PAGINE

lunedì 16 giugno 2014

Recensione: MI SI E' FERMATO IL CUORE di Chamed



Era già da diverso tempo che desideravo leggere questo libro-testimonianza.

Ad attirarmi, anzitutto il fatto che si trattasse di fatti realmente accaduti, e poi il rimando al manicomio e al trattamento (terribile!) dei pazienti al suo interno, prima della celebre Legge Basaglia (180/78), che si proponeva l’obiettivo di mutare l’approccio verso i pazienti psichiatrici, considerando la malattia mentale al pari delle malattie che colpiscono il corpo.
Ha stabilito la fine dei manicomi, chiudendoli e ostacolando la realizzazione di altre istituzioni totali di questo tipo; ha ridato dignità alle persone in situazioni di disagio mentale.

MI SI E' FERMATO IL CUORE
di Chamed


Ed. Leone
176 pp
Sinossi

Chamed ha avuto sfortuna nella vita. Da piccola le diagnosticano la poliomielite: incurabile. E invece, grazie all’affetto del padre e al suo coraggio riesce a guarire, a camminare, a innamorarsi.
Ma è nata sotto una cattiva stella, e a soli quattordici anni perde i genitori in un incidente d’auto.
La tragedia viene acuita dal fatto che la zia, presso la quale viene affidata, la odia e la maltratta e in seguito a un tentato suicidio riesce a farla internare.
I manicomi italiani, prima dell’entrata in vigore della legge Basaglia, erano un vero e proprio inferno. Molestie, violenze, abusi e, immancabile, l’elettroshock.
Chamed entra in coma diverse volte a causa dei “trattamenti”, ma trova comunque la forza di denunciare i suoi aguzzini grazie a un medico illuminato, che la adotterà per farle cominciare una nuova vita.
Una storia vera, un libro che tocca le corde più profonde dell’anima e ci ricorda quanta fragilità e quanta forza possiede l’essere umano.

L'autrice.
Chamed è uno pseudonimo.
Vive in Toscana e lavora soprattutto all’estero: come pittrice su tela e porcellana, esprime fortemente la sua personalità attraverso le sue opere.
Mi si è fermato il cuore è il suo primo romanzo, già pubblicato in edizione americana (My Heart Stopped Beating, MindLeaves 2011).


recensione

Il libro, narrato in prima persona, come se fosse un diario, un memoriale, ci mette immediatamente a contatto con la narratrice-protagonista, a partire dalla sua nascita e proseguendo nella sua crescita.

Chamed è una bimba speciale che, a causa di un vaccino, si è ammalata di poliomielite, “condannata”, quindi, a portare su di sé, sul suo corpo, gli strascichi di questa patologia.

Ma la fortuna della piccola è la sua famiglia: suo papà Michael e sua mamma Helen sono due genitori dolcissimi, affettuosi, presenti, protettivi al punto giusto, ma soprattutto ottimisti, fiduciosi.
In particolare il papà è il motore di questa bella famiglia, colui che ama in modo totale e premuroso la propria adorata moglie e la propria figlioletta speciale, Chamed (che vuol dire “scia”).

Per Chamed lui è un punto di riferimento fondamentale, perché le insegna ad andare oltre la malattia, ad amarsi nonostante il suo handicap (inizialmente, la piccola è zoppa, fa molta fatica a camminare, e in più non riesce a parlare) e, anzi, lui stesso farà di tutto perché Chamed si sforzi a lavorare sui propri limiti, provando a superarli. Ed è così che, grazie alle insistenze di Michael, la bimba riuscirà a camminare e a parlare, come tutti i suoi coetanei.
Certo, la polio non se n’è mica andata e, come purtroppo spesso accade, a scuola molti compagni la scherniscono crudelmente.

Ma la cosa grave sono gli adulti ignoranti.
A cominciare dalla perfida zia, Patti, moglie di Raul (fratello di Michael), che odia con tutta se stessa la nipote e che, appena potrà, attuerà nei suoi confronti una serie di malvagità ed umiliazioni, di violenze fisiche e psicologiche spaventose

La vita non si presenta, agli occhi della fragile ma intelligente Chamed, come una discesa, bensì una dura salita, e se da una parte le donerà l’amore giovanile del dolce Giulio, dall’altra le toglierà troppo presto i suoi amati e amorevoli genitori; gli unici che l’amano svisceratamente e che darebbero la propria vita per lei.
Chamed si ritroverà senza di essi da un giorno all’altro e, nonostante la propria migliore amica Anna e Giulio, la situazione per lei precipiterà in modo drastico, proprio quando, ormai orfana, sarà in balìa di adulti deviati e iniqui: accolta da zio Raul (che è dolce e affettuoso, ma ahilei, assente in settimana per il lavoro) e zia Patti, questa, insieme alla figlia, saranno una spina nel fianco della povera Chamed.

Mi fermo qui con gli elementi relativi alla storia, ma vi dico solo che questa Patti riverserà odio e frustrazioni su una ragazzina di neppure 14 anni, sola al mondo, che già ha subito prove e lutti tremendi, che “ammazzerebbero” chiunque, e a muoverla sarà non solo la propria cattiveria, ma anche l’egoistica sete di soldi.

Come è possibile leggere nella sinossi del libro (che a mio avviso, dice molto.... - troppo..?), la ragazzina finirà in manicomio, a causa dei piani diabolici di Patti, e lì andrà incontro a umiliazioni e vessazioni, a sevizie psicologiche e fisiche degne di un thriller psicologico.

Chi salverà la povera Chamed dalla bassezza cui l’uomo è capace di giungere?


Il manicomio sarà il suo inferno, che metterà alla prova duramente quel germoglio di speranza e desiderio di vivere e amare che lei ha imparato dai genitori e da Giulio; potrebbero non bastare la voglia di vivere e combattere per uscir fuori dall’inferno!

Sarà necessario l’intervento di un angelo, cioè di un medico coscienzioso e umano, a mostrare a Chamed la luce in fondo al tunnel.

Prima che il suo corpo venga spezzato definitivamente e il suo cuore ferito svariate volte si fermi del tutto.


Dal punto di vista formale, non l’ho trovato scritto in modo perfetto; è un po’ confusionario e ci sono troppi punti in cui si passa da una situazione all’altra troppo velocemente, senza dare al lettore il tempo e il modo per assimilare il tutto.

È come se chi scrive avesse fretta di dire tutto (di… “vomitarlo”, perdonatemi il termine), senza soffermarsi troppo su luoghi e circostanze ma risaltando le situazioni specifiche, le parole dette, le azioni compiute, tutto l’amore o tutta la cattiveria che traspaiono, riga dopo riga.

Inoltre, molte cose le ho trovate esagerate (un es. su tutti, il modo in cui è finita Chamed in manicomio…), quasi surreali, ma non perché non sia possibile la loro veridicità, ma proprio per il fatto che il ritmo è troppo veloce, non ci si sofferma sulle dinamiche interpersonali ed emotive in modo chiaro e approfondito e anche gli episodi drammatici rischiano di non coinvolgerci più di tanto.

Certo, di Chamed non possiamo dire di non cogliere la psicologia o l’emotività, tutt’altro, lei è forse il personaggio più a nudo di tutti, però gli altri sono poco tratteggiati e li conosciamo attraverso le azioni più che per un’analisi personale.

Ad ogni modo, Mi si è fermato il cuore è un libro tosto, duro, senza peli sulla lingua, e lo è per la storia, spesso per il linguaggio (non mancano le parolacce, dette per ferire e umiliare), per i suoi personaggi, che mostrano l’essere umano tanto nella sua capacità di amare quanto nel suo saper essere crudele a livelli inimmaginabili.


È un libro che per molti versi mette una certa angoscia, ma dall’altro deve far riflettere, soprattutto per quanto concerne il trattamento della malattia mentale e il superamento di pregiudizi e stereotipi che ruotano attorno ad essa.
Mi ha scosso molto e da lettrice non ho potuto simpatizzare (nonostante i “difetti” riscontrati nella narrazione) con la povera ma forte protagonista.

Lo consiglio a chi privilegia le storie vere e un po’ “crude”.
Mi ha ricordato “Alice all’inferno” (QUI recensione) e mi ha fatto venire in mente un libro che avevo messo in WL, “La prima volta avevo sei anni”.

2 commenti:

  1. Ha una cover che fa impressione ma una storia cruda come questa non sembra male :P vado anche a vedere cos'è Alice all'inferno ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. la cover trasmette tutta l'angoscia della storia (vera)!!
      "Alice all'inferno è una storia anch'essa vera , di droga e prostituzione

      Elimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz