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domenica 13 settembre 2026

Recensione: PICCOLI FANTASMI di Gregg Dunnett



Una bambina di dieci anni viene rapita e uccisa; due anni dopo, il suo assassino è ancora a piede libero però il fratellino della vittima dice di sapere chi sia colui che ha tolto la vita a sua sorella Layla.
Deve solo sperare che qualcuno gli creda ma sarà complicato perché a fargli questa importante rivelazione è stata proprio lei...: Layla.

PICCOLI FANTASMI
di Gregg Dunnett



Storm
374 pp
Riprendere a vivere dopo aver vissuto un evento tragico e doloroso come quello dell'assassinio di una figlia e sorella è davvero arduo.

Lo è per i coniugi Jon e Rachel Martin, che hanno perso una figlia ma sanno di avere il dovere di continuare a vivere perché hanno ancora un bambino a cui pensare, Gale; ed è pesante anche per quest'ultimo, che si è ritrovato privato della propria sorella maggiore in un giorno come gli altri, mentre era con lei sulla spiaggia a fare la fila per un gelato.

Layla è stata rapita in un pomeriggio d'estate di due anni prima, mentre fratello e sorella bisticciavano aspettando di comprare il gelato al chiosco sulla spiaggia; la loro madre era rimasta sotto l'ombrellone.
C'era tanta gente quel giorno, di cosa avrebbero mai dovuto aver paura?
Purtroppo a un certo punto si creò un po' di confusione e fu allora che il mostro si avvicinò a Layla e la prese..., rubandola ai suoi cari per sempre.

Il caso di Layla, due anni dopo, rischia di finire tra i cold case.
Non ci sono altre testimonianze utili o aggiornamenti o altro che possa spingere gli investigatori a continuare a spendere soldi, tempo e risorse umane per indagare su un delitto per il quale languono piste, ipotesi, sospetti concreti.

Per evitare che venga archiviato, l'ispettore Kieran Clarke, colui che fin dal primo momento ha diretto le indagini con professionalità, passione e sollecitudine, propone un ultimo disperato tentativo: partecipare al programma televisivo Crimebusters per riportare il caso all'attenzione del pubblico e sperare in nuovi indizi. 

Mentre i coniugi Martin discutono su cosa fare, Gale, il figlio minore, dopo mesi di depressione e isolamento, sembra finalmente stare un po' meglio. 
A contribuire al suo umore è un piccolo segreto che per ora tiene per sé: Layla è tornata da lui.

Sì, Gale sa che è morta, non è né stupido né ammattito (almeno spera...!) ma è così: Layla si manifesta a lui con la sua presenza discreta e rassicurante; inizialmente, quando gli appare, è più trasparente, ma gradualmente l'immagine si fa più nitida e un giorno, improvvisamente, gli rivolge anche la parola. 

Gale ha adesso la stessa età di sua sorella quando è morta (dieci anni) ma sa che i morti non tornano né possono parlare con i vivi, per cui si convince di essere vittima di una sorta di proiezione del suo subconscio: il dolore per la morte efferata di Layla, la sua assenza, il fatto che le manchi... evidentemente si manifestano così, in lui, che crede di vederla perché è ciò che vorrebbe, cioè averla ancora accanto, parlarle e ascoltarla.

Eppure, Layla sembra essere davvero lei e, testarda e determinata com'era in vita, dimostra al perplesso fratello di essere un fantasma; non ha più un corpo come prima (non può ad es. abbracciarlo), fluttua nell'aria e passa attraverso le porte di casa ma ciò che conta è che il suo spirito (se così si può dire) c'è e lei è lì perché deve chiedere un aiuto a Gale: trovare il suo assassino

Ovviamente Layla non ne conosce il nome ma può raccontargli - per quanto rivivere i terribili giorni del sequestro e quello ancora peggiore del momento della morte sia fonte di grande angoscia - dei particolari che possano servire a rintracciarlo, senza contare che lei ricorda il volto dell'assassino.

Gale vuole con tutto il cuore trovare il mostro ma c'è un problema: chi può credere alle parole di un bambino e della sua sorella fantasma? 

Ma Gale non demorde e, se non può dire esplicitamente ai genitori o alla polizia "Layla mi ha rivelato che...", beh, vorrà dire che si inventerà qualche particolare o andrà egli stesso in cerca degli indizi fornitigli dalla sorella.
 
Uno di questi è molto particolare e potrebbe rivelarsi cruciale: il mostro (dopo aver adescato Layla con una scusa per certi versi banale) le confidò di possedere due serpenti e che desiderava portarla nella propria casa per mostrarglieli. E quei serpenti c'erano realmente, Layla li aveva visti.

Quante persone posseggono dei serpenti in casa come animali domestici, dalle loro parti?

L'idea è quella di recarsi nell'unico negozio in città che vende animali (tra cui rettili) per vedere se sia possibile ottenere dei nominativi; pur non riuscendo a sbirciare alcun nome, Gale e Layla (che riesce ad essere "presente" solo se c'è Gale, che per lei è una sorta di anello congiunzione tra la propria dimensione e quella terrena) riescono a captare l'indirizzo di un uomo che ha acquistato dei serpenti.

Attraverso un sotterfugio, Gale si reca in quell'abitazione, scontrandosi con il proprietario, un uomo dallo sguardo freddo, inquietante, cattivo...: non ci sono dubbi, è sicuramente lui il rapitore e il killer di Layla, lei è convinta di ciò che ha visto e vissuto.

Ma quando - dietro le suppliche del figlioletto, disperato e caparbio - i due perplessi genitori decidono di esporre la teoria di Gale all'ispettore Kieran Clarke, c'è il primo e tesissimo colpo di scena, che non vi esplicito ma vi dico che sarà il fulcro attorno al quale si svolgerà il resto della storia.


Scoprire che il killer è una persona molto vicina ai Martin sconvolge tutto e tutti; ovviamente, i genitori - dopo lo sgomento iniziale - rifiutano di credere che quella sia la verità, in quanto l'individuo accusato da Gale è al di sopra di ogni sospetto.

Anche Gale è lì lì per vacillare davanti all'opposizione dei grandi, se non fosse che lui vede ciò che essi non possono vedere: Layla, i suoi occhi, le sue espressioni angosciate, il terrore che la fa tremare tutta al ricordo delle atrocità subite per mano di quell'essere che lei sa essere il colpevole.

E va inchiodato, assolutamente.
Non solo per amore della verità, per dare definitivamente pace alla famiglia e mettere un punto a una storia lacerante (il dolore per la perdita non andrà mai via, ma che almeno venga lenito dalla consapevolezza che chi ha commesso un crimine paghi), ma anche perché Layla non può restare in questa sorta di limbo, di non-vita sospesa tra l'aldiquà e l'aldilà, bensì deve poter andare "dove l'attendono".

Da quando l'assassino capisce che, in un modo che non immagina, Gale Martin è arrivato a lui e che quindi potrebbe fargli saltare ogni copertura, inizia una corsa folle per impedire al ragazzino di arrivare a tutta la verità.

Manipolatore, calcolatore, cinico, in bilico tra la lucida euforia che pervade un killer affamato di vittime da torturare e l'apparente calma di chi si sente in una botte di ferro, il mostro fa di tutto per sviare ogni sospetto da sé, per anticipare eventuali mosse degli investigatori, per confondere i Martin, e sembra in effetti essere sempre un passo avanti a tutti.

Ma l'amore tenero e genuino che unisce Gale e Layla, unito alla tenacia di un'agente di polizia che non osa sognare di diventare detective pur avendone le qualità, apriranno un varco via via sempre più grosso per arrivare al mostro. 


Commovente, ricco di colpi di scena e tensione emotiva, Piccoli fantasmi è un thriller psicologico che mi ha tenuta incollata, nonostante io non ami moltissimo il paranormale, e qui inevitabilmente c'è perché la co-protagonista è una fantasmina che si muove invisibile per casa e che sceglie un famigliare quale destinatario di un messaggio, in questo caso di una vera e propria missione.

Non è niente di nuovo, anzi, il romanzo ricorda, in molti passaggi e caratteristiche, opere come Amabili resti, Ghost (film anni Novanta, lo dico per i più giovani 😜) o Il sesto senso, ma mi è piaciuto molto ugualmente perché è toccante, suscita rabbia, tenerezza, struggente malinconia al pensiero di una giovane vittima che cerca in tutti i modi di fare arrestare il proprio assassino, e lo fa coinvolgendo un'anima innocente e pura come lei.

Una caccia al mostro vista con gli occhi di due bambini, cui si alterna anche la prospettiva dello stesso omicida, che agisce spinto da una crudeltà, da una personalità spietata e da  un'assenza paurosa di empatia da far rabbrividire.

Il ritmo diventa più serrato da un certo momento in poi e viene creata molta suspense quando riprendono le indagini e procedono tra depistaggi e nuovi sospetti.

Una lettura che mi ha presa tanto e mi ha commosso il pensiero che Gale possa in fondo rappresentare tanti di noi che, di fronte alla perdita di una persona cara, forse, si ritrovano a desiderare di sentire la voce di chi non c'è più per potergli dare un ultimo saluto.

Mi sento di consigliarlo, in particolare se vi piace il genere, il mix thriller/paranormal e se avete voglia di farvi coinvolgere emotivamente.


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz