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giovedì 16 aprile 2026

Recensione: IL CUSTODE di Ron Rash



Nell'America rurale degli anni Cinquanta sboccia un amore puro e forte tra due giovani, osteggiato dai genitori di lui, dalla guerra, dalle bugie e dagli inganni.
A vegliare e a sostenere questo amore c'è però un amico: è un emarginato che vive immerso nel passato, tra lapidi da pulire e fosse da scavare.
Un amico dal cuore d'oro e fedele ad ogni costo.


IL CUSTODE
di Ron Rash


Ed. La Nuova Frontiera
256 pp
trad. T. Pincio
“Se ne restò in mezzo al silenzio delle lapidi a pensare, non al futuro ma al passato, a due ragazzi che si stringevano la mano lungo un recinto di filo spinato, un patto sigillato col sangue. Spense la lanterna, lasciò gli attrezzi dov’erano. Il canto del cardinale rosso annunciò il risveglio del mondo. La prima luce del giorno filtrava tra gli alberi.”


A Blowing Rock, nel Nord Carolina, nel 1951, Blackburn Gant è un giovanotto taciturno e fondamentalmente solo.
Custode del cimitero del paese, la sua esistenza è stata segnata fin da piccolo dalla poliomielite, che ha lasciato segni evidenti sul suo corpo, nella gamba malmessa e, ancor più, nel suo viso "strano", storpio, storto.

Ma la sua mente e il suo cuore sono integri e Blackburn conosce meglio di chiunque il significato delle parole fedeltà, amicizia, verità.

Ormai praticamente solo al mondo, il ragazzo sembra condannato a trascorrere una vita tra lapidi e morti da seppellire ma non se ne dispiace: questo singolare, e anche un po' lugubre, lavoro gli si addice, lui sembra quasi indossarlo come un abito fatto su misura per il suo corpo malato, che mai potrebbe ambire ad attrarre una donna: Blackburn non è fatto per piacere ma per suscitare sguardi di compassione mista a strafottenza, e quale donna potrebbe mai amare quel viso storto o accettare come marito un uomo sì dalla stazza notevole ma pur sempre claudicante?

Introverso e solitario, a lui va bene così e sente che frequentare e custodire la pace dei morti è sempre meglio che infilarsi nelle follie e nel caos dei vivi.

In paese lo conoscono tutti - come conoscevano suo padre, che rispettavano - ma lui ha un solo amico, tale dall'infanzia e che ancora adesso, nella gioventù, è il solo con cui si trovi bene: Jacob Hampton.

Jacob è un ragazzo appartenente ad una famiglia molto conosciuta; i suoi genitori sono commercianti rispettati e temuti a Blowing Rock; essendo ricchi e potenti, fanno e disfanno, decidono cosa si può o non si può fare, se uno debba avere o meno un impiego (è stato così per lo stesso Gant, che ha avuto il lavoro di custode solo perché la mamma di Jacob, Cora, ha detto sì), se hai o no il diritto di alzare la testa e la voce e far valere i tuoi diritti.
Cora e Daniel Hampton hanno perso due figlie e quando l'ultimo figlio rimasto loro parte come soldato nella guerra di Corea, dolore e preoccupazione li assalgono. Il solo pensiero di perdere anche lui è un tarlo che scava nel loro cuore già ferito e sono disposti a tutto pur di preservare la vita e la felicità di Jacob, semmai dovesse ritornare sano e salvo dalla guerra.

Certo, i rapporti tra loro si sono molto incrinati da quando il giovanotto si è sposato con una ragazza che, per loro, vale meno di zero: Naomi è povera, senza istruzione, lavorava come cameriera prima di incontrare Jacob. I due si sono innamorati perdutamente e hanno deciso di sposarsi in barba al volere degli Hampton (convinti che quella svergognata ambisca soltanto al loro denaro), provocando uno scandalo nella comunità.

Quando Jacob apprende di dover partire, è costretto a fare qualcosa che mai avrebbe pensato di fare: bussare alla porta dei genitori e chiedere loro di prendersi cura della moglie, incinta.

Davanti al loro atteggiamento ostile, il ragazzo non vede altra soluzione che rivolgersi all'amico di sempre: il custode del cimitero, Blackburn Gant, che infatti accoglie Jacob e, di conseguenza, anche Naomi, offrendole aiuto e protezione.

Mentre Jacob fa esperienza diretta e drammatica di cosa siano la solitudine, il freddo, il dolore, la morte nel pieno di una sanguinosa guerra, in un Paese lontano e straniero, con la sola speranza di tornare dalla sua Naomi e dal loro bambino in arrivo a dargli la forza per combattere e resistere, Blackburn e Naomi formano un duo di emarginati e respinti che deve vedersela contro tutto e tutti.

La gente li guarda in tralice e sparla (com'è possibile che una donna sposata e in dolce attesa stia "pappa e ciccia" con l'amico del marito? Allora è vero che è una poco di buono e gli Hampton avevano ragione nel non volerla accogliere in famiglia!) e Cora e Daniel vengono travolti da rabbia, frustrazione, amarezza.

Quel loro figlio impulsivo, testardo, che prende decisioni senza consultarli o, peggio, per dimostrare che è un adulto in grado di farcela da solo, che disobbedisce senza guardarsi indietro (salvo poi avere la faccia di bronzo di chiedere loro di ospitare quella sgualdrinella in sua assenza), un ingrato che non capisce come i suoi genitori siano disposti a dargli le redini delle loro attività, sciocco e ingenuo perché non si chiede se Naomi ami lui o la sua ricchezza..., quel figlio là... è l'unico che hanno ed essi si sono messi in testa di riprenderselo.

Se Jacob tornerà dalla Corea - intero o storpio non importa, l'importante è che torni vivo -, i coniugi Hampton sono ben felici di riaccoglierlo in casa, di coccolarlo, vezzeggiarlo, curare le sue ferite emotive e psicologiche, fargli sentire amore, sicurezza, protezione... ma Naomi dev'essere fuori dalle loro vite, compresa da quella di Jacob.

La mente pragmatica e fredda di Cora Hampton comincia a rimuginare nelle notti insonni e architetta un piano denso di inganni e menzogne per ottenere ciò che vogliono. Ovviamente questo piano diabolico necessita di alleati, in primis il marito Daniel (inizialmente scettico) e poi giusto altre poche persone da tener zitte e buone con promesse o minacce.

"Erano tantissime le bugie da tenere in piedi e altre ne sarebbero seguite. Somigliavano a una lunga fila di vagoni su un ripido pendio, bastava lo sganciamento di uno soltanto per causare un disastro".

Tra gli ingannati, ovviamente, ci sono gli ignari Blackburn e Naomi, che si fanno forza a vicenda; il ragazzo va a trovare Naomi nella fattoria in cui ella viveva con Jacob dopo il matrimonio ed è una figura presente e rassicurante... fino al giorno in cui accade qualcosa che cambia tutto, che getta una croce su sogni, speranze e promesse di felicità.

Come due Romeo e Giulietta impiantati nell'America di metà Novecento, l'amore tra Naomi e Jacob viene ostacolato, tra loro si frappongono bugie e segreti che rischiano di separarli irrimediabilmente, di tenere all'oscuro l'uno del destino dell'altra.

Ma nessuna verità può restare nascosta e sepolta per sempre.
Non se a custodire quell'amore e quell'amicizia è un custode come Blackburn Gant, il quale sarà pure ammaccato nel corpo, ma il suo cuore è pulito, innocente e tanto grande da contenere sentimenti di lealtà assoluta verso gli amici, un grande senso della giustizia e una convinta ricerca della verità anche laddove a rischiare tanto - per non dire tutto, perché gli Hampton sanno essere prepotenti e cattivi, se sfidati - è lui in prima persona.

Ma per un amico con cui, da ragazzo, ha stretto un patto di sangue, un sacrificio si può fare, per quanto alto e rischioso.
E non solo in nome dell'amicizia, ma proprio per una questione di giustizia, di verità.
Imperfetto fisicamente ma non nello spirito, Blackburn non può tollerare e subire "le cose storte", le prepotenze, le angherie di gente persuasa di poter comprare silenzi e omertà con i soldi o con la minaccia di ritorsioni.
Lui non è in vendita e non teme le vendette. 
A poterlo indurre a cedere ci sarebbe solo la remota possibilità che, in cambio del silenzio, potrebbe dare una svolta alla propria vita,  prendersi qualcosa che mai potrebbe pensare di ottenere con le sue sole forze, tanto meno con la sua faccia o il suo fascino inesistente.

Ma se Blackburn decide nel suo cuore di cosa e chi vuol essere custode, nulla potrà farlo desistere dai suoi intenti.

"Il custode" si è rivelato una lettura via via appassionante, una volta entrata appieno nel contesto sociale in cui la storia è inserita; lo scrittore ha una scrittura scorrevole e immersiva, che equilibra bene il racconto delle vicende con le descrizioni degli ambienti, così da permettere al lettore di sentirsi e vedersi lì, in quei posti, a sentire i tiepidi raggi del sole che tramonta, a respirare l'aria frizzante del mattino, a sentire il profumo del pane al mais, a godersi il silenzio nelle notti senza vento.

Rash ci parla di amore, di amicizia, di legami famigliari poco sani e di altri più equilibrati, di guerra e morte e freddo e disturbi da stress post traumatico, di falsità e raggiri perpetrati con lucida freddezza e spacciati per una forma di amore e protezione, di onore, di emarginazione, di pregiudizi, di integrità morale, di desiderio di indipendenza e di autoaffermazione.

È un romanzo che procede a un ritmo placidamente costante, non ha sussulti o virate brusche, ha la calma di Blackburn, la cocciuta speranza di Jacob, la dolce fragilità di Naomi, l'ostinazione di due genitori che rischiano di combinare un macello a causa del loro amore egoistico, insomma è un libro basato sulla forza dei legami e su come essi vengono costruiti - sulla verità o sui tradimenti - e ne ho apprezzato non solamente la storia in sé ma ancor più la penna delicata e quasi lirica in certi momenti (del resto, l'autore è un poeta), concreta ma anche capace di tratteggiare profili umani con molta sensibilità.

Bello, mi è piaciuto.



Citazione

"Forse era quello il lato più triste della vita, non poter capire davvero quanto fosse bella una certa cosa mentre la stavi vivendo. Quanti di quei momenti finivano per essere spazzati via, perduti per sempre."

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz