suo desiderio di dare e ricevere amore e la rassegnazione a una vita di solitudine.



LA CHIESA DELLA SOLITUDINE 
di Grazia Deledda


Scrivere Edizioni
142 pp
"...tu sei come la vita, che desta tante lotte e bramosie, e lascia tutti delusi."

La 28enne Maria Concezione è appena tornata dall'ospedale, dove è stata ricoverata per subire un'operazione al seno; il medico s'è raccomandato che ella occupi il tempo che Dio le donerà conducendo una vita tranquilla, priva di forti emozioni e di inutili strapazzi.

La consapevolezza di avere un cattivo male nel proprio corpo (la mammella che non c'è più è lì a ricordarglielo in ogni momento) e che molto probabilmente esso ben presto le chiederà il conto, spinge la donna a convincersi che per lei non ci sia spazio, su questa terra, per la felicità, per un futuro pieno di amore, di un marito e men che meno di figli.


"Anche la sua anima rabbrividiva di freddo, di tristezza, di paura: improvvisa paura della vita, dei giorni che l'aspettavano tutti eguali, sempre eguali, senza più amore né speranza."


Non ha che la sua amatissima madre, Giustina: con lei vuol trascorrere i suoi giorni - tanti o pochi che siano, come la Provvidenza vuole -  in solitudine, nella pace e nella tranquillità della loro modesta ma dignitosa casina, collegata ad una chiesetta spoglia in cui si respira un'aria pregna di sacralità e fede; la cappella è stata fatta costruire dagli antenati paterni della donna, i quali, avendo purtroppo condotto esistenze non sempre rette e onorevoli, hanno provato ad espiare i propri peccati attraverso quest'atto  di devozione alla madonna.

La vita di Concezione e Giustina è caratterizzata da azioni quotidiane semplici e rassicuranti: cucinare, rassettare e pulire casa, cucire per guadagnare qualcosina e accogliere con simpatia e generosità i tanti paesani che vanno a trovarle costantemente, compresi i più poverelli ai quali mamma e figlia donano cibo e altre necessità, con discrezione e senza farli sentire umiliati.

Concezione è una donna piacevole d'aspetto e di fisico e non sono in pochi a corteggiarla; in particolare c'è un uomo, più giovane di lei e forestiero (viene dal Piemonte), che soggiorna nel loro paese per ragioni di lavoro: si chiama Aroldo, è un bravo ragazzo e non fa che gironzolare attorno alla casa dell'amata, la quale ha in effetti ricambiato l'interesse del giovanotto prima dell'operazione; adesso, però, le cose sono mutate per Concezione, che sente di non avere più diritto ad una vita normale a causa della malattia e, in virtù di questo scoraggiante pensiero, cerca di disilludere lo spasimante, di tenerlo a distanza e di trattarlo con cortese freddezza per spingerlo a rassegnarsi.

"...l'ombra del suo avvenire non l'abbandonava: le pareva di essere come una monaca, che non può e non vuole sciogliersi dai suoi voti: e se respingeva Aroldo era per il bene di lui, per amore e non per altro".

Ma Aroldo è tenace e testardo e, anche se i sentimenti non vengono spazzati via dai rifiuti di Concezione, pure lo spingono a commettere degli errori per orgoglio, per dispetto, e ad avere una condotta che potrebbe ritorcersi contro sé stesso.

Ad irritare e addolorare ulteriormente Concezione ci pensano altri problemi: ci sono alcuni paesani, che da sempre frequentano la casa con la chiesetta, ricevendo un'ospitalità gentile e amichevole da parte di Giustina e figlia, ma ultimamente arrivano con spavalderia e prepotenza per proporre alla giovane dei matrimoni.
Il burbero Felice Giordano ha ben due nipoti tra cui Concezione potrebbe scegliere, e la chiacchierona Maria Giuseppa ne ha uno che, seppure un po' tardo di mente, sicuramente è un bel pezzo d'uomo.
Sebbene tutti promettano alla donna di farla vivere come una regina, Concezione intuisce che, in realtà, essi sono al corrente del fatto che il suo defunto padre abbia lasciato a moglie e figlia un rispettoso gruzzolo, da parte. Insomma, le donne non saranno ricchissime, ma hanno ciò di cui abbisognano per vivere e anche qualcosina di più, tanto da poter donare a chi è nel bisogno.

Concezione è oltremodo indignata dall'atteggiamento di queste persone e lo dimostra apertamente, manifestando tutto il suo malcontento e ripetendo con fermezza che lei non ha alcuna intenzione di sposarsi: vuol vivere e morire accanto alla cara madre, ai piedi della statua della sua madonnina, facendo la carità e godendo di un'esistenza semplice.
Punto.
Del resto, se sta cercando in tutti i modi di far allontanare l'unico uomo che le piace (Aroldo), figuriamoci se potrebbe mai accettare di andare in sposa a dei ragazzetti che non sono ancora neppure uomini!
Fortunatamente, c'è don Serafino a darle una mano, attraverso i suoi consigli e aiutandola a tener lontani i corteggiatori molesti.

Concezione è una donna vigorosa, con un carattere deciso, forte, con una fede "non cieca né fanatica, ma tranquilla e luminosa", sincera anche se non sempre solida (in quanto non priva di dubbi e domande), che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, che sa tener lontane le seduzioni perché conscia anzitutto delle effettive condizioni del proprio corpo, e anche del proprio desiderio di voler espiare degli errori (o presunti tali) commessi in passato e che avevano a che fare anch'essi con l'amore.
Decisa a non voler più sbagliare ed essere causa di sofferenza per altri (oltre che per sé stessa) e che la malattia non le permetta di avere dei progetti relativi alla costruzione di una famiglia, Concezione desidera unicamente starsene per i fatti propri, vuol essere lasciata in pace: perché questo suo legittimo desiderio non dev'essere rispettato?

Altro che tranquillità, come consigliato dal dottore: in seguito alle proposte di matrimonio, sotto gli sguardi intriganti della gente impicciona, la povera Concezione dovrà fare i conti non soltanto con l'invadenza di persone che pensano di poterla condizionare, ma anche con la sparizione improvvisa dello stesso Aroldo e, soprattutto, con il tumulto di pensieri, emozioni, paure e desideri che le si agita nell'anima e che neppure le preghiere riescono a placare.


Questo romanzo della scrittrice sarda Grazia Deledda (vincitrice, nel 1926, del Premio Nobel per la Letteratura) è stato pubblicato nel 1936 (anno della sua morte) ed affronta varie tematiche: la malattia, l'amore, la famiglia, la sofferenza, il peso dei peccati propri e altrui e la necessità di espiarli, la fede che, per quanto forte, non è esente dall'assalto di dubbi, inquietudini, insicurezze, caratteri propri della condizione umana e della sua intrinseca fragilità. 

Maria Concezione è un bel personaggio femminile, prima di tutto perché la sua personalità è delineata con maestria e realismo, e poi ha dei tratti "moderni" rispetto al tempo in cui vive: ha uno spirito indipendente, è umile e modesta ma non debole e remissiva; è una brava e premurosa figlia, veglia sulla propria casa con dignità e coraggio, ma ella è comunque figlia del contesto in cui vive.
È una donna cresciuta all'ombra della religione ed è infatti disposta a sacrificare la propria felicità sull'altare dell'espiazione di peccati che il lettore, dall'esterno, neppure ritiene tali e questo fa apparire le decisioni e i comportamenti della protagonista come esagerati e irrazionali, ma è chiaro, come dicevo, che la storia e i personaggi vadano contestualizzati per essere compresi.

Non soltanto stiamo parlando di un'Italia degli anni Trenta, ma siamo in un piccolo paese della Sardegna, in una realtà rurale abitata da persone dai modi di fare schietti e rozzi (che si tratti dell'omone che parla sempre con un tono di voce alto alla donna pettegola che ficca il naso dove non deve, entrambi convinti di poter fare i prepotenti in casa d'altri): è un contesto umano rustico e selvatico, ben riflesso nell'ambiente naturale circostante che, lungi dall'essere descritto in maniera impersonale e oggettiva, è anch'esso un personaggio a tutti gli effetti, profondamente vivo, con le sue asperità e contraddizioni (come lo è l'essere umano, appunto).

Ho apprezzato questo libro della Deledda, ho avuto modo di cercare informazioni sulla sua vita, opere e tematiche, e poiché è stata una scrittrice prolifica, conto di leggere altro di questa scrittrice, che ad oggi è l'unica italiana ad aver vinto il Nobel per la Letteratura.

Classico consigliato!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz