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domenica 1 giugno 2014

Recensione: VALERIE SWEETS. LA GENTE MI CHIEDE PERCHE’ BEVO di Manuel Marchetti



Recensione domenicale...:

VALERIE SWEETS. LA GENTE MI CHIEDE PERCHE’ BEVO
di Manuel Marchetti

Valerie Sweets copertina ebook
Nativi Digitali Edizioni
Pagine: 188
Prezzo: 0.99€
Genere: Urban Fantasy, Thriller
Dura la vita per Valerie Sweets, tenente nella Polizia di Cold Hill che ogni giorno deve tenere a bada criminali e maniaci. È proprio per questo che beve, e tanto: per dimenticarsi delle pallottole, sparate e ricevute, e per cacciare via i fantasmi. Ed è proprio al Rusty Bar, il posto dove ama sbronzarsi, che inizieranno le grane serie per Valerie, che stavolta non si troverà contro i soliti scagnozzi e gangster, ma un nemico ben più temibile…

Sangue, sacrificio e tanti bossoli sul pavimento: questi sono gli ingredienti di “Valerie Sweets – La gente mi chiede perché bevo”, che vi introdurrà al caratterino dell’omonima protagonista, una “sbirra buona” con il vizio del whiskey e la cattiva abitudine a trovarsi in mezzo a storie più grandi di lei. Così, in questo primo capitolo della sua trilogia, Valerie vi racconterà le sue disavventure tra gang di farabutti vendicativi e colleghi troppo premurosi, ma addirittura fotografie che predicono il futuro e la consapevolezza che c’è qualcuno che non vede l’ora di raggiungere il nostro mondo per farlo diventare un vero inferno.

Non è il solito poliziesco, non è il solito fantasy, la storia di Valerie Sweets è entrambe le cose e molto di più. La volete scoprire? Preparatevi un bel bicchiere di roba forte, ne avrete bisogno… o altrimenti offritelo a lei, non rifiuterà.




Valerie Sweets: un nome così dolce che mal si addice alla protagonista di questo paranormal (che sfocia nell’horror, quasi) che inizia in modo “normale”, nel senso che è collocato nel nostro mondo.
Più o meno normale.
Eh sì, perché è proprio la parola normalità che – come dolcezza – attribuita a Valerie non sai mai che significato potrà assumere.
Perché Valerie tutto è fuorchè normale.
Anzitutto, è una sbirra, una poliziotta (col grado di tenente) di Cold Hill, ed è pure brava; sa fare il proprio lavoro, perché è decisa, determinata, senza peli sulla lingua, “tosta”, capace di mettere a tappeto più di un delinquente, nonostante sia una donna.
Una donna che però non mostra mai la propria femminilità; ama l’abbigliamento punk e il trucco dark/gothic, come nera e gotica è anche la sua anima, la sua personalità.
È un tipo solitario, poco incline ai rapporti sociali (che sia sul lavoro, in amore o in amicizia), della sua famiglia non ci vien detto praticamente nulla; la sua vita ruota attorno a due cose: il lavoro.. e l’alcool.
Eh già perché l’efficiente e sveglia poliziotta Valerie ha un “piccolo” difetto: beve..!
Ma non un bicchiere ogni tanto – magari con un collega o un’amica… -, bensì intere bottiglie, e da sola!! Anzi, è consigliabile non darle noia mentre è nel pieno della bevuta, perché tanto vi accorgerete subito che è poco socievole.
Siede al solito bancone del solito bar “Rusty Bar” e lì ci da sotto con il suo caro whiskey…
E non smette di versarsene nel bicchiere finché non è fradicia d’alcool, tanto da non riuscire quasi più ad alzarsi.
E la gente (barista compreso) – che immancabilmente non si fa i fatti propri! -  le chiede perchè beve.
Forse gli altri vedono una donna giovane, magari carina, sola… e non capiscono che problemi può mai avere per affogare completamente in una bottiglia di whiskey.

Ed è proprio a partire da questa domanda che la cara Valerie ci racconta le sue mirabolanti avventure.
Avventure che – unite al già complicato e pericoloso mestiere del poliziotto – spiegano come mai lei si serva dell’alcool per dimenticare.
Dimenticare cosa?
Beh, anzitutto le malvagità, le depravazioni e tutti i problemi annessi al proprio lavoro; non è facile avere a che fare ogni giorno con stupratori, delinquenti, spacciatori, uomini violenti, prostitute, omicidi e furti…. Insomma, è facile cadere in depressione, sentirsi frustrati ed impotenti davanti a tanto male e a tanto “schifo” (scusate il termine), sapere di dover combattere quotidianamente contro tutto questo con la consapevolezza che domani le cose non saranno migliorate.
Però intanto si fa lo stesso, perché nonostante il carattere bizzarro, solitario, il modo di pensare anche un po’ cinico, Valerie è una sbirra coscienziosa, che ci tiene davvero al proprio lavoro, che crede davvero nella necessità di “spazzar via” i delinquenti e cercare di proteggere gli innocenti.
Ma non è affatto semplice, ok! Quindi qualche aiutino, tanto per sapere come comportarsi, male non farebbe.
E questo aiutino dall’alto a un certo punto arriva davvero…

Ed è qui che la sfera della realtà si intreccia con quella dell’irrealtà, del paranormale.

A contattare la povera e stanca sbirra alcolizzata è un’amica sconosciuta, che si presenta a lei tramite fotografie “piovute” dal cielo, che mostrano ad una scettica Valerie momenti della sua vita futura, cose che stanno per accadere da lì a qualche minuto.
Insomma, piccoli accorgimenti utili a salvare la vita della stessa Valerie, che per natura e professione non è propriamente lontana dai pericoli.

Io non vorrei rischiare lo spoiler, quindi preferisco fermarmi qui con gli elementi relativi alla narrazione e vi invito a leggere il romanzo e a gustarvelo da soli.

Valerie ci racconta in prima persona, un po’ come se ci facesse una confidenza, raccontandoci di sé e della sua vita avventurosa, seduti al bancone di un bar tranquillo, con davanti qualcosa da bere, mentre davanti ai nostri occhi scorrono le immagini, vivide e vivaci, delle incredibili esperienze da lei vissute a causa tanto di esseri umani perversi (che di umano hanno ben poco, ormai), quanto di esseri extra-terrestri, che sanno dimostrarsi, però, non meno spietati e feroci delle persone

Ironico, caustico, pungente, senza peli sulla lingua, colorito (quando ci vuole, ci vuole), nudo ed essenziale è il linguaggio che l’Autore mette sulla bocca della narratrice-protagonista; vivaci, dinamiche, ricche di azioni, surreali ( non mancano le scene  splatter), con diversi momenti di suspense, scene da “combattimento” corpo a corpo, frenetiche… sono le situazioni e gli episodi narrati, che seguono un ritmo veloce, quasi lasciando il lettore senza fiato.

Devo dire che mi ha catturata, non sono riuscita a non terminarlo subito perché ero molto curiosa, via via, di seguire lo svolgimento degli eventi, di capire cosa avrebbe fatto Valerie – il cui “approccio” al lettore/interlocutore è molto diretto e ci sembra davvero di averla davanti a noi a raccontare tutto -  davanti al nemico, umano e non.
Vi avverto: ci sono i demoni, si parla di poteri paranormali, di essere cattivoni che ce l’anno su con noi poveri ed ignari umani; tutti elementi, quindi, che alcuni potrebbero ritenere già utilizzati ampiamente e che di per sé non costituirebbero una novità; al che, mi viene da riflettere che, del resto, mi pare pur giusto che ci siano, nel genere letterario in questione: di cosa deve parlare un paranormal fantasy? Di come cucinare le orecchiette baresi?
La storia e lo stile (e il soggetto protagonista!) sono assolutamente piacevoli, divertenti, originali, non ci si può annoiare, a mio avviso, e Valerie a me sta troppo simpatica!!

Detto questo, non solo vi invito nuovamente a leggerlo, ma vi anticipo che tra non molto avrete il mio parere anche sul secondo libro della trilogia su Valerie Sweets (“I supereroi non esistono”).

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz