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lunedì 22 agosto 2016

Recensione film: UN POSTO SICURO di Francesco Ghiaccio



Un film che ho desiderato vedere sin da quando è uscito e che affronta un tema importante, ancora attuale e delicato, e lo fa con un approccio sensibile e intenso.


UN POSTO SICURO


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Regia: Francesco Ghiaccio. 
Cast: Giorgio Colangeli, Marco D'Amore, Matilde Gioli.
Anno: 2015

La vicenda si svolge a Casale Monferrato e siamo nel 2011. 
Eduardo e Luca sono padre e figlio, ma da troppo tempo vivono vite separate, lontani l'uno dall'altro; a dividerli c'è il dolore, il risentimento, la rabbia per un rapporto che si è via via raffreddato, fino a sfociare nell'indifferenza reciproca.

Luca (M. D'Amore) vive una vita grigia e priva di obiettivi; ha smesso di studiare come attore, ha il "vizio della bottiglia" e per vivere fa il pagliaccio per divertire le persone alle feste.
Durante una festa, conosce Raffaella (M. Gioli), una bella e dolce ragazza, con cui ha una notte d'amore.
Una notte, Luca riceve una sgradevolissima telefonata: suo padre è gravemente ammalato, ha un cancro incurabile e gli restano pochi mesi da vivere.

Questa dolorosa scoperta rimette padre e figlio drammaticamente l’uno di fronte all’altro, ma questa volta c'è davvero poco tempo da perdere, perchè l'ospite indesiderato - il terribile mesotelioma, questo tumore che colpisce i polmoni e per il quale non c'è attualmente una cura - sta avanzando inesorabile...

La malattia paterna è la diretta conseguenza di anni e anni di esposizione all'amianto; Eduardo, infatti, ha lavorato (e come lui tantissime altre persone del suo paese, e non solo) una vita intera nello stabilimenti dell'Eternit; la diretta e tragica conseguenza dell quotidiano contatto con queste pericolose polveri rilasciate dall'amianto è il cancro ai polmoni (che tra l'altro ha in un'incubazione molto lunga, anche di 30 anni).

La storia di Eduardo e Luca si va ad intrecciare con la battaglia degli operai che si sono ammalati in seguito all'esposizione all'amianto, e delle loro famiglie.

Quello di Luca col padre malato è un rapporto da ricostruire, con la consapevolezza che non hanno tutto il tempo che vorrebbero perchè il mesotelioma si sta prendendo gli ultimi scampoli di vita che restano a Eduardo.

Cos'è che soffoca di più: il carcinoma che sta attaccando i polmoni dell'ex operaio o il senso di impotenza, di ingiustizia, il dolore, la solitudine, la rabbia che stanno consumando lui e Luca?

Il giovane è sfiduciato e sente dentro di sè tanta di quella sofferenza, di quella confusione, da aver paura di non aver posto per altro, di non saper accogliere più nulla di bello in sè; anche i tentativi di Raffaella di stargli accanto sembrano andare a vuoto perchè Luca deve ritrovare la voglia di vivere.

Sostenere la battaglia del padre contro l'Eternit e contro chi per anni e anni ha taciuto sui danni che l'amianto fa alla salute - pur conoscendoli - sembra dare un senso all'esistenza di Luca, che riscopre un padre oramai debole e bisognoso di cure, al quale desidera stare vicino.

I momenti in cui il Luca attore recita per il padre - suo unico spettatore - sono commoventi e molto intensi: ad unirli è un dolore comune, l'attesa sofferta di una morte che sanno che arriverà, ineluttabile, lasciando dietro di sè il vuoto e la sofferenza per la persona cara perduta, che però a maggior ragione devono spingere chi resta a non arrendersi, non solo in memoria di chi non c'è più, ma anche per salvaguardare la salute di tutti oggi, visto che gli effetti della polvere velenosa sono a lungo termine e non smettono di mietere vittime.

Dire ETERNIT vuol dire MORTE, ma anche RESPONSABILITA'.

Responsabilità che qualcuno deve necessariamente prendersi; ma c'è davvero chi se la prende e pagherà per aver fatto finta di niente?

"MORIVA LA GENTE, ETERNIT NEGAVA".


"Un posto sicuro" è un film di denuncia sociale nei confronti di chi sapeva ed aveva il potere e i mezzi per fermare quella che è stata, nel tempo, una vera e propria strage di innocenti, ma che non l'ha fatto.

E' una denuncia che ci viene presentata dal punto di vista "familiare", privato, che è quello del rapporto padre-figlio.

Marco D'Amore interpreta con la bravura e la sensibilità che gli appartengono questo giovane solo, triste, senza voglia e gioia di vivere, che quasi si sforza di sopravvivere ogni giorno, buttando via la propria vita, che è diventata una sorta di brutta recita quotidiana, in cui lui è solo il pagliaccio di se stesso, un comico che forse farà pure sorridere qualcuno ma che in realtà non ha in sè alcuna ragione per essere felice.

Ma se Eduardo non ha potuto scegliere se e come continuare a vivere, perchè altri hanno deciso per lui tacendo verità scomode sul killer silenzioso, Luca è ancora in tempo e può decidere se essere un'ombra di se stesso o l'attore protagonista della propria esistenza.

Un bel film, che si sofferma su questo rapporto familiare da recuperare proprio quando il tempo sta finendo, perchè l'amianto ha ormai fatto il suo sporco lavoro; è un film che ci ricorda una realtà triste del nostro Paese, e che cioè non sempre chi ha subito ingiustizie si vede riconosciuto il danno subito e viene risarcito, ma nonostante tutto si continua a combattere perchè la Giustizia non sia un'illusione ma qualcosa di concreto, che si tramuti anche in sentenze e condanne.
E soprattutto affinchè la terra in cui nasciamo e desideriamo vivere sia un posto sicuro per noi e per chi verrà dopo.

Un film da vedere.


Per chi vuol approfondire: sito dell'AFeVA

4 commenti:

  1. Anch'io voglio vederlo da un po',
    Oltretutto, non seguendo Gomorra, sono curioso di vedere D'Amore con un altro genere. Mio fratello stravede per lui. :)

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    1. A me d'amore piace tanto, e in questo ruolo diverso dal criminale,l'ho trovato bravo.
      Poi vabbé, adoro gomorra! Vedrei una puntata e una serie dopo l'altra senza stancarmi!!!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz