Il ritratto delicato ed etereo di una poetessa amatissima, Emily Dickinson, di cui l'autrice ci racconta la vita non con l'approccio freddo e impersonale del saggio biografico, bensì con una straordinaria grazia, la stessa che ha accompagnato l'esistenza di questa donna sensibile i cui versi continuano a parlarci di lei, del suo mondo interiore, dei suoi affetti, della sua volontaria e consapevole solitudine.
LE CITTÀ DI CARTAdi Dominique Fortier
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| Alter Ego Ed. trad. C.Diez 192 pp |
A più di un secolo dalla sua morte, Emily Dickinson non smette di affascinarci nonostante, in fondo in fondo, su di lei, sul suo privato, sulla sfera intima, non si sappia moltissimo.
La sua è una storia raccontata nel silenzio: nata il 10 dicembre 1830 nel Massachusetts e morta il 15 maggio 1886 nella stessa casa, non si sposò mai, non ebbe figli e trascorse gli ultimi anni isolata nella sua stanza.
Da quel piccolo spazio scrisse centinaia di poesie, che si rifiutò sempre di pubblicare.
Noi oggi possiamo dire di conoscerla un po' proprio tramite esse e che Emily sia, a buon diritto, tra le figure più importanti della letteratura mondiale.
La Fortier ci parla di Emily utilizzando i luoghi in cui ella visse – Amherst, Boston, il Mount Holyoke Female Seminary, Homestead – ed immaginando certi episodi della quotidianità della poetessa, la sua ricca dimensione introspettiva, popolata da fantasmi familiari, libri, poesie vergate fitte fitte su fragili fogli di carta, l'erbario da lei meticolosamente realizzato durante l’adolescenza (oggi conservato alla Houghton Library dell’Università di Harvard).
La narrazione comprende capitoli che ripercorrono la vita di Emily Dickinson - in cui conosciamo i suoi cari (il fratello Austin, la sorella Lavinia, la madre e il padre...), veniamo introdotti gentilmente nel suo mondo -, alternati ad altri in cui è protagonista la stessa Fortier, impegnata con un trasloco a Boston con il marito - trasferitosi lì per lavoro -, con la loro bambina e con il suo lavoro di scrittrice che la spinge ad avvicinarsi al mondo della Dickinson.
"Da mesi rileggo le raccolte di poesie e di lettere di Emily Dickinson, consulto le opere erudite che le sono state consacrate, faccio incetta di siti in cui si vedono le foto di Homestead, dei vicini Evergreens, della città di Amherst ai tempi dei Dickinson. Finora è una città di carta. Sarebbe preferibile che rimanesse tale oppure dovrei, per scrivere meglio, andare a visitare di persona le due case trasformate in museo? In altre parole: è meglio avere la conoscenza, l’esperienza necessaria per descriverle così come sono nella realtà, o piuttosto conservare la libertà di inventarle?".
È una lettura quasi intima, che ci induce, in modo del tutto naturale, ad entrare in punta di piedi nelle giornate e nei luoghi vissuti dalla protagonista, nei suoi pensieri, nel suo modo di vivere e concepire la propria vita, il rapporto con gli altri esseri umani, con i libri, con la sua casa.
"Quando scrive, Emily si annulla. Scompare dietro il filo d’erba che, senza di lei, non avremmo mai visto. Non scrive per esprimersi (...). Scrive per testimoniare: qui è vissuto un fiore, per tre giorni di luglio dell’anno 18**, ucciso una mattina da un acquazzone. Ogni poema è una minuscola tomba eretta in memoria dell’invisibile. Emily è di carne, di sangue e d’inchiostro. È inchiostro quello che le scorre nelle vene, le parole che traccia sono rosso lampone, attinte dalle sottili linee blu che palpitano sotto la sua pelle."
Non aspettatevi un libro che vi sveli particolari che non conoscete della Dickinson perché non è questo lo scopo, quanto invece quello di soffermarsi sulla sua interiorità, dimensione personale che Emily ha sempre coltivato, nutrito, ed ancor più lo ha fatto nel momento in cui decise di passare gran parte della vita chiusa nella sua stanza.
"Ci si meraviglia di quegli ultimi anni trascorsi nella solitudine come se si trattasse di un’impresa sovrumana, quando, e lo ripeto, ci si dovrebbe stupire che non siano di più gli scrittori che si rinchiudono tranquillamente in casa per scrivere. Non è piuttosto il teatrino della vita quotidiana, con la sua sfilza di obblighi e futilità, a essere sovrumano? Perché stupirsi che una persona che vive innanzitutto per i libri scelga di buon cuore di sacrificare per loro il contatto con i suoi simili? Bisogna proprio avere un’alta opinione di sé, per voler essere circondato tutto il tempo da chi ci somiglia."
Di questo romanzo mi ha colpito molto lo stile di Dominique Fortier: benché sia frammentario, con capitoli brevi (alcuni brevissimi), esso conserva ad ogni pagina una poeticità pulita, limpida e, allo stesso tempo, capace di creare con le parole (pesate, scelte, misurate) un universo di suggestioni, tutte trasmesse con estrema delicatezza ed empatia verso la donna che è il cuore del libro.
"Le parole sono fragili creature da spillare sulla carta. Volano per la stanza come farfalle. Oppure sono acari fuggiti dalla lana – farfalle cui mancano il colore e lo spirito di avventura."
Adatto a chi desidera accostarsi ad un ritratto della Dickinson originale e diverso dal solito, narrato con incantevole raffinatezza e che esplora, prima ancora che i luoghi fisici in cui ha vissuto la poetessa, quelli di carta, creati dall'immaginazione e della sensibilità di una donna interiormente libera che sa trovare anche nell'isolamento un modo per guardare e descrivere il mondo attraverso le parole, proprio quelle che le hanno donato l'immortalità nel mondo della letteratura.
Alcune citazioni
Ogni libro ne contiene cento. Sono porte che si aprono e non si chiudono mai."
"I luoghi in cui abbiamo vissuto continuiamo ad abitarli a lungo anche dopo averli lasciati."

Ciao Angela, purtroppo non conosco bene le poesie di Emily Dickinson, ma anni fa ne ho apprezzato la serie tv che racconta, come nel libro che hai recensito, gli aspetti più salienti della sua vita e della sua poetica, te la consiglio :-)
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