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sabato 22 settembre 2018

Recensione: L'UOMO DELLA PIOGGIA di John Grisham



Un giovanotto di Memphis, non ancora avvocato, ha l'opportunità di difendere i diritti di una povera famiglia che s'è vista imbrogliata da una grande e nota società assicurativa. Ce la farà a far valere il diritto e la giustizia combattendo contro un nemico decisamente più esperto di lui?



L'UOMO DELLA PIOGGIA
di John Grisham



Ed. Mondadori
trad. R. Rambelli
535 pp
Rudy Baylor è uno studente di legge dell'università di Memphis che attende di superare a breve l'esame per essere finalmente un vero avvocato.
Rudy è un idealista, un bravo ragazzo che ha intrapreso questi studi con la ferma convinzione di essere un buon legale, uno che intende rispettare il codice deontologico per filo e per segno battendosi per i diritti dei deboli e degli indifesi (a dire il vero, c'è anche un'altra motivazione che inizialmente l'ha spinto a iscriversi a legge: fare un dispetto a suo padre, che odiava a morte gli avvocati).

Un mese prima dell'esame, mentre l'ansia di non superarlo lo divora e lo tiene sveglio di notte, viene incaricato di fornire assistenza legale gratuita a un gruppo di anziani.
È in questa circostanza che incontra i suoi primi clienti, nella persona in particolare della signora Birdie e dei coniugi Black.

La prima è una vecchina simpatica che gli chiede di occuparsi del proprio testamento: ha una cospicua eredità che però desidera donare ai figli e nipoti che se lo meritano, escludendone altri che non si fanno né vedere né sentire e che quindi non si beccheranno un solo spiccio.
La signora Birdie vive in una grande casa tranquilla e pacifica, e Rudy riesce a farsi affittare un'ala della casa per viverci, pagando una somma irrisoria cui si aggiungono lavoretti di giardinaggio; ma di meglio non può pretendere, essendo lui rigorosamente senza un quattrino in tasca.

I secondi clienti sono Dot Black e suo marito Buddy; se quest'ultimo è un alcolizzato taciturno e alienato, chiuso nei propri cupi e dolorosi pensieri, sua moglie Dot appare sin dai primi momenti una donna forte, sincera, senza peli sulla lingua e, soprattutto, molto arrabbiata.
Contro chi si rivolge la sua rabbia?
Contro la Great Eastern, una società assicurativa tra le più famose d'America: un colosso, insomma.

Dot spiega, in poche parole, al giovane quasi-avvocato che lei e la sua famiglia, da tempo coperti da un'assicurazione che hanno sempre pagato ogni mese con regolarità, hanno cercato, nell'ultimo anno, di ottenere la copertura assicurativa a favore del figlio, Donny Ray, malato di leucemia e bisognoso di un trapianto di midollo osseo; il trapianto, inoltre, non è affatto impossibile da praticare perché Donny ha un gemello che è risultato idoneo all'operazione. Mancano solo i soldi per il trapianto, che purtroppo ha il suo costo esoso, e i Black non possono permettersi una tale spesa.

Ed è qui che entra in gioco la Great Eastern: non ci sono clausole che vietino ai Black di chiedere alla compagnia i soldi per il trapianto..., eppure tale compagnia si rifiuta di coprire i costi di questo tipo di spesa sanitaria, adducendo vaghe motivazioni e opponendo, in diverse lettere inviate a Dot in risposta alle sue richieste (suppliche) di aiutarli per il trapianto, fermi rifiuti.

Ma non c'è tempo da perdere: Donny Ray sta morendo, il male sta avanzando, è ogni giorno più debole, più pallido... Se non riceve in poco tempo il midollo dal fratello, morirà.
E in realtà, a vedere il malato, si intuisce che davvero non ha molto tempo... e che se si va a processo, se anche vincessero i Black, chissà se si riuscirebbe ad aiutare il povero Donny Ray.

Ma a prescindere da quanto gli resta da vivere, Dot è convinta di una cosa: lei ha ragione a volere quei soldi dalla Great Eastern, e se suo figlio morirà sarà colpa loro, che non hanno fatto il loro dovere pagando il trapianto.
Dot vuole smascherare quei farabutti e far sì che tutti sappiano che sono colpevoli delle sofferenze del suo povero ragazzo, che quasi sicuramente potrebbe guarire perchè il donatore c'è, non va neppure cercato...!

Rudy capisce di trovarsi di fronte a uno dei più clamorosi casi di frode assicurativa mai visti, un caso che, se concluso vittoriosamente, farebbe la fortuna di qualsiasi studio legale.
E farebbe di lui, Rudy Baylor, l'avvocato giovane e inesperto, senza un soldo, privo di un reale lavoro, ancora neppure abilitato professionalmente, che però ha saputo mettere con le spalle al muro una delle più potenti e rinomate compagnie americane e il suo team di avvocati abili e arroganti, tra cui spicca Leo Drummond, un legale di prim'ordine, con anni e anni di esperienza e celebre per le sue frequentissime vittorie in tribunale.

Rudy non è uno sciocco e si rende conto di essere un pivello al confronto; lui non ancora mai portato avanti nessuna causa, la sua unica cliente è una vecchina che dice di essere ricchissima (e bisogna pure vedere se è vero) e al suo fianco, come collaboratore, c'è soltanto Deck Shifflet, che si spaccia per avvocato senza mai aver passato il relativo esame di abilitazione e adotta metodi discutibili per arraffare clienti.

Eppure, quando guarda negli occhi arrabbiati e stanchi di Dot e in quelli limpidi e sofferenti di Donny Ray, Rudy capisce che non può tirarsi indietro: lui è convinto che i Black abbiano ragione e la Great Eastern torto. Donny è così giovane..., non merita di morire perchè un gruppo di boriosi mascalzoni si permette di rifiutare capricciosamente la copertura assicurativa in un caso che è letteralmente "di vita o di morte".
E no, nessuno ha il diritto di giocare con la vita altrui; non lo puoi fare neanche se sei una mega società che fattura decine milioni di dollari l'anno. Anzi, forse tanto meno in quel caso...

Ed è così che assistiamo a una battaglia legale implacabile, in cui Rudy - con la collaborazione del suo assistente Deck (un tipo pasticcione ma che in fondo si rivelerà un buon amico) - si impegnerà in tutti i modi per dimostrare che la Great Eastern aveva il dovere legale e morale di riconoscere la giusta indennità per le cure della leucemia di Donny; non solo non l'ha fatto, ma ha dimostrato un mostruoso cinismo verso i poveri Black e per questa ragione merita di essere punita.

Rudy punta ad un risarcimento punitivo come mai s'è visto in una aula di tribunale in Tennessee: una condanna esemplare, che smascheri il modo fraudolento della compagnia di gestire i propri affari e le richieste dei propri clienti e che serva da lezione alla stessa.

Riuscirà nel suo scopo? Vincerà la causa convincendo della bontà e della giustezza delle proprie tesi 12 giurati sconosciuti?
Per fortuna, dalla sua parte c'è il giudice cui è affidata la causa, Tyrone Kipler, che mostra apertamente la propria ostilità nei confronti di Leo Drummond, un principe del foro che sa come muoversi in tribunale e che il povero Baylor ha tutte le ragioni di temere.

Il titolo (The Rainmaker, "l'uomo della pioggia") non è di facile intuizione perchè la pioggia non ha niente a che vedere col caso, quindi per capirne il senso personalmente ho avuto bisogno di attingere alla sinossi del libro, che mi ha illuminata facendomi sapere come nel gergo degli studi legali, "l'uomo della pioggia" sia l'avvocato che genera i profitti più alti, il socio che porta i clienti più ricchi e le cause più remunerative a beneficio del proprio studio.

E' una lettura che rientra molto nei miei gusti, perché ho sempre amato i gialli giudiziari, le battaglie legali nei tribunali a colpi di "Obiezione, Vostro Onore" e "Accolta/Respinta!", le testimonianze inaspettate, le schermaglie tra l'accusa e la difesa, gli sguardi (non sempre impassibili)  da interpretare da parte della giuria...: tutte cose che mi appassionano, e Grisham - che ha esercitato l'attività di avvocato penalista per una decina d'anni - riesce alla grande a catturarmi, non lesinando sui particolari, sui pensieri e sui timori del giovane protagonista, sui dibattiti in aula,  dando così vita ad un romanzo sì corposo ma molto scorrevole, di facile lettura, che - a mio avviso - non risulta ripetitivo o lento, anche perchè riserva colpi di scena e spezza la routine del caso introducendo una questione personale che coinvolge Rudy: infatti, parallelamente al processo, egli conosce una giovane donna, Kelly Riker, vittima di violenza domestica ad opera del giovane e aggressivo marito; tra i due nasce una simpatia che aspetta solo di trovare il momento e il modo giusto per sfociare in qualcosa di più forte, anche se non sarà facile per via del coniuge pazzo...

La trama la ricordavo vagamente perchè vidi l'omonimo film diretto da Francis Ford Coppola, con Matt Damon nei panni di Rudy Baylor, che è un protagonista positivo, con cui si entra facilmente in empatia e simpatia, in quanto è un bravo ragazzo, che crede nella Legge e davvero desidera far giustizia ai suoi clienti.

Lo consiglio a chi ama, in particolare, il genere.

6 commenti:

  1. Mai letto Grisham, e non penso che il genere faccia per me.
    Proverei, ma con altro. :)

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    1. Sicuramente deve piacere il genere, in generale è un bravissimo scrittore e merita ;-)

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  2. Anch'io non ho mai letto nulla di Grisham: la storia non sembra male, ma non è il mio genere...

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    1. È sicuramente scritto bene e la storia ha il suo perché,ma immagino che possa essere ritenuto un libro poco appassionante se non piacciono i dibattimenti in tribunale :-D

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  3. Io ho letto Grisham tempo fa e il giallo giudiziario mi appassione come scontro, nelle aule giudiziarie, fra Bene e Male. Credere nella legge è una gran cosa ma vedere la giustizia realizzarsi è davvero difficile ma non impossibile. Splendida recensione :)

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    1. Grazie cara!
      È vero, nonostante tante cose non vadano sempre come speriamo, sopravvive sempre in noi una piccola speranza di veder trionfare il Bene e la Giustizia.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz