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venerdì 28 dicembre 2018

Recensione: La regina Vittoria di Lytton Strachey (RC2018)



In oltre sessant'anni di regno la regina Vittoria (1819-1901) ha saputo farsi amare dal popolo inglese attraverso una reggenza che segnò un'epoca importante nella storia dell'Inghilterra, tanto da dare il nome a un'era - "l'età vittoriana" - e che portò ad un'evoluzione politica, sociale, intellettuale e letteraria del territorio britannico.



La regina Vittoria
di Lytton Strachey



Ed. Castelvecchi
224 pp

"I sudditi apprezzavano la bontà sopra ogni altra virtù umana. E Vittoria, che a dodici anni aveva detto di voler essere buona, aveva mantenuto la parola: la regina aveva passato tutta la vita alla luce delle nobili fiaccole del dovere, della coscienza, della moralità. Aveva passato i suoi giorni nel lavoro e non nel piacere, sempre occupata nelle sue responsabilità pubbliche e nelle sue cure familiari."

Ha solo 18 anni la principessa Vittoria quando sale al trono divenendo regina dell'Impero britannico e contribuendone, in quegli anni di Rivoluzione Industriale e della Grande Esposizione, allo splendore e alla prosperità.
Sin dall'infanzia, Vittoria si rivela una personcina determinata, vivace, vispa, intelligente, che prende sul serio tutto ciò che intraprende, e sarà così per tutta la sua vita, quando gli oneri e le responsabilità si faranno sempre maggiori e di vitale importanza.

Siamo in un'epoca attraversata da profondi cambiamenti che però, a dispetto del progresso in diversi campi, resta contraddistinta da una morale rigida, di cui la famiglia reale inglese è il principale esempio ed emblema.

In questa accurata biografia, Lytton Strachey ricostruisce la vita della sovrana, a partire dalla nascita (e anche un po' prima) per passare attraverso gli anni dell'infanzia, della giovinezza - che la vedono a capo di un regno importante come quello inglese -, il matrimonio con il cugino Alberto di Sassonia, il triste periodo di vedovanza e i suoi ultimi giorni di vita.

Sufficientemente scorrevole come un romanzo - del resto, la vita dei sovrani appare a noi "comuni mortali" un po' come un romanzo, no? -, minuzioso nello scavare nei particolari e nei dettagli della vita e del regno di Vittoria, citando anche i suoi numerosi scritti personali, questo libro ci mostra e ci fa conoscere senza sentimentalismi e senza edulcorare la figura della protagonista, ma sempre con un tratto ironico e garbato insieme, le tante virtù e le altrettante umane debolezze di una donna, che non è stata solo una sovrana ma anche una ragazza, una moglie, una madre, una nonna.

Inevitabili i capitoli in cui si tratta dei rapporti personali e politici che la stessa intrattenne con figure a quel tempo di rilievo, veri e propri protagonisti della politica della nazione: a cominciare dal marito, l'amato principe Alberto, per continuare con lord Melbourne, William Gladstone, Benjamin Disraeli, Henry John Palmerston e John Russell. 

In particolare, per quanto concerne Alberto, emerge tra queste pagine tutto l'amore, tutta la devozione che Vittoria ebbe sempre per l'affascinante consorte; i primi tempi del matrimonio non furono semplicissimi, perchè Vittoria aveva la tendenza ad agire senza condizionamenti (fatta eccezione per i preziosi consigli di lord Melbourne), come se fosse ancora nubile: appena divenne regina, infatti, dichiarò che non si sarebbe sposata di lì a poco, perchè intendeva godersi la propria libertà..., ma quando rivide il cugino dopo diversi anni, se ne innamorò perdutamente e quel sentimento forte non si affievolì mai, neppure quando ci furono screzi, dissidi, piccole baruffe (ci sono sempre, anche nelle migliori famiglie :-D ).

Vero è che il dubbio legittimo che questo immenso amore con gli occhi a cuoricino e le farfalle nello stomaco fosse unilaterale, un po' viene, nel corso della lettura: non che Alberto non amasse la real consorte, assolutamente, però di certo il suo sentimento era "più razionale" e soprattutto, c'è da dirlo, era frenato da un altro amore, ahimè più robusto...: quello per il potere.

Eh sì, perchè Alberto un po' geloso della moglie secondo me lo era!
vittoria, alberto... e figli!
 (fonte)

Lui marito - e quindi mai re ma solo "principe consorte" - di una regina che governa sul potente impero britannico, che sbriga faccende diplomatiche, burocratiche, che incontra politici che devono parlare o tacere ad un suo cenno...: cose che vorrebbe fare lui, diciamocelo, piuttosto che lasciare certi fondamentali impegni - da cui dipendono le sorti di una grande nazione - ad una donna, perchè si sa come sono 'ste donne: volubili, emotive, capricciose, debolucce...

Alberto fu un buon marito (purtroppo per poco, nel senso che morì a soli 42 anni, ma dopo la sua morte la moglie continuò a far sì che la sua memoria non fosse mai dimenticata), per carità, non mancarono effusioni e tenerezze tra i due sposi, e il talamo nuziale non risulta fu mai "contaminato" da infedeltà; però la fissa di co-governare insieme a Vittoria non passò mai al principe consorte, che dovette altresì fare i conti - in particolare nei primi anni di matrimonio - con la spiacevole consapevolezza di essere considerato, a corte come dal popolo, sempre "lo straniero tedesco"; ciò non toglie che, con gli anni, fu apprezzato e amato, anche perchè era davvero un personaggio stimabile, intelligente, molto colto, garbato...., forse un tantino serioso e freddo, ma ok, la perfezione è di un altro mondo e anche i reali ne sono esenti.

Scritto nel 1921, La regina Vittoria ha fatto "guadagnare" a Strachey il premio letterario James Tait Black Memorial.

Ho apprezzato questa biografia perchè mi ha fatto conoscere la regina Vittoria - su cui non mi ero mai soffermata -, che nell'immaginario popolare inglese occupa "un posto distinto e memorabile"; fatta eccezione per il mio personalissimo poco interesse per i riferimenti a fatti e personaggi prettamente politici, nel complesso è un libro che ho letto con interesse, non noioso e sicuramente adatto a quanti amano leggere le vite di uomini e donne importanti, famiglie reali in special modo.




obiettivo n.24
Un libro su za, re, regine, principi del passato

4 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz