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lunedì 4 settembre 2023

♣️ RECENSIONE ♠️ IL PARADISO NON È LASSÙ di Christina McKenna



Abbandonato tra la spazzatura, quand'era piccolino, dalla madre biologica, il protagonista di questo romanzo è cresciuto in un orfanotrofio dove, al posto dei sorrisi, ha ricevuto ghigni malefici; pugni, calci e cinghiate al posto delle carezze, brutalità invece che amore e protezione. Dopo un'infanzia drammatica e la salvezza grazie all'adozione, adesso che è adulto tenta di vivere; non è semplice, dopo aver conosciuto l'inferno, ma sta provando ad imparare a stare al mondo.
Il desiderio di cercare il paradiso, la felicità, un modo di vivere sereno, non ha ancora smesso di palpitare in questo cuore ferito.
Ma non c'è molto tempo: i fantasmi spaventosi del passato incombono, sono sempre troppo vicini e pronti a prendere d'assalto la sua anima e a trascinarla nel baratro.


IL PARADISO NON È LASSÙ
di Christina McKenna

Amazon Crossing
trad. A. Grechi
349 pp
Jamie ha da poco passato i quaranta e vive un'esistenza placida e monotona nella fattoria dello zio Mick in un paesino dell'Irlanda del Nord; Mick è morto di recente, lasciandolo solo col cagnolino Shep e con gli animali da accudire.
Lo zio non era davvero suo parente: era il padre adottivo, colui che l'ha salvato portandolo via dall'orfanotrofio in cui Jamie è cresciuto ed è stato fino a dieci anni.
Nei suoi primi dieci anni di vita, nessuno l'aveva mai chiamato Jamie: per lui - e gli altri ospiti dell'istituto - c'era un numero identificativo e con esso veniva chiamato: Ottantasei.

La narrazione del presente (siamo negli anni '70) si alterna a quella del passato, per cui il lettore può osservare la quotidianità di Jamie adesso e quella, terribile, di oltre trent'anni prima, quando era un orfanello cencioso, affamato, sporco, impaurito, alla mercè di pseudoreligiose che, lungi dal manifestare sentimenti materni di cura, affetto, premura, protezione, se ne andavano in giro con bacchette e cinghie a picchiare i bambini, a punirli per ogni minima infrazione, per ogni piccolissima disubbidienza.

"Novantasei fanciulli affamati, affamati d’amore e nutrimento, il sonno disturbato per la mancanza dell’uno e dell’altro. Novantasei reietti privi di grazia o doni particolari, sui quali un sole senza nubi non avrebbe mai brillato."

I capitoli dedicati alla vita nell'orfanotrofio sono drammatici: è un ambiente tetro e violento, squallido teatro di maltrattamenti fisici, psicologici, emotivi, sessuali, dove i piccoli ospiti sono solo degli involucri secchi e lacrimosi su cui adulti crudeli e impietosi riversano cattiverie di ogni genere, ogni giorno. Non solo, ma essi sfruttavano la manodopera fornita da queste piccole anime, impegnate forzatamente in faticosi lavori (lavanderia, agricoli...), senza alcun compenso, ovviamente, se non un tozzo di pane secco e nauseanti brodaglie, fatte passare per zuppe di cavolo e rapa.

Leggere le brutte esperienze fatte dal protagonista (e dai suoi "compagni di sventura") in un luogo che avrebbe dovuto accogliere bimbi abbandonati per dar loro un rifugio, in attesa di un'adozione, è stato straziante perché l'Autrice ha dipinto con colori vividi, seppur scuri e cupi, una situazione che, purtroppo!, non era un'eccezione, in quegli anni (dagli anni '30 agli anni '70), nell'Irlanda del Nord *; l'orfanotrofio di questo romanzo rientra tra le "scuole industriali" che venivano gestite in modo da essere dei luoghi dell'orrore per tanti poveri bambini, più che delle realtà educative.

È vero, sospiriamo di sollievo perché Jamie, a un certo punto, ne è uscito, portato via dai gentili e amorevoli coniugi McCloone, ma lo vediamo, quest'uomo scapolo e solo, impegnato con la terra e gli animali lasciatigli in eredità, mentre cerca di condurre una vita normale, apparentemente serena, che prova a divertirsi suonando la fisarmonica al pub, che si concede (troppi!!) cicchetti, ma che è inguaribilmente infelice.

"...come poteva il bambino al quale non era mai stato permesso di essere un bambino diventare tutt’a un tratto quell’uomo? Sarebbe stato come scavalcare con un salto un baratro di emozioni e scalare una vetta imponente."

Lui, cresciuto senza amore, con soltanto una terribile solitudine come coperta, in un postaccio super affollato di piccoli piagnucolanti e tristi come lui, "dove il vento e la neve soffiavano e cadevano in eterno e il diavolo oscurava le ore della notte e del giorno." 

Della vita in istituto, Jamie aveva portato via con sè il senso di paura, la consapevolezza (sbagliata!) di non valere nulla (manco tua madre ti  ha voluto, rifiuto umano!, gli ripetevano le suore), la sfiducia in sé stesso e nelle proprie capacità; ha imparato a procedere sempre a capo chino, girando al largo dai guai, schivando i colpi, facendosi in quattro pur di piacere agli altri. 

"Chi era lui veramente? Jamie non lo sapeva. Non era mai stato capace di esplorare la propria natura più intima o di considerarsi una persona degna e all’altezza. La sua infanzia infelice lo aveva defraudato della fiducia in se stesso e negli altri, della sicurezza, del coraggio e di tutto ciò che consente a un uomo di costruirsi un’immagine chiara e pura della propria identità."

A quarantuno anni suonati, Jamie era ancora "il bambino timoroso e solitario di sempre, con l’ardente desiderio di rivedere una madre che non sarebbe mai venuta. Era ancora disperatamente solo."


Ma non può continuare così e forse è arrivato il momento di ascoltare i saggi e buoni consigli del dottor Brewster e dei cari vicini di casa, i McFadden, Rose e il marito Paddy.
Questa coppia è l'emblema della bontà, della dolcezza, della lealtà e dell'amicizia sincere: si prendono cura del loro fragile e solitario amico Jamie come se fosse un figlio e, proprio per dargli una mano, gli consigliano di mettere un annuncio sul giornale locale, nella rubrica "Cuori solitari", con la speranza di trovare una brava donna da sposare!

Rose è convinta che il matrimonio con una brava signorina - che sappia cucinare, mi raccomando - metterà fine a tutti i problemi di Jamie. 

Certo, la cara e chiacchierona Rose cerca di essere d'aiuto ma non immagina quanto possa essere difficile per Jamie, che non ha mai conosciuto l'intimità (non in maniera sana, almeno...) e che non ha idea di cosa voglia dire corteggiare una donna, pensare di rapportarsi all'altro sesso.

"...le vecchie paure si riaffacciarono con prepotenza: la paura dei cambiamenti, la paura per la sua situazione, la paura degli altri, delle donne, dell’intimità. In breve, la paura di tutto ciò che avrebbe potuto rendere migliore la sua vita."

Ad ogni modo, ciò che lei consiglia è quasi legge perché di Rose ci si può fidare, così Jamie segue il suggerimento e mette un annuncio personale in cui cerca una donna.

Non lontana da lui, vive la maestra Lydia Devine, la quarantunenne che risponde all'annuncio di Jamie. 
Lydia, infatti, è anch'ella stanca di essere zitella e di avere come unica compagnia la lamentosa madre Elizabeth, vedova di un pastore protestante severissimo e dalla morale ferrea e inflessibile, che in vita aveva impedito alla figlia di sposarsi.
Morto il burbero padre, adesso Lydia deve sopportare le continua prediche della madre prepotente, che, temendo che l'unica figlia possa abbandonarla, sta continuando da dove il marito aveva interrotto, non smettendo di ricordare a Lydia come i maschi siano fonte di guai e basta. 
Insomma, stufa di non  avere un uomo accanto, anche Lydia mette un annuncio e risponde a quello di Jamie.

Leggiamo di come i due si incontrino e di come provino a socializzare, degli aiuti da parte di Rose per rendere Jamie pronto a fare la sua bella figura con una donna, e di tanti piccoli episodi divertenti e quasi comici che caratterizzeranno la conoscenza tra i due.

Inevitabilmente, ci capiterà di ridere di James, così impacciato mentre si sforza di diventare l'uomo che desidera essere, e ci commuoviamo nel vedere come davvero provi a lasciarsi alle spalle il suo passato doloroso.

Jamie e Lydia hanno in comune la solitudine e una vita piatta cui sfuggire, ma caratterialmente sono diversi: timidissimo e sempliciotto lui, impeccabile, equilibrata ed educata lei; eppure, c'è qualcosa, un filo sottile che li unisce, che fa sì che si sentano legati, attratti, in un certo senso: Jamie è quasi convinto che Lydia possa fare al caso suo e lei prova un'inspiegabile tenerezza e voglia di protezione verso quell'uomo che a malapena riesce a guardarla negli occhi.

Jamie e Lydia non potrebbero essere più lontani ma qualcosa sta per stravolgere la vita di entrambi.
Riuscirà l'uomo, che da bambino veniva chiamato con un numero, a costruire qualcosa di solido e farsi una vita senza aver ricevuto gli elementi di base da cui cominciare?

Lo scoraggiamento, la paura del fallimento, di restare solo, di non aver nulla per cui valga la pena vivere, sono dietro l'angolo, pronti a stringergli il collo come un cappio sempre più stretto.
Ma la vita sa essere imprevedibile... e non sempre in senso negativo.

Forza, Jamie,  la vita è per chi ha il coraggio di scavalcare burroni e tu ora sei libero dal dolore, dalla solitudine e dai ricordi delle persone crudeli che ti hanno perseguitato tanto a lungo! Il tuo piccolo personale paradiso ti attende ed è quaggiù.
 

"Il paradiso non è lassù" racconta una storia che in tanti potrebbero trovare melensa e strappalacrime, oltre al fatto che, molto probabilmente, non brilla per originalità, soprattutto nelle pagine finali; ma io l'ho letto con molto coinvolgimento perché immaginare come fosse l'esistenza delle povere creature che avevano la sfortuna di finire in certi posti, mi ha colpito tanto ed è straziante perché, purtroppo, è documentato che quegli istituti fossero dei luoghi infernali *.
Il ritratto che la McKenna ci restituisce della vita rurale nell’Irlanda del Nord all’inizio degli anni Settanta, ha tonalità tanto cupe e angoscianti quanto deliziose e giovali, proprie della vita nei piccoli paesi di campagna, dove ci si conosce e, perché no?, ci si aiuta; il personaggio di Rose -  materna, da simpatica "chioccia", chiacchierona, sempre con le mani in pasta, generosa... - sembra uscito da un romanzo di Fannie Flagg.

Mi è piaciuto molto perché non c'è solo il dolore causato da brutte persone, ma anche la dolcezza donata da quelle belle, un sano umorismo e, su tutto, la speranza che il presente e il futuro possano essere luminosi nonostante l'oscurità attraversata in passato.



* In passato, su questo blog, ho menzionato le Case Magdalene, istituti cattolici retti da religiose, dove le ragazze giudicate deviate socialmente, "a rischio" o immorali, venivano accolte  e finivano per essere non rieducate, bensì sfruttate in lavori massacranti e senza sosta, praticamente.

* Per onestà, va detto che le informazioni raccolte e divulgate da coloro (come Catherine Corless) che si sono occupati di questi istituti per ragazze madri e bambini abbandonati, operativi nell'Irlanda del Nord, sono state contestate e ritenute, relativamente a certi aspetti, esagerate o comunque non del tutto confermate.


2 commenti:

  1. Leggendo la tua coinvolgente recensione ho percepito la tristezza della storia, le brutture degli orfanotrofi ma anche un vento gentile di speranza. Spero, per i protagonisti, che il futuro sia in grado di illuminare il buio del passato. Un caro saluto:)

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    1. ciao aquila!! è vero, c'è molta tristezza a motivo della terribile esperienza passata, ma anche la speranza di un futuro finalmente più roseo!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz