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lunedì 26 giugno 2023

[[ RECENSIONE ]] LA PIAZZA DI NESSUNO di Mariangela Rosato




Ambientato in una piazza del sud della Puglia, in Salento, nel mese di agosto, "La Piazza di Nessuno"  è un romanzo dallo stile particolare che, trascinando il lettore in una spirale di ricordi e aneddoti personali e famigliari, lo introduce in una dimensione quasi magica, dove le lancette del tempo sembrano aver rallentato la loro inesorabile corsa.


LA PIAZZA DI NESSUNO
di Mariangela Rosato



La Mongolfiera Ed.
224 pp
18 euro
Aprile 2023
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"consapevoli che in quella piazza il tempo fosse perpetuo e immortale. Perpetuo, perché la vita scorreva senza che nessuno se ne accorgesse sul serio e facesse qualcosa per acchiappare il fluire dei secondi. Immortale, perché si era perso il conto del tempo in cui tutti erano lì. Mangiavano, bevevano,  sfogliavano fascicoletti, giocavano a carte, imprecavano contro i santi, le madonne e i mammini; tuttavia, non sempre si rendevano conto che quelle loro azioni sarebbero destinate, un giorno o l‟altro, a finire.

Tutti i ricordi, quindi, vivevano nel presente, anche perché sulla piazza niente nasceva, né moriva davvero, ma ogni cosa si rigenerava".


Il mago dei fascicoletti di cruciverba ed esteta della "piazza di nessuno", l'uomo cittu cittu, la figlia furbetta, la donna con la voce squillante...: sono soltanto alcuni degli estrosi personaggi che animano questo romanzo e che transitano nella piazza del paese, questo luogo che nel tempo è sempre rimasto "intatto, invincibile alle intemperie, immobile"

L'autrice ha costruito un tipo di narrazione che non segue un'unica e lineare trama né una sequenza cronologica dei fatti, bensì è un susseguirsi di impressioni, fantasticherie e pensieri dei personaggi, e delle loro vicende, in quanto singoli individui e membri di una famiglia e di una comunità paesana. 

Tutto ruota attorno alla piazza, muto teatro che accoglie l'esistenza di questa piccola fetta di umanità, popolata da personaggi bizzarri, un po' folli, stravaganti, le cui esistenze sembrano contrapporsi proprio a quella stessa piazza così centrale per loro, in quanto essa appare sempre la stessa - immobile ed eterna - a fronte della mutevolezza e dell'imprevedibilità del vivere umano.

Tra pagine e pagine di cruciverba, articoli sull'estetismo, il design, la filosofia, si intervallano storie di legami famigliari, di amori, di uomini e donne spesso identificati a partire da una peculiarità fisica o caratteriale; sono persone spontanee e schiette, divise tra un senso di devozione forte verso santi e madonne e il bisogno di imprecare e bestemmiare per sfogarsi.

La vivacità dei personaggi e delle loro vicissitudini è attraversata da una vena malinconica e nostalgica, legata a un mondo semplice e passato a cui si ritorna con la memoria per poterlo raccontare affinché non vada dimenticato e perduto per sempre, perché nonostante in quella piazza pare che il tempo si sia fermato, in realtà esso segue passo passo le persone e le loro esperienze, gli incontri fatti, le azioni compiute, la disperazione, il dolore, la solitudine.

La narrazione, quindi, è un continuo fluire dal presente al passato attraverso frammenti di vita e di ricordi, e le persone che ne sono al centro possono, così, continuare a vivere, ad esistere, nella memoria.

"Perché un giorno, di chissà quale tempo, quale lontana realtà da me e da tutti, non ci sarà più anima viva, tutto trasformato, rimodellato, ridefinito.
Ciò che rimarrà, invece, sempre uguale ovunque nel mondo è la presenza di tanti, tantissimi sguardi innocui, mediocri, inutili e di pochi, pochissimi sguardi pieni di bellezza."

La piazza diventa allora simbolo di appartenenza ad un mondo, a un luogo, e trae il suo significato e la sua centralità dalle storie di vita degli abitanti, ciascuno protagonista di vicende degne di essere raccontate e di divenire, così, anch'esse immortali, sfuggendo all'usura del tempo che passa.

Il libro di Mariangela Rosato è un romanzo particolare per stile, contenuti e per una narrazione che, se pur non lineare dal punto di vista cronologico, contiene elementi ricorrenti e grazie ai quali i personaggi acquisiscono familiarità, così che il lettore impara presto a riconoscerli, individuandone modi di essere, di atteggiarsi, vezzi e bizzarrie; la scelta del registro linguistico  - compresa la presenza di espressioni dialettali salentine - è coerente con il genere di personaggi e di storie raccontate, comunicando al lettore  l'insospettabile profondità e la genuinità che si nascondono dietro tutte le stranezze, le abitudini e i difetti di uomini, donne, vecchi, mogli, mariti e figli che, come noi, hanno varcato e attraversato con semplicità la soglia di questa terra.

2 commenti:

  1. Straordinariao il passo che hai citato sul ciò che rimarrà, lo trovo vero purtroppo così come è significativo il concetto della piazza come appartenenza che potrebbe anche essere pensato in chiave sociale anche se quii viene data priorità a storie importanti e degne di essere raccontate, tramandate. Un libro diverso dagli altri un libro originale ed interessante ovviamente magistralmente recensito da te, come sempre del resto.

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    1. come sempre, cogli e arrivi al cuore del messaggio.
      Grazie, Daniele :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz