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giovedì 20 settembre 2018

Recensione: LUCKY di Alice Sebold



Alice Sebold, autrice di “Amabili resti”, in questo memoir racconta la terribile esperienza vissuta quando aveva solo 18 anni - lo stupro - e di come è stato sopravvivere ad esso, accettarlo come un qualcosa che non avrebbe mai potuto cancellare e andare avanti. Comunque.


LUCKY
di Alice Sebold


Ed, E/O
trad. C.V. Letizia
320
9.90 euro
2018
“Lucky” vuol dire “fortunata” e la scelta di questo titolo è presto spiegata: «Sei fortunata» si sentì dire Alice dal poliziotto che raccolse la deposizione dopo lo stupro da lei subìto quando aveva 18 anni.

«Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa» le spiegarono, come per farle intendere che Alice era sì una vittima di stupro ma anche una “sopravvissuta”: ecco, già solo per non essere morta, la ragazza doveva ritenersi, appunto, fortunata.

Ma è davvero così? Alice chiarisce subito che, per quanto la riguarda, il suo stato d’animo di allora - immediatamente successivo alla violenza - la rendeva più vicina alla ragazza morta che alle sue coetanee.
E nel profondo di se stessa, nonostante gli anni, si sentirà sempre un po’ così… Perchè quella notte, in quel dannato parco, in quella maledetta galleria in cui il suo aggressore la trascinò, una parte di Alice morì per sempre e nulla sarebbe più stato come prima.

Questo libro è stato scritto 18 anni dopo i fatti narrati e 36 anni dopo la Sebold scrive un’introduzione in cui tratta la questione della violenza sulle donne e di come, purtroppo, tante non ricevano giustizia perché troppi sono i pregiudizi nei confronti del “sesso debole” in merito a questo delicato argomento; l’Autrice spiega anche come in effetti, da un certo punto di vista, riconosca di essere stata davvero fortunata, considerato che il suo stupratore è stato processato e condannato, cosa cui non tutte le vittime di stupro hanno la "fortuna" di assistere.

La narrazione - introduzione a parte - introduce subito il lettore nel vivo della tragica violenza carnale subìta dalla protagonista, che ci racconta con lucidità e molti particolari tutto ciò che successe (chiaramente ci si basa sui ricordi, che sono piuttosto vividi.. Del resto, certe esperienze non si dimenticano facilmente…) in quella galleria, neanche troppo distante dal college in cui studiava, le parole sgradevoli che lui le rivolse, gli odori, i suoni e i rumori, i pensieri che lei fece in quei momenti, i particolari (insignificanti?) ai quali la mente di Alice si aggrappò con disperazione per non soccombere, per cercare di restare lucida, con la speranza di non essere uccisa.
In quella notte di maggio del 1981, non soltanto il suo corpo registrò in maniera inequivocabile le lesioni provocate dallo stupratore (le botte, la violenza sessuale - lei era vergine, particolare che si rivelerà importante nel processo -), ma ancor di più la sua anima, la sua mente, e qualcosa dentro le si spezzò irrimediabilmente.

La denuncia da parte di Alice giunge subito e la ragazza cercherà in tutti i modi di razionalizzare i fatti per raccontarli con più fedeltà possibile, così da arrivare a identificare il suo violentatore e sperare in un suo arresto.

Il ritratto autobiografico che ne vien fuori colpisce come un pugno in un occhio perché l’Autrice narra ogni cosa con onestà, in un certo senso con candore e con un’ammirabile acutezza psicologica: ci parla della sua famiglia, di come è stata la sua vita fino a prima del fattaccio, ci parla di quei momenti fatidici e tremendi, di chi le è stato vicino, di come hanno lavorato (bene) i poliziotti…, e ci spiega pure come è stato il dopo, in ogni aspetto della vita, da quella privata (il suo rapporto coi ragazzi, il sesso…) a quella famigliare, a quella accademica e l’ambito delle amicizie.

Non ci nasconde nulla, Alice, ma con piglio coraggioso, anticonvenzionale, ironico, ci parla di sè, mettendosi a nudo, e non possiamo non farci coinvolgere dal suo dolore, dai tanti e contrastanti sentimenti che la travolgono dopo lo stupro: sofferenza, rabbia, impotenza, frustrazione, ribellione, paura, vergogna, sensi di colpa…, ma anche speranza.

La speranza di non essere per tutta la vita “la vittima di uno stupro”, ma di trovare la forza di uscire dall’incubo, di uscire dalla galleria in cui un essere spregevole l’ha ingiustamente trascinata, violandola, derubandola della sua giovinezza, della sua purezza, del sorriso, della leggerezza propria della sua età…

Alice, amante della poesia sin dai tempi della scuola, ha un animo sensibile, dà importanza alle parole, ai loro significati, alla loro forza comunicativa, ed è per questo che anni dopo scriverà questa testimonianza, cruda e forte, che racconta di come una giovane donna abbia dovuto subire il senso di solitudine, la tristezza della discriminazione, la rabbia per essere ritenuta con compassione “rovinata” agli occhi di familiari, amici e fidanzati, proprio in seguito al fatto, e oltretutto... costretta ad accettare il dato di fatto che quello in cui si trova a vivere è un mondo che ha solo due "colori", ciò che è sicuro e ciò che non lo è. 

Ma se c’è una cosa che mi ha colpito è il grandissimo coraggio,la forza d’animo che Alice ha saputo trovare in se stessa per superare prove durissime e darsi l’opportunità di vivere in un mondo dove, purtroppo, orrore e amore convivono.
“Posso anche desiderare di non essere mai stata violentata, e quindi di non aver mai scritto né Lucky né Amabili resti, ma non è andata così. Alla fine credo che la mia più grande fortuna sia stata aver trovato le parole per raccontare la mia storia, e che quelle parole siano state ascoltate.” 

Tante riflessioni scaturiscono da questa lettura emotivamente intensa; ad es., non ho potuto fare a meno di considerare quanto sia difficile empatizzare con una vittima di stupro se poi ci si imbarazza soltanto a pronunciare la parola, considerata quasi un tabù; teniamo conto anche del periodo storico, e per carità non parliamo del 1300 ma del 1981, eppure Alice denuncia proprio la forza dei pregiudizi verso le vittime, che devono subire anche l'umiliazione di dover dimostrare che davvero non erano consenzienti, che non hanno provocato "il maschio" con abiti succinti o altri atteggiamenti discutibili. Ma queste sono cose che, ahinoi, accadono ancora oggi, nel 2018...

Ne consiglio la lettura: è una testimonianza vera e limpida che ci fa conoscere questa brava Autrice, e in quali circostanze difficili e tortuose sia nato e maturato il suo talento di scrittrice.

6 commenti:

  1. Ciao Angela! Questa lettura mi sembra un po'forte ma davvero necessaria...credo proprio che leggerò questo libro!

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    1. È sicuramente molto diretto, però credo sia proprio l'intento dell'Autrice parlare con tutta la franchezza possibile dello stupro subito.
      Te lo consiglio,!

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  2. Ciao Angela, in passato ho letto "Amabili resti", ma non sapevo della tragedia vissuta dall'autrice!

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    1. Mi sono imbattuto quasi per caso in questo libro, e vorrei leggere anche Amabili resti e vederne il film :)

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  3. Tema forte ma, purtroppo, sempre attuale. La vittima deve dimostrare di essere tale ed è un ulteriore sfregio all'essere donna. Un caro saluto.

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    1. Già, ed è una cosa che fa molta rabbia...
      Un caro saluto a te :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz