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lunedì 20 maggio 2013

Recensione. "Laila Volpe e Evindi Mott. I trafficanti dell'ombra" di Man Ekang



Buongiorno e buon inizio settimana a chi passa a "raccogliere" i miei chicchi ^_^

Iniziamo la giornata con due recensioni di due libri diversi tra loro, per genere anzitutto.

Ecco il primo, di cui vi ho già parlato.


LAILA VOLPE E EVINDI MOTT. I TRAFFICANTI DELL’OMBRA
di Man Ekang


lulu.com
261 pp
17.60 euro
Trama

La giovane torinese Laila Volpe incontra Evindi Mott, alla lezione di antropologia culturale del professore Debrossac.
L’incontro in apparenza casuale era in realtà voluto dal ragazzo africano nel quadro di una sua prova di iniziazione, nella società dei suonatori di Mvett.
Ma dopo averlo sorpreso in flagrante, il professore Debrossac lo convincerà ad aiutarlo per ritrovare sua figlia scomparsa misteriosamente in Torino.
Evindi Mott accantonerà successivamente i suoi primi progetti per Laila e, insieme al professore, aiuterà la ragazza a dare un taglio ai suoi incubi ricorrenti.
In questo contesto, Laila conoscerà l’esistenza delle “monete del fato” e imparerà che la sfortuna non è nient’altro che il risultato di un’attenta manipolazione di certe entità, da parte di coloro che hanno la conoscenza di alcune leggi della natura.
L'acquisizione di questa conoscenza da parte di Laila scatenerà l’ira di coloro che tenevano un cospicuo traffico delle sue capacità intellettuali e delle sue chance.

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L'autore.
Man Ekang si definisce un individuo dalla personalità complessa, amante del fantastico sin da giovanissimo; ha una laurea in scienze politiche ma il suo primo amore è l'antropologia, con il suo carico di leggende e aspetti mistici di cui tutti i popoli della terra sono dotati.
"Laila Volpe e Evindi Mott - I trafficanti dell'ombra" nasce dal desiderio di condividere con altri questa sua passione.



il mio pensiero
Laila Volpe e Evindi Mott. I trafficanti dell'ombra  è un romanzo appartenente al fantasy con affascinanti risvolti nell'antropologia, nell'arte, che danno alla storia un tocco di originalità.
I due protagonisti, i ventenni Laila e Mott, dovranno “combattere” contro una serie di personaggi legati al mondo della magia, quella avente un vago sapore “ancestrale”, primitivo, anzi possiamo dire “tribale” ,visto che ha a che fare con la cultura africana - in particolare camerunese - e la tribù dei Fang-Beti,  ricca al suo interno di credenze e superstizioni misteriose.
Laila e Mott si incontrano all’università, seguendo le lezioni di antropologia del prof. Debrossac.
Mentre di Laila possiamo dire che è una normalissima ragazza (almeno in apparenza) di 20 anni  che vive a Torino col padre e la seconda moglie di lui, di Mott capiamo subito che è un soggetto particolare, legato al mondo della magia; il suo incontro con la giovane non è per nulla casuale, ma motivato dall'obiettivo di superare una prova di iniziazione per entrare a far parte della società dei suonatori di Mvett.
E proprio attraverso questo strumento musicale (il Mvett), il ragazzo riesce a mettersi in contatto con lo zio (camerunese anche lui), in modo magico ovviamente, e da lui il giovane riceve istruzioni e consigli per la sua missione.

Mott ha diversi poteri particolari e ben presto Laila, tra fascino e meraviglia, ne verrà messa a parte, volente o nolente; ne è coinvolto anche lo strano Debrossac, alla ricerca della propria figlia rapita.
Tra amici, che poi tanto amici non sono, e monete antiche – che si rivelano essere malefiche, vòlte e "rubare" i talenti e le capacità altrui – Laila e Mott si ritroveranno spesso in pericolo per via di gente "malintenzionata", tutte esperienze che alla fine avranno il loro risvolto positivo, visto che farà sì che i due stiano sempre insieme, dando il via allo sbocciare di un sentimento.
Molti personaggi entreranno nella storia, ognuno con i propri obiettivi malefici, volti a contrastare Mott, ma soprattutto verso la fine scopriremo che tra queste creature con poteri sovrannaturali si celano anche degli insospettabili "stregoni".
Tra un'avventura e l'altra, Laila vive rapporti poco sereni in famiglia: i suoi genitori, pur essendo separati, su una cosa sola concordano, cioè sulla loro antipatia per Mott; inoltre, si sente poco amata e apprezzata da loro, il che la fa star male.
Ci sono diversi colpi di scena, c’è molta azione, la prospettiva della narrazione passa da Laila, a Mott ad altri personaggi non proprio secondari.
Interessante e affascinante l'ambientazione; personalmente apprezzo molto le storie che prevedono un contesto "normale", come può essere la città di Torino, rivestendola poi di un manto di mistero, magia e cose da scoprire tra strade e monumenti noti.
Pur essendo un romanzo di fantasia, vi troviamo spunti di riflessione non trascurabili, quali i rapporti familiari (soprattutto in seno alle cosiddette "famiglie allargate"), la paura dell'altro (del resto, l'alterità è un concetto "caro" proprio all'antropologia, di cui l'Autore è appassionato), i pregiudizi ma anche la curiosità di approfondire argomenti lontani dalla nostra realtà su cui non abbiamo molte nozioni (a tal proposito, il lettore avrà modo di conoscere vari aspetti della cultura dei Fang-Beti, che sono davvero molto interessanti; chissà che non venga voglia anche a voi, come a me, di approfondirli!!).
E’ una lettura piacevole, scorrevole, anche se a volte i dialoghi, ed il linguaggio in generale, li ho trovati non accurati al 100%; la trama è anche ben articolata, originale, affascina per i suoi contenuti “antropologici”, la dinamicità delle scene, l'aura di mistero che avvolge tanto i personaggi (i principali sono ben delineati) quanto la bella Torino.
Anche il finale mi è piaciuto perchè ci sono intrecci e scelte per nulla scontati; la copertina è gradevole e "azzeccata", per i colori e per lo sfondo della Mole antonelliana e dell'uomo con uno strumento sconosciuto in mano.
Ne consiglio la lettura: è un fantasy davvero diverso dal solito, anche perchè (e questo è un elemento che lo rende doppiamente positivo ai miei occhi - è un mio personalissimo pensiero -) ambientato in Italia, avvicinando realtà e fantasia, un mix che trovo davvero avvincente e accattivante.

(visitate il sito dell'Autore - che ringrazio caldamente per avermi fatto leggere il suo romanzo! - per scoprire tante informazioni e curiosità sulla storia!)

2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz