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giovedì 30 aprile 2026

Recensione: LE MEDUSE NON HANNO ORECCHIE di Adéle Rosenfeld



Il racconto in prima persona di come affronta le sfide della comunicazione (e, di conseguenza, il rapporto con gli altri, le incomprensioni che nascono quando non ci si capisce...) una giovane donna affetta da una grave forma di ipoacusia.


LE MEDUSE NON HANNO ORECCHIE 
di Adéle Rosenfeld 




Piemme
trad. L. Bussotti
224 pp
«Che importa la sordità dell’orecchio, se la mente intende? L’unica sordità, la vera sordità, la sordità incurabile,
 è quella dell’intelligenza» 
(Victor Hugo)

Louise è nata sorda da un orecchio (il sinistro) e con l'altro sente a malapena.
Per i primi trent'anni della sua vita, ha vissuto al limite tra sordità e "normalità", non sentendosi totalmente parte né degli udenti né dei non udenti, e provando a barcamenarsi in un mondo rumoroso aggrappandosi con disperata fiducia all'apparecchio acustico nascosto tra i capelli.

Ma adesso che la situazione sta peggiorando e pure l'orecchio destro sta perdendo del tutto l'udito, sente che la sua esistenza sta entrando in una fase ancora più instabile di quanto non fosse già per via del suo handicap.

Di fronte a questa inevitabile perdita d'udito, il suo medico le ha suggerito un impianto cocleare, procedura irreversibile che inevitabilmente influirà non solo sull'udito ma sull'intera esistenza della giovane donna. 

Si sente pronta Louise a perdere il suo, seppur molto limitato, udito naturale a vantaggio di uno artificiale?

"Orfana. Sì, era proprio questo che avevo sempre provato, la sensazione di non appartenere a nessun mondo. Non abbastanza sorda per sentirmi legata alla cultura dei sordi, non abbastanza udente per partecipare appieno al mondo degli udenti. Tutto stava in ciò che mi convincevo di essere o di non essere. I danni collaterali che avevano aperto profonde crepe nel mio ego e nella fiducia in me stessa, per gli altri erano disturbi senza nome, difficili da capire."

La donna finora ha vissuto sforzandosi di non dare a vedere agli altri - i "normali" - di avere problemi di sordità, imparando a  fingere di aver capito, a guardare fisso le labbra dell'interlocutore per carpire parole, discorsi, stralci di conversazioni, accettando di essere considerata stupida dalla maestra di inglese piuttosto che sorda, ma soprattutto in trent'anni si è creata un mondo immaginario, parallelo a quello reale, in cui la fantasia è divenuta il mezzo per riempire i buchi lasciati dal non riuscire a sentire bene. 

Inevitabilmente, i fraintendimenti, le incomprensioni, i silenzi o le risposte imbarazzanti non mancano, anzi, sono piuttosto frequenti, e per affrontarli Louise "si serve" di bizzarre creature immaginarie, partorite della sua fervida immaginazione: un soldato della Prima Guerra Mondiale, un cane di nome Cirro, un botanico..., personaggi che l'accompagnano durante i mesi di riflessione e dubbio, mentre deve decidere se accettare o meno l'impianto.

Questo universo fantastico si incrocia e si scontra quotidianamente con la vita reale, che si sta arricchendo di novità: l'amore di e con Thomas, il suo primo lavoro in municipio (non privo di difficoltà, tutt'altro), un'amicizia che si sta sgretolando. 

Di pagina in pagina, il lettore segue Louise nel suo quotidiano e lei lo travolge con il suo fiume di pensieri, timori, domande, fantasie, il tutto raccontato con leggerezza e ironia.


La Rosenfeld ha scritto un'opera originale, ricca di umorismo e tenerezza, che racconta il mondo e la vita di tutti i giorni dal punto di vista di un'ipoacusica, i suoi svantaggi, limitazioni, paure, ma anche i mille modi per cercare di non soccombere alla propria disabilità, al terrore di sentirsi alienata, isolata, eternamente incompresa e quindi emarginata, ed esplora anche il potere dell'immaginazione e i limiti del linguaggio.

Attraverso la protagonista, riusciamo a sentire la sua angoscia rispetto al frastuono irriconoscibile proveniente dal mondo esterno, il senso di impotenza ed ingiustizia quando non capisce cosa dice l'interlocutore e il non riuscire a farsi capire da lui, la tentazione di evitare questo disagio standosene da sola, chiusa in casa a macerarsi nella convinzione che le proprie orecchie difettose siano un imbuto soffocante che le impedisce di vivere appieno e che le atrofizza l'anima.

Immagino che anche a voi, come a me, il titolo susciti curiosità; ebbene, a spiegarcene il senso è la stessa Louise: "le meduse non avevano orecchie, ... possedevano degli organi sensoriali orientati verso la sensibilità visiva o l’equilibrio. Mi sentivo medusa, fluttuante nella massa, senza visibilità."


Cosa mi è piaciuto di questo romanzo: l'originalità della tematica, il piglio ironico e fresco nell'affrontarla, che non va assolutamente a togliere serietà all'argomento della sordità/ipoacusia, ai disagi vissuti ogni giorno e in vari contesti di vita dai sordi, ma anzi permette al lettore di avvicinarvisi con rispetto ma senza alcuna pesantezza e drammaticità, filtrando tutto attraverso la lente della protagonista: una lente decisamente multicolore, ricca di stimoli, pensieri, dialoghi fantasiosi, elucubrazioni di ogni tipo. Ho apprezzato il ritmo e la brevità dei capitoli (alcuni sono composti da poche righe).

Cosa non mi ha convinto: l'ho trovato un tantino confusionario, in particolar modo per via del continuo mescolarsi di realtà e fantasia, nel senso che il mondo immaginario di Louise si confonde con la dimensione reale e in certi momenti era complicato distinguere tra i due livelli. Certo, posso anche pensare che questo caos sia voluto perché corrisponde a ciò che vive e sente la protagonista, ma dal punto di vista narrativo mi ha un po' infastidita, pure perché in certi momenti non capivo il nesso tra i vari "deliri" e fantasticherie di Louise.

Concludendo: lo consiglio a chi è interessato all'argomento ed è pronto o desideroso di affrontare una lettura particolare e non sempre lineare.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz